Filosofia e nuovi sentieri

«Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L’un compito è proprio del genio che crea, l’altro della perspicacia che perfeziona» Denis Diderot

Il dolore per il tempo che passa

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On reconnaît le bonheur au bruit qu’il fait quand il s’en va

Jacques Prévert

Quest’anno ricorrono i cento anni dalla nascita di un grande attore, Adolfo Celi, nato a Messina il 27 luglio 1922, morto a Siena nel 1986. La notizia non ha avuto praticamente rilievo sui mezzi di informazione nazionale, mentre invece i giornali di Messina e della Sicilia nelle ultime settimane hanno dato risalto alle celebrazioni che sono previste per questo anniversario.

Ad Adolfo Celi è dedicato un interessantissimo ed oggi introvabile documentario, “Adolfo Celi – Un uomo tra due culture”, prodotto dal figlio Leonardo, di professione regista. Il documentario ne ripercorre la vita divisa tra Italia e Brasile. Quest’ultima è la terra dove Celi credeva di trattenersi solo per poco tempo, e dove invece, finirà per passare quindici anni della sua vita, rivoluzionando i linguaggi del teatro ed apportando tante novità alla cinematografia. Stroncato da un infarto, Celi si spegne a 64 anni, nella sera del 19 febbraio 1989, a 40 anni esatti dalla morte di suo padre, avvenuta il 19 febbraio 1946. Quella sera l’attore avrebbe dovuto recitare al Teatro dei Rinnovati di Siena per i Misteri di Pietroburgo di Dostoevskij. L’attore accusa il malore un’ora prima dell’inizio dello spettacolo. Il secondo atto della rappresentazione non ha luogo. Vittorio Gassman, disse che quella stessa sera aveva visto il fantasma di Celi tra le quinte (come afferma Alessandra Celi, la figlia di Adolfo, alla fine del documentario sopra citato).

Celi, forse mai celebrato come meritava nel nostro Paese, ha recitato in pellicole memorabili (quasi sempre nella parte del cattivo) e l’idea per questo breve saggio sul tempo scaturisce proprio da una di esse: il mitico film Amici miei, che poi il regista, Mario Monicelli, ha reso serie cinematografica (il primo della serie è del 1975, gli altri due sono del 1982 e del 1985).

In una gustosa scena (reperibile su Youtube) del primo di questa trilogia, Adolfo Celi, nelle vesti del temibile dottor Sassaroli, si reca nella stanza della clinica dove sono finiti cinque amici fiorentini a seguito di un incidente capitato loro nel corso di una delle loro “zingarate”, ossia di una delle loro fughe dalle proprie famiglie e dal grigiore della loro quotidianità.

Il Sassaroli li rimprovera per il disturbo che essi stanno arrecando alla clinica con il loro cantare e li minaccia di separarli sistemandoli “uno per piano, uno per corsia”. Poi si informa sul loro stato di salute e dà a ciascuno una cura appropriata… E qui la comicità del gruppo diventa pressoché inarrivabile. Nel film recitano Ugo Tognazzi, Gastone Moschin, Philippe Noiret, Duilio De Prete. Nel prosieguo del film, il dottor Sassaroli si unisce alla compagnia degli scapestrati cinquantenni e prende parte fino alla fine alle loro zingarate, cioè alla serie di beffe e di scherzi, anche molto pesanti, a cui la compagnia è solita dedicarsi per vincere la noia e le brutture della vita ed anche per dimenticare che la giovinezza è passata (anche se ciascuno di essi si sforza di rincorrerla a proprio modo).

Il film appartiene sicuramente al genere della commedia, ma la sceneggiatura (a più mani) e la regia danno allo spettatore gli stimoli per riflettere sul senso, delle cose importanti: l’amicizia, il valore dell’aiuto reciproco, la noia, la solitudine ma, a nostro modesto avviso, soprattutto sul fuggire del tempo.

La tematica del tempo, complessa ed affascinante, ha occupato molti filosofi: da Aristotele ad Agostino, da Eraclito di Efeso ad Hegel, da Platone a Kant, da Heidegger (“Essere e tempo”) a Husserl, tanto per citarne solo qualcuno. Perché senza il tempo nulla potrebbe esistere.

