Filosofia e nuovi sentieri

«Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L’un compito è proprio del genio che crea, l’altro della perspicacia che perfeziona» Denis Diderot

Fisica e Psiche. Una teoria preliminare e strumenti di lavoro (2/2)

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> di Vito j. Ceravolo

16. Biologia fra fisica e psiche

Ho sottaciuto il concetto biologico dalle sopra analisi, limitandomi ai due estremi fisica e psiche: la biologia, cognitivamente, si frappone fra fisica e psiche nell’evoluzione “fisica-biologia-psiche”. Il passaggio da fisica a biologia è il DNA, il passaggio da biologia a psiche è il cervello. Cinque caratteristiche fisiche che prese collettivamente potrebbero identificare un essere vivente sono: riproduzione; crescita (sviluppo); adattamento; risposta; trasformazione di energia. Due caratteristiche biologiche che prese collettivamente potrebbero identificare un essere psichico sono: disposizione; intenzione.

In questo regno intermezzo fra fisica e psiche:

  • Gli esseri viventi, animati per loro natura, sono dotati di comportamenti variamente funzionali; anche il cane di Pavlov1 può avere comportamenti adattativi di tipo funzionale!;
  • I sistemi ingegneristici e le intelligenze artificiali, artifici della psiche, sono progettati per avere comportamenti variamente funzionali; anche l’artificio di Turing2 può giocare a scacchi contro l’avversario umano adattandosi in previsione di uno scopo!

Tutto ciò non accade alle pietre che hanno comportamenti adattativi esclusivamente consequenziali. Accade invece che la capacità di sentire, propria della vita biologica, manifesti barlumi funzionali, essendo il sentire l’anticamera del prendere coscienza, quindi della psiche. Accade anche che il prodotto artificiale di una mente possa essere progettato per avere comportamenti funzionali, cioè che oggetti artificiali abbiano misure funzionali, come il coltello!, o, ancora, che oggetti naturali vengano usati funzionalmente, come aprire una noce con una pietra! Insomma: il mondo intermezzo fra fisica e mente umana, è attraversato da alcuni esseri viventi e oggetti artificiali con capacità variamente funzionali, psico-animati.

17. Funzionalità psico-animate

Evolvendo Aristotele3 conosciamo tre generi di funzioni psico-animate: f nutritive-energetiche; f sensoriali-elaborative; f logiche-intellettive. Con queste, bios e artifici possono avere comportamenti variamente funzionali.

Non ci avventuriamo nei diversi livelli di funzionalità fra bios, artifici e psiche, ma riconosciamo che, in questo mondo intermezzo, bios e artifici sono “banchi di prova” alla psiche pienamente cosciente. Cioè, prima di una psiche cosciente, possiamo incontrare funzionalità psico-animate sia nella bios sia negli artifici; e bios e artifici sono i limiti sotto i quali non vi è mai funzionalità, solo consequenzialità.

Resta inteso che una bios o artificio evoluti alla capacità di pensare, avrebbero oggetti mentali extra-fisici non completamente regolabili dalla fisicità da cui si proiettano; sarebbero corpi, vivi o meccanici, capaci di deviare, almeno in parte, dalle consequenzialità fisiche in virtù di funzionalità psico-animate e di leggi psichiche. Ovverosia possiamo anche ridurre alcuni processi mentali a calcoli (formali o neurologici, simbolici o componenti di simboli, seriali o paralleli, discreti o continui, elementari o complessi, lineare o non lineari etc), finanche organizzare i processi sufficienti a pensare; il qual pensiero, però, al suo emergere, sarebbe l’emergere anche di valori individuali, privati, non accessibili a terzi e a misure fisiche, marginalmente extra-fisico: l’immagine della mente non è riducibile totalmente a pubbliche misure poiché è originariamente privata, e non è neppure riducibile totalmente a formalità poiché è originariamente “contenuto” puro interno no forma.

Tuttavia, nonostante l’originario oblio formale e misurante, la mente resta attendibile per i suoi effetti sul mondo (Es. Intenzioni; Linguaggi; Realizzazioni etc) di cui abbiamo misure e forme, tanto nella bios pocanzi detta, quanto negli artifici che di seguito diciamo.

