Filosofia e nuovi sentieri

«Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L’un compito è proprio del genio che crea, l’altro della perspicacia che perfeziona» Denis Diderot


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Studi hegeliani e pensiero teologico. Per un ermeneutica pensante – Parte Seconda

> di Bruna, Stefania Massari*

Abstract: Current Theology expresses the need to resume research on Hegelian thought. A central problem of theological thought, especially in the catholic sphere, is, today, being able to overcome the gap between faith and reason, religion and culture, church and world. The last Ecumenical council became a interpreter of this problem, while Hegel has made of it the central theme of his philosophy, in which the religious moment is indispensable, in the triadic process of the dynamism of conscience, noting, at its time, but at the same moment, that is necessary, to incarnate authentically the knowledge, moreover, a critical and free thought. The authors who have ventured on Hegel by preconizing a new Christology, such as Rahner, Küng, Brito, Chapelle, von Balthassar, and Coda have experienced the inexhaustible hermeneutic value and significance of the entire Hegelian system, to increase the understanding of the theological and christological categories, and in order to raise awareness of one’s own profession of faith, or to incarnate an ethics. It becomes central so the discourse on the “heart” of Hegelian philosophy, that is, the Thing (Die Sache), which, beyond any immanentistic reductionism of many hegelian hermeneutics, remains, thanks also to the help of the studies of Gramsci, Gadamer, Adorno and Fink, Key concept to be able to problematize again the most important issues, not only within the life of faith, but also to increase understanding and improve the hermeneutic of the whole history of philosophy, starting from the greatest works of the ancient world and of classicism, or making of it a hermeneutic capable of thinking.

Key-word: Theological studies, Hegelian thought, Hermeneutic capable of thinking, Christology

Sommario: La Teologia contemporanea esprime l’esigenza di riprendere la ricerca sul pensiero hegeliano. Un problema centrale del pensiero teologico, soprattutto in ambito cattolico, è, oggi, riuscire a superare il divario tra fede e ragione, religione e cultura, chiesa e mondo. L’ultimo Concilio ecumenico si è fatto interprete di questo problema (cfr. GS 54) mentre Hegel ne ha fatto tema centrale della sua filosofia, nella quale il momento religioso, nel processo triadico del dinamismo della coscienza, è imprescindibile, e rilevando, al suo tempo, e nel contempo, quanto sia necessario, per incarnare autenticamente il sapere, oltre al momento religioso, un pensiero critico e libero. Gli autori che si sono cimentati su Hegel preconizzando una nuova cristologia, come Rahner, Küng, Brito, Chapelle, von Balthassar e Coda hanno sperimentato l’inesauribile valenza ermeneutica e di significato dell’intero sistema hegeliano, per aumentare la comprensione delle categorie teologiche e cristologiche, e al fine di aumentare la consapevolezza della propria stessa professione di fede, ovvero per incarnarne un’etica. Diventa centrale così il discorso sul “cuore” della filosofia hegeliana, ovvero la Cosa (die Sache), rimane, grazie anche all’ausilio degli studi di Gramsci, Gadamer, Adorno e Fink, concetto-chiave per poter rimettere a problema le questioni più importanti, non solo all’interno della vita di fede, ma in relazione a tutta la storia della filosofia, a partire dalle più grandi opere del mondo antico e della classicità, ovvero di farne una ermeneutica pensante.

Parole chiave: Studi teologici, Pensiero hegeliano, Ermeneutica pensante, Cristologia.

