- Introduzione alla contraddizione

Siamo al cuore del p.d.n.c., la contraddizione: cosa contraddice? cosa è contraddetto? Sopra cui l’intensa luce di Severino: «Il senso autentico della distinzione tra contraddizione (contraddirsi) e contenuto della contraddizione: è [chiamare] tale contenuto “contraddittorietà”».1 La Sua distinzione ci richiama alla forma della contraddizione, il contraddirsi, e al contenuto della contraddizione, la contraddittorietà:
- Il contraddirsi è la forma della contraddizione. La forma universale con cui si configura il contraddirsi è l’enunciato 1∧¬1;
- La contraddittorietà è il contenuto della contraddizione. Il contenuto sensibile/misurabile con cui si configura la contraddittorietà è la qualità/quantità nulla.
La forma del contraddirsi non ha pertanto contenuto poiché indica una contraddittorietà, cioè un contenuto nullo, quindi non indica alcun contenuto e nessun contenuto è riferibile a un enunciato contraddittorio 1∧¬1. Con Severino: il contenuto di una contraddizione (la contraddittorietà) è assolutamente inesistente,2 esiste invece la forma della contraddizione (il contraddirsi). Riecheggia Berto: «[il contraddirsi] è proprietà di enunciati – o magari di sensi di enunciati, o dei pensieri che questi enunciati esprimono ecc. Il mondo (con i suoi abitanti non linguistici e non mentali), invece, non sarebbe il tipo di cosa che può essere contraddittoria»3.
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Poiché del dolore manca una definizione, lo potremmo designare come il dolore del signor Raab, e tutti saprebbero di cosa stiamo scrivendo. Il signor Raab infatti, che pure ha un ottimo lavoro, è sposato e ha un figlio, non sta da tempo molto bene: ha iniziato a bere un po’ di più, il medico gli ha prescritto un ansiolitico, e quando un collega gli ha fatto gli auguri, lui ha pensato immediatamente gli volesse dire che ne aveva bisogno. Pensiero fastidioso, che come altri solo una terapia antipsicotica potrebbe eradicare – ma non anticipiamo gli eventi, che come afferma Bloy sono come le oche, girano in gruppo. Egli tende alla pinguedine eppure passeggiare lo affatica e annoia; sembra che la moglie aspiri unicamente ad una sua promozione, cioè ad un reddito maggiore; un regalo per lei si trasforma nella canzonatura di due commesse. Ancora piuttosto giovane, ma in quella età della vita ancora imprecisa che della giovinezza ha perso ogni ingenuità, deve anche sopportare il tono brusco del capoufficio, il quale nemmeno in una occasione conviviale riesce a celare il proprio fastidio, forse il proprio disprezzo. Rainer Werner Fassbinder, riletto e fantasticato, ne ha lasciato un ritratto ancora più preciso, ma il dipanarsi del film non ci interessa.