
1. Introduzione: cronaca, emozione e percezione
La vicenda della cosiddetta “famiglia del bosco”, recentemente al centro dell’attenzione dei media e dei social, offre uno spunto significativo onde poter riflettere sul rapporto tra la realtà dei fatti e la loro correlata percezione collettiva. Il caso, caratterizzato dall’allontanamento dei minori dai genitori a seguito di intervento giudiziario, ha scatenato un flusso enorme di commenti emotivamente connotati; in forza di ciò sembra che a contare sia non tanto la verità oggettiva, quanto la storia condivisa e sentita come giusta dalla comunità digitale.
Peraltro, a dispetto di quanto si potrebbe pensare a tal proposito, il focus non è sul fatto di cronaca in sé, rispetto al quale, peraltro, proprio in ragione della tutela dei minori coinvolti, non è affatto possibile attingere alla relativa documentazione, ma sulle strutture intersoggettive che ne hanno prodotto una determinata narrativa. Si potrebbe, magari, anche obiettare che dovrei prima esporre le ragioni di quest’ultima e, nel caso, poi pure confutarle. Ma non è questo lo scopo dello scritto presente: decostruire il ruolo di dati biases nella costruzione della narrativa social a partire dal fatto di cronaca. Non possiamo conoscere con esattezza i fatti in oggetto: come potremmo dunque esprimerci con fondatezza in proposito? Piuttosto, è proprio a partire da questa costitutiva carenza informativa che la narrativa social attiva la risonanza emotiva, proprio come supplenza nei confronti di una mancanza conoscitiva. È forse nel giusto la magistratura? È forse nel giusto la parte genitoriale? È forse nel giusto l’utente medio social? Ho la mia posizione al riguardo: rispettiamo il lavoro di chi se ne sta occupando. Ma prestiamo anche attenzione alla natura, per certi aspetti infida, della costruzione sociale di determinate narrative.
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