Filosofia e nuovi sentieri

«Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L’un compito è proprio del genio che crea, l’altro della perspicacia che perfeziona» Denis Diderot


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Il metodo e il contesto. La dottrina darwiniana e le ideologie parassitarie (parte II)

> di Piero Borzini*

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Così come nel resto d’Europa e negli Stati Uniti, anche in Italia la dottrina darwiniana si è inserita in un precostituito “contesto” sociale tutt’altro che uniforme ma piuttosto variegato e contrastato, costituito da paradigmi scientifici in contrasto uno con l’altro, da credenze e miscredenze religiose, da contrastanti principi sulle politiche economiche e sociali, da una varia e diversificata propensione da parte dei potentati politici, economici e religiosi all’espansione territoriale e coloniale, e così discorrendo. Queste diverse anime del contesto sociale si sono relazionate in modo vario con la dottrina darwiniana, talora cercando di combatterla, tal’altra cercando di sfruttarla generalizzandone alcuni aspetti peculiari, ma – in ogni caso – mai ignorandola e sempre accreditandola come dottrina a forte rilevanza sociale.

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Michele Iacono: Il silenzio, il segno e la parola

> di Pietro Piro*

«In hoc signo vinces» è forse la più bella espressione che l’uomo abbia potuto coniare.
Con questo segno vinco, con un segno pieno, visibile e tangibile,
un segno di riconoscimento da tutti testimoniato.
Il commiato della parola dal segno, fa sorgere l’uomo moderno
lasciandolo solo nella sua parola,
che ora non ritrova più il perché di quella cosa.
Il segno è rimasto come scrittura, segno amorfo di dubbia esistenza,
lontano dalla contiguità che lo legava come la sella al cavallo.
Memoria di parole e non più di cose è il vano tentativo
dei poeti di colmare quel vuoto.

[Michele Iacono, Il silenzio, il segno e la parola]

Michele Iacono - Il silenzio, il segno e la parola

I.

Il pedagogista Michele Iacono con il suo recente libro: Il silenzio, il segno e la parola [1] con una prosa densa e diretta, cerca di affrontare temi complessi e spinosi, che egli stesso definisce arcani indecifrabili: la nascita dell’uomo, della parola e della mente [2]. Consapevole della difficoltà e della sedimentazione quasi infinita su questi temi, Iacono sceglie un metodo che procede per:

«Linee d’articolazione o di segmentalità, strati, territorialità; ma anche linee di fuga, movimenti di deterritorializzazione e di destratificazione» [3].

Quello di Iacono è un libro che procede per scosse e per tagli, introducendo elementi di critica e di autocritica e poi articolando ipotesi di rottura che successivamente si ricompongono in un’argomentazione serrata e lucida. Argomentazione di cui l’autore si fa carico evitando la nevrosi della continua citazione e regalandoci un testo integro e corposo.

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