E se è vero, come dice la filosofa americana Martha Nussbaum, che l’arte in generale, incluso certamente anche il cinema, ci fornisce gli strumenti per una lettura critica della realtà, nelle sue molteplici sfaccettature, film come questi, che rappresentano una stagione felice del cinema italiano e che nel tempo non perdono il loro smalto (anzi) sono uno strumento di perenne attualità per compiere queste esplorazioni filosofiche. Lo sono a tal punto che si potrebbe pensare ad una progettazione didattica, a livello di scuola ma anche in ambito accademico, per portare gli studenti a ragionare sulle tematiche sopra esposte e farlo in maniera piacevole e conviviale (quindi in una modalità sconosciuta a mostro della scuola-azienda che è stata progettata e realizzata negli anni dai burocrati di Stato). Tutto ciò, considerando anche il fatto che, tra i temi più cari agli studenti che presentano le loro tesine per gli esami di maturità vi è proprio la tematica del tempo.

In tutta la sua storia l’uomo ha avvertito la necessità di dare una misurazione agli avvenimenti della propria vita e del mondo: dai commerci all’agricoltura, dai cicli delle stagioni all’alternarsi del giorno e della notte, dalla datazione degli avvenimenti storici a quella degli eventi dell’Universo.

Parimenti, i popoli di tutti i tempi hanno quantificato pesi e misure delle cose: da quelli delle merci alla circonferenza terrestre, dal peso ed altezza corporei alle estensioni terriere, ecc.

La misurazione del tempo è necessaria all’uomo per scandire tutti i momenti della propria vita. Senza la misura del tempo sarebbero quasi impossibili semplici azioni quotidiane: andare a scuola, prendere un treno, lavorare, studiare e finanche divertirsi.

Oggi noi sappiamo che la Terra effettua un giro completo su se stessa in ventiquattro ore ed una rivoluzione intorno al sole in trecentosessantacinque giorni. È per questo motivo che il nostro calendario comporta un giorno in più ogni quattro anni, gli anni bisestili.

Gli antichi si servivano di clessidre contenenti della sabbia, orologi ad acqua o meridiane. La molla a spirale contenuta negli orologi rappresenta il balzo in avanti nella tecnologia atta a misurare il tempo. Poi arrivano gli orologi al quarzo, che funzionano grazie ad una pila elettrica che fa vibrare un cristallo di quarzo. Gli orologi atomici forniscono poi l’unità di tempo internazionale: i secondi. Il primo orologio atomico viene costruito nel 1949 e installato presso il National Bureau of Standards, nel Maryland, nella contea di Montgomery.

Tutta l’emozione della musica sarebbe zero se non ci fosse il tempo delle partiture musicali.

Navigazioni marittime e aeree, qualunque tipo di trasporto necessita di misurazioni temporali.

Esistono scale per misurare tempo e intensità dei vari fenomeni naturali. Ad esempio l’anemometro per i Km/h del vento (l’apparecchio fu inventato da Leon Battista Alberti nel 1450) e sismografi per i tempi e l’intensità dei terremoti.

Le carte geografiche, attraverso i meridiani, indicano i fusi orari nelle varie zone della Terra.

Il tempo è ispiratore anche di poesia.

Orazio, ad esempio, ci invita a “cogliere l’attimo”:

Non illuderti d’essere immortale, t’ammoniscono

gli anni e i giorni che passano in un attimo.

E Lorenzo de’ Medici:

Quant’è bella giovinezza

che si fugge tuttavia!

Chi vuole esser lieto, sia,

di doman non c’è certezza.

Michelangelo Buonarroti:

O Notte, o dolce tempo, benché nero,

con pace ogn’opra sempre al fin assalta,

ben vede e ben intende chi t’esalta,

e chi t’onora ha l’intelletto intero.

Antonio Massimo Rugolo:

E l’amore guardò il tempo e rise,

perché sapeva di non averne bisogno.

Nazim Hikmet:

I giorni sono sempre più brevi

le piogge cominceranno.

La mia porta, spalancata, ti ha atteso.

Perché hai tardato tanto?

Charles Baudelaire:

L’orologio, il dio sinistro, spaventoso e impassibile,

ci minaccia col dito e dice: Ricordati!

Charles Bukowski:

Non ho più tempo da perdere,

per gente che crede

di essere superiore o eletta.

Non ho più tempo né voglia,

di giustificare chi sono.

