Filosofia e nuovi sentieri

«Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L’un compito è proprio del genio che crea, l’altro della perspicacia che perfeziona» Denis Diderot


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La comunicazione sociale e politica oggi

ABSTRACT

The planetary scale event represented by the Covid-19 has profoundly modified life patterns and communication styles. In this essay we will talk about the increase in the consumption of news on the Internet and of communications on social media, with the related baggage of fake news and methods to counter them. How political-institutional communication has changed in an emergency situation that required a global lockdown in the months between March and June 2020. The relapses that had the Dad (distance teaching) and the use of smartworking. And finally the role of science and scientists in this particular historical moment that we are still living.

Keywords

Coronavirus, politics, lockdown, smartworking, Internet

INTRODUZIONE

È stato detto che il Covid-19 è la pandemia del mondo globalizzato. E, come tale, specchio della civiltà che abbiamo costruito. Un mondo che volevamo fosse bello, funzionale, interconnesso, fatto di mega-città facilmente raggiungibili in aereo e tuttavia, proprio per questo, ciò che non avevamo previsto, intrinsecamente fragile. Tanto che lo spillover (il movimento dei virus da una specie all’altra) è più facile che in qualsiasi altro momento della storia (Frank Snowden, http://www.newyorker.com/news/q-and-a/how-pandemics-change-history ).

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Il paradosso della libertà

La libertà è da tutti considerata un valore irrinunciabile, ma difficile da definire.

Nel corso della storia si è assistito al contrapporsi di due diversi modelli di libertà, da un lato come libero arbitrio, come possibilità di decidere tra le alternative; dall’altro la libertà come assenza di costrizione.

La libertà come autonomia, si potrebbe definire il potere di fare ciò che si desidera, senza impedimenti. Il rifiuto delle regole troppo rigide e puramente convenzionali può degenerare in un atteggiamento trasgressivo, che rende difficile la convivenza. La vita in società si regge sulla condivisione di alcune regole che stabiliscono diritti e doveri. Quando non vengono rispettate c’è il rischio che si scivoli nel libero arbitrio e che alla fine si impongano, a danno degli altri, le preferenze del più forte. In questa logica ogni pulsione viene presa per un desiderio, ogni desiderio viene presentato come un bisogno, ogni bisogno diventa una pretesa, e ogni pretesa viene fatta valere come un diritto. D’altra parte è ambigua anche la liberazione dall’autoritarismo,  che diventa rifiuto dell’autorità, una società senza maestri è una società senza punti di riferimento, destinata irrimediabilmente ad essere preda dei loro banali surrogati, da personaggi che si impongono all’attenzione con la loro stravaganza, con il rischio di suggestionare.

Analoghi problemi nascono se la libertà viene assolutizzata, rischia di trasformarsi nella negazione di ogni vincolo di dipendenza. L’identità di una persona non si dà al di fuori di un contesto sociale di appartenenza e il senso di liberazione che deriva dall’azzerare le appartenenze, può dar luogo ad una spaventosa solitudine. Se non dipendiamo da nessuno e nessuno dipende da noi, diventiamo semplicemente irrilevanti per la vita degli altri. La liberazione dai legami sociali si trasforma in rifiuto da ogni forma di responsabilità.

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Il nuovo proletariato. Considerazioni sulle disuguaglianze economiche e sociali a cento anni dalla fondazione del Partito Comunista Italiano

1. Trasformazioni del proletariato nel XXI secolo


Può avere senso oggi parlare di proletariato? Questa domanda assume un senso particolare per chi, come il sottoscritto, è nato dopo la caduta del muro di Berlino. La fine della società verticale, l’indebolimento delle agenzie tradizionali di potere e l’ampliamento del mercato (divenuto globale) hanno segnato in modo irreversibile lo stesso registro politico. La povertà si è resa, almeno in apparenza, una questione individuale e non sociale. Una faccenda privata, non più di classe.

Questo rivolgimento ha determinato la fine di un vocabolario politico intessuto sul conflitto fra “borghesi” e “proletari”. Divenuti atomi slegati, dediti al consumo e al profitto, le donne e gli uomini del nostro tempo non hanno più saputo riconoscersi in questa o quella frangia della società civile. In un sistema dove tutti sono uguali e tutti vogliono le stesse cose, il povero e il ricco sono sposati da un rapporto unicamente emozionale – di invidia o di ammirazione. Nella retorica corrente, l’aut aut fra gli uni e gli altri è scandito da un giudizio di valore: da una parte c’è “chi ce l’ha fatta”, dall’altra “chi no”.

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Soggettività, Strumentalità e Razionalità. Tre parole per comprendere il paradigma della modernità.

Se si volesse tentare di descrivere attraverso l’analisi di tre parole chiave, l’ideale moderno di civiltà che è venuto creandosi nel corso della storia occidentale e che ha dato vita a categorie filosofico-politiche nuove come stato, società civile, produzione, conflittualità pubblico/privato ecc., queste potrebbero essere le seguenti: «soggetto», «razionalità» e «strumentalità». Questi termini sono in grado  infatti di offrire delle indicazioni piuttosto mirate al fine di contestualizzare entro le giuste coordinate storico-politiche, lo sviluppo della modernità e delle sue intime contraddizioni. La prima parola è proprio quel «soggetto» destinato ad assumere nella filosofia moderna una posizione di assoluta preminenza come fondamento unitario tanto del conoscere con il pensiero rivoluzionario di Cartesio, quanto dell’agire con la svolta hobbesiana prima e il pensiero di Rousseau poi. Partendo proprio dal versante della conoscenza, è interessante notare come il problema che domina l’intera speculazione di Cartesio  fosse quello dell’uomo Cartesio. Il filosofo francese voleva infatti mostrare in che modo aveva condotto la sua ragione sino a giungere a quel criterio sicuro mediante cui era riuscito a distinguere il falso dal vero. Il compito teoretico di Cartesio era stato quello di trovare un fondamento per un metodo che potesse costituirsi come guida storica della ