Filosofia e nuovi sentieri

«Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L’un compito è proprio del genio che crea, l’altro della perspicacia che perfeziona» Denis Diderot


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Abitare la solitudine

 

In una società dominata dalla contingenza, che muta rapidamente, senza orientamenti, senza identità, l’uomo è destabilizzato da regole in continua evoluzione, è indotto a un isolamento, che è espressione di un disagio culturale, sociale e relazionale e conduce alla totale chiusura di se stessi, fino al disinteresse per il mondo vitale dell’altro.

La nostra dimensione sociale è inaridita, cerchiamo la folla per fuggire dalla solitudine, ed esorcizzare l’angoscia, ma la folla del mondo contemporaneo non rafforza il proprio senso di appartenenza, la propria identità, è impersonale e distante, è la negazione della comunicazione autentica e del relazionarsi. È manifestazione dell’inquietudine e del malessere. Essere in tanti cancella il senso di responsabilità individuale, della distinzione del bene e del male, della consapevolezza della scelta. Non è una comunità in cui l’uomo si rapporta agli altri, ma è spersonalizzata, dove ognuno si rifugia per mimetizzarsi, omologarsi e annullarsi. Continua a leggere


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La persona e i suoi bisogni. Per una lettura filosofica dell’emergenza attuale.

Abstract

L’epidemia che ci ha colpiti ha seriamente messo in discussione alcune delle libertà che consideravamo scontate e gratuite. In modo particolare, è stato necessario rinegoziare gli ambiti e le dimensioni di realizzazione della libertà delle persone umane. Ciò non è stato né indolore né privo di effetti, con particolare riguardo per ciò che costituisce il “bene” per le persone.

Tuttavia, una serena riflessione intorno alla questione consente di inquadrare l’intera questione nella sua giusta luce, orientando la considerazione sui limiti per l’azione umana verso una più meditata e ponderata attenzione riguardo a ciò che è davvero un bene per la persona umana e che consente a quest’ultima di soddisfare i suoi effettivi bisogni, e ciò nonostante le limitazioni che l’epidemia ha imposto.

 

Premessa.

Mai come quest’anno la dimensione comunitaria, propria del genere umano, è stata messa in discussione dall’emergenza sanitaria dovuta alla comparsa di una mutazione di un virus Corona, responsabile di varie patologie influenzali. La novità della mutazione genetica sta nella sua facile trasmissione da uomo a uomo e, quindi, la cosa inedita risiede nella limitazione e compressione di alcune libertà sino ad ora mai messe in discussione, forse nemmeno durante le esperienze totalitarie del secolo scorso.

Le scene dei malati trasportati via così come delle vittime accompagnati in solitudine nega la caratteristica propria di questi eventi singoli, vale a dire la dimensione umana e relazionale ivi connessa, l’accompagnamento di amici e famigliari, adesso privati della possibilità di far esperire vicinanza ed empatia nei confronti dei propri simili. Il COVID-19 ha questo di speciale: non disponendo di cure mirate e davvero efficaci, stante la sua estrema contagiosità epidemica, è bene evitare tutte le possibili situazioni di rischio. Stare vicino ad un malato rientra in queste possibilità da evitare. Accompagnare un congiunto o un amico o un conoscente nell’ultimo viaggio è segnatamente una di queste possibilità che la prudenza e la salute pubblica consigliano di vietare. Non deve, allora, sorprendere che il decisore politico abbia deciso di comprimere le occasioni, i luoghi e le occasioni di convivialità e di relazione umana visto che il problema fondamentale ed urgente è combattere contro un virus insidioso, tanto invisibile quanto virulento. Il novum, pertanto, consiste nella novità di sfere di libertà, sinora considerate scontate e libere di espandersi indefinitamente, compresse con una serie di limitazioni, di casistiche individuate e con un orizzonte temporale indefinito. Comprimiamo le nostre libertà (di movimento; di attività pubblica; di divertimento; di spostamento; etc.) a causa dell’emergenza. Ma sino a quando? Non lo sappiamo. Gli esperti attendono, fiduciosi in modelli matematici e nella mole documentaria in loro possesso, un picco dell’andamento epidemico, ma non è dato sapere se e quando ciò accadrà. In attesa, le nostre vite sono state sospese, congelate, interrotte. Continua a leggere


