Filosofia e nuovi sentieri

«Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L’un compito è proprio del genio che crea, l’altro della perspicacia che perfeziona» Denis Diderot


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Xenofemminismo: il presente in azione

> di Davide Molinari

I motivi di interesse per il testo Xenofeminism di Helen Hester sono molteplici. Questo libro contiene una personale elaborazione dell’autrice rispetto ai temi contenuti ne Manifesto Xenofemminista, uscito nel 2015 a cura del Collettivo Laboria Kuboniks del quale Heaster è una dei membri. In primo luogo quindi si tratta di un lavoro di chiarimento, puntualizzazione e completamento di questo progetto passato. Questa impostazione che si trova a metà strada tra il divulgativo, il didattico e il polemico risulta coinvolgente non solo per la chiarezza dell’esposizione, ottenuta grazie a esempi concreti sui quali si poggia l’analisi, ma anche per riferimenti ad altre autrici puntualmente citate con le quali (o contro cui) si sviluppa l’analisi. Questo permette al lettore non esperto dei mondi femministi tanto di avere tanto un abbozzo di quadro generale della situazione teorica attuale, come una chiara esposizione dei punti che l’autrice vede come salienti della propria teoria Xenofemminista.

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Il racconto delle passioni. Un libro Bonanno di Sandro Vero

> di Redazione

Le passioni, solitamente considerate materiale refrattario rispetto alle logiche insinuanti del capitalismo, offrono in realtà a quest’ultimo una formidabile occasione per una completa penetrazione nella soggettività. Si tratta, tuttavia, non delle passioni nella loro sostanza incandescente, difficilmente governabile, bensì del loro dirsi, del loro narrarsi. In altre parole, al capitalismo fa gola la narrazione passionale, se ne impossessa e ne ripropone incessantemente ogni declinazione possibile, purché serva a imbrigliare il soggetto nelle sue trame fondamentali: il consumo e il debito. La vicenda passionale è così vista su due livelli: quello alto, dei fondamenti di una semiotica del racconto passionale; quello basso, delle storie concrete in cui si articola. Il racconto delle passioni è il secondo capitolo di un ideale trittico iniziato con Il mito Infinito (Il Prato, 2016), uno studio sul carattere circolare dei miti del capitalismo.

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1 Commento

Uomo, una mente molto inquieta. Breve riflessione intorno a “La Mente Inquieta. Saggio sull’Umanesimo” di Massimo Cacciari [Einaudi, 2019].

Francesco Brusori

Chiediamoci subito: ciò che passa sotto l’etichetta storiografica di «rinascimento» o «umanesimo» è solo diretto sinonimo di quella «rinascita» di cui Giorgio Vasari parla in relazione alla storia delle belle arti? Nulla di più complesso e radicale? Per dirla con Kristeller, nulla di meno vago? Ebbene il tentativo di Massimo Cacciari ne La Mente inquieta [La Mente Inquieta. Saggio sull’Umanesimo, Einaudi, Torino 2019] è precisamente quello di rispondere in modo indiretto ma rigoroso – con parole e con una preziosa raccolta iconografica che arricchisce nell’insieme il testo – a tali interrogativi, attuando un puntuale approfondimento dell’itinerario intellettuale che vede in Lorenzo Valla, Leon Battista Alberti, Giovanni Pico della Mirandola, Leonardo Bruni, Marsilio Ficino – tanto per citarne alcuni – degni e autentici esponenti di quella che per Cacciari deve riconoscersi come peculiarissima «età assiale» ed «epoca di crisi». Del resto, come potrebbero spiegarsi quelle straordinarie e rivoluzionarie teorie dell’arte per cui il rinascimento è ricordato, qualora non si ammettesse di necessità una «implicita filosofia dell’arte» o una relativa «antropologia filosofica» (p. 5)?
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Pensare per «ritratti». Un libro Adelphi di Massimo Cacciari

> di Francesco Brusori

Massimo Cacciari non è nuovo a riflessioni profonde che pretendano di attingere un piano sovra-intuitivo e tanto straordinario quanto fuggevole, quale quello su cui si articola un pensiero interessato a interrogarsi su questioni spirituali, religiose. Nel saggio Doppio ritratto: San Francesco in Dante e Giotto (Adelphi, Milano 2012) egli non si sottrae a un’analisi della eccezionale figura del Santo di Assisi che parta da due prospettive differenti: Dante, da un lato, e Giotto, dall’altro. Che sia possibile ravvisare significative analogie tra la rappresentazione dantesca e quella giottesca sulla cui base chiarificare il volto del Santo e, più radicalmente, il portato di senso dell’opera da lui storicamente compiuta? Il sapore di tale interrogativo apre dunque il saggio e tutto acquista maggiore forza a fronte dell’anticipazione offerta dall’Autore stesso già tra le prime pagine:«in nulla Francesco è più profondamente imitazione del suo Cristo che nell’essere tradito» (p. 19).

