Filosofia e nuovi sentieri

«Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L’un compito è proprio del genio che crea, l’altro della perspicacia che perfeziona» Denis Diderot


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Il Gran Tour di George Berkeley: “Attraverso le parti più remote e sconosciute d’Italia” – Terza parte

Ischia

La verdeggiante isola della Campania è oggetto del resoconto del quarto diario.

Prima di soffermarsi sulle amenità del clima e del paesaggio, Berkeley si sofferma sul carattere sanguigno degli abitanti e sul fatto che l’isola è presidiata da 150 sbirri, come è stato riferito alla sua comitiva da un gruppo di sette informatori, uno dei quali è stato ammazzato.

Un centinaio di famiglie di Ischia sono state imprigionate e le cantine aperte delle loro case sono rimaste alla mercè degli sbirri che spadroneggiano sull’isola. I parenti dei banditi erano stati catturati e rinchiusi nelle chiese.

Anche Berkeley e gli altri viaggiatori sono vittime del clima teso e problematico che si respira nell’isola: una notte vengono aggrediti da 35 sbirri e devono lasciare la stanza.

“Diversi gentiluomini ischitani sono stati catturati e rinchiusi nel carcere di Napoli, altri a Sorrento, altri a Capri, mentre 200 persone, parenti di banditi, sono state rinchiuse nel castello di Ischia. Questi gentiluomini sono stati arrestati perché sospettati di aver aiutato in qualche modo i banditi a fuggire o a nascondersi. Tra gli altri eletti Don Francesco Menghi e Don Domenico Rinfreschi, uomini di grande fama, sono stati rinchiusi nelle loro case”.

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Il Gran Tour di George Berkeley: “Attraverso le parti più remote e sconosciute d’Italia” – Seconda parte

Caserta e Benevento

Il secondo diario è dedicato alla Campania.

Caserta. Cittadina che si sviluppa quasi interamente attorno ad una grande piazza. Il palazzo del principe non è abitabile. A circa mezzo miglio dalla città, una villa; una casa in rovina. I padiglioni dipinti e i portici in marmo etc. lasciano supporre che sia stata un’abitazione signorile. Ampi giardini in stato di abbandono, passeggiate attraverso un grande bosco. Fontane, grotte, statue; una di esse, un pastore che suona il flauto, è notevole. Si tratta di costruzioni che risalgono a 150 anni fa ora in rovina, benché il principe di tanto in tanto vi si fermi per un po’.

Un quarto di miglio dalla città si trova il monastero di Santa Maria dell’Angelo, e ad un’ora Maddaloni, “un largo borgo ameno, ben costruito, pulito”.

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Il Gran Tour di George Berkeley: “Attraverso le parti più remote e sconosciute d’Italia” – Prima parte

È il 1716 quando il vescovo e filosofo irlandese George Berkeley (1685 –1753), il padre dell’immaterialismo inglese – la filosofia che si contrapponeva al materialismo di Locke –, intraprende un viaggio in Italia in qualità di precettore del giovane George Ashe, figlio del vescovo di Clogher, matematico e vicecancelliere dell’Università di Dublino.

Di questa esperienza biennale lascia un gustoso diario ed alcune lettere, in gran parte al suo grande amico e sostenitore John Percival, in seguito Conte di Egmont, che diffondeva le sue idee immaterialiste nei circoli intellettuali inglesi.

In una di queste lettere, spedita da Napoli il 6 giugno 1717, Berkeley gli scrive:

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Poveri di parole. Tra empatia e mercificazione del linguaggio e della propria immagine. Alcune riflessioni da Martha Nussbaum a Byung-Chul Han

La filosofa americana Martha Nussbaum ha dedicato molta parte della sua opera all’importanza dell’immaginazione narrativa e del giudizio critico. Ella dice che sono entrambe facoltà necessarie ad una società democratica ed a nutrire l’empatia verso il prossimo. Empatia, compassione, amore, ben miscelate conducono ad avere istituzioni decenti ed a scelte politiche che tengano davvero conto dei bisogni delle persone, delle loro fragilità e della loro umanità.

Nel corso di un cinquantennio di attività, Nussbaum ha sempre ribadito la fondamentale importanza delle arti e delle opere letterarie come nutrimento del nostro spirito, in quanto pratiche ideali per “coltivare l’umanità” (come dice il titolo di una sua famosa opera di carattere pedagogico).

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Ritrovare il valore dei Maestri con María Zambrano

In Italia è da tempo in corso un ampio ed articolato dibattito sullo stato della scuola e dell’istruzione. In particolare, è stato oggetto di ampia discussione un articolo di Massimo Cacciari, uscito sul quotidiano La Stampa del 28 luglio 2025, in cui il filosofo italiano accusa la politica di ignorare una cosa fondamentale: e cioè che “educare” significa “liberare”. Per usare le sue parole, significa “significa trarre fuori dal giovane la potenza che già è in lui, aprire la sua mente, i suoi occhi, e non informarlo di ciò che padri e nonni hanno compreso e vissuto”. La politica, da alcuni decenni, ha accantonato questa visione, perseguendo invece l’obiettivo “di addomesticare il giovane al mercato, ossessionata dalla peregrina idea dello “sbocco occupazionale”, sarà necessariamente il trionfo dell’ordinamento burocratico, del controllismo formale”.

Cacciari afferma che alla politica non interessa realmente la formazione dei giovani ed il risultato è la trasformazione della stessa in una sorta di pre-lavoro: “Modello non solo culturalmente odioso, ma semplicemente idiota, poiché esso prefigura una scuola che si troverà sempre in costante ritardo rispetto alle trasformazioni organizzative e tecnologiche”. Tutto ciò genera un abbassamento della qualità dell’istruzione, una riduzione del numero dei laureati (solo il 30% nella fascia tra i 25 e i 30 anni, cioè il 10% in meno rispetto alla media europea) ed una burocratizzazione insostenibile della professione docente, che non lascia ai professori il tempo per leggere, pensare e aggiornarsi. In una scuola siffatta contano solo le continue procedure e rendicontazioni, in nome di un fantomatico “successo formativo” che esiste solo sui tanti documenti da compilare con diligenza.

La scuola attuale ha perso di vista quello che ne è il cuore: i maestri.

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Autorità e libertà nel pensiero di Hannah Arendt

Da una parte, quel che viene insegnato è importante per la cosiddetta vita pratica; dall’altra, se qualcuno dovesse chiedere a me, come filosofa, che cosa si dovrebbe imparare al liceo, risponderei: «Prima di tutto, solo cose inutili: greco, latino, matematica pura e filosofia. Tutto quel che è inutile nella vita». Il bello è che così, all’età di diciotto anni, si ha un bagaglio di sapere inutile con cui si può fare tutto. Mentre col sapere utile si possono fare solo piccole cose.

ÁGNES HELLER, Solo se sono libera, Castelvecchi, Roma 2017, pag. 36

Autorevolezza e autoritarismo

Il tema dei rapporti di potere implica la differenza tra autorevolezza, vale a dire l’essere credibili e degni di rispetto, e la deriva autoritaristica, dettata dal narcisismo, dall’intransigenza che non ammette repliche, dal potere che si avvita su se stesso e non si apre al dialogo e all’empatia.

Quest’ultima tipologia – l’autoritarismo che non ammette repliche – sottende forme altamente tossiche di potere, in qualsiasi ambito, grande o piccolo che sia. Le persone che sono dentro a certi meccanismi, hanno perso la distanza che sarebbe salutare tra la loro persona ed il loro ruolo, fino ad identificare pienamente la prima con il secondo.

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