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Dalla sincronicità di Jung all’entanglement quantistico. Per un modello causale di connessione locale e non-locale di tipo naturale e psichico – Seconda parte

5. Moventi della sincronicità

L’altra questione su cui interrogarsi è da cosa è mossa la sincronicità? Prendiamo in studio questi due argomenti, rispettivamente una sintesi naturale (fisica) e una citazione psichica (spirito):

Fra due sistemi è entanglement quantistico (intreccio) dove le proprietà di uno sono completamente correlate con le proprietà dell’altro. Così i sistemi in entangled rappresentano una sola entità, tale che se si separano non vengono descritti come sistemi distinti ma come unico sistema; poiché, al cambiar di alcuni stati di uno, come lo spin o la polarizzazione, cambia istantaneamente l’altro, indipendentemente dalla loro separazione spaziale. Esempio: nel mondo quantistico causa un fenomeno entanglement (intreccio) lo sdoppiamento di un singolo fotone che passa simultaneamente in due fenditure, uscendone, dietro le fenditure, intrecciati nello spazio e nel tempo, con interferenze che raggiungo posizioni ben precise tramite un passaggio di informazione “non-locale” As⇒Bs.

«Trovai [in merito alla magia] una spiegazione illuminante nel sesto libro del Naturalia di Avicenna, in cui si dice che è insita nell’animo umano una certa proprietà di cambiare le cose […]; precisamente [ciò accade] quando l’anima è trascinata a un grande eccesso di amore o di odio. Se quindi l’anima di un uomo cade in preda a un grande eccesso di una qualche passione […], si può stabilire sperimentalmente che l’eccesso costringe [magicamente As⇒Bs] le cose e le cambia nella direzione verso cui tende.» Alberto Magno, De mirabilibus mundi Continua a leggere


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Dalla sincronicità di Jung all’entanglement quantistico. Per un modello causale di connessione locale e non-locale di tipo naturale e psichico – Prima parte

Poiché ho visto molti [esempi] in cui persone non implicate
venivano influenzate, ho inventato la parola “sincronicità”
come termine per coprire questi fenomeni, cioè cose che
accadono nello stesso momento in quanto espressione dello
stesso contenuto temporale.
Jung

Introduzione e modello causale generale

Partendo dalle intuizioni junghiane sulla sincronicità, l’articolo mira a introdurre un modello causale locale e non-locale per i casi sia naturali che psichici (cap. 1-3), per poi descrivere i caratteri, moventi e misure della sincronicità (causalità non locale) da entrambi i punti di vista natura-psiche (cap. 4-6), per in fine giungere a una definizione di scienza psichica e naturale (cap. 7-9). Per compiere ciò il concetto di causa diviene cruciale, per cui vale la pena chiarire il modello causale entro cui muoviamo il nostro intento:

AB
A causa l’effetto B. 

Questa inferenza può manifestarsi in disparate guise; per esempio tramite una delle seguenti connessioni causali:

  • Connessione costante 1. causa necessaria (A→B) «A è il presupposto di B» dove se A causa sempre B allora A presuppone B. 2. causa sufficiente (B→A) «B è il presupposto di A» dove se B non ha altre cause oltre A, ovvero ¬A⇒¬B, allora B presuppone A;
  • Connessione probabile 1. causa uno-molti (A⇒B∨C) «A può essere il presupposto di B» dove se A può causare B o C allora A può non presupporre B. 2. causa molti-uno (A∨C⇒B) «B può essere il presupposto di A» dove se anche C può causare B disgiuntamente da A allora B può presupporsi senza A. In queste connessioni probabili, davanti a una probabilità di B da A maggiore di una probabilità di B senza A, «PA(B) > P(B)» [1], non sappiamo ancora se è A il presupposto di B, potendo B causarsi anche senza A ma da C. Inversamente, davanti a una probabilità di B da A minore di quella di B senza A, «PA(B) < P(B)», non sappiamo ancora se non è A il presupposto B, potendolo causare. Quando però la probabilità più bassa è talmente improbabile da non capitare mai, in tal caso, a livello probabilistico, diciamo che l’altra è la probabilità causale “certa”.