Non ho più tempo

per la gente falsa.

Non ho più tempo,

per tutto ciò

che non ha un’anima.

Non ho più tempo da sprecare.

Madre Teresa di Calcutta:

Trova il tempo di pensare.

Trova il tempo di pregare.

Trova il tempo di ridere.

È la fonte del potere.

Elli Michler:

Non ti auguro un dono qualsiasi,

ti auguro soltanto quello che i più non hanno.

Ti auguro tempo, per divertirti e per ridere;

se lo impiegherai bene potrai ricavarne qualcosa.

Ti auguro tempo, per il tuo fare e il tuo pensare,

non solo per te stesso, ma anche per donarlo agli altri.

Claude Roy:

Il pendolo dell’orologio in inverno

conta i passi del mio sonno.

Fa notte nella casa

È metà giugno nel mio sogno.

L’arte ci offre una quantità incalcolabile di rappresentazioni dedicate al tempo: per brevità qui dirò solo che, alla maturità, quella più gettonata dagli studenti è “La persistenza della memoria” di Salvator Dalì (1904-1989).

La filosofia ha elaborato diverse concezioni di tempo (“circolare”, “lineare”, “tempo spazializzato”, “tempo della coscienza” ed altro ancora). Una delle concezioni più recenti sul tema è quella di Zygmunt Bauman, che in “Amore liquido” esprime alla perfezione la differenza tra le esigenze del mercato, che richiede rapidità e che fagocita il tempo vita degli individui, ed il tempo richiesto dall’amore, che vuole attenzione e cura dell’altro.

Bauman dice: «Il mercato ha fiutato nel nostro bisogno disperato di amore l’opportunità di enormi profitti. E ci alletta con la promessa di poter avere tutto senza fatica: soddisfazione senza lavoro, guadagno senza sacrificio, risultati senza sforzo, conoscenza senza un processo di apprendimento.

L’amore invece richiede tempo ed energia. Ma oggi ascoltare chi amiamo, dedicare il nostro tempo ad aiutare l’altro nei momenti difficili, andare incontro ai suoi bisogni e desideri più che ai nostri, è diventato superfluo: comprare regali in un negozio è più che sufficiente a ricompensare la nostra mancanza di compassione, amicizia e attenzione. Ma possiamo comprare tutto, non l’amore. Non troveremo l’amore in un negozio. L’amore è una fabbrica che lavora senza sosta, ventiquattro ore al giorno e sette giorni alla settimana, ha bisogno di essere ri-generato, ri-creato e resuscitato ogni giorno».

Si potrebbe aprire un capitolo a parte sull’impiego del nostro tempo vita nel mondo attuale e, come detto, anche a livello di apprendimento ne verrebbero fuori delle osservazioni interessanti.

Si potrebbe, infatti, parlare del tempo speso a postare foto sui social o a leggere i commenti altrui. Di quello passato in paesi deserti o nella confusione dei centri commerciali. Dei tempi rilassati o frenetici delle nostre vacanze.

Del tempo perso e di quello guadagnato. Del tempo della pazienza e del tempo delle decisioni.

Dei tempi della natura (argomento oggi tanto di moda) e di quelli imposti ad essa dall’uomo.

Dei tempi collettivi e di quelli individuali.

Del tempo banalizzato e di quello riempito di significato.

Oggi sto scrivendo questo saggio ed ho passato un pomeriggio a documentarmi sulla figura di Camille Claudel e della sua infelice storia personale e amorosa, perché ho necessità di finire un lavoro inerente il tema dei manicomi e della pazzia. Ho passato diverse ore a documentarmi ed a scrivere, perché non conoscevo l’argomento, e questo ha richiesto un tempo più lungo per uno scritto più breve di quello che avete davanti, proprio perché la ricerca di materiali mi ha impegnato molto. Invece, per scrivere questo saggio, che è più lungo, sto impiegando meno tempo e minore fatica, dal momento che queste idee mi si erano affacciate alla mente già da diversi giorni ed è arrivato il momento di dare loro una forma compiuta. Sono, cioè, abbastanza carica per dare finalmente una sistemazione alla serie di riflessioni che si aggiravano nella mia testa ed al materiale consultato nei giorni precedenti.

Il tempo è certamente diverso a seconda dei contenuti che ospita.

