Filosofia e nuovi sentieri

«Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L’un compito è proprio del genio che crea, l’altro della perspicacia che perfeziona» Denis Diderot


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Filosofia e dilemma. Intervista a Claudio Tugnoli

> di Paolo Calabrò

Claudio Tugnoli nasce a Budrio (Bologna) nel 1953. Autore di numerosi saggi e articoli di argomento storico/filosofico, ha appena dato alle stampe Filosofia e dilemma, (ed. Mimesis).

 

Che cos’è il dilemma? E perché dovremmo occuparcene “con filosofia”?

Il dilemma è uno degli strumenti di confutazione più potenti, a cavallo tra logica e retorica; la sua efficacia dipende dalla pretesa di ridurre a due (o a tre, comunque a un numero ristretto e definito) le possibilità che abbiamo in campo nelle più diverse situazioni della vita pubblica e privata. Il dilemma che mette con le spalle al muro, che non lascia via di scampo, si basa per lo più sulla falsa dicotomia. Ad esempio se diciamo: “O con me o contro di me”, rappresentiamo la realtà del rapporto con il prossimo ricorrendo a una semplificazione che è anche una falsificazione. Esiste quasi sempre una terza via, la possibilità di passare tra le corna del dilemma. Il dilemma presenta invece le due alternative come escludentesi ed esaustive, come se fossero reciprocamente contraddittorie. E invece per lo più le due alternative sono contrarie e, come sa ogni bravo studente di logica, i contrari ammettono il medio. Ammettere il medio significa ampliare indefinitamente il campo delle possibilità, che il dilemma invece, nell’intenzione di chi lo costruisce e lo usa, pretende di ridurre a due soltanto. Il dilemma è in sostanza, per lo più, una scorciatoia per averla vinta sull’avversario di turno, ma al tempo stesso rivendica una dignità cognitiva che di solito non possiede, dal momento che, come ho già detto, è un abile falsificatore della realtà, tranne poche eccezioni. Ad esempio la dicotomia “La porta è aperta o chiusa” rispecchia uno stato di cose oggettivo, perché in effetti abbiamo soltanto due possibilità, che sono esaustive e non ammettono vie di mezzo. Ma le due alternative esclusive possono considerarsi autenticamente esaustive anche in ragionamenti più complessi. Ad esempio potremmo osservare che abbiamo a che fare con macchine sempre più intelligenti, sempre più uman… oidi e umani sempre più simili a macchine passive, obbedienti all’imperativo dell’efficienza, della velocità e del profitto. E’ questa la svolta? Se l’obiettivo fosse quello di creare esseri umani intellettualmente e moralmente migliori di quelli in carne ed ossa, perché non investire nell’educazione e nella formazione di questi ultimi? Se invece l’obiettivo fosse quello di sostituire l’uomo nei lavori ripetitivi, purtroppo si dovrà ammettere che qualsiasi attività anche intellettuale può essere standardizzata e resa ripetitiva proprio attraverso l’automazione… Non è un circolo vizioso? È la possibilità di sostituire l’operatore umano con una macchina che decide se quel lavoro è ripetitivo?

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La “fucina del mondo”. Sintesi del vitale – parte II

> di  Giuseppe Brescia*

Sommario. 1. Ermeneutica filosofica. Accezioni di ‘Vitalità’ e ‘mondo della vita’. 2. Il vivente originario e il sentimento – tempo nella ‘quadratura’. 3. Schema della simbolica spirituale e ‘coincidentia oppositorum’. 4. La fondazione della concezione hegeliana del finito e la teoria del giudizio. 5. Psicologia e medicina. 6. Il caso di Alberto e l’esigenza di ‘qualificare le emozioni’. 7. “Che cos’è la vita ?”. 8. La questione degli opposti. Vico e Croce, ‘filosofi olistici’. 9. Tempo e vita nel pensiero occidentale e ne ‘I Ching’. 10. “Mememormee”. Archetipo dell’acqua.

Parte II di IV

Per leggere le precedenti parti:

Parte I

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Pensiero filosofico e teologico. Nuovo volume dell’Opera Omnia di Raimon Panikkar

> di Paolo Calabrò
Panikkar

Ogni nuovo libro che reca il nome di Raimon Panikkar in copertina è benvenuto. Ma ancor più benvenuto è questo nuovo volume dell’Opera Omnia edita in italiano da Jaca Book dal titolo Pensiero filosofico e teologico (vol. X, tomo 2), incentrato sull’indispensabile confronto tra la filosofia di Panikkar e quella occidentale moderna e contemporanea: vi si ritrovano infatti saggi rivolti al confronto con Jacobi, con Ricoeur, con Heidegger. Non solo. Esso si incentra anche sul rapporto (discorso talvolta annoso, ma sempre attuale) tra teologia e filosofia; le quali, secondo il dispositivo intellettuale classico di Panikkar, andrebbero, sì, distinte, ma non separate: una tale separazione, in effetti, «non ha ragione di essere, poiché le due discipline si implicano vicendevolmente» (dall’Introduzione).

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Lo specchio relativistico della materia e della forma dello spazio-tempo: cronomeccanica, buchi neri e onde gravitazionali

>di Giovanni Mazzallo*

ABSTRACT

Nel presente saggio (scritto nel novembre 2019) espongo una mia riflessione sulla significatività fisica e filosofica della relatività speciale e generale einsteiniana, che comporta la ridefinizione dei concetti di materia e forma nel quadro generale della cronomeccanica (e anche cronogeometria nel caso della relatività generale) come conseguenza di un nuovo approccio epistemologico al problema della conoscenza e della descrizione della natura incentrato sulla visione pienamente matematizzata dell’esistente. Continua a leggere


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Quando le macchine decidono: il Machine Learning

> di Francesca Quaratino *

Abstract

Piattaforme digitali come Netflix e Amazon tendono a dominare lo scenario digitale contemporaneo, contribuendo, inoltre, a migliorare la nostra esperienza online e permettono all’utente di scegliere con facilità ciò che desidera.
Ciò che rende ulteriormente semplice, e piacevole, l’utilizzo di tali piattaforme è la possibilità di visionare “suggerimenti scelti per noi”, i quali possono derivare da acquisti effettuati in precedenza o da ricerche correlate rispetto a cui non resta che scegliere.
Nell’era dove non è più l’uomo a cercare e vedere il mondo, ma è il mondo a mostrarsi all’uomo per essere indagato, il fenomeno del Machine Learning (ML) occupa un ruolo cardine.

Keyword: Machine Learning – Artificial Intelligence – Responsabilità – Digitale Continua a leggere


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La “fucina del mondo”. Sintesi del vitale – parte I

> di Giuseppe Brescia*

“La physis, che potremmo definire il germinare insonne e inesausto delle forme”

                                                                                         (Italo Mancini, Filosofia della prassi, 1986)

                            “Dopo un tempo di declino viene il punto di svolta” (I Ching; Fritjof Capra, 1982)

 

Sommario. 1. Ermeneutica filosofica. Accezioni di ‘Vitalità’ e ‘mondo della vita’. 2. Il vivente originario e il sentimento – tempo nella ‘quadratura’. 3. Schema della simbolica spirituale e ‘coincidentia oppositorum’. 4. La fondazione della concezione hegeliana del finito e la teoria del giudizio. 5. Psicologia e medicina. 6. Il caso di Alberto e l’esigenza di ‘qualificare le emozioni’. 7. “Che cos’è la vita ?”. 8. La questione degli opposti. Vico e Croce, ‘filosofi olistici’. 9. Tempo e vita nel pensiero occidentale e ne ‘I Ching’. 10. “Mememormee”. Archetipo dell’acqua. Continua a leggere


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Studi hegeliani e pensiero teologico. Per un ermeneutica pensante – Parte Seconda

> di Bruna, Stefania Massari*

Abstract: Current Theology expresses the need to resume research on Hegelian thought. A central problem of theological thought, especially in the catholic sphere, is, today, being able to overcome the gap between faith and reason, religion and culture, church and world. The last Ecumenical council became a interpreter of this problem, while Hegel has made of it the central theme of his philosophy, in which the religious moment is indispensable, in the triadic process of the dynamism of conscience, noting, at its time, but at the same moment, that is necessary, to incarnate authentically the knowledge, moreover, a critical and free thought. The authors who have ventured on Hegel by preconizing a new Christology, such as Rahner, Küng, Brito, Chapelle, von Balthassar, and Coda have experienced the inexhaustible hermeneutic value and significance of the entire Hegelian system, to increase the understanding of the theological and christological categories, and in order to raise awareness of one’s own profession of faith, or to incarnate an ethics. It becomes central so the discourse on the “heart” of Hegelian philosophy, that is, the Thing (Die Sache), which, beyond any immanentistic reductionism of many hegelian hermeneutics, remains, thanks also to the help of the studies of Gramsci, Gadamer, Adorno and Fink, Key concept to be able to problematize again the most important issues, not only within the life of faith, but also to increase understanding and improve the hermeneutic of the whole history of philosophy, starting from the greatest works of the ancient world and of classicism, or making of it a hermeneutic capable of thinking.

Key-word: Theological studies, Hegelian thought, Hermeneutic capable of thinking, Christology

Sommario: La Teologia contemporanea esprime l’esigenza di riprendere la ricerca sul pensiero hegeliano. Un problema centrale del pensiero teologico, soprattutto in ambito cattolico, è, oggi, riuscire a superare il divario tra fede e ragione, religione e cultura, chiesa e mondo. L’ultimo Concilio ecumenico si è fatto interprete di questo problema (cfr. GS 54) mentre Hegel ne ha fatto tema centrale della sua filosofia, nella quale il momento religioso, nel processo triadico del dinamismo della coscienza, è imprescindibile, e rilevando, al suo tempo, e nel contempo, quanto sia necessario, per incarnare autenticamente il sapere, oltre al momento religioso, un pensiero critico e libero. Gli autori che si sono cimentati su Hegel preconizzando una nuova cristologia, come Rahner, Küng, Brito, Chapelle, von Balthassar e Coda hanno sperimentato l’inesauribile valenza ermeneutica e di significato dell’intero sistema hegeliano, per aumentare la comprensione delle categorie teologiche e cristologiche, e al fine di aumentare la consapevolezza della propria stessa professione di fede, ovvero per incarnarne un’etica. Diventa centrale così il discorso sul “cuore” della filosofia hegeliana, ovvero la Cosa (die Sache), rimane, grazie anche all’ausilio degli studi di Gramsci, Gadamer, Adorno e Fink, concetto-chiave per poter rimettere a problema le questioni più importanti, non solo all’interno della vita di fede, ma in relazione a tutta la storia della filosofia, a partire dalle più grandi opere del mondo antico e della classicità, ovvero di farne una ermeneutica pensante.

Parole chiave: Studi teologici, Pensiero hegeliano, Ermeneutica pensante, Cristologia.

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Studi hegeliani e pensiero teologico. Per un ermeneutica pensante – Parte Prima

> di Bruna, Stefania Massari*

Abstract: Current Theology expresses the need to resume research on Hegelian thought. A central problem of theological thought, especially in the catholic sphere, is, today, being able to overcome the gap between faith and reason, religion and culture, church and world. The last Ecumenical council became a interpreter of this problem, while Hegel has made of it the central theme of his philosophy, in which the religious moment is indispensable, in the triadic process of the dynamism of conscience, noting, at its time, but at the same moment, that is necessary, to incarnate authentically the knowledge, moreover, a critical and free thought. The authors who have ventured on Hegel by preconizing a new Christology, such as Rahner, Küng, Brito, Chapelle, von Balthassar, and Coda have experienced the inexhaustible hermeneutic value and significance of the entire Hegelian system, to increase the understanding of the theological and christological categories, and in order to raise awareness of one’s own profession of faith, or to incarnate an ethics. It becomes central so the discourse on the “heart” of Hegelian philosophy, that is, the Thing (Die Sache), which, beyond any immanentistic reductionism of many hegelian hermeneutics, remains, thanks also to the help of the studies of Gramsci, Gadamer, Adorno and Fink, Key concept to be able to problematize again the most important issues, not only within the life of faith, but also to increase understanding and improve the hermeneutic of the whole history of philosophy, starting from the greatest works of the ancient world and of classicism, or making of it a hermeneutic capable of thinking.

Key-word: Theological studies, Hegelian thought, Hermeneutic capable of thinking, Christology

Sommario: La Teologia contemporanea esprime l’esigenza di riprendere la ricerca sul pensiero hegeliano. Un problema centrale del pensiero teologico, soprattutto in ambito cattolico, è, oggi, riuscire a superare il divario tra fede e ragione, religione e cultura, chiesa e mondo. L’ultimo Concilio ecumenico si è fatto interprete di questo problema (cfr. GS 54) mentre Hegel ne ha fatto tema centrale della sua filosofia, nella quale il momento religioso, nel processo triadico del dinamismo della coscienza, è imprescindibile, e rilevando, al suo tempo, e nel contempo, quanto sia necessario, per incarnare autenticamente il sapere, oltre al momento religioso, un pensiero critico e libero. Gli autori che si sono cimentati su Hegel preconizzando una nuova cristologia, come Rahner, Küng, Brito, Chapelle, von Balthassar e Coda hanno sperimentato l’inesauribile valenza ermeneutica e di significato dell’intero sistema hegeliano, per aumentare la comprensione delle categorie teologiche e cristologiche, e al fine di aumentare la consapevolezza della propria stessa professione di fede, ovvero per incarnarne un’etica. Diventa centrale così il discorso sul “cuore” della filosofia hegeliana, ovvero la Cosa (die Sache), rimane, grazie anche all’ausilio degli studi di Gramsci, Gadamer, Adorno e Fink, concetto-chiave per poter rimettere a problema le questioni più importanti, non solo all’interno della vita di fede, ma in relazione a tutta la storia della filosofia, a partire dalle più grandi opere del mondo antico e della classicità, ovvero di farne una ermeneutica pensante.

Parole chiave: Studi teologici, Pensiero hegeliano, Ermeneutica pensante, Cristologia.

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Agire “illimitato”, uomo assoggettato

>di Francesca Quaratino*

Abstract

Il presente lavoro si prefigge l’obiettivo di indagare il mutamento che la categoria dell’agire sta subendo con l’avvento della tecnosfera. Nel tempo in cui non è più l’uomo a cercare il mondo, ma è il mondo a cercare l’uomo, si verifica ciò che viene definito assoggettamento volontario dove, il soggetto, volontariamente e senza alcun potere coercitivo, ridimensiona la propria libertà per raggiungere i livelli di efficienza proposti dalla società digitale, la quale agisce sul nostro inconscio e sulla nostra psiche.

Keyword Assoggettamento- Tecnocrazia- Volontà- Società- Digitale

Il soggetto (dal lat. subiectus, part. pass. di subicĕre «assoggettare»)  digitale trascorre gran parte del proprio tempo in rete e spesso utilizza il web come uno spazio privo di limiti, una dimensione illimitata, che esente da ogni forma di supervisione, dà la sensazione di poter fare o dire qualsiasi cosa.

