
Abstract: L’articolo descrive la teoria del piacere e del dolore, in particolare, l’oggetto della riflessione è individuare i punti di connessione tra due icone del pensiero europeo, il primo in ambito filosofico, Kant, mentre il secondo in ambito poetico, Leopardi. Un connubio di pensiero e poesia che ha lo scopo di portare l’attenzione su un tema molto dibattuto nel corso della storia della filosofia moderna e della letteratura.
La filosofia kantiana riflette sui limiti della ragione umana e giunge alla conclusione che l’uomo conosce solo nella dimensione esperenziale e che, oltre i limiti dell’esperienza, il sapere barcolla tra le fauci dell’illusione, un’illusione metafisica. Nella Critica della Ragion Pura, pubblicata in prima edizione nel 1781, e più specificatamente nella parte dell’opera dedicata alla Dialettica Trascendentale, Kant si occupa della conoscenza umana che si rivolge agli oggetti stanti al di fuori dei confini dell’esperienza. Dal punto di vista teoretico, la figura centrale indagata dalla filosofia kantiana è l’io penso, l’attività di giudizio per eccellenza. Il soggetto trascendentale, l’io appunto, è inconoscibile, inaccessibile, avviluppato da un’oscurità che non da accesso alla ragione. Secondo Kant l’io illude l’essere umano catapultandolo nella sfera dell’illusione. L’illusione è inganno, un inganno che il filosofo tedesco attribuisce alla ragione, non ai sensi1. Dunque, all’interno della coscienza umana sono presenti ragioni oscure e sfuggenti che l’io non è in grado di chiarire ed afferrare. Da ciò ne consegue che la filosofia morale si pone come un’analitica dei moventi che trasforma questi ultimi in motivi in quanto occorre un’analisi del motore che spinge all’azione. I moventi oscuri che circolano nell’essere umano lo determinano nell’azione e nel desiderio. Il desiderio assume un ruolo centrale poiché l’intera questione morale trattata da Kant ruota intorno ad esso: è il desiderio il motore dell’agire.
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