18. Artifici fra fisica e psiche

Evolviamo con Aristotele (cap. 17) la teoria della Vita Artificiale – nozione introdotta da Michael Apter4 – con la quale indichiamo il campo degli artefatti che si auto-mantengono (f energetica), capaci di elaborare la realtà (f sensoriale) e di apprendere (f intellettiva).

La teoria della Vita Artificiale (o moduli a reti neurali) vuole che non sia la materia, organica o inorganica, a fare emergere funzionalità (nutritive-energetiche, sensoriali-elaborative, logiche-intellettive), ma come essa è organizzata. Levy dice: «una volta catturata la sua organizzazione logica in un altro medium qualsiasi, si ha la stessa “macchina”, perché è l’organizzazione che fa la macchina, non la materia di cui è composta».5 Parafrasiamo l’anatema della scuola artificialista: le funzioni psico-animate sono consequenziali a una data organizzazione fisica, per la quale si sovrastruttura una proprietà non rilevabile nelle parti che compongono l’organizzazione stessa, la funzionalità.

Si dice – sulla realizzabilità multipla di Putnam – che la stessa funzionalità 5 può essere raggiunta da materie diverse organizzate adeguatamente {2+3, 4+1, …,}. Mentre la differenza fra materia organica e inorganica evidenzia che:

  • La materia vivente-funzionale è psico-animata dall’interno, cioè è in grado di organizzarsi autonomamente verso funzionalità più adattative;
  • La materia inerte-consequenziale può essere psico-animata dall’esterno, cioè ha bisogno di essere organizzata dall’esterno per avere comportamenti funzionali. Tale organizzazione esterna avviene o artificialmente per mezzo di un’entità psichica (come l’umano che crea le intelligenze artificiali) o naturalmente per un’interazione fisica che si ritrova poi organizzata in quella maniera, o in un miscuglio fra artificiale e naturale.

Sembrerebbe che un’evoluzione diretta fisica-psiche senza passare attraverso la biologia, sia come da formica-rinoceronte: non sarebbe un’evoluzione, ma un salto naturale improbabile o una costruzione artificiale. Il “salto naturale improbabile” può essere inteso come quella «faccenda complicata [per cui] una tempesta, colpendo un deposito di rottami vecchi, costruisce un boeing 747 perfettamente funzionante» (F. Hoyle). Mentre non pare una probabilità trascurabile quella faccenda per cui la materia inanimata si è evoluta, con processi consequenziali, in organizzazioni via via sempre più vantaggiose, sino a complesse organizzazioni genetiche emergenti funzionalità biologiche prima sconosciute; le quali a loro volta si sono evolute in organizzazioni sempre più vantaggiose sino a complesse organizzazioni neurologiche emergenti funzionalità psichiche prima sconosciute: la coscienza; il limite sotto il quale non vi è mai pensiero, solo sensazioni o, alla minima, meccaniche fisiche.

19. Processore psicofisico

Quanto detto del mondo intermezzo pare sufficiente per estendere l’anatema della scuola connessionista: il corpo e il computer sono mezzi per lo studio della mente, sopra cui la mente può “girare”, ma non sono il suo modello di studio; poiché le funzionalità della psiche – metaforicamente “software” – sono relativamente indipendenti dalle consequenzialità fisiche – metaforicamente “hardware” – che la fanno “girare”. Tanto ci basti per rifulgere le ombre di una totale riduzione dello spirito alla tecnica.6

Gli attuali hardware considerati nell’artificialismo sono:

  • Il computer di Turing a fisica classica, lineare, binario 0∨1, compie un’operazione alla volta, è un’unità di calcolo in serie. Rappresenta l’attività di un neurone, la sua potenza o bit di calcolo (nel campo del cognitivismo);
  • Il computer di Benioff a fisica quantica, non lineare, simultaneo 0∧1, compie più operazioni alla volta, è un’unità di calcolo in parallelo. Rappresenta l’attività di una rete neurale, la sua ampiezza o qubit di calcolo (nel campo del connessionismo).