Per riassumere in una sola forma le suddette connessioni costanti e probabili della causa, diciamo che:

AB se P(B)=A
A causa B se A è probabilità P di B.

Uso questa generalizzazione perché, a ben vedere, non dice se la probabilità fra A e B è certa «PA(B)=1» oppure probabile «PA(B)=0<1», indi neanche se è una causa uno-a-uno «A⇒B» o uno-a-molti «A⇒B∨C». Non dice neppure se la causa è necessaria «A→B», sufficiente «B→C» o entrambe «A↔B». Men che meno dice se B accade in un tempo t simultaneo all’accadere di A, «At⇒Bt», o successivo «At⇒Bt’», né se A e B accadono in uno spazio s più o meno a contatto «As⇒Bs’» o a distanza «As⇒Bs». Pertanto non dice neppure se si tratta del motore immobile aristotelico (causa prima) o della causa relativa, dell’abitudine humeana o della speranza matematica, di una comune fiducia o di una condizione logica-deduttiva inevitabile. Semplicemente dice che, affermando «A⇒B se P(B)=A» si ammettono i detti casi causali e loro combinazioni.

Di seguito il detto modello generale della causa.

«A⇒B → P(B)=A» può manifestarsi nelle seguenti forme e combinazioni:
PA(B)=1            →                    Causa costante, certezza;
PA(B)=0<1        →                    Causa probabile, incertezza;
A→B                 →                    Causa necessaria, se A allora B;
B→A                 →                    Causa sufficiente, se B allora A;
A↔B                 →                    Causa necessaria e sufficiente;
At⇒Bt                   →                    Causa simultanea, nello stesso tempo;
At⇒Bt’                  →                    Causa successiva, in tempi diversi;
As⇒Bs’              →                    Causa a contatto, in spazi diversi;
As⇒Bs               →                    Causa a distanza, nello stesso spazio;
A∨C⇒B             →                    Causa molti-uno, campo di possibilità;
A⇒B∨C             →                    Causa uno-molti, campo di possibilità;
A⇒B                  →                    Causa uno-a-uno, campo deterministico.

Da questa raccolta, per parlare della sincronicità ci interessiamo in particolare alla causa a contatto e a distanza. Ma partiamo dall’inizio.

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It Follows. Dall’horror alla filosofia morale

> di Paolo Calabrò

It Follows, di David Robert Mitchell (2014), si apre con una ragazza che fugge da qualcosa di invisibile: un minuto dopo, l’inseguimento ha termine sulla spiaggia, dove la vediamo uccisa brutalmente. Dopo questo prologo, si passa alla storia di Jay, che esce con Hugh, un ragazzo conosciuto da poco. Una sera i due ragazzi si appartano in macchina e hanno un rapporto sessuale; in seguito, Hugh spiega alla ragazza di essere stato perseguitato da un’entità malvagia, e che l’unico modo di liberarsene è fare l’amore con qualcuno. Ora che Hugh ha passato a Jay la maledizione, sarà lei a essere inseguita, finché non troverà qualcuno col quale avere un rapporto. Attenzione, però: se questi muore, la maledizione torna indietro e, con essa, il persecutore.
La critica, unanimemente entusiasta, ha proposto del film varie interpretazioni. Si è parlato di IT (l’entità che segue le persone per fargli del male) come dell’“incarnazione del Male assoluto”; come metafora delle malattie sessualmente trasmissibili; come ciò di cui si ha paura perché ignoto e privo di senso; come metafora della condizione umana mortale. Nessuna di queste mi convince a fondo, di seguito spiego perché. E propongo una nuova interpretazione che a mio avviso è in grado di reggere alle critiche tenendo uniti tutti i pezzi. Continua a leggere

Recensioni


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Esistenze rammendate. Un saggio sociologico-filosofico di Riccardo Mazzeo