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Le ragioni del Buddha. Un libro Meltemi di Diego Infante

> di Paolo Calabrò

Esiste la possibilità di un dialogo fra Oriente e Occidente (a partire proprio dalla riflessione su queste due categorie iniziali: insomma, esistono davvero un “oriente” e un “occidente”, o non è forse vero che siamo sempre a est e a ovest di qualcuno altro? Ovvero ancora: non sarebbe ora di cominciare a guardare le cose con occhi un po’ meno postcoloniali?); e, se esiste: su quali basi va fondata? È salutare infatti riflettere su una questione centrale: nessuna civiltà (nessuna ideologia, o religione, o autorità politica) possiede oggi le soluzioni generali ai nostri problemi globali. Un dialogo tra culture diverse, anche quelle più lontane o considerate incompatibili, pertanto, si impone; per venir fuori da un’impasse che non è più soltanto teoretica – ma lo è mai stata davvero, del tutto? – bensì concreta e urgente, data la catastrofe ambientale e climatica all’orizzonte (tanto per dirne una e per tacere di quella umana e sociale).

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Empatie. Un libro Cortina di Laura Boella

> di Alessandra Peluso *

Dalla modernità descritta in maniera encomiabile da Georg Simmel dove vige una società del conflitto e della tragedia, si giunge alla contemporaneità, all’interno della quale ancora alberga una conflittualità, un’alienazione aberrante dovuta ad un’assenza di ruoli, ad una sovrabbondante esposizione del sé che non sembra per l’individuo avere la capacità di recuperare la propria identità, la propria umanità in un laboratorio di esperienze a volte inconsapevoli e irresponsabili. E in tale contesto, si colloca come la lanterna di Diogene, o un lume della ragione, il saggio di Laura Boella dal titolo “Empatie. L’esperienza empatica nella società del conflitto”, pubblicato da Raffaello Cortina Editore.

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Il Narciso di Skovoroda

> di Daniele Baron

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Da poco edito il libro di Hryhorij Skovoroda (pron. Skovorodà) Narciso. Discussione sul tema: Conosci te stesso, Apice Libri, 2018 Sesto Fiorentino (FI), rappresenta la prima traduzione italiana integrale e critica di un’opera filosofica del pensatore ucraino.
H. Skovoroda (1722-1794) è considerato l’ultimo esponente del barocco ucraino e il fondatore della filosofia dell’Europa orientale.
Al lettore risulta particolarmente utile il prezioso lavoro del curatore Giuseppe A. Perri, esperto dell’autore, oltre che della cultura e della storia dell’Ucraina moderna. Essendo Skovodora un autore poco noto in Italia e lontano nel tempo, infatti, per una comprensione piena del suo libro diventa indispensabile conoscere qualcosa in più sulla sua biografia e sul contesto storico e culturale in cui è vissuto. A questo scopo ci vengono in aiuto l’ottima e approfondita introduzione di Perri e le folte note che accompagnano il testo. Continua a leggere


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Conoscenza ignoranza mistero. Un saggio Cortina di Edgar Morin

> di Piero Borzini

Edgar Morin (1921) è uno dei “grandi vecchi” dal pensiero sempre attuale. Non ho remore a confessare che egli è stato per me uno degli imprescindibili punti di riferimento intellettuale, in modo particolare per quel che riguarda il pensiero complesso e le riflessioni sociologiche in tema di cultura, comunicazione, istruzione, e relazioni tra scienze e umanesimo. Il primo dei suoi libri che mi è capitato fra le mani – Il paradigma perduto: che cos’è la natura umana? Bompiani, 1974) – mi aveva letteralmente folgorato per gli innumerevoli spunti di riflessione che vi avevo inaspettatamente trovato. Erano i primi anni Ottanta. Da allora, ho letto diversi saggi e articoli del sociologo francese. Di notevole influenza sul corso dei miei pensieri sono stati: Introduzione al pensiero complesso (1993), Le vie della complessità (in La Sfida della complessità, a cura di Gianluca Bocchi e Mauro Ceruti, 1997), L’identità umana (2002), Sette lezioni sul pensiero globale (2016). In questi giorni ho letto uno dei suoi ultimi saggi, Conoscenza, ignoranza, mistero (Raffaello Cortina, 2018), ed ho provato una stretta al cuore. Nelle sezioni dedicate alla conoscenza e all’ignoranza ho trovato molte conferme e sempre freschi stimoli. L’ultima sezione, ove si tratta il mistero, accanto a stimolanti aperture su un tema che appartiene alla storia antica del genere umano, ho trovato tuttavia affermazioni affrettate, opinioni mal supportati da fatti (cosa insolita per lui), affermazioni che definirei febbricitanti e – se posso permettermi un sacrilegio – errori di metodo.