Per nostro conto suggeriamo i seguenti stati da far assumere al bit, in previsione di contare le formalità della mente; suggeriamo – ci vorrebbe un saggio – questi computer principali, capaci di eseguire questi calcoli: binario 0∨1; sfumato 0<1; sovrapposto 0∧1; paradossale ¬0∧¬1; disambiguante (0∧1)>(¬0∧¬1). Naturalmente il tutto in un unico processore generale, come nel cervello:

Processore intell 
bit = 1 ∨ ¬1
¬1 = 0 ∨ (0<1) ∨ (0∧1) ∨ (¬0∧¬1) ∨ (0∧1>¬0∧¬1) ∨… ≠ 1

Il nostro modello completo è lo studio della mente umana come relativo intreccio fra fisica e psiche (Cap. 24): pur riconoscendo fisica e psiche come specie diverse per differenti poteri causali, hanno alcuni tratti riconducibili l’una per l’altra.

20. Scienza fisica e psichica

Differenze siffatte portano a un conseguente distinguo scientifico.7

Ontologicamente abbiamo due tipi di scienze a seconda del loro oggetto di studio (dato empirico) e del luogo da cui lo colgono (fonte empirica): la scienza fisica ha a oggetto la realtà esterna e leggi generali; la scienza psichica ha a oggetto la realtà interna e leggi individuali.

Bowlby, ad esempio, descrive una legge psichica per il lutto divisa in 4 parti: disperazione; ricerca della persona; disorganizzazione; riorganizzazione della propria vita. La qual legge non dice nulla sulle dinamiche personali con cui il soggetto affronta il lutto, solo sui limiti entro cui lo affronta. Similmente a come la legge fisica di gravità non predice la velocità con cui gli oggetti cadono, solo la costante G = 6,67×10−11 N m2/kg2 entro cui lo fanno: le scienze descrivono le condizioni costanti entro cui si compiono i propri oggetti variabili di studio, senza cancellarne la particolarità, né in ambito fisico né psichico.

A livello epistemologico invece abbiamo due tipi di scienze a seconda del loro metodo di studio, l’estroversione fisica e l’introspezione psichica:

  • La scienza fisica interiorizza l’oggetto esterno all’attenzione della propria conoscenza, lo migra nella propria immediata coscienza interna con la possibilità di ricondurlo/riferirlo al caso generale. Cioè porta conoscenza dentro di sé di ciò che accade pubblicamente fuori di sé;
  • La scienza psichica esteriorizza il soggetto interno all’attenzione della comprensione collettiva, lo migra in una mediata comprensione esterna con la possibilità di ricondurlo/riferirlo al caso individuale. Cioè porta comprensione fuori di sé di ciò che accade privatamente dentro di sé.

Il dato esterno su cui l’estroversione fisica (alla generalizzazione), e il dato interno su cui l’introspezione psichica (all’individuazione), definiscono gli elementi ontologici e i metodi empirici distintivi fra le due scienze.8

Anche qui è netta la distinzione fra fisica e psiche, scientificamente al loro oggetto e metodo di studio: la scienza fisica, con le sue estroversioni, è volta a spiegare (erklären) l’oggetto esterno con leggi generali e processi di interiorizzazione dello stesso; la scienza psichica, con le sue introspezioni, è volta a comprendere (verstehen) il soggetto interno con leggi individuali e processi di esteriorizzazione dello stesso.

21. Universo fisico e psichico

Ricordiamo l’ideazione aristotelica per la quale dell’individuale non c’è sapere perché il sapere riguarda l’universale. O come dice Husserl: «la soggettività non può essere conosciuta da nessuna scienza oggettiva»9. E ricordiamo il conseguente dramma dell’individuo che non può avere scienza di sé eppur «conosci te stesso» (oracolo di Delfi).

Secondo quanto detto, possiamo chiudere il detto dramma in un retaggio del passato?

Noi diciamo così: la scienza può assumere un oggetto esterno per farne l’universalità di tutti gli oggetti esterni simili a quello, per farne legge generale; o può assumere un oggetto interno per farne l’universalità di tutti gli oggetti interni simili a quello, per farne legge individuale. Nel primo caso si parla di scienza fisica la cui assunzione dell’oggetto è una generalizzazione, nel secondo caso si parla di scienza psichica la cui assunzione dell’oggetto è una individuazione10. Fra generalizzazione e individuazione, la seconda conserva un valore epistemologico individuale che immette imprevedibilità nella riproducibilità degli eventi psichici. E questo è valido ontologicamente sempre: maggiore è il grado individuale dell’ente è maggiore è la sua imprevedibilità, tanto nei casi naturali, come le particelle individuali, quanto nei casi psichici, per l’individualità della psiche stessa.