Il sistema mediatico neoliberista ha contribuito notevolmente all’autosfruttamento del soggetto:

«Il neoliberismo, come mutazione del capitalismo, fa del lavoratore un imprenditore. […] Oggi, ciascuno è un lavoratore che sfrutta se stesso per la propria impresa. Ognuno è padrone e servo di un’unica persona. Anche la lotta di classe si trasforma in una lotta interiore con se stessi. […] Nel sistema neoliberale, infatti, non esiste alcun proletario, alcuna classe operaia sfruttata da chi detiene i mezzi di produzione. Nella produzione immateriale ognuno possiede allo stesso modo i mezzi di produzione: il sistema neoliberale non è più un sistema di classi in senso stretto. Non si basa su classi tra loro antagoniste: proprio in questo risiede la stabilità del sistema». (B. C. Han, 2016, p. 14) Continua a leggere


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Mise en abyme. Un romanzo filosofico di Daniele Baron

> di Paolo Calabrò

Il romanzo Mise en Abyme di Daniele Baron, appena pubblicato da Il Seme Bianco (Roma 2019), è diverse cose insieme, può essere letto su più livelli: prima di tutto, è un giallo in cui si è sospinti alla ricerca del colpevole di un omicidio. Ma non solo: da un altro punto di vista, avendo come protagonista un aspirante scrittore con il sogno di affermarsi, è anche riflessione su (e messa sotto accusa di) una particolare concezione dell’arte come confessione e autobiografia; infine, da una lettura più in profondità emerge un terzo livello filosofico che ha a che fare con il problema del male e del trascendente.

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“A un passo dal Vuoto”: ermeneutica della modernità in “Herzog” di Saul Bellow.

> di Giuseppe A. Perri*

Nel 1964 uscì l’attesissimo, dalla comunità intellettuale americana, Herzog di Saul Bellow[1], lo scrittore statunitense nato in Canada da una famiglia di immigrati ebrei originari della Lituania, a cui verrà assegnato nel 1976 il premio Nobel. Il romanzo, assolutamente autobiografico, ebbe un notevole successo di vendite ed era effettivamente un capolavoro tanto letterario quanto filosofico. Il protagonista è Moses Herzog, professore universitario, autore di una tesi di dottorato sullo stato di natura nella filosofia politica moderna, esperto di Romanticismo e imbevuto di letture filosofiche. L’ispirazione fortemente autobiografica del romanzo è evidente dalla trama delle vicende del libro, calcate sulla crisi coniugale effettivamente vissuta dall’autore e sui suoi ricordi d’infanzia legati soprattutto ai rapporti con i genitori («ecco cosa ti combinano le ossessioni infantili, i traumi della prima età di cui un uomo non può disfarsi e che non può abbandonare su un cespuglio come fa la cicala con la sua muda», p. 84). I personaggi della storia sono tutti riconoscibilissimi come appartenenti alla cerchia dei famigliari e degli amici (quasi tutti ebrei) di Bellow. La tecnica narrativa, post-moderna ante litteram, mescola la prima e la terza persona, talché in alcuni casi il narratore diventa Herzog stesso, che parla di sé. Ciò non vuol dire che il romanzo sia un diario realistico e che Herzog-Bellow s’identifichi completamente con la persona di Bellow. Continua a leggere


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Bambini, animali e modelli educativi. Recensione a Lettere a un futuro animalista di Dario Martinelli

> di Davide Russo*

«Educare all’animalismo è in realtà un’impresa titanica, che chiama in causa tantissime sfere della vita personale e sociale. Ne parlerò accuratamente più avanti, ma per ora mi preme sottolineare l’incredibile quotidianità del nostro rapporto con gli altri animali (rapporto che è quasi sempre «abuso» e «sfruttamento»). È un rapporto di una tale ricorrenza e intensità che ho sempre trovato assurdo che materie come l’antrozoologia (o zooantropologia) non vengano insegnate sin dai primi anni di scuola. Si arriva ad insegnare cose come equazioni e radici quadrate, che non serviranno mai nella vita della stragrande maggioranza degli abitanti di questo pianeta, e non si insegna come interpretare segnali di apertura o ostilità in un cane, che invece è qualcosa che accade ripetutamente a quasi tutti, anche solo passeggiando per strada» (D. Martinelli, Lettere a un futuro animalista, Ugo Mursia Editore S.r.l., Milano 2014, p. 11). Continua a leggere