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L’io reciproco. Lo sguardo di Simmel. Un saggio Mimesis di Antonio De Simone

> di Alessandra Peluso

Il silenzio è la notte oscura della parola, ma è in questa notte che il pensiero germoglia. La più elevata funzione del silenzio si rivela in quello spazio che deve crearsi, affinché sia possibile il dialogo, l’incontro; nel silenzio il lettore, l’interlocutore riesce a relazionarsi con se stesso, con l’altro ed avverte lo sguardo, quello disincantato di Georg Simmel. Uno sguardo esteso, divino, provvidenziale del quale ne è intrinseco il pensiero. Se Zeno ha ricorso alla scrittura per curare i suoi mali e riprendere il potere della parola, si pensi a “La coscienza di Zeno”, di Italo Svevo, questa distonia non appartiene di sicuro al filosofo tedesco che è andato oltre la parola, ha contagiato secoli e secoli con le sue teorie filosofica, politica, sociologica, pedagogica e senza porsi l’intento della cura, certamente, leggendolo, qualche male lo si riesce a risolvere.

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Alterità. L’identità come relazione. Un saggio Mucchi di Roberto Marchesini

> di Luca Pantaleone

In un testo del 2016 (R. Marchesini, Alterità – L’identità come relazione, Mucchi Editore, Modena, 2016) l’etologo e filosofo Roberto Marchesini avanza una nuova proposta di antropologia filosofica, cioè di costruzione dell’identità umana, che pone al centro l’alterità e l’ibridazione animale quali unici elementi in grado di traghettarci verso una dialettica sociale post-umana.

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Il pensiero complesso e l’incertezza del sapere. Intervista a Edgar Morin di Fabrizio Li Vigni

di Gianluca Valle *

Il volume del giovane studioso Fabrizio Li Vigni si presenta come una breve introduzione al pensiero della complessità, impreziosita da un’intervista – prevalentemente di carattere biografico – al filosofo e sociologo francese Edgar Morin. Il libro risulta diviso in due parti: la prima, in cui Li Vigni ripercorre le matrici culturali del paradigma della complessità, soffermandosi sul contributo di Morin che di esso ha fornito una compiuta teorizzazione filosofica; la seconda, in cui Morin risponde alle domande di Li Vigni, Jean Foyer e Christophe Bonneuil sul suo variegato itinerario intellettuale, sugli incontri che più lo hanno influenzato, sulla gestazione della sua opera più sistematica Il metodo (6 volumi composti in un arco temporale compreso tra il 1977 e il 2004), sulle difficoltà di ricezione del suo pensiero, in particolare in Francia e soprattutto da parte delle istituzioni accademiche.

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Ivan Illich. Il mondo a misura d’uomo 

> di Daniele Baron

Il libro monografico, da poco pubblicato, che Paolo Calabrò dedica al pensatore austriaco e prete cattolico Ivan Illich, Ivan Illich. Il mondo a misura d’uomo, Pazzini Editore, 2018 Villa Verucchio (RN), è un’agile introduzione al suo pensiero che si segnala per un grande pregio: quello di riuscire a dare un quadro complessivo e equilibrato della sua opera.
Data l’attenzione di Illich al particolare, ai temi concreti, trattati con uno stile unico, che mescola sociologia, linguistica e filosofia, c’è il rischio di perdere di vista l’insieme dell’affresco; data l’efficacia della sua corrosiva pars destruens, un lettore disattento potrebbe non cogliere l’importanza delle sue concrete proposte.
Ecco perché l’opera di Calabrò è preziosa: non è solo un utile riassunto di ciò che Illich ha detto nelle sue pubblicazioni, ma, in primo luogo, è un punto di raccordo che permette di fare emergere dalle tematiche particolari una posizione generale coerente e articolata e, in secondo luogo, mostra come Illich non abbia mai smesso di contrapporre nuovi ideali agli idoli che intende abbattere. Continua a leggere