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Studi hegeliani e pensiero teologico. Per un ermeneutica pensante – Parte Prima

> di Bruna, Stefania Massari*

Abstract: Current Theology expresses the need to resume research on Hegelian thought. A central problem of theological thought, especially in the catholic sphere, is, today, being able to overcome the gap between faith and reason, religion and culture, church and world. The last Ecumenical council became a interpreter of this problem, while Hegel has made of it the central theme of his philosophy, in which the religious moment is indispensable, in the triadic process of the dynamism of conscience, noting, at its time, but at the same moment, that is necessary, to incarnate authentically the knowledge, moreover, a critical and free thought. The authors who have ventured on Hegel by preconizing a new Christology, such as Rahner, Küng, Brito, Chapelle, von Balthassar, and Coda have experienced the inexhaustible hermeneutic value and significance of the entire Hegelian system, to increase the understanding of the theological and christological categories, and in order to raise awareness of one’s own profession of faith, or to incarnate an ethics. It becomes central so the discourse on the “heart” of Hegelian philosophy, that is, the Thing (Die Sache), which, beyond any immanentistic reductionism of many hegelian hermeneutics, remains, thanks also to the help of the studies of Gramsci, Gadamer, Adorno and Fink, Key concept to be able to problematize again the most important issues, not only within the life of faith, but also to increase understanding and improve the hermeneutic of the whole history of philosophy, starting from the greatest works of the ancient world and of classicism, or making of it a hermeneutic capable of thinking.

Key-word: Theological studies, Hegelian thought, Hermeneutic capable of thinking, Christology

Sommario: La Teologia contemporanea esprime l’esigenza di riprendere la ricerca sul pensiero hegeliano. Un problema centrale del pensiero teologico, soprattutto in ambito cattolico, è, oggi, riuscire a superare il divario tra fede e ragione, religione e cultura, chiesa e mondo. L’ultimo Concilio ecumenico si è fatto interprete di questo problema (cfr. GS 54) mentre Hegel ne ha fatto tema centrale della sua filosofia, nella quale il momento religioso, nel processo triadico del dinamismo della coscienza, è imprescindibile, e rilevando, al suo tempo, e nel contempo, quanto sia necessario, per incarnare autenticamente il sapere, oltre al momento religioso, un pensiero critico e libero. Gli autori che si sono cimentati su Hegel preconizzando una nuova cristologia, come Rahner, Küng, Brito, Chapelle, von Balthassar e Coda hanno sperimentato l’inesauribile valenza ermeneutica e di significato dell’intero sistema hegeliano, per aumentare la comprensione delle categorie teologiche e cristologiche, e al fine di aumentare la consapevolezza della propria stessa professione di fede, ovvero per incarnarne un’etica. Diventa centrale così il discorso sul “cuore” della filosofia hegeliana, ovvero la Cosa (die Sache), rimane, grazie anche all’ausilio degli studi di Gramsci, Gadamer, Adorno e Fink, concetto-chiave per poter rimettere a problema le questioni più importanti, non solo all’interno della vita di fede, ma in relazione a tutta la storia della filosofia, a partire dalle più grandi opere del mondo antico e della classicità, ovvero di farne una ermeneutica pensante.

Parole chiave: Studi teologici, Pensiero hegeliano, Ermeneutica pensante, Cristologia.

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Agire “illimitato”, uomo assoggettato

>di Francesca Quaratino*

Abstract

Il presente lavoro si prefigge l’obiettivo di indagare il mutamento che la categoria dell’agire sta subendo con l’avvento della tecnosfera. Nel tempo in cui non è più l’uomo a cercare il mondo, ma è il mondo a cercare l’uomo, si verifica ciò che viene definito assoggettamento volontario dove, il soggetto, volontariamente e senza alcun potere coercitivo, ridimensiona la propria libertà per raggiungere i livelli di efficienza proposti dalla società digitale, la quale agisce sul nostro inconscio e sulla nostra psiche.

Keyword Assoggettamento- Tecnocrazia- Volontà- Società- Digitale

Il soggetto (dal lat. subiectus, part. pass. di subicĕre «assoggettare»)  digitale trascorre gran parte del proprio tempo in rete e spesso utilizza il web come uno spazio privo di limiti, una dimensione illimitata, che esente da ogni forma di supervisione, dà la sensazione di poter fare o dire qualsiasi cosa.

