
Il y a là cendre, vi è là cenere, espressione che appare alla fine di un’opera di Jacques Derrida intitolata “Dissémination”: un tessuto di citazioni, come chiarisce la prefazione. Sembrerebbe che l’accento che ha trasformato l’articolo determinativo femminile singolare in avverbio di luogo, ma in un certo senso anche di tempo (in quel tempo là), sia un semplice refuso. Oltretutto leggendo la breve citazione con il là o con il la i suoni non cambiano, solo una minuscola distanziazione dopo il là differenzia la versione voluta dal sospetto di un refuso.
Se l’autore della frase avesse scritto il y a là de la cendre, il discorso sarebbe finito nell’ovvietà, chiuso ad ogni altra considerazione. Una certa quantità di materia che è là e che rimane in tutta la sua fisicità, ingombrante, imbarazzante e difficile da smaltire. Nel presente saggio si parla anche di morte, di tomba, mentre non si fa alcun accenno all’urna cineraria e viene da pensare che questo modo di considerare la cenere, certamente come memoria e traccia di qualcosa, di qualcuno, ma nella fissità e nella determinatezza, stia proprio all’opposto del pensare di Derrida.
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