di Giovanni Mazzallo*

Abstract: La scoperta della geometrie non-euclidee, avvenuta verso la fine del XIX secolo, ha originato una lunga serie di riflessioni in merito alla certezza del pensiero matematico. Tali riflessioni sono atte a reperire i fondamenti della matematica perché da essi dipende la formulazione del sapere geometrico nella sua consistenza e completezza. La necessità di assiomatizzare la geometria implica la fondazione della matematica. L’impedimento più grande alla fondazione della matematica è rappresentato dall’aritmetizzazione del continuo (lo spazio), che costituisce il problema essenziale della matematica transfinita (che tratta l’infinito attuale). La fondazione formalista hilbertiana opera un trattamento logico-assiomatico della matematica atto a dimostrarne la non-contraddittorietà così come la consistenza dei suoi stessi assiomi (metamatematica); l’impostazione intuizionista brouweriana, invece, ricerca una fondazione puramente matematica che prescinde dalle basi logiche ed è vincolata al solo criterio della denumerabilità. La denumerabilità, in Brouwer, contrassegna gli enti matematici in quanto costrutti fondati su prove originate dall’intuizione a-prioristica temporale. Hilbert, riconoscendo nella seconda fase del suo formalismo la natura necessariamente attuale (e non potenziale) del continuo, mostra come l’infinito attuale possa essere trattato unicamente per mezzo del principio del terzo escluso (ricorrendo alla metamatematica per accertare la validità degli enunciati matematici transfiniti). Il principio del terzo escluso rappresenta per Hilbert il solo strumento con cui trattare l’infinito attuale poiché quest’ultimo non è gestibile nella sua infinita progressione dall’intelletto, ma può essere riconosciuto nei limiti numerici degli insiemi che lo compongono mediante l’assioma del transfinito (che applica il principio del terzo escluso). L’infinito attuale, pertanto, è concepibile ai fini della fondazione della matematica solo se trattato finitariamente attraverso la sua stessa aritmetizzazione (come dimostrato dall’assioma del transfinito, che si accompagna agli assiomi della matematica finitaria nell’assiomatizzazione della matematica). Il principio del terzo escluso è invece sospeso in Brouwer fino all’effettivo conseguimento delle prove delle entità matematiche, benché sia implicitamente utilizzato nella costruzione del continuo. L’intuizionismo si rivela perciò autocontraddittorio e, data la natura ineludibilmente attuale del continuo, non può trattare l’infinito attuale perché questo trascende il criterio della denumerabilità. L’infinito attuale, come Hilbert dimostra, può essere solo riconosciuto (e non costruito) logicamente; la fondazione dell’intera aritmetica, che ha bisogno nell’ambito della matematica finitaria di enti concreti-intuitivi (ossia puramente aritmetici, non logico-formali) alla maniera brouweriana (enti da cui poi prende avvio la formalizzazione della matematica finitaria), necessita nel campo della matematica transfinita dei simboli del formalismo hilbertiano. Gödel, con i suoi due teoremi di incompletezza derivanti dall’aritmetizzazione della metamatematica, avrebbe poi mostrato i limiti delle pretese fondative hilbertiane, senza però escludere che un rafforzamento dei mezzi finitari possa indurre in futuro a fondare in modo migliore la matematica. Continua a leggere




