Filosofia e nuovi sentieri

«Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L’un compito è proprio del genio che crea, l’altro della perspicacia che perfeziona» Denis Diderot


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Diego Fusaro e il “cortocircuito” tra teoria e prassi

> di Roberto Fai*

diego-fusaro la gabbia

Diego Fusaro, giovane filosofo, è assurto agli onori della cronaca mediatica e dei social network anche grazie alle sue periodiche apparizioni in qualche talk show: uno, tra tutti, “La Gabbia”, la cui strategia comunicativa è quella di una sorta di arena, nella quale gli ospiti si “sfidano” in piedi, uno di fronte all’altro, con un confronto (sic!) “gridato” – così come sempre più gridata è oramai la natura del confronto tra le persone, accentuato dalle forme linguistiche immediate, apodittiche e “nervose”, prodotte da Internet: confronto, che costituisce – per dirla con Foucault – il vero «effetto di potere» del “dispositivo” web, al punto che, mentre vengono meno vere relazioni comunicative, si produce una sorta di Nervenlebenintensificazione della vita nervosa»), come quel Nervenleben, su cui ha lasciato pagine straordinarie Georg Simmel, aprendo il XX secolo. Con la differenza che mentre Simmel poteva attribuirlo allo choc del “vissuto individuale” per l’eccesso degli stimoli prodotti dalla vita delle metropoli, quello attuale è l’effetto psicologico dell’accentuarsi di una crisi economico-sociale che ha già eroso, in forme accentuate dal 2008, il terreno su cui poggiano i piedi milioni di persone, rese insicure, inquiete e in crisi d’identità – e pertanto giustamente “arrabbiate” – per il vuoto di prospettive del loro stesso futuro.
In tale “contesto comunicativo” vanno inscritti sia l’approccio retorico con cui Fusaro veicola i suoi messaggi sia il “contenuto” dei temi e argomenti politico-culturali che fanno, di quest’ultimo, una figura inedita di “polemista”. Ma l’aspetto che, in Fusaro, a noi appare predominante è una sorta di “cortocircuito” tra teoria e prassi, idee filosofiche e azione politica, pensiero e agire politico, in altri termini, tra filosofia e politica. Quasi a offrire una sorta di fusione tra i due ambiti, analoga alla dinamica praticata da certo marxismo degli anni ’60: stagione politica, peraltro, nella quale il nostro non era neppure nato. Tuttavia, è proprio questo “cortocircuito” che, a nostro avviso, sembra avvolgere, appiattire e, a volte, semplificare i contenuti che il giovane filosofo sostiene nella sua “battaglia delle idee”. Continua a leggere


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“Filosofia e nuovi sentieri” incontra Stefano Garroni

Il professor Stefano Garroni ha rilasciato gentilmente al nostro Pietro Piro un’intervista pubblicata su YouTube:

Di seguito un profilo bio-bibliografico dell’autore:

Stefano Garroni è nato nel 1939. Appena laureato svolse attività di assistente presso la Cattedra di Filosofia Teoretica diretta, nell’ordine dai professori U. Spirito, G. Calogero e A. Capizzi. Nello stesso tempo però collaborava a “L’Unità”, “Paese Sera” e “Riforma della scuola”. Con l’esplosione del ’68 anche in Italia, lasciò il PCI e partecipò alle vicende della Sinistra extraparlamentare, continuando l’attività di studioso di Marx con l’organizzazione di seminari, in particolare sui Grundrisse e sulla Critica dell’economia politica. Nel 1973, vinto l’apposito concorso, entrò a far parte del Centro di pensiero Antico del CNR, diretto dal prof. G. Giannantoni. Ha svolto presso il CNR gran parte delle sue ricerche in ambito filosofico. I suoi primi lavori sono stati dedicati alla comprensione del pensiero di Sigmund Freud. Nel 1983 pubblica: Su Freud e la morale; nel 1984 Sul perturbante; nel 1988 escono i Quaderni freudiani. Dagli anni ’90 comincia a collaborare con l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, volgendo i suoi studi a temi più propriamente filosofici. Nel 1991 pubblica Tra Cartesio e Hume. Grazie a competenze filologiche si dedica all’attività di traduttore e curatore di opere di teorici del marxismo come: Hans Heinz Holz, Sconfitta e futuro del socialismo (1994) e la cura di classici della filosofia e del marxismo (Marx-Engels, Manifesto del partito comunista, (1994); Engels cento anni dopo, (1995); Charles de Brosses (in collaborazione con A. Ciattini) Sul culto degli dei feticci o Parallelo dell’antica religione egiziana con la religione attuale della Nigrizia, (2000); Karl Marx, L’attualità de La questione ebraica (2002); Mao Zedong, Scritti filosofici (2009). Una parte considerevole del suo impegno filosofico è stato dedicato alla Dialettica. Nel 1994 pubblica: Tracciati dialettici: note di politica e di cultura; nel 1997 Dialettica e differenza; nel 2000 Dialettica e socialità. Al marxismo e alla sua comprensione ha dedicato importanti monografie. Del 1994 è Su marxismo e stagnazione, il più recente è Letture marxiste di Hegel del 2013. In questo lavoro individua nella figura del filosofo tedesco Hans Heinz Holz (1927 – 2011) colui che ha saputo liberare l’interpretazione di Hegel (e di Kant) da consolidati pregiudizi e diffidenze. Secondo Garroni, Holz si fa portatore di una lettura di Marx innovatrice, nella misura in cui rimanda ad una “rilettura” della filosofia classica tedesca ed a una corretta, puntuale filologia marxiana. Garroni è attento studioso di Wittgenstein e collabora da dieci anni alla rivista teorica cubana “Marx Ahora”. Ha partecipato a diversi corsi o seminari sul marxismo e la Dialettica a Cuba e in Brasile. E’ inoltre uno degli animatori del collettivo di formazione marxista “Maurizio Franceschini” che pubblica giornalmente degli audio di filosofia su Marx, Engels, Lenin, Trotsky, Stalin, Wittgenstein, Feuerbach, Proudhon, Aristotele, Platone ed altro ancora.


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Intorno a La condizione postmoderna di Lyotard

> di Dario Lodi*

Il filosofo francese Jean-François Lyotard (1924-1998) è noto soprattutto per il suo libro di rottura La condizione postmoderna (Feltrinelli, Milano, 2002) intendendo la modernità finita dopo la Seconda guerra mondiale, in particolare negli anni ’60. Perno del concetto è l’avanzare della tecnologia robotica e la conseguente spersonalizzazione della classica personalità umana. Quest’ultima è ben rappresentata dall’Umanesimo e dalla scienza susseguente, culminate con le sistemazioni intellettuali effettuate dal razionalismo inglese e dall’Illuminismo francese di metà ‘700, in concomitanza con l’avvento della Rivoluzione industriale. Continua a leggere