Filosofia e nuovi sentieri

«Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L’un compito è proprio del genio che crea, l’altro della perspicacia che perfeziona» Denis Diderot


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Pensiero convergente

L’opera di Stefano Fontana: La filosofia cristiana. Uno sguardo unitario sugli ambiti del pensiero, si presenta fin dal titolo molto impegnativa. Ripercorrere in un libro di trecento pagine un pensiero che si svolge da duemila anni non è impresa agevole.

La Rivelazione ebraico-cristiana unita alla razionalità greca ha dato origine ai fondamenti teologici del cristianesimo. Se nella Tarda Antichità e nell’Alto Medioevo filosofia e teologia costituivano un tutt’uno, con il pensiero scolastico cominciò a delinearsi una certa distinzione. Dapprima ancilla theologiae, la filosofia cristiana è divenuta in seguito regina di un regno minore, continuando la sua opera fino ai nostri giorni, in un mondo che nel frattempo si è ampliato enormemente. Ora una filosofia cristiana, variamente declinata, nel panorama generale conserva una posizione di tutto rispetto, in un continuo confronto con altre visioni del mondo.

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PENSARE OLTRE nuovo saggio di Marco Senaldi. La filosofia come diagnosi e cura

Uno scarabocchio di matite colorate rende percettibile quella trasparenza acromatica che ci fa dire che siamo dietro il vetro di una finestra. La copertina è in estrema sintesi il messaggio fondamentale del libro. Marco Senaldi con gli strumenti tratti dalla storia della filosofia, ma anche attraverso numerose altre forme di conoscenza, intende farci partecipi di ciò che ci avvolge e ci scorre intorno ma che non vediamo.

Non a caso il primo pensatore che chiama in causa è Spinoza, che con i vetri e le lenti si guadagnava da vivere e che purtroppo saranno anche causa della sua morte precoce. Lo fa accennando a quel tratto dell’Etica nel quale il filosofo seicentesco analizza more geometrico gli affetti o sentimenti fondamentali. La Tristitia e la Laetitia da cui scaturiscono l’amore e l’odio, se per Spinoza sono modi dell’attributo pensiero procedenti dall’unica sostanza divina, per il Nostro sono anche occasioni per meglio comprendere la situazione attuale. Parla della tristezza come di un profondo senso di inadeguatezza che ci impedisce di agire positivamente. «Per salvarci da questa tristezza interiore, invece di far leva su di noi o di unirci ad altri rafforzando la “potenza” (Laetitia), spesso tendiamo a “spostare” il nostro problema “attribuendolo all’idea di una causa esterna”» (p. 15).

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Brevi lezioni di Botanica. Rileggiamo Rousseau

Una succinta nota introduttiva di Anna Faro, curatrice e traduttrice, ci porta a riconsiderare quest’opera del grande filosofo ginevrino. La potremmo ritenere marginale quanto all’ampiezza e ai contenuti: come si spiega ai bambini il mondo vegetale, ed anche perché è stesa dopo che le sue opere principali, Il Contratto sociale e l’Emilio, già erano state prodotte provocando sulle prime più contestazioni che consensi. Parigi e Ginevra lo rifiutano, Rousseau trova accoglienza in Inghilterra presso il filosofo David Hume, poi torna in Francia e si dedica all’osservazione del gran libro del mondo, in particolare del regno vegetale, che egli considera il più bello dei tre che la natura ci offre. È il periodo, dal 1770 fino al termine della sua esistenza 1778, delle sue passeggiate solitarie, che rinfrancano il corpo e permettono di fantasticare, senza peraltro dimenticare la ragione.

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