Filosofia e nuovi sentieri

«Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L’un compito è proprio del genio che crea, l’altro della perspicacia che perfeziona» Denis Diderot


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La metafisica tra Cartesio e Paolo Mattia Doria

Per Vico lo studioso da privilegiare per trattare di metafisica è senza dubbio Paolo Mattia Doria[1]. In effetti, nel pensatore genovese la metafisica determina buona parte del suo pensiero. Egli diventa filosofo metafisico in seguito ad alcune vicende della sua vita, che l’hanno reso protagonista.

D’altro canto, in età moderna, a partire da Cartesio, la metafisica rappresenta la tappa principale per ogni pensatore; e la stessa idea di metafisica, in quel periodo, muta. Invece la nel Medioevo la metafisica percorre gli stessi passi  della teologia, poiché può essere un supporto rilevante per dare alcune risposte per quanto riguarda l’esistenza di Dio. In età moderna alla tradizionale conoscenza della metafisica fondata esclusivamente su problemi che vanno al di là della realtà stessa, si aggiungono altri due concetti ritenuti fondamentali: l’uomo e la natura. 

A partire da Cartesio, lo studio della metafisica non incomincia da Dio, malgrado la religiosità di alcuni pensatori, bensì dall’uomo. I filosofi si rendono conto che le astrattezze di una metafisica alquanto arretrata non giova al pensiero; anzi, rende lo studio filosofico sempre più complicato. In realtà, c’è l’esigenza di comprendere e di esaminare l’uomo nei minimi dettagli; per poi giungere alla verità con decisa consapevolezza. Cartesio è l’iniziatore di una metafisica che parte dall’uomo e giunge a Dio e fino ad arrivare alle verità eterne. 

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