Filosofia e nuovi sentieri

«Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L’un compito è proprio del genio che crea, l’altro della perspicacia che perfeziona» Denis Diderot


Lascia un commento

I vecchi e i giovani

C’è una bella poesia di Rabindranath Tagore intitolata “Il dono” che in poche righe spiega la differenza tra gli anziani e le giovani generazioni e lo fa ricorrendo all’allegoria del fiume e della montagna:

La tua vita è giovane, il tuo sentiero lungo;
tu bevi in un sorso l’amore che ti portiamo,
poi ti volgi e corri via da noi.
Tu hai i tuoi giochi e i tuoi compagni.
Non vi è colpa se non ti resta tempo per pensare a noi.
Noi, invece, abbiamo tempo nella vecchiaia
di contare i giorni che son passati, di rievocare
ciò che le nostre annose mani hanno dimenticato per sempre.
Il fiume corre rapido tra gli argini, cantando una canzone.
Ma la montagna resta immobile, ricorda e veglia col suo amore.

La giovinezza è l’epoca del dinamismo e della scoperta di se stessi e del mondo. La persona giovane ha il diritto di trovare la sua strada, forgiarsi attraverso le esperienze della vita, immaginare il proprio futuro. I figli, come si dice, sono del mondo. Il corredo emotivo dei giovani è un misto di entusiasmo e sconforto, di audacia e di domande, di senso di onnipotenza e di inquietudini legate alla scoperta del domani. Queste fasi ondivaghe sono superate nell’età matura, nella quale si vive nel ricordo di quanto vissuto e realizzato. Nel riposto di chi sa che non ha più tutta la vita davanti, ma può guardare, nel migliore dei casi con soddisfazione, a quanto fatto e compiuto. I giovani sono il fiume che corre rapido scrosciando e mormorando fra gli argini, i vecchi sono la montagna immobile che veglia da lontano la corsa del fiume e quindi «ricorda e veglia col suo amore». Continua a leggere


Lascia un commento

Adam Smith nella lettura di Martha Nussbaum: La ricchezza delle nazioni

  1. L’importanza dei beni materiali

Smith è un anticipatore della teoria delle capacità, un gran conoscitore di Cicerone e rappresenta anche un ottimo correttivo del pensiero imperfetto degli stoici relativamente a ciò che si intende per felicità umana. Ne è convinta Martha Nussbaum, che nel suo libro La tradizione cosmopolita (Bocconi Editore, Milano 2019) fornisce una affascinante lettura dell’opera del filosofo scozzese vissuto nel Settecento.

Smith è ciceroniano perché come il filosofo dell’antica Roma convinto che la dignità umana meriti rispetto. Allo stesso tempo va oltre Cicerone quando afferma che la dignità umana è fondata soprattutto sul lavoro, l’ambito nel quale l’umanità di una persona si esprime nel modo più proficuo possibile, e quando afferma che una vita all’altezza della dignità umana richieda i mezzi necessari per creare e mantenere una famiglia (pag. 139 op.cit.) Continua a leggere