Il sistema mediatico neoliberista ha contribuito notevolmente all’autosfruttamento del soggetto:

«Il neoliberismo, come mutazione del capitalismo, fa del lavoratore un imprenditore. […] Oggi, ciascuno è un lavoratore che sfrutta se stesso per la propria impresa. Ognuno è padrone e servo di un’unica persona. Anche la lotta di classe si trasforma in una lotta interiore con se stessi. […] Nel sistema neoliberale, infatti, non esiste alcun proletario, alcuna classe operaia sfruttata da chi detiene i mezzi di produzione. Nella produzione immateriale ognuno possiede allo stesso modo i mezzi di produzione: il sistema neoliberale non è più un sistema di classi in senso stretto. Non si basa su classi tra loro antagoniste: proprio in questo risiede la stabilità del sistema». (B. C. Han, 2016, p. 14) Continua a leggere


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Mise en abyme. Un romanzo filosofico di Daniele Baron

> di Paolo Calabrò

Il romanzo Mise en Abyme di Daniele Baron, appena pubblicato da Il Seme Bianco (Roma 2019), è diverse cose insieme, può essere letto su più livelli: prima di tutto, è un giallo in cui si è sospinti alla ricerca del colpevole di un omicidio. Ma non solo: da un altro punto di vista, avendo come protagonista un aspirante scrittore con il sogno di affermarsi, è anche riflessione su (e messa sotto accusa di) una particolare concezione dell’arte come confessione e autobiografia; infine, da una lettura più in profondità emerge un terzo livello filosofico che ha a che fare con il problema del male e del trascendente.

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“A un passo dal Vuoto”: ermeneutica della modernità in “Herzog” di Saul Bellow.

> di Giuseppe A. Perri*

Nel 1964 uscì l’attesissimo, dalla comunità intellettuale americana, Herzog di Saul Bellow[1], lo scrittore statunitense nato in Canada da una famiglia di immigrati ebrei originari della Lituania, a cui verrà assegnato nel 1976 il premio Nobel. Il romanzo, assolutamente autobiografico, ebbe un notevole successo di vendite ed era effettivamente un capolavoro tanto letterario quanto filosofico. Il protagonista è Moses Herzog, professore universitario, autore di una tesi di dottorato sullo stato di natura nella filosofia politica moderna, esperto di Romanticismo e imbevuto di letture filosofiche. L’ispirazione fortemente autobiografica del romanzo è evidente dalla trama delle vicende del libro, calcate sulla crisi coniugale effettivamente vissuta dall’autore e sui suoi ricordi d’infanzia legati soprattutto ai rapporti con i genitori («ecco cosa ti combinano le ossessioni infantili, i traumi della prima età di cui un uomo non può disfarsi e che non può abbandonare su un cespuglio come fa la cicala con la sua muda», p. 84). I personaggi della storia sono tutti riconoscibilissimi come appartenenti alla cerchia dei famigliari e degli amici (quasi tutti ebrei) di Bellow. La tecnica narrativa, post-moderna ante litteram, mescola la prima e la terza persona, talché in alcuni casi il narratore diventa Herzog stesso, che parla di sé. Ciò non vuol dire che il romanzo sia un diario realistico e che Herzog-Bellow s’identifichi completamente con la persona di Bellow. Continua a leggere


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Bambini, animali e modelli educativi. Recensione a Lettere a un futuro animalista di Dario Martinelli

> di Davide Russo*

«Educare all’animalismo è in realtà un’impresa titanica, che chiama in causa tantissime sfere della vita personale e sociale. Ne parlerò accuratamente più avanti, ma per ora mi preme sottolineare l’incredibile quotidianità del nostro rapporto con gli altri animali (rapporto che è quasi sempre «abuso» e «sfruttamento»). È un rapporto di una tale ricorrenza e intensità che ho sempre trovato assurdo che materie come l’antrozoologia (o zooantropologia) non vengano insegnate sin dai primi anni di scuola. Si arriva ad insegnare cose come equazioni e radici quadrate, che non serviranno mai nella vita della stragrande maggioranza degli abitanti di questo pianeta, e non si insegna come interpretare segnali di apertura o ostilità in un cane, che invece è qualcosa che accade ripetutamente a quasi tutti, anche solo passeggiando per strada» (D. Martinelli, Lettere a un futuro animalista, Ugo Mursia Editore S.r.l., Milano 2014, p. 11). Continua a leggere


