
Uno dei luoghi in cui l’ecosistema digitale manifesta in modo più evidente la propria incidenza sulle strutture fondamentali dell’esperienza vissuta è senza dubbio quello dell’intersoggettività. L’esperienza dell’altro, lungi dall’essere semplicemente mediata da strumenti tecnologici, risulta al momento del tutto ristrutturata nelle sue condizioni fenomenologiche di possibilità, e segnatamente riguardo a presenza, reciprocità e riconoscimento. Ciò che viene in questione non è soltanto come ci relazioniamo agli altri, ma che cosa significa fare esperienza dell’altro all’interno di un ambiente caratterizzato da visibilità permanente oltre che da esposizione riflessiva.
Un riferimento fenomenologico imprescindibile è costituito dall’analisi sartriana dello sguardo. In L’essere e il nulla, Sartre descrive l’irruzione dell’altro nella mia esperienza non come un evento neutro, ma come una trasformazione radicale del mio modo di essere-al-mondo (J.-P. Sartre, L’essere e il nulla, Il Saggiatore, Milano, 2023).
Lo sguardo non è qui una semplice percezione visiva, ma una struttura ontologica dell’intersoggettività. In altri termini, attraverso lo sguardo dell’altro, il soggetto fa esperienza di sé come esposto, valutabile, potenzialmente giudicabile. In questa dinamica si produce una tensione costitutiva tra soggettività ed oggettivazione, che non può essere eliminata senza dissolvere l’esperienza intersoggettiva medesima.
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