
Abstract
Che cosa fa l’uomo quando pensa Dio?
Ci si chiede che cosa l’uomo metta in atto nel momento stesso in cui lo pensa. E si scopre che l’uomo, ogni volta, compie un gesto: pone l’Altro fuori di sé. Che questo Altro si chiami Dio, Legge, Fatto, Dato o Probabilità, la struttura è la stessa: l’uomo esternalizza, e poi dimentica di averlo fatto.
La storia delle religioni offre due modelli esemplari di questo gesto. La via abramitica consacra l’esteriorità: Dio resta fuori, irriducibile, e l’uomo dimentica la propria mano. La via Advaita Vedānta dissolve l’esteriorità: l’invocazione, seguita fino in fondo, scopre che il chiamato era il fondo del chiamante. Due destini dell’atto umano: occultarlo o disvelarlo.
Ma la stessa alternativa si ripete fuori dalla religione. Nella scienza, nella politica, nella probabilità, l’uomo continua a porre Dati che si presentano come indipendenti. La morte di Dio non ha svuotato il trono dell’esteriorità: lo ha reso disponibile per nuovi occupanti. Il dispositivo sopravvive al contenuto.
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