Di queste particelle individuali così poco prevedibili, abbiamo scienza. Esse hanno una somiglianza con la psiche: entrambe possono essere prevedibili entro un campo di probabilità q. Ovvero: tanto nelle particelle quanto nella psiche, immesso un input potrebbe prodursi un output che non è prevedibile a partire dai singoli elementi del sistema in interazione, prevedibile solo entro un campo di probabilità, un’interazione non lineare. Con la differenza che il moto delle particelle è «da p a q» mentre il moto delle intenzioni coscienti è «a p per q»; per ciò parliamo delle prime in scienza generale e delle seconde in scienza individuale.

La domanda è delicata: un universo generale e un universo individuale?

Noi sappiamo così. A livello epistemologico possiamo distinguere l’universo generale degli oggetti fisici dall’universo individuale dei soggetti psichici: chi ha una propria personale psiche è un individuo, chi ha solo una fisica generale è un oggetto in generale. Questa epistemologia è un’introduzione all’universo degli individui, a un sapere universale sull’individuo, a un universo individuale; oltre a essere un’introduzione all’universo generale, a un sapere universale per generi:

  • Universo generale={oggetti fisici};
  • Universo individuale={soggetti psichici}.

Ontologicamente abbiamo invece la possibilità di descrivere, a nostro modo, ciò che ci appare, poiché ci appare in un descrivibile. Quindi, a nostro modo, possiamo di principio descrivere un individuale all’intero universo, o aspetti di esso a chi può comprendere, facendo dell’individuo un universo da raccontare, un universo individuale. Es. Aristotele è un soggetto psicofisico che in questo mondo ha pensato x e y.

La questione si risolve sul piano degli insiemi matematici.

(1) Posso fare un universo individuale partendo dall’elencazione delle sue proprietà e delle sue differenze con l’universo generale. Es. La classe degli individuali contiene elementi con una propria coscienza che possono avere nomi propri; la classe dei generali contiene elementi senza una propria coscienza che possono avere nomi generali; fra esse si frappongono casi intermedi come individui senza nome, cose con nomi propri ma senza una propria coscienza, etc.

(2) Inversamente posso fare un universo individuale partendo dagli elementi che appartengono a tale insieme. Es. Se c’è un solo Aristotele in questo mondo, e gli altri sono mondi paralleli, con Aristotele ho appena fatto un universo individuale.

(3) Formalizziamo:

  • Universo generale={pietre, …,}. La pietra è un universo generale;
  • Universo individuale={Aristotele, …,}. Aristotele è un universo individuale.

Dal dramma filosofico ne concludiamo che dell’individuale c’è sapere perché il sapere riguarda l’universale ed esiste l’universo individuale, non è però il sapere di una scienza oggettiva riguardante le misure fisiche, bensì è il sapere di una scienza soggettiva che si estende alle sensibilità psichiche.11

Queste due scienze assieme convogliano un sapere universale verso i generi e verso gli individui, con una conoscenza capace di spiegare e di comprendere.

Di questo dramma filosofico ne faccio un diagramma di Veen, fra l’universo fisico generale e l’universo psichico individuale; subito dopo le due seguenti definizioni.

22. Statuto del cervello e della mente

Le nette distinzioni che abbiamo finora incontrato ci portano a disambiguare due statuti ontologici differenti fra:

  • Stato fisico cerebrale, “corporeo”, osservabile direttamente da misure neurologiche, soggetto a leggi fisiche, non necessariamente proiettante stati di coscienza, possibili stralci inconsci;
  • Stato psichico mentale, “extra-corporeo”, inosservabile direttamente da misure fisiche, soggetto a leggi psichiche, con possibili legami fisici e stralci sensibili.

