Filosofia e nuovi sentieri

«Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L’un compito è proprio del genio che crea, l’altro della perspicacia che perfeziona» Denis Diderot


Lascia un commento

Alla ricerca della mente animale. Un saggio Apeiron di Roberto Marchesini

> di Sandro Vero

Etologia Cognitiva è un lavoro percorso da una forte tensione culturale: la sua tesi fondamentale è quella che gli animali hanno una mente, non sono cioè organismi vitali mossi da semplici automatismi funzionali ma soggetti che possiedono la disponibilità di piani, procedure, gerarchie sia nel processamento delle informazioni che nella messa in atto dei comportamenti finalizzati al raggiungimento degli obiettivi. L’Autore, Roberto Marchesini, è insieme filosofo ed etologo e ciò si apprezza nel taglio epistemologico del libro, che alterna il ricorso alle concrete indicazioni empiriche derivanti dal lavoro di osservatore alle puntualizzazioni teoriche e metateoriche del pensatore. I concetti sui quali è imbastito il lungo processo dimostrativo dell’esistenza di una cognizione animale sono troppi per essere analizzati in una recensione, si impone dunque una sorta di estrapolazione di quelli che riteniamo essere fondamentali e più ricorrenti: l’antitesi fra associazionismo (comportamentismo) e cognitivismo, la motivazione, la soggettività.

Continua a leggere


1 Commento

Uomo, una mente molto inquieta. Breve riflessione intorno a “La Mente Inquieta. Saggio sull’Umanesimo” di Massimo Cacciari [Einaudi, 2019].

Francesco Brusori

Chiediamoci subito: ciò che passa sotto l’etichetta storiografica di «rinascimento» o «umanesimo» è solo diretto sinonimo di quella «rinascita» di cui Giorgio Vasari parla in relazione alla storia delle belle arti? Nulla di più complesso e radicale? Per dirla con Kristeller, nulla di meno vago? Ebbene il tentativo di Massimo Cacciari ne La Mente inquieta [La Mente Inquieta. Saggio sull’Umanesimo, Einaudi, Torino 2019] è precisamente quello di rispondere in modo indiretto ma rigoroso – con parole e con una preziosa raccolta iconografica che arricchisce nell’insieme il testo – a tali interrogativi, attuando un puntuale approfondimento dell’itinerario intellettuale che vede in Lorenzo Valla, Leon Battista Alberti, Giovanni Pico della Mirandola, Leonardo Bruni, Marsilio Ficino – tanto per citarne alcuni – degni e autentici esponenti di quella che per Cacciari deve riconoscersi come peculiarissima «età assiale» ed «epoca di crisi». Del resto, come potrebbero spiegarsi quelle straordinarie e rivoluzionarie teorie dell’arte per cui il rinascimento è ricordato, qualora non si ammettesse di necessità una «implicita filosofia dell’arte» o una relativa «antropologia filosofica» (p. 5)?
Continua a leggere


4 commenti

La “fucina del mondo”. Modi della complessità

>di Giuseppe Brescia*

“Complessità”, dall’etimo “*cum-plexus”, “tessuto insieme”, è caratterizzazione centrale nel pensiero sociologico contemporaneo, da risultare operante nelle rivisitazioni di ermeneutica filosofica, nelle prosecuzioni di epistemologia e teoria fisica, nelle dottrine dello storicismo o negli studi di bioetica.

Continua a leggere


1 Commento

Rimbaud e il “doppio mostruoso”

> di Luca Ormelli*

Con questo articolo mi prefiggo di offrire una interpretazione trasgressiva della celeberrima affermazione di Rimbaud «Io è un altro» e, di conseguenza, del suo ripudio definitivo – apparentemente inspiegabile almeno quanto dibattuto – della poesia e della letteratura alla luce del processo di identificazione/mimesis così come tratteggiato da René Girard ne La violenza e il sacro (R. Girard, La violenza e il sacro, Adelphi, Milano 1980. Le citazioni sono da intendersi relative a questa edizione di riferimento). Continua a leggere


Lascia un commento

L’obbligo impossibile di Ross. Un assaggio di paradossi deontici (con presentazione formale esplicata)