La vita ci fa male. Ci strugge, nelle delusioni di quegli amori che non sanno essere all’altezza delle aspettative dei sentimenti più profondi; ci lacera, lasciandoci a macerare dentro relazioni malsane con i nostri genitori, reduci della nostra infanzia mal digerita, forse fraintesa, e mai del tutto oltrepassata; ci logora, ci urta, ci ammacca con le migliaia di incontri che ci portano ad avere a che fare con gente d’ogni risma, sul lavoro, per la strada, sul pianerottolo di casa. La frenesia dei nostri giorni globali ha velocizzato queste collisioni e ne ha aumentato la frequenza, e il cosiddetto “digitale” – soprattutto nel senso del social networking – ha amplificato a dismisura la voce di quegli imbecilli cui prima nessuno avrebbe dato ascolto, ma che ora possono far del male anche a distanze inusitate. Quando la pressione è alta e continua, è fatale che qualcosa, prima o poi, si strappi: è il momento in cui può crearsi un cedimento, lo scivolamento nella depressione o nella psicosi; ma c’è un’altra possibilità: quella di superare il trauma – non di cancellarlo, ché niente del nostro passato si cancella o si supera mai del tutto – per riprendere il controllo della propria esistenza, senza perderne il tessuto, ripristinandone l’integrità e magari rinforzandola…

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Micromeccanica, multiverso e time travel

>di Giovanni Mazzallo*

Abstract

Le ricerche scientifiche compiute agli inizi del secolo scorso sulla costituzione microscopica della materia e sulle relative particelle componenti hanno portato alla luce una dimensione fisica in cui le usuali leggi meccaniche (che descrivono il comportamento dei corpi nell’ordine macroscopico) vanno necessariamente riviste ed adattate ad una realtà inesplorata che differisce per i fenomeni e per le modalità dei fenomeni che la caratterizzano (e che comportano una sostanziale rivoluzione del rapporto soggetto/oggetto in chiave epistemologica): la meccanica quantistica. La fisica dei quanti fu iniziata da Planck con la scoperta della sua costante (detta anche “quanto d’azione”) stante a fondamento non solo della sua formula che correla energie e frequenze delle radiazioni atomiche discontinue (in relazione alla risoluzione del problema dello spettro elettromagnetico del “corpo nero”), ma anche universalmente di tutti i fenomeni ed oggetti quantistici in generale, e sviluppata fisico-matematicamente da Böhr (col suo modello atomico che tracciava gli stati energetici stazionari degli orbitali elettronici dell’atomo), Heisenberg (con la sua algebra non-commutativa delle matrici hermitiane su spazi vettoriali hilbertiani che permise di disvelare il principio di indeterminatezza (dapprima di “inesattezza”) delle variabili cinematiche (posizione e tempo) e dinamiche (quantità di moto ed energia), in seguito riconcepito da Böhr come principio di incertezza (fondato sulla costante di Planck) che determina la complementarietà del mondo quantistico e del suo studio) e Schrödinger (con la sua meccanica ondulatoria non-classica imperniata sul concetto di funzione d’onda, che si prefiggeva il gravoso compito (mai portato pienamente a termine) di tentare di fornire una rilettura in chiave classica (di continuum spazio-temporale) degli elettroni e delle loro transizioni intra ed extra-atomiche come onde (da cui solo in particolari circostanze sorgono apparenze particellari) e che sarebbe stato opportunamente reinterpretato da Born esclusivamente in ottica probabilistica come calcolo della possibilità di individuare la posizione o la quantità di moto del sistema fisico considerato attraverso il modulo quadro). Il concetto di quanto è associabile sia al concetto di entità microscopica (elettrone, fotone, particelle subatomiche) sia ai rispettivi fenomeni peculiari in cui la costante di Planck è inevitabilmente presente e determina la natura prettamente probabilistica tanto della misurazione da effettuare (nessuna predizione è mai assolutamente certa) quanto della manifestazione fisica che verrà ottenuta (strettamente dipendente dall’apparato misurativo utilizzato, gli apparati di misurazione si diversificano in base alla proprietà (cinematica o dinamica) che si intende quantificare) (Cfr. Arkady Plotnitsky, The principles of quantum theory, from Planck’s quanta to the Higgs boson: the nature of quantum reality and the spirit of Copenhagen, Springer, 2016, pp. 161, 171, 178, 204).