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GUIDA MISTICA AL NOUMENO – 8 brevi passi per accedere all’invisibile

> di Vito J. Ceravolo*

[1] Assumiamo:

  • Un oggetto, una realtà in sé, un ordine sovrasensibile delle cose, un noumeno. Detto ragione in sé delle cose;

  • Un soggetto, una realtà apparente, un ordine sensibile delle cose, un fenomeno. Detto immagine apparente delle cose.

[2] La ragione in sé delle cose è il tertium comparationis, ciò che permette la conoscenza razionale delle stesse, l’uguale che conosce l’uguale, il medio fra inanimato e animato, fra res extensa e res cogitans, fra meccanica-biologia-cultura, fra body-mind, ed è ratio efficiens:

  • Ciò che appare necessita di ciò da cui apparire, il quale conseguentemente non può apparire, ma dal quale conseguentemente si dà quell’apparire;

  • L’apparire sensibile è conforme alla ragione sovrasensibile per cui si dà, cosicché ogni fenomeno sia una manifestazione della ragione in sé per cui appare;

  • L’esperienza fenomenica è di valori sensibili e ogni valore sensibile ha un ordine implicante la ragione per cui è tale. Anche ciò che rientra nell’ordine degli irrazionali è conforme alla ragione per cui è tale;

  • La ragione in sé, noumeno, ha la sua conseguenza esperienziale che le si conforma, condizione basilare per essere presa in considerazione in una teoria della conoscenza che prevede la verificabilità condivisa dell’oggetto in esame;1

  • Alla realtà in sé, alle ragioni sovrasensibili, si conformano casi di determinazione, probabilità, caos, causa, caso, libertà, contraddizioni, paradossi etc (cfr. Libertà).

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Capire il pensiero di Martha Nussbaum. Un saggio Il Prato di Lucia Gangale

> di Paolo Calabrò

Prima introduzione al pensiero di Martha Nussbaum in Italia, questo saggio di Lucia Gangale – giornalista e insegnante di Filosofia – si propone di illustrare al lettore i motivi del successo di un’autrice che è stata annoverata tra i cento intellettuali più importanti del mondo e che ha ricevuto ben trentadue onorificenze da accademiche da istituzioni americane, europee ed asiatiche. E lo fa attraverso un percorso che si snoda in quattro punti, corrispondenti ad altrettante opere su cui si focalizza: La fragilità del bene, Coltivare l’umanità, Non per profitto, Emozioni politiche.

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Linguaggio e noumeno – Seconda parte

> di Vito J. Ceravolo

 

 

8. Linguaggio universale e particolare

Hegel dice: «non puoi togliere l’universale alla parola» come non le puoi togliere il particolare. Allora con “muro” posso parlare di quel particolare muro oppure di tutti i muri, a seconda del contesto linguistico in cui rapporto la parola.

[15] Il linguaggio ha la possibilità di accedere sia a descrizioni particolari che a descrizioni universali tramite la medesima parola posta in rapporti diversi.

Esempi:

  • “Io” indica universalmente i suoi soggetti mittenti, particolarmente ne indica uno;
  • “Questo” indica universalmente l’oggetto vicino a chi lo indica, particolarmente indica quel particolare oggetto vicino a quel particolare indicatore;
  • “Qui” indica universalmente il luogo preciso e vicino indicato dal mittente del “qui”, particolarmente indica quel particolare luogo preciso e vicino indicato da quel particolare mittente del “qui”;
  • “Adesso” indica universalmente i tempi presenti, particolarmente indica il presente di qualcuno.