> di Alessandro Pizzo*

Impossibilità. E, dunque, possibilità

Supporremo noto che la logica matematica non si è costituita in antitesi a quella classica (antica e medioevale) rappresentandone piuttosto lo sviluppo (Geymonat, Scienza e realismo, p. 36)

La natura di queste limitazioni è ovviamente determinata da quella che lo o gli studiosi ritengono essere la ‘vera’ radice del male. Ed è qui che le opinioni divergono notevolmente (Casari, Questioni di filosofia della matematica , p. 31)

Continua a leggere


Lascia un commento

Pensare per «ritratti». Un libro Adelphi di Massimo Cacciari

> di Francesco Brusori

Massimo Cacciari non è nuovo a riflessioni profonde che pretendano di attingere un piano sovra-intuitivo e tanto straordinario quanto fuggevole, quale quello su cui si articola un pensiero interessato a interrogarsi su questioni spirituali, religiose. Nel saggio Doppio ritratto: San Francesco in Dante e Giotto (Adelphi, Milano 2012) egli non si sottrae a un’analisi della eccezionale figura del Santo di Assisi che parta da due prospettive differenti: Dante, da un lato, e Giotto, dall’altro. Che sia possibile ravvisare significative analogie tra la rappresentazione dantesca e quella giottesca sulla cui base chiarificare il volto del Santo e, più radicalmente, il portato di senso dell’opera da lui storicamente compiuta? Il sapore di tale interrogativo apre dunque il saggio e tutto acquista maggiore forza a fronte dell’anticipazione offerta dall’Autore stesso già tra le prime pagine:«in nulla Francesco è più profondamente imitazione del suo Cristo che nell’essere tradito» (p. 19).

Continua a leggere


1 Commento

Gangbang. Lo spirito della poesia in un libro Controluna di Luca Ormelli

> di Daniele Baron e Paolo Calabrò

Luca Ormelli nasce a Padova nel 1974. Dopo gli studi in Filosofia presso la locale Università vagabonda di impiego in impiego. Attualmente lavora come analista informatico. ‘Gangbang’ è la sua prima pubblicazione poetica. Alcuni suoi inediti erano già apparsi in rete.

 

Parla dei trent’anni come di una frontiera: in che senso?

La frontiera tra la giovinezza, la spensieratezza per definizione e l’età adulta. Ritenere che una società edonistica e rivolta al consumo quale l’attuale favorisca la maturazione di idee proprie, autonome – non intendo ‘originali’ – è ingenuo oltreché anacronistico. E all’anacronismo preferisco di gran lunga l’inattualità.

Continua a leggere


Lascia un commento

Dove abita il bello?

> di Luca Pantaleone*

La_nascita_di_Venere_(Botticelli)Rispondere alla domanda su dove abiti il bello equivale a chiedersi due cose. Innanzitutto se esso possa “abitare” un luogo, nel senso usuale del termine. In secondo luogo poi, in che cosa consista l’essenza del bello, o secondo quali modalità questo si manifesta. Sono due domande molto profonde, su cui la filosofia si interroga da secoli. Continua a leggere