Nei giorni scorsi mi è capitato di visitare un magnifico castello francese e poi, nella stessa giornata, le povere grotte di tufo dove nel Medioevo abitavano i paysans (contadini), in condizioni talmente faticose e scomode che l’aspettativa di vita era di quarant’anni.

Nel magnifico castello mi ha accolto la bionda e magra castellana, una donna bella, molto curata e sorridente, che mi ha parlato della sua passione per l’arte che la porta a dipingere per molte ore al giorno. Le sue tele erano disseminate dappertutto nel palazzo e si presentavano cariche di colori e di luce. I soggetti raffigurati erano fiori, natura, intimi angoli domestici, scene di vita familiare. I suoi delicati soggetti apparivano anche sui carnet, sulle tazze da colazione, sui portafogli e su altri simpatici gadgets che arricchivano l’esposizione del bookshop della nobile residenza.

La castellana ha, come gli antichi latini delle classi più agiate, il tempo sufficiente per coltivare il suo “otium” e dare sfogo alla sua vena creativa.

Poi, dopo, mi sono spostata nell’ambiente rurale dei poveri paysans ed ho trovato uno scenario ben differente, che restituisce ancora oggi il senso della miseria e dell’immane fatica di quelle persone piegate dall’esistenza, costrette a vivere in umide grotte nelle quali la temperatura è tra i 12 ed i 14 gradi, e dove ogni cosa costava tanto lavoro. Anche l’alimentazione era molto differente e da lì nasce una cucina cosiddetta povera ma atta a riempire lo stomaco dei contadini che lavoravano la terra al servizio dei vari signori. Si può solo immaginare che il tempo da dedicare allo spirito (penso solo alla preghiera ed alle funzioni religiose) fosse un puro miraggio.

Il tempo, dunque, non è mai stato uguale per tutti gli esseri umani, a seconda delle loro condizioni sociali ed anche del sesso di appartenenza.

Poi è arrivata la globalizzazione ed il rapporto con il tempo è cambiato su scala planetaria. Le informazioni corrono oggi su Internet in tempo reale. Gli acquisti si fanno su Amazon in un click. Il tempo da dedicare ai buoni libri si è ridotto perché nessuno ha voglia e, del resto, basta andare sulla Rete per illudersi di avere il sapere a portata di mano. Le grandi distanze si coprono attraverso veloci viaggi aerei. Per le vacanze basta aprire un catalogo e prenotare il pacchetto con pochi passaggi sul web.

E, in mezzo a tutto ciò, ci deve essere sempre il tempo per se stessi, le proprie passioni, i propri interessi, le relazioni umane. Sono, questi, tutti temi interessanti su cui riflettere: 1) come, nel tempo, si è svolta la nostra evoluzione personale ed che cosa ci sono servite le nostre passate esperienze per arrivare al punto in cui siamo; 2) il tema del ricordo, strettamente legato al tempo, e visto in una luce sempre differente: se come dolce rimpianto, come tristezza, come souvenir di felicità o periodo di amarezza; 3) il tempo che ci viene rubato da incombenze che ci schiacciano e che non vorremmo; 4) il tempo dell’ascolto dell’altro e quello da riservare a noi stessi; 5) il tempo per divertirsi e quello per impegnarsi; 6) il dolore per quello che il tempo ci ha portato via o per quello che potevamo fare e non abbiamo fatto; 7) lo sguardo retrospettivo volto a capire se abbiamo sprecato o speso bene il nostro tempo.

Il tema è tra i più dibattuti a livello filosofico, artistico, etico, economico e religioso (nel Vangelo e nella Bibbia si fa spesso riferimento al tempo), proprio perché trasversale a tutti gli ambiti della nostra esistenza. A noi il compito di non sprecarlo e di far fiorire in esso le nostre esistenze ed il progetto di vita legato ai talenti di cui la natura ci ha fatto dono.

Autore: Lucia Gangale

Lucia Gangale, native of Benevento, is a journalist, blogger, essayist and professor of History, Philosophy and Human Sciences. In addition to books of history and sociology he wrote stories and poems. He is dedicated to photography and director of short films. It 'an expert in communication techniques and tourism marketing. She is the editor in chief of the six-monthly cultural publication “Reportages Storia & Società”, founded in January 2003.

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