
La meno mondana delle arti
Teorica del cominciamento[1], lucida analista della banalità del male[2], indagatrice della disobbedienza civile[3], studiosa del mondo antico[4], accademica, giornalista e reporter.
Hannah Arendt è personalità brillante, variegata e complessa, nota al grande pubblico soprattutto come filosofa politica, la più grande del XX secolo, grazie soprattutto ai suoi scritti che esaminano le origine e la natura dei totalitarismi. Nota è la sua relazione giovanile con Martin Heidegger e la storia dei suoi due matrimoni, il primo con Günther Anders, sposato nel 1929, ed il secondo con Heinrich Blücher, con il quale convolò a nozze e nel 1940 e con cui rimase tutta la vita. Tre relazioni diverse, con tre differenti personalità di filosofi e intellettuali.
Meno noto è l’aspetto del suo interesse e del suo vero e proprio amore per la poesia. Un amore che la accomuna ad un’altra grande pensatrice del Novecento, María Zambrano (1904-1991), la filosofa andalusa che elaborò il concetto di ragion poetica, ovvero quella modalità di conoscenza che non si basa solo sulla razionalità analitica, ma sul simbolo e sulla sensibilità, allo scopo di cogliere più in profondità il significato dell’essere e della vita. La poesia come amore per la vita nella sua complessità.
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