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Vincent Van Gogh, il Veggente

> di Daniele Baron

Chi fu Vincent Van Gogh? Un artista visionario o un povero pazzo? Perché è diventato così importante per la nostra cultura? Per una semplice suggestione data dalla sua vita tragica? O per la sua capacità unica di rappresentare visioni che trascendono i limiti della mera pittura?
Accostandoci alla sua produzione pittorica per coglierne l’essenza, per spiegare perché più di altri pittori e artisti sia così importante e rivoluzionario per la storia dell’arte e non solo, c’è un primo scoglio da superare: riuscire a stabilire entro quale limite tenere conto della sua biografia.
Emblema del genio romantico in un secolo romantico, Van Gogh colpisce l’attenzione del grande pubblico con la sfortuna della sua esistenza culminata nel gesto tragico del suicidio. Un altro elemento eclatante è il paradosso della diversissima fortuna, prima e dopo la morte, dei suoi quadri: in vita, infatti, fu praticamente sconosciuto e poverissimo (negli ultimi anni poté sopravvivere grazie solo alla magnanimità del fratello Theo, che gli inviava il necessario), riuscì a vendere un solo quadro, mentre dopo la morte è diventato uno dei pittori più universalmente conosciuti con quotazioni alle stelle, la sua arte è stata rivalutata e ha influenzato molte correnti pittoriche successive (l’espressionismo, l’astrattismo, ad esempio). Ci sono tutti gli ingredienti per farne un mito e per spiegare la sua pittura ricorrendo a fattori che c’entrano poco o nulla con essa, rischiando così di ridurre il valore e la portata dei suoi dipinti rivoluzionari.
È senz’altro necessario ripercorrere le tracce della sua vita e averla bene in mente per comprendere a fondo la sua creazione, non se ne può prescindere, ma è altrettanto importante vagliare con cautela le nostre conoscenze per evitare di dare giudizi estrinseci, e perciò falsati, sulla sua arte. Continua a leggere


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Filosofia e nuovi sentieri 2020: un nuovo corso per la rivista

Filosofia e nuovi sentieri ha da sempre inteso proporsi come uno spazio di discussione ed approfondimento filosofico. L’impresa, tanto ardua quanto seducente, viene oggi rinnovata: l’intuizione originaria di uno spazio comune di riflessione assume una forma più vicina a quella del blog collettivo, per favorire la massima partecipazione e il più vasto fluire delle idee. E ampliata: non vi si tratterà più solo di filosofia – seppur declinata secondo i tanti aspetti che l’hanno finora caratterizzata – ma anche di letteratura, musica, cinema e di arte nel senso più generale. Interdisciplinare, come sempre; ma ancora di più. Nel segno della visione di Heisenberg: «Le più grandi intuizioni nascono al crocevia tra discipline diverse». Vi invitiamo pertanto nuovamente a percorrere con noi questi sentieri impervi, a contrassegnarli con i vostri segnavia.

A ciò ci spinge, da un lato, il desiderio di allargare l’ambito del discorso; dall’altro, l’impegno – a fronte di un numero di proposte in continua crescita – a dar corso a un flusso più intenso e variegato di collaborazioni; che possa aprirsi – perché no? – anche al multimediale.

Maggiore apertura, un orizzonte più esteso. Cos’altro cambia? Tecnicamente, cambia solo la modalità di caricamento degli articoli: il collaboratore caricherà autonomamente i propri contributi nella piattaforma CMS (Content Management System) di WordPress. Non è richiesta nessuna abilità informatica; semplicemente, un minimo di dimestichezza con il funzionamento dei blog. Ciò permetterà, come si diceva, una pubblicazione più vigorosa, a beneficio tanto dei collaboratori quanto dei lettori.

Valuteremo come sempre le vostre proposte d’intervento purché inedite online. L’eventuale successiva pubblicazione su altra rivista, sia essa elettronica e/o cartacea, è ammessa soltanto previa autorizzazione per iscritto da parte della Redazione di «Filosofia e nuovi sentieri» e va effettuata esclusivamente con citazione della fonte originaria. Il collaboratore che intenda proporre un contributo originale avrà cura di inserire, nella mail di proposta, la dicitura: “Questo articolo è originale, nella piena disponibilità dell’autore, e non viola in alcun modo i diritti di terze parti. In più questo scritto è inedito e non è stato né verrà proposto a nessun’altra rivista prima della risposta della Redazione di «Filosofia e nuovi sentieri»”.