1 Commento

La pace ritrovata: il desiderio che emancipa

> di Alberto Busetto *

I nostri desideri non sono spontanei! Siamo disposti a grandi sforzi per assomigliare agli altri, scegliamo e agiamo ispirati, illuminati e tormentati da coloro che abbiamo attorno. Ammettiamolo: i nostri desideri non sono semplici linee rette orientate verso un oggetto, dietro quest’ultimo scorgiamo la ricerca del riconoscimento.
René Girard era convinto che il desiderio è mimetico, cioè: imitazione. Ne abbiamo parlato nell’intervento precedente ed ora abbiamo la possibilità di aggiungere qualcosa.
La mimesi non è un’idea originale nella storia del pensiero, è però originale analizzarla nella sua declinazione acquisitiva. I comportamenti di appropriazione fino a Girard erano sempre stati scartati a favore delle analogie più superficiali. Eppure il mimetismo del desiderio infantile è riconosciuto da tutti: il desiderio adulto non è diverso in nulla, se non per il fatto che l’adulto, specie nel contesto culturale attuale, si vergogna il più delle volte di modellarsi sugli altri.
Proviamo allora a riflettere sull’invidia, l’irritazione provata allorché un desiderio viene accidentalmente contrastato, e sulla gelosia, il sentimento di impotenza che viene a opporsi allo sforzo profuso per acquisire una certa cosa, dal momento che essa appartiene ad altri: possiamo accontentarci di definire l’intossicazione psicologica provata come una miscela di illusione e di paralisi? È difficile pensare che siano tutti vittime di un caso disgraziato! Che cosa può dunque concretamente implicare tale “temperamento geloso” o tale “natura invidiosa” se non una irresistibile attitudine di porsi a confronto? Il malumore che ne segue può essere giustificato solo dalla presenza di un modello venerato e disprezzato allo stesso tempo.
La configurazione del desiderio è triangolare, questo ci ha insegnato Girard. Le conseguenze di questa considerazione sono capitali. Sviluppiamo allora il ragionamento.
Abbiamo introdotto il tema altrove (Busetto 2017): due spigoli del triangolo sono occupati da un soggetto che desidera e dall’oggetto desiderato, materiale o intangibile poco importa. Ma è la terza estremità della figura geometrica che consente di avanzare nel racconto che abbiamo intrapreso: il modello.
Continua a leggere


Lascia un commento

Violenza e pace. La nascita della cultura umana nella teoria di René Girard

> di Alberto Busetto*

L’antropologia di René Girard comincia con un’asserzione: il desiderio umano è mimèsi, imitazione (Girard 19812, 7-47). Ma imitazione di che cosa? Di un modello che affascina. Il desiderio mimetico è pertanto triangolare, formato cioè da colui che imita (il soggetto), da un modello che in virtù del suo fascino viene imitato, e da un oggetto che involontariamente il modello indica come desiderabile.
Il desiderio secondo l’altro è il principio attivo universale della condizione umana, in ogni tempo e luogo. Due prove: la prima, le differenze tra ciò che viene ritenuto desiderabile nelle varie culture, che ci fanno pensare che non esistano oggetti desiderabili in sé; la seconda, la moltitudine di uomini con la spiccata tendenza a desiderare le medesime cose, che ci fa pensare che non esistano soggetti sovrani nelle scelte (Girard 1999, 11).

Continua a leggere


Lascia un commento

La “circostanza” di Ortega e la “situazione” di Sartre

Fabio Laiso*

La filosofia di Ortega y Gasset è comunemente definita razional-vitalismo o della ragion vitale, facendo coesistere in un’unica formula due termini che prima facie ci sembrano del tutto inconciliabili. L’assunto di partenza della gnoseologia proposta dal filosofo spagnolo è che ogni atto di coscienza sia irriducibile a qualsiasi riflessione; l’oggetto che io percepisco non è identico a se stesso nell’atto della riflessione, per essere colto autenticamente dovrò afferrarlo solo nella sua “esecutività”. Nel passaggio tra udire un suono e sentire di udire un suono, quel suono non è più il medesimo ma è come se subisse l’influenza del Me, facendosi non più un suono tra tutti quelli che compongono la polifonica sinfonia del mondo, ma irrimediabilmente il mio suono. Se cerco l’essenza di quel suono tendo a separarlo dal Me che ascolta; per converso, se mi rivolgo al pensiero del suono per poterlo conoscere lo separo dal mondo che lo ha generato. Come uscire da quest’aporia che da più di duemila anni attanaglia la filosofia? Continua a leggere


Lascia un commento

Empatie. Un libro Cortina di Laura Boella

> di Alessandra Peluso *

Dalla modernità descritta in maniera encomiabile da Georg Simmel dove vige una società del conflitto e della tragedia, si giunge alla contemporaneità, all’interno della quale ancora alberga una conflittualità, un’alienazione aberrante dovuta ad un’assenza di ruoli, ad una sovrabbondante esposizione del sé che non sembra per l’individuo avere la capacità di recuperare la propria identità, la propria umanità in un laboratorio di esperienze a volte inconsapevoli e irresponsabili. E in tale contesto, si colloca come la lanterna di Diogene, o un lume della ragione, il saggio di Laura Boella dal titolo “Empatie. L’esperienza empatica nella società del conflitto”, pubblicato da Raffaello Cortina Editore.

Continua a leggere