Abbiamo preso questi esempi da Wittgenstein (n.410) non solo per detrarlo dal suo scetticismo, ma per mostrare come l’universalità della parola è possibile anche dove la stessa, per essere appresa senza vacuità, oltre al (I) contesto linguistico in cui viene emessa e al (II) significato convenzionale che ne deriva,[1] necessità anche di elementi extralinguistici. Questi ultimi casi sono le espressioni deittiche (o indicali) che richiedono anche di (III) sapere chi le emette, come per gli indicali puri (es. “io”, “mio”), o di (IV) avere un gesto ostensivo di riferimento, come per i dimostrativi puri (es. “questo”, “là”), o di conoscere lo spazio-tempo di emissione (es. “oggi”).[2]

In generale diciamo che tutte le parole per essere apprese senza vacuità necessitano di essere rilevate nel contesto linguistico che ne determina il significato convenzionale, alcune parole necessitano anche di un contesto extralinguistico, cioè di sapere chi le emette o lo spazio-tempo di emissione o un gesto ostensivo di riferimento.

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Linguaggio e noumeno – Prima parte

> di Vito J. Ceravolo

 

«Si potrebbe fissare un prezzo per i pensieri.
Alcuni costano molto altri meno.
E con che cosa si pagano i pensieri?
Io credo così: con il coraggio.»
Wittgenstein

 

Introduzione (cfr. Mondo 2016, Dieci argomenti di filosofia 2017)

Poniamo la ragione come in sé (noumeno). Essa invisibile risponde alle caratteristiche proprie del noumeno[1]: «non percepibile, sovrasensibile, non misurabile fisicamente in maniera diretta, solo intelligibile». Essa è il mondo metafisico, non rilevabile dalle scienze naturali se non nelle sue conseguenze fisiche, appunto perché le precede. Un concetto metafisico ben lungi da quello aspramente contestato, senza duplicazioni di realtà, ma con un’unica realtà costituita da un ordine sovrasensibile e corrispettivo ordine sensibile.

La ragione in sé (noumeno) delle cose non è da confondersi con la razionalità umana (pensiero) che è invece lo strumento astratto di accesso a questo mondo astratto esclusivamente intelligibile della ragione. Abbiamo quindi questo in sé, la ragione, e lo strumento per accedervi, la razionalità. Come in sé la ragione ha il carattere dell’universalità, quindi della costante universale uguale indipendentemente da chi la emette e riceve, una verità di ragione uguale per ogni. Su questo sfondo concettuale delineiamo il nostro fine linguistico: osserviamo come le differenze fenomeniche dei linguaggi non alterano le ragioni in sé che comunicano.

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Piacere e colpire. La società della seduzione. Un libro Cortina di Gilles Lipovetsky

> di Paolo Calabrò

«La regola principale è quella di piacere e di colpire: tutte le altre non esistono che per giungere a realizzare questa prima regola»: così scrive Racine nella Prefazione a Bérénice del 1670. Come sono cambiate le cose per noi, dopo più di tre secoli? Tutte le società hanno assegnato un ruolo all’arte di sedurre: la seduzione veniva considerata tradizionalmente come una forza potente e non priva di pericoli, che era dunque necessario controllare (per esempio relegandola all’ambito del corteggiamento e della sessualità), ma era al contempo impossibile da eliminare: è la natura stessa a insegnare quanto la seduzione faccia parte dei rituali ancestrali dell’accoppiamento animale e, con esso, del progredire della specie. Oggi assistiamo a un venir meno di questi limiti: un po’ perché – in generale – i confini e i meccanismi di ogni ambito divengono sempre più “liquidi” (Bauman), un po’ perché – in particolare – «non c’è più alcun principio sociale o ideologico che si contrapponga al diritto di tutti, donne, uomini, adolescenti, minoranze sessuali, a esaltare le loro attrattive fisiche. All’immaginario millenario della “seduzione pericolosa” segue una cultura contrassegnata dagli incitamenti permanenti a mettersi in mostra a qualunque età». Ma è poi così vero, come diceva Kundera, che siamo passati dall’epoca della seduzione a quella del “collezionismo”, nella quale si può avere tutto e a portata di mano? Il capitalismo globale, con la sua mano tutt’altro che invisibile, ha ancora bisogno della seduzione, o può farne definitivamente a meno?

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