L’indirizzo email a cui trasmettere i contributi è il seguente: filosofiaenuovisentieri@gmail.com

Vi chiediamo soltanto di fare uso delle semplici norme redazionali a garanzia dell’uniformità tra gli articoli.

La rivista non ha scopo di lucro e pertanto i contributi ricevuti dai Collaboratori esterni o dai Redattori si intendono a titolo gratuito.


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L’Eros platonico

>di Emanuela Trotta*

L’ Eros Platonico

La prima articolata teoria dell’amore, nella storia della filosofia occidentale, ci giunge dalla Grecia antica, da Platone, che nel Simposio, ci fornisce un’approfondita analisi della sua concezione dell’amore. Il filosofo parte dalla visione proposta da Aristofane, secondo cui, il bisogno di amore corrisponde alla ricerca da parte dell’uomo di ricomporre l’unità originaria. Aristofane narra di come un tempo gli esseri umani, fossero perfetti, senza distinzione tra uomo e donna. Zeus, sentendosi minacciato dalla loro perfezione, li divise e da allora, ognuno è alla ricerca della propria metà, dell’unità perduta, sospinti dall’incessante ansia di completamento. Amare è desiderare ciò di cui si sente la mancanza. Socrate, che della sua ignoranza ha saputo fare il cardine del principio di ogni ricerca filosofica, dichiara di aver appreso dell’amore da una donna; di essere stato istruito dalla sacerdotessa Diotima, dalla quale egli ha appreso il mito di Eros. Socrate racconta della nascita di Eros, in seguito a un incontro avvenuto a un banchetto, in onore di Afrodite. Eros è generato da Penìa, dea della povertà e da Poros, divinità che simboleggia l’abitudine a procurarsi ciò di cui ha bisogno, pertanto, reca in sé e sintetizza opposte tendenze che lo rendono contraddittorio e instabile. Eros è mancanza, contraddice l’opinione comune che fa dell’amore un sentimento di pienezza.

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Almanacchi nuovi. Paul Klee, Rainer Maria Rilke e Walter Benjamin

> di  Giuseppe Brescia *

“Almanacchi, almanacchi nuovi, lunari nuovi !”, “Anniversari nuovi” !: meditiamo sempre con il “Dialogo” di Giacomo Leopardi. Ma che cos’è “lunario”, o “anniversario”, e che cosa non lo è ?
C’ è, sovente, la corsa agli almanacchi, alla riscoperta di coincidenze cronologiche e storiche ! Dopo i 500 anni dalla morte di Leonardo; ci sono Raffaello, e Amedeo Modigliani, e poi Ungaretti con Federigo Tozzi. Nel 1920, cade la morte del sociologo Max Weber, profeta della crisi e del potere carismatico. Ma oltre gli ebdomadarii e le effemeridi di erudita evidenza, non può forse costituire “anniversario” degno di memoria un evento, un accadimento, un sincronismo di opere, come la coincidenza di pensieri e prodotti artistici, fulgidi nel firmamento del “possesso per sempre” ? Per esempio, tra l’arte di Paul Klee ( Berna 1879 – Clinica di Muralto 29 giugno 1940 ) e le Elegie duinesi di Rainer Maria Rilke ( Praga 1975 – Montreux 1926 ) ? Due autori che, proprio qui, nel 1920, si incrociano e corrispondono mirabilmente ?

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Offline. Il diritto alla disconnessione

>di Emanuela Trotta*

L’incontro con l’Altro

La diffusione del coronavirus ha posto sotto assedio l’intero Paese, costringendo milioni di persone in isolamento. Ci ha obbligati ad affrontare, non solo, la precaria e fragile condizione dell’esistenza umana, ma anche la noia, come incapacità di gestire sé stessi e il proprio tempo, ha messo in risalto la futilità di tante nostre attività, e della loro natura strumentale, consistente nel tenerci distanti da quel vertiginoso vuoto, che ognuno è per sé stesso.

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