La proiezione della psiche dal cervello, garantisce a quest’ultimo di poter essere perfettamente descritto senza bisogno di descrivere l’oltre psichico. I legami della psiche col cervello garantiscono alla prima di poter essere affrontata anche sotto gli aspetti quantitativi che la proiettano, in misura non esclusivamente qualitativa – similmente a come indicava Herbart.12

23. Correlazione psicofisica

Fra neurologia e psicologia resta una correlazione, un parallelismo fisico-psichico ristretto, che ci permette di dire: riconoscendo il cervello quale sede fisica dell’astratta mente umana, abbiamo probabilità di associare a una data condizione cerebrale una data condizione psichica, ove un certo grado di cambiamento di una determina il cambiamento dell’altra, benché l’attività cerebrale sia miserevole nella spiegazione delle più complesse attività psichiche, e la correlazione costante fra cervello e psiche sia insufficiente a parlare di una loro identità, e lo scarto ontologico fra cervello fisico e psiche astratta sia sufficiente a parlare di loro identità diverse: l’identità fisica vuole una propria indipendenza dal soggetto che la esperisce, l’identità psichica è parassitaria al soggetto psichico esperente – similmente a come indicava Wundt.13

Si direbbe che la correlazione costante fra fisica e psiche sia una relazione causale parziale; che permette ai due mondi (fisica e psiche) di interagire tramite punti di contatto e intrecci, aree comuni in cui possono offrire la medesima esperienza, confini sovrapposti in cui possono scambiarsi relazioni causali: fra fisica e psiche conosciamo questo confine causale, in cui la fisica si generalizza alla psiche, la proietta, e in cui la psiche si riduce alla fisica, si reifica.

24. Modello fisico-psichico

Oltre l’ivi correlazione psicofisica di «proiezione corpo-mente» e «reificazione mente-corpo», oltre questo legame di confine, oltre questa area comune e luogo di scambio, oltre questo lembo di identità combaciante, le due terre fisica e psiche mantengono l’autonomia delle proprie leggi e dei propri oggetti, giacché non totalmente riducibili l’un per l’altra (se non all’infinito). Come da seguente modello:

L’area di confine, epistemologicamente sovrappone l’area fisica di proiezione psichica con l’area psichica di regolazione fisica, ontologicamente contiene alcuni elementi fisici e psichici intrecciati fra loro finanche presumibilmente sovrapposti:

  • La fisica che proietta la psiche, determina un rapporto per cui la psiche esiste in quella forma finché esiste l’apparato fisico che la proietta;
  • La psiche che regola la fisica, determina un rapporto per cui la fisica è psicologicamente regolabile entro i limiti delle opportunità fisiche e capacità psichiche.

Ove – ripeto – corporeità e mente «sono intrecciate quanto all’origine [della psiche umana], ma nel movimento del differire si divaricano […]: questo lo esperisco tutte le volte che il mio corpo vivo non risponde, quando mostra una sua resistenza al mio volere»14.

25. Cervello fra res extensa e res cogitans

Nel nostro modello è dall’area di sovrapposizione fisica-psiche che emerge la psiche. Quest’area, nell’umano, è il cervello, dove si trovano alcuni elementi fisici e psichici direttamente connessi.

Con buona pace per Cartesio che attribuiva alla ghiandola pineale, situata nell’epitalamo cerebrale, il ruolo di sede principale dell’anima, potremmo come Aristotele sezionare cervelli, o come E. Bellone potremmo seguire la formazione del segnale nella retina fino a quando diviene cosciente, senza con ciò trovare un costituente fisico deputato a rappresentare l’immagine. Nel cervello, infatti, i segnali che contribuiscono a formare l’immagine interessano diverse parti del cervello e non si riuniscono in alcun posto preciso: è il cervello il luogo in cui si riuniscono, l’organo atto a riunirli per rappresentarli in un’immagine. È dalla complessità neurobiologica del cervello che s’illumina la psiche umana, non da una sua parte o dall’altra: il cervello è la ghiandola magica del pensiero umano, dove res extensa e res cogitans si incontrano.

Ma come dalla fisica emerge la psiche?

26. L’emergere della psiche dalla fisica

È un noto principio: «Qualsiasi caratteristica di ordine superiore deve essere realizzata in elementi di ordine inferiore». Il suo inverso è deducibile: «Qualsiasi caratteristica di ordine diverso non si riduce totalmente l’un per l’altra». La nostra discussione ha unificato il detto principio e il suo inverso in un principio più generale: l’unione di più elementi (es. fisici) può produrre un elemento derivato di ordine superiore completamente riducibile al primo, o un nuovo elemento di ordine diverso (es. psiche) non completamente riducibile al primo.

L’unificazione di questo principio risponde al piattismo (termine coniato ora), nella parte in cui la produzione si registra entro una certa soglia in cui l’ordine superiore è riducibile all’ordine inferiore, e all’emergentismo (termine coniato su Popper15), nella parte in cui la produzione supera una certa soglia ed emergono complessità che non sono riducibili alla somma dei singoli effetti che le hanno generate.

Alcuni esempi di emergentismo:

  • Matematica, quando un numero talmente grande da non poterlo neppure scrivere, non possiamo ridurlo all’elementare 1 se non all’infinito; e noi l’abbiamo detto che la psiche si riduce completamente alla fisica solo all’infinito (cap. 3);
  • Chimica e dinamica, quando nei sistemi complessi, dall’interazione tra elementi semplici, emergono proprietà complesse irriducibili alle loro parti, fenomeni nuovi e inaspettati.

In teoria fisica parafrasiamo la scienza della complessità: la psiche umana emerge come novità da una complessa interazione fisica, novità che nessun componente fisico possiede singolarmente. In teoria psichica parafrasiamo la scienza olistica: la psiche umana è una proprietà collettiva della fisica neurale, quindi si trova solo nel collettivo e non nelle sue parti.

Questo eccesso non completamente controllabile dalla fisica, noi lo chiamiamo psiche. E non abbiamo altro oggetto principe da mettere al fuoco della psicologia: la psiche. E nessun altro principe al fuoco della fisica: il fatto.

Se la fisica fosse la scienza delle misure e previsioni degli eventi pubblici, e la psicologia fosse la scienza delle immagini e razionalità delle menti individuali, allora la psicofisica sarebbe la scienza di correlazione fra misure-immagini e previsioni-razionalità.

27. Lampada di Aladino

Il fatto che una cosa notevole come uno stato di coscienza
sorga in seguito alla stimolazione del tessuto nervoso
è inspiegabile quanto la comparsa del Genio
ogni volta che Aladino strofinava la lampada.16

Il problema di come costituenti elementari non coscienti possano generare esseri coscienti, è misterioso quanto il problema di come costituenti elementari coscienti possano generare esseri non coscienti.

Tale mistero, forse, potrebbe apparire meno oscuro se adoperassimo codesto paradigma, la ragione in sé (noumeno) come struttura invisibile della realtà, e il sensibile apparire (fenomeno) come aspetto visibile della realtà: la ragione in sé è l’invisibile impersonale che tanto è ordine sovrasensibile della fisica quanto dell’arte di ragionare.

Noi assumiamo la ragione in sé come tertium comparationis fra res extensa e res cogitans:

  • La res extensa come entità con ragioni fisiche, un campo fisico psicologicamente visibile;
  • La res cogitans come entità con ragioni psichiche, un campo psichico fisicamente invisibile.17

Un campo psicofisico unito da una ragione in sé a causa sovrasensibile sia dell’apparire fisico che di quello psichico. Ne seguirebbe un modello psicofisico siffatto:

I punti dove la ragione in sé interseca i mondi, la vedono come fuoco da cui appaiono i mondi stessi: ratio efficiens. Mentre la retta della ragione è il discorso del logos universale, quel mandala di sovrasensibili ragioni in sé (es. leggi; regole) che interconnette il mondo in ogni sua parte, analiticamente dimostrabile per via mediata attraverso le sue conseguenze fisiche e psichiche.

Se ora, sul sopra modello, immaginassimo un mondo (cerchio) con un solo punto toccato dalla retta della ragione in sé (retta tangente alla circonferenza), allora parleremmo di un oggetto non cosciente laddove il mondo si sviluppasse solo in superficie (nel mondo fisico), o di una mente disincarnata laddove il mondo si sviluppasse solo in profondità (nel mondo psichico). La mente disincarnata è l’opposto degli oggetti non-coscienti: teoricamente attendibile, pura intelligibilità, invisibile. Mentre gli oggetti non-coscienti della fisica sono pura energetica (qualunque sia il loro stato fisico), visibili (percepibili).

E poi ci sono quegli esseri psicofisici come l’umano, in cui la mente è intrecciata parzialmente al corpo (cfr. Figura 3). E c’è anche un altro essere strano, la cui mente (mondo psichico) si sovrappone sull’intero mondo fisico, una mente totalmente riducibile in corpo e un corpo totalmente regolato dalla mente, un punto con tutta l’informazione. E tutte le altre possibili varietà e sviluppi del modello.

Conclusione

Gli strumenti utilizzati in questo studio ci permettono di accedere al fenomeno, alle misure fisiche e alle sensibilità psichiche. Le misure e le sensibilità non sono adatte per accedere all’invisibile per sua natura alieno a misure e sensibilità.

Non ho nome per questa ipotesi, è una teoria della mente, che concludo rimarcandone i tratti. La mente umana:

  1. È relativamente intrecciata al corpo da cui si dà, cioè da esso è proiettata e da esso è parzialmente indipendente;
  2. Ha comportamenti anche autonomi e spontanei per propri motivi psichici, cioè è psico-animata internamente da sé;
  3. Si compie con deviazioni funzionali sulle consequenzialità fisiche della natura, cioè può deviare il corso naturale degli eventi S*G=R provocando intenzionalmente stimoli e conseguenti risposte f(S)=R;
  4. Ha oggetti e leggi psichiche non totalmente riducibili a oggetti e leggi fisiche;
  5. È parzialmente extra-fisica, quindi dalla fisica spiegabile solo nella parte in cui si legano;
  6. È privata, comprensibile privatamente, benché esorbiti in tratti pubblici che la possono parzialmente prevedere (es. neurologia) o comunicare (es. linguaggio);
  7. Ha una costruzione tripartitica fra aspetti fisici/biologici, motivi individuali/soggettivi, regolazioni universali/induttive;
  8. Ha una matrice a due fuochi, relazionale (fisica-individuale) e regolativa (collettiva-universale), con processore bit intell 1∨¬1;
  9. Il suo studio quantitativo, prima degli aspetti psichici, è naturalmente la neurologia, tecnicamente l’artificio;
  10. Il suo studio qualitativo, oltre gli aspetti fisici, è la scienza universale della mente individuale, definizione di questa psicologia.

Note:

1 I.P. Palvov, cit. in Legrenzi, op. cit., III. La riflessologia e la scuola storico-culturale. Palvov, esponente della scuola riflessologica, condusse i suoi studi su un cane chiamato Argon, arrivando a dimostrare che alcuni processi psichici si riconducono a riflessi puramente fisiologici. Egli distinse fra riflessi incondizionati, innati, e riflessi condizionati, appresi per apprendimento. Riflessi che ci aiutano a reagire in modo anticipato con risposte preparatorie. L’aspetto riflessologico non riesce però a dare spiegazioni a tutti i fenomeni rilevanti in questo tipo di apprendimento.

2 Test di Turing (1950), prevede lo scenario di una macchina capace di simulare un comportamento pensante e intelligente, così riuscendo a “conversare” con un essere umano senza farsi scoprire di essere una macchina. Di Alan Turing si può dire essere l’antesignano della metafora «la mente come programma di un computer», dove l’hardware-cervello è il sistema sopra cui gira il software-mente; i quali, mi sembra, abbiano fra loro un rapporto intrecciato secondo questi parametri: (i) senza l’hardware il software non gira; (ii) il primo fa girare il secondo, ne limita il sentire e il pensare; (iii) le proprietà del secondo sono relativamente indipendenti dalle proprietà del primo; (iv) il secondo è parzialmente spiegabile dal primo, solo nella parte in cui si legano. Il che renderebbe il cervello/hardware un campo dove far girare la mente/software, un mezzo di simulazione per lo studio della mente e non il suo modello di studio.

3 Aristotele, De anima,II 3, 414 a 29: «Sono facoltà dell’anima la nutritiva, la sensitiva, la appetitiva, la cinetica locale e la dianoetica. Gli esseri viventi possono possederne o una sola (le piante: la nutritiva) o alcune (gli animali: la nutritiva, la sensitiva e – conseguentemente – l’appetitiva; la cinetica locale può e non può essere presente), o tutte (gli uomini, dotati di facoltà dianoetica).»

