Filosofia e nuovi sentieri

«Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L’un compito è proprio del genio che crea, l’altro della perspicacia che perfeziona» Denis Diderot


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Il Menone. Il pensiero come l’essenziale nel dialogo tra i saperi.

 

  1. Przywara e l’analogia: tra gli antichi e i moderni. Un esercizio di pensiero.

 Lo scopo di questo articolo non vuole essere dimostrativo in un senso razional-strumentale, bensì  strettamente filosofico. Esso intende essere un mero esercizio di pensiero, nella ermeneutica di un dialogo platonico, e dell’ermeneutica stessa, da parte di una pensatrice e cultrice filosofica pressoché indipendente. Lo scritto si avvale della posizione di un teologo, Erich Przywara, sulla “filosofia dell’essenza”, e della modalità dell’ “analogia entis”, da questi adottata come orientamento generale di metodo, per  mostrare che è  possibile effettuare un confronto attualizzante (ossia, oltre che storico-filosofico, filosofico-storico) tra Platone, Husserl ed Hegel, osservando in tali autori una analoga profondità speculativa,  un analogo rapportarsi all’idea di scienza del loro proprio specifico tempo, e ancora, un’analoga apertura a una ulteriorità dell’agire filosofico seppure differentemente congetturata. Ma esso si incentra soprattutto sul Menone platonico, effettuandone una analisi strettamente testuale. Perché allora scegliere un teologo, come guida ermeneutica? Intanto, possiamo definire l’“analogia”, che è tema centrale nella riflessione di Przywara, utilizzando il lessico aristotelico: «to homoion theorein», cioè la capacità di vedere il simile  tra cose  differenti (Cfr. Aristotele, Poetica, 22, 1459a). Ma mentre Aristotele adotta tale strumento in un senso più che altro logico-convenzionale e semantico, con Przywara ve ne è un uso ermeneutico.  Tale metodo, allora, può risultare sicuramente  utile per effettuare una ermeneutica di tipo comparativo tra degli autori che presentano tante somiglianze quante rispettive differenze. Per ciò che riguarda specificamente Husserl, e la sua relazione con Hegel e l’hegelismo, vi è un territorio di ricerca che non è ancora pienamente esplorato. Vi sono stati importanti studi sulla relazione tra Husserl e il mondo kantiano nel 1962 (Thomas Seebhom) e nel ‘64 (Iso Kern); vi è però l’articolo di Boehm del ’59 (Husserl et l’idealisme classique), gli studi di J. Hyppolite, di De Waehlens, specificamente su Husserl e Hegel, e di Tanja Staehler del 2003 e un volume più recente (2014) su Husserl e la filosofia classica tedesca, curato da Faustino Fabbianelli e Sebastian Luft. Quest’ultimo, individuando un orizzonte comune tra neokantismo e fenomenologia husserliana, definibile nella sua ottica come “idealismo moderno”, intravede il tratto comune tra l’idealismo classico e l’idealismo cosiddetto moderno, in un movimento verso il soggetto, e nella soggettività come imprescindibile tema di indagine, mentre le differenze, in una maggiore valorizzazione della matematizzazione, nell’indagine sul mondo in epoca moderna, e nella progressiva trasformazione dell’idealismo, sempre in tale epoca, da metodo in atteggiamento.

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