Antonio Martone

Premessa
Qualsiasi contributo che tenti di pensare un fenomeno storico come la guerra corre il rischio di farsi esso stesso narrazione, aggiungendo una voce ad un coro che può trasformare ciò che dice in destino. Le pagine che seguono non sfuggono a questo rischio — nessun discorso sul presente vi sfugge — ma tentano di renderlo visibile, di esporre le proprie giunture teoriche invece di dissimularle. Il metodo è deliberatamente eterogeneo: geopolitica realista, critica dell’economia politica, teoria dei sistemi, psicoanalisi dei gruppi sociali, critica della tecnica. Il fenomeno del riarmo contemporaneo non si lascia comprendere in una sola grammatica concettuale. È insieme fatto strategico, meccanismo di accumulazione, sintomo collettivo e destino tecnico. Il compito che queste riflessioni si assumono è quello di tenerli in tensione, mostrando dove si rafforzano e dove, invece, si contraddicono.
1. Il crollo del principio di realtà
Le discussioni circa il riarmo italiano ed europeo costituiscono il compimento di una transizione epocale verso quella che Lucio Caracciolo definisce la “Guerra Grande” attuale. Il conflitto tipico del nostro tempo non riguarda solo i confini territoriali ma costituisce un sisma geopolitico planetario in cui i massimi imperi si trovano simultaneamente in crisi e “temono per la propria esistenza”. In quest’orizzonte, assistiamo al crollo dello stesso “principio di realtà”: le narrazioni appaiono intossicate, finendo per disinformare talvolta gli stessi decisori che le producono.
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