4 M.J. Apter, The computer simulation of Behaviour, Hutchinson, London 1970.

5 S. Levy, cit. in Cordeschi, op. cit.

6 S. Drioli, José Ortega y Gasset e il fenomeno della tecnica: beneficio o condanna?, in «Filosofia e nuovi sentieri», 31 ottobre 2021.

7 La distinzione di questo capitolo la osservai per la prima volta durante uno studio sulla sincronicità di Jung, Dalla sincronicità di Jung all’entanglement quantistico. Per un modello causale di connessione locale e non-locale di tipo naturale e psichico, in «Filosofia e nuovi sentieri», 21 giugno 2020, capp. 7-8.

8 E. Titchener, cit. in Legrenzi, op. cit., II. Lo strutturalismo e il funzionalismo. Definì l’introspezione come unico metodo empirico che caratterizza la psicologia rispetto alle altre scienze.

9 E. Husserl (1961), La crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale, ed. Il Saggiatore, Milano, p. 353.

10 Metodi della psicologia, cit. in Legrenzi, op. cit., Introduzione. In psicoterapia il metodo clinico raccoglie dati e informazioni riguardanti un singolo soggetto, questi dati sono usati anche a prototipo per inquadrare casi simili. In ambito di psicologia sociale, la raccolta dati si estende alla popolazione tramite questionari e interviste. In seno alla corrente comportamentista la raccolta dati avviene tramite l’osservazione dei fenomeni psichici in ambito naturale, in opposizione al metodo sperimentale rigoroso in ambiti artificiali. Riflettendo sull’introduzione ivi riassunta, tutti questi metodi e correnti hanno in comune la raccolta del dato individuale o di un insieme di dati individui. Grazie anche alle simulazioni dei computer, questa frammentazione di dati individuali, può tendere a unificarsi in quadri generali. In questo senso l’individuazione psichica riconduce esperienze dello stesso tipo sotto etichette universali dal valore paradigmatico che aiutano a definire il fenomeno stesso e a distinguerlo tra fenomeni diversi.

11 Penso che il nostro Maestro non abbia considerato l’ossimoro di un angelo-diavolo: Lucifero. O di un universo-individuale: io, per esempio.

12 J.F. Herbart, cit. in Legrenzi, op. cit., I. Le origini della psicologia. L’interesse di Herbart alla misurazione dei fatti psichici lo portò a definire una nozione rilevante: “la sensazione (idea) deve superare un certo stimolo di soglia per divenire cosciente e non rimanere in uno stato inconscio”. Nozione foriera di ciò che Freud, più tardi, riprese in una diversa accezione: l’inconscio. Oltremodo intendeva la psicologia come non-sperimentale bensì metafisica, mentre noi abbiamo attribuito uno statuto scientifico alla psicologia.

13 W. Wundt, cit. in Ivi, II. Lo strutturalismo e il funzionalismo. La corrente di pensiero discendente da Wundt verrà successivamente definita scuola strutturalista, per la quale l’oggetto di studio della psicologia è lo stesso di quello della fisica: l’esperienza. Con la differenza che la fisica studia l’esperienza in quanto indipendente dal soggetto che l’esperisce, invece la psicologia studia l’esperienza in correlazione con il soggetto esperente. Oltremodo Wundt espose il concetto di parallelismo psico-fisico secondo cui i processi mentali e psichici sono interrelati e interdipendenti, mentre noi stiamo esponendo lo stesso concetto ma per una parte ristretta dei processi fisici e psichici.

14 V. Costa, cit. in Liccione, op. cit., p. 317.

15 K. Popper, con la sua frase «viviamo in un universo di novità emergenti», dette origine alla scuola degli emergentisti, i quali assumono la vita, il cervello, la coscienza, come proprietà emergenti.

16 T. Huxley, The Elements of Physiology and Hygiene. A Text-book for Educational Institutions, Appleton, New York 1869, p. 178.

17 Si intende invisibile per lo studio della scienza fisica, ma visibile in via privata interna soggettiva.

Bibliografia di riferimento

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J.S. Bell, On the Einstein Podolsky Rosen Paradox, in «Physics», I, 3, 1964.

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S. Livi, Fodor, Kim e l’autonomia delle scienze cognitive, in «Rivista internazionale di Filosofia e Psicologia» vol. 12, n. 1, 2021, pp. 71-87.

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