
La democrazia è antiquata, è quanto afferma Marco Revelli con il titolo della sua recente opera pubblicata lo scorso maggio. Nessun tentennamento nessun punto interrogativo o punti di sospensione a mitigare questo severo giudizio. Chi conoscesse l’autore solo per questo libro e ne avesse cominciato una lettura leggera potrebbe pensare che lo scopo sia mostrare tutte le involuzioni che la democrazia moderna ha vissuto fino al punto di diventare qualcosa di superato, antiquato, non più utilizzabile quindi da buttare.
Revelli stesso ad un certo punto afferma: «Ho esitato a lungo prima di decidere di rendere pubbliche queste mie amare considerazioni sullo stato della democrazia reale. Il rischio di portar acqua al mulino dei veri ‘nemici della democrazia’ l’avevo ben presente» (p. 136). Del resto l’amarezza che confessa, si coglie in tutta la lunga parte in cui parla delle storture di quella che chiamiamo democrazia. Del resto, «Continuare a sovrapporre un’immagine illusoria a un corso del mondo, che va in direzione ostinata e contraria non solo è inutile, ma anche in qualche modo colpevole» (p. 137).
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