Filosofia e nuovi sentieri

«Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L’un compito è proprio del genio che crea, l’altro della perspicacia che perfeziona» Denis Diderot


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La “fucina del mondo”. Modi della complessità

>di Giuseppe Brescia*

“Complessità”, dall’etimo “*cum-plexus”, “tessuto insieme”, è caratterizzazione centrale nel pensiero sociologico contemporaneo, da risultare operante nelle rivisitazioni di ermeneutica filosofica, nelle prosecuzioni di epistemologia e teoria fisica, nelle dottrine dello storicismo o negli studi di bioetica.

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Rimbaud e il “doppio mostruoso”

> di Luca Ormelli*

Con questo articolo mi prefiggo di offrire una interpretazione trasgressiva della celeberrima affermazione di Rimbaud «Io è un altro» e, di conseguenza, del suo ripudio definitivo – apparentemente inspiegabile almeno quanto dibattuto – della poesia e della letteratura alla luce del processo di identificazione/mimesis così come tratteggiato da René Girard ne La violenza e il sacro (R. Girard, La violenza e il sacro, Adelphi, Milano 1980. Le citazioni sono da intendersi relative a questa edizione di riferimento). Continua a leggere


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L’obbligo impossibile di Ross. Un assaggio di paradossi deontici (con presentazione formale esplicata)

> di Alessandro Pizzo*

Impossibilità. E, dunque, possibilità

Supporremo noto che la logica matematica non si è costituita in antitesi a quella classica (antica e medioevale) rappresentandone piuttosto lo sviluppo (Geymonat, Scienza e realismo, p. 36)

La natura di queste limitazioni è ovviamente determinata da quella che lo o gli studiosi ritengono essere la ‘vera’ radice del male. Ed è qui che le opinioni divergono notevolmente (Casari, Questioni di filosofia della matematica , p. 31)

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Georges Bataille poeta? Note a partire da un libro postumo da poco edito di Jaqueline Risset

> di Daniele Baron

Jaqueline Risset (Besançon 1936, Roma 2014), poetessa francese, traduttrice specialista di Dante (ha tradotto in francese la Divina Commedia) e saggista, cofondatrice, Direttrice e poi Presidente del Centro di studi italo-francesi presso l’Università di Roma Tre, è stata anche una studiosa attenta dell’opera di Georges Bataille; ha organizzato e partecipato a convegni in Italia e in Francia sul pensatore francese che hanno lasciato il segno e che spesso hanno avuto come esito finale la pubblicazione in volumi collettanei di grande interesse (i più significativi sono: AA.VV. Bataille: il politico e il sacro, Liguori, Napoli 1987 e AA.VV. Bataille-Sartre: un dialogo incompiuto, Artemide, Roma 2002).
È stato da poco stato pubblicato postumo un libro a cura di Marina Galletti e Sara Slovacchia che raccoglie gli articoli e i saggi più importanti che l’intellettuale francese ha dedicato a Bataille: J. Risset, Georges Bataille, Artemide, Roma 2018. Continua a leggere


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Pensare per «ritratti». Un libro Adelphi di Massimo Cacciari

> di Francesco Brusori

Massimo Cacciari non è nuovo a riflessioni profonde che pretendano di attingere un piano sovra-intuitivo e tanto straordinario quanto fuggevole, quale quello su cui si articola un pensiero interessato a interrogarsi su questioni spirituali, religiose. Nel saggio Doppio ritratto: San Francesco in Dante e Giotto (Adelphi, Milano 2012) egli non si sottrae a un’analisi della eccezionale figura del Santo di Assisi che parta da due prospettive differenti: Dante, da un lato, e Giotto, dall’altro. Che sia possibile ravvisare significative analogie tra la rappresentazione dantesca e quella giottesca sulla cui base chiarificare il volto del Santo e, più radicalmente, il portato di senso dell’opera da lui storicamente compiuta? Il sapore di tale interrogativo apre dunque il saggio e tutto acquista maggiore forza a fronte dell’anticipazione offerta dall’Autore stesso già tra le prime pagine:«in nulla Francesco è più profondamente imitazione del suo Cristo che nell’essere tradito» (p. 19).

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Gangbang. Lo spirito della poesia in un libro Controluna di Luca Ormelli

> di Daniele Baron e Paolo Calabrò

Luca Ormelli nasce a Padova nel 1974. Dopo gli studi in Filosofia presso la locale Università vagabonda di impiego in impiego. Attualmente lavora come analista informatico. ‘Gangbang’ è la sua prima pubblicazione poetica. Alcuni suoi inediti erano già apparsi in rete.

 

Parla dei trent’anni come di una frontiera: in che senso?

La frontiera tra la giovinezza, la spensieratezza per definizione e l’età adulta. Ritenere che una società edonistica e rivolta al consumo quale l’attuale favorisca la maturazione di idee proprie, autonome – non intendo ‘originali’ – è ingenuo oltreché anacronistico. E all’anacronismo preferisco di gran lunga l’inattualità.

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Il Cantico di Hermes. Poesia e filosofia in un libro Controluna di Daniele Baron

> di Paolo Calabrò

Daniele Baron, piemontese doc classe ’76, è laureato in filosofia ed è tra l’altro fondatore della rivista «Filosofia e nuovi sentieri». Da sempre dedito all’esplorazione dei più diversi linguaggi attraverso i quali il pensiero filosofico possa estrinsecarsi – dal romanzo alla pittura – dà oggi alle stampe un volume di poesia (Il Cantico di Hermes, ed. Controluna); ma, detto così, è già riduttivo. Abbiamo preferito rivolgere la domanda direttamente a lui.

 

Versi, prosa, dialoghi teatrali: che cos’è il Suo Cantico di Hermes?

È una sperimentazione letteraria che trae ispirazione dalla tradizione spirituale millenaria dell’alchimia, dell’arte regia. Ci tengo a precisare che a dispetto del palese (già dal titolo) riferimento all’alchimia, il libro non richiede alcuna particolare preparazione o conoscenza in quel campo e che, d’altro canto, non è un libro sapienziale, non vuole tramandare un sapere. È un’opera potenzialmente fruibile da qualunque lettore e sebbene lungo tutto il percorso siano disseminati simboli che forse solo l’appassionato di alchimia saprà riconoscere appieno, tutto continua ad avere senso indipendentemente da essi. Nel Cantico si danno, perciò, vari livelli di lettura tutti egualmente legittimi. Come giustamente si rileva, Il Cantico di Hermes è poi un laboratorio in cui differenti materiali espressivi si alternano e si fondono, mi auguro in modo armonico; così come nel crogiolo degli antichi alchimisti i metalli venivano uniti alla ricerca della pietra filosofale, dell’oro, così qui poesia, filosofia, teatro, prosa, si avvicendano tra di loro per tentare un nuovo tipo di scrittura. Non a caso in molti passi la scrittura viene tematizza nella sua struttura morfologica e protagonisti diventano gli stessi segni del discorso (la punteggiatura, le parentesi, l’andare a capo, ecc.). Le parole, i segni, non sono meri mezzi destinati a sparire davanti al significato, non sono mai neutrali ai fini dell’espressione del soggetto e del mondo, ma hanno una loro personalità che ho cercato di esplicitare. In un certo senso, nel Cantico la scrittura è la materia e il soggetto del discorso. I differenti stili che ho utilizzato nascono da un’esigenza, che è in fin dei conti un anelito alla libertà dalle costrizioni di un genere specifico, che va di pari passo con la scelta della forma migliore per ogni singolo tema. Non tanto dunque eclettismo, ma necessità espressiva. Mi auguro che questo esperimento venga letto come qualche cosa di nuovo, inedito, e perciò interessante e che soprattutto sia sentito come autentico e spontaneo. Spero che il lettore allo spaesamento dato dalla variazione continua possa affiancare l’apprezzamento ed il riconoscimento dell’unità fondamentale che ispira e dà senso all’opera. Giustamente si sottolinea come l’ascrizione del Cantico nel genere della “poesia” sia riduttiva, perché non in grado di spiegarne l’essenza. Quando ho cominciato a comporlo non avevo intenzione di fare della poesia; Hermes rappresentava ai miei occhi, fatte le debite proporzioni, l’equivalente dello Zarathustra di Nietzsche, vale a dire era a tutti gli effetti un “personaggio concettuale” in grado di prestare voce alla mia visione del mondo e della vita, alle mie intuizioni più profonde. L’intento iniziale era filosofico, pertanto, ma la scrittura stessa mi ha condotto, quasi mio malgrado, a questo risultato ibrido in cui differenti stilemi si armonizzano per tentare un genere “nuovo”, che in ultima analisi, in senso lato, può essere definito poesia.

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Dove abita il bello?

> di Luca Pantaleone*

La_nascita_di_Venere_(Botticelli)Rispondere alla domanda su dove abiti il bello equivale a chiedersi due cose. Innanzitutto se esso possa “abitare” un luogo, nel senso usuale del termine. In secondo luogo poi, in che cosa consista l’essenza del bello, o secondo quali modalità questo si manifesta. Sono due domande molto profonde, su cui la filosofia si interroga da secoli. Continua a leggere


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I cancelli dell’acqua. Saggi su Zygmunt Bauman in un volume a cura di Riccardo Mazzeo

> di Paolo Calabrò

Zygmunt Bauman e Riccardo Mazzeo

Riccardo Mazzeo – editor, scrittore e traduttore – è il maggior esperto del pensiero del pensiero di Zygmunt Bauman in Italia. Nel corso dell’amicizia personale ultradecennale con il sociologo di Leeds, ha conosciuto senza intermediazioni tanto l’uomo quanto il pensatore e ciò l’ha portato a scrivere ben 2 libri a quattro mani: Conversazioni sull’educazione (Erickson, 2011) ed Elogio della letteratura (Einaudi, 2017). Oggi presenta un’antologia di scritti su Bauman dei maggiori studiosi italiani (da Mauro Magatti a Sabina Curti, da Maria Caterina Federici a Benedetto Vecchi) da lui curata per i tipi di Franco Angeli, dal titolo Zygmunt Bauman. I cancelli dell’acqua. L’abbiamo intervistato.

Un nuovo libro su Bauman: come nasce l’idea e in cosa consiste la sua specificità?

Nasce da un invito della coordinatrice del Festival della Sociologia di Narni, Maria Caterina Federici: l’anno scorso vi partecipai in ottobre, per presentare Elogio della letteratura, e accolsi con gioia la sua proposta di curare un numero monografico della loro rivista. La specificità del volume risiede nel fatto che in Italia è stato pubblicato moltissimo di Bauman ma quasi nulla su di lui; visti i miei rapporti di amicizia con gli altri suoi amici, decisi di esortarli a offrire un loro saggio, trattando ciascuno un aspetto differente – per esempio Daniele Francesconi, il direttore del Festivalfilosofia, dove Bauman era ospite fisso, ha parlato di Bauman nel rapporto diretto con il suo uditorio; Benedetto Vecchi, che aveva studiato approfonditamente anche l’opera di Bauman antecedente al suo successo planetario, ha rintracciato le sorgenti da cui sarebbero zampillate le sue opere più famose ecc.

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MATHEMATICA AD INFINITUM 0, 1, ∞ – Terza parte

> Vito J. Ceravolo*

Indice:

TERZA PARTE – SISTEMI EXTRANATURALI E NUMERI INIMMAGINABILI

1. Sistemi extranaturali
2. Numeri inimmaginabili
3. Al confine dell’ultimo numero

CONCLUSIONE

TERZA PARTE
SISTEMI EXTRANATURALI E NUMERI INIMMAGINABILI

1. Sistemi extranaturali

Abbiamo visto come tutta la natura e tutti i numeri si comportano con lo zero e l’infinito dando il medesimo risultato, come se tutti fossero la stessa cosa, lo stesso numero, come se tutti nei loro confronti si comportassero come fossero 1 (principio di Reductio ad 1).

Per ogni n diverso da zero e infinito:
0×n=0;
n×0=0;
0/n=0;
n/0=∞;
n+0=n;
0+n =n;
n0=n;
0–n=–n;
×n=∞;
∞=∞;
/n=∞;
n/∞=0;
∞+n=0;
n+∞=0;
∞–n=1;
n–∞=∞.

Il fatto che la natura ricorra alla cardinalità ad infinitum dell’insieme 1 per rapportarsi con lo 0 e l’∞, i quali risultano indifferenti alle differenze del mondo naturale; ciò matematicamente lo interpretiamo con questo significato: i numeri fondanti 0 e ∞ non fanno parte dell’insieme 1 dei numeri naturali; ed effettivamente il Niente non esiste in natura (se non in forma parziale come niente relativo, cioè come principio regolatore fra positivo e negativo o come «simbolico congegno posizionabile» che consente al nostro sistema in base 10 di funzionare) né l’infinito può essere percepito in una natura limitata (se non in forma parziale come «infinito potenziale»). Sicché ogni naturale nel relazionarsi con lo 0 e l’∞ si sta relazionando con qualcosa posto fuori dall’unità del proprio insieme naturale. Questa la chiamo «relazione ad infinitum extranaturale», quella operazione per cui, indifferentemente alle differenze naturali, il risultato non cambia. Continua a leggere


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Le ragioni del Buddha. Un libro Meltemi di Diego Infante

> di Paolo Calabrò

Esiste la possibilità di un dialogo fra Oriente e Occidente (a partire proprio dalla riflessione su queste due categorie iniziali: insomma, esistono davvero un “oriente” e un “occidente”, o non è forse vero che siamo sempre a est e a ovest di qualcuno altro? Ovvero ancora: non sarebbe ora di cominciare a guardare le cose con occhi un po’ meno postcoloniali?); e, se esiste: su quali basi va fondata? È salutare infatti riflettere su una questione centrale: nessuna civiltà (nessuna ideologia, o religione, o autorità politica) possiede oggi le soluzioni generali ai nostri problemi globali. Un dialogo tra culture diverse, anche quelle più lontane o considerate incompatibili, pertanto, si impone; per venir fuori da un’impasse che non è più soltanto teoretica – ma lo è mai stata davvero, del tutto? – bensì concreta e urgente, data la catastrofe ambientale e climatica all’orizzonte (tanto per dirne una e per tacere di quella umana e sociale).

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MATHEMATICA AD INFINITUM 0, 1, ∞ – Seconda parte

> Vito J. Ceravolo*

Indice:

SECONDA PARTE – FONDAZIONE DELLA NATURA

Capitolo Primo: Portali al mondo naturale
1. Luogo della naturalizzazione dei numeri fondanti
2. Porta d’accesso ai numeri naturali da quelli fondanti
3. Le parti della natura

Capitolo Secondo: Costruzione del mondo naturale
1. Costruzione dell’unità
2. Costruzione insiemistica dei numeri naturali dai numeri fondanti
3. Costruzione seriale dei numeri naturali dai numeri fondanti

Capitolo Terzo: Naturalizzazione dell’aritmetica fondante
1. Operazioni assolute
2. Operazioni fra numeri naturali e fondanti
3. Operazioni fra numeri naturali
4. Naturalizzazione dell’aritmetica trina

SECONDA PARTE
FONDAZIONE DELLA NATURA

Capitolo Primo
PORTALI AL MONDO NATURALE
0, 1 , ∞

 1. Luogo della naturalizzazione dei numeri fondanti

Trattati i caratteri generali dell’aritmetica trina, il nostro compito è adesso mostrare il passaggio dai numeri fondanti a quelli naturali. Qui spieghiamo “dove” ciò avviene. Nel successivo capitolo spieghiamo “come” avviene. Incominciamo ricordando il valore dei fondanti:

  • 0 è l’assenza di valore, qualcosa che non inizia;
  • 1 è la totalità (insieme) di ogni valore (numero), qualcosa che non finisce;
  • ∞ è il limite fra il Niente è il Tutto, lo scarto che li separa e il confine che li unisce, ciò che non appartiene solo all’1 o solo allo 0, poiché proprio di entrambi assieme.

Da queste definizioni, possiamo escludere l’infinito in atto dalle possibili manifestazioni naturali: se ogni nostra percezione è possibile all’interno della nostra finita sensibilità, allora tale finitezza esclude l’infinito in atto dalle possibili manifestazioni naturali a noi sensibili.[1] Continuiamo escludendo lo zero assoluto dalle possibili manifestazioni naturali: se il vuoto pneumatico è concettualmente e fisicamente impossibile per l’impossibilità di ottenere l’assenza di tutto, allora la sua manifestazione naturale è impossibile. Concludiamo affermando l’uno come luogo dove la natura può manifestarsi: se ogni manifestazione naturale è possibile solo per l’unità (individuale) per cui è tale, «non essendo possibile che possa esistere un essere senza l’unità per cui è tale»,[2] allora ogni natura nella sua unità si manifesta nel Tutto (uno).

Abbiamo così la «caratterizzazioni del Tutto come luogo in cui la natura può compiersi», predicato di ogni unità naturale. Continua a leggere