Filosofia e nuovi sentieri

«Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L’un compito è proprio del genio che crea, l’altro della perspicacia che perfeziona» Denis Diderot


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It Follows. Dall’horror alla filosofia morale

> di Paolo Calabrò

It Follows, di David Robert Mitchell (2014), si apre con una ragazza che fugge da qualcosa di invisibile: un minuto dopo, l’inseguimento ha termine sulla spiaggia, dove la vediamo uccisa brutalmente. Dopo questo prologo, si passa alla storia di Jay, che esce con Hugh, un ragazzo conosciuto da poco. Una sera i due ragazzi si appartano in macchina e hanno un rapporto sessuale; in seguito, Hugh spiega alla ragazza di essere stato perseguitato da un’entità malvagia, e che l’unico modo di liberarsene è fare l’amore con qualcuno. Ora che Hugh ha passato a Jay la maledizione, sarà lei a essere inseguita, finché non troverà qualcuno col quale avere un rapporto. Attenzione, però: se questi muore, la maledizione torna indietro e, con essa, il persecutore.
La critica, unanimemente entusiasta, ha proposto del film varie interpretazioni. Si è parlato di IT (l’entità che segue le persone per fargli del male) come dell’“incarnazione del Male assoluto”; come metafora delle malattie sessualmente trasmissibili; come ciò di cui si ha paura perché ignoto e privo di senso; come metafora della condizione umana mortale. Nessuna di queste mi convince a fondo, di seguito spiego perché. E propongo una nuova interpretazione che a mio avviso è in grado di reggere alle critiche tenendo uniti tutti i pezzi. Continua a leggere


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Vincent Van Gogh, il Veggente

> di Daniele Baron

Chi fu Vincent Van Gogh? Un artista visionario o un povero pazzo? Perché è diventato così importante per la nostra cultura? Per una semplice suggestione data dalla sua vita tragica? O per la sua capacità unica di rappresentare visioni che trascendono i limiti della mera pittura?
Accostandoci alla sua produzione pittorica per coglierne l’essenza, per spiegare perché più di altri pittori e artisti sia così importante e rivoluzionario per la storia dell’arte e non solo, c’è un primo scoglio da superare: riuscire a stabilire entro quale limite tenere conto della sua biografia.
Emblema del genio romantico in un secolo romantico, Van Gogh colpisce l’attenzione del grande pubblico con la sfortuna della sua esistenza culminata nel gesto tragico del suicidio. Un altro elemento eclatante è il paradosso della diversissima fortuna, prima e dopo la morte, dei suoi quadri: in vita, infatti, fu praticamente sconosciuto e poverissimo (negli ultimi anni poté sopravvivere grazie solo alla magnanimità del fratello Theo, che gli inviava il necessario), riuscì a vendere un solo quadro, mentre dopo la morte è diventato uno dei pittori più universalmente conosciuti con quotazioni alle stelle, la sua arte è stata rivalutata e ha influenzato molte correnti pittoriche successive (l’espressionismo, l’astrattismo, ad esempio). Ci sono tutti gli ingredienti per farne un mito e per spiegare la sua pittura ricorrendo a fattori che c’entrano poco o nulla con essa, rischiando così di ridurre il valore e la portata dei suoi dipinti rivoluzionari.
È senz’altro necessario ripercorrere le tracce della sua vita e averla bene in mente per comprendere a fondo la sua creazione, non se ne può prescindere, ma è altrettanto importante vagliare con cautela le nostre conoscenze per evitare di dare giudizi estrinseci, e perciò falsati, sulla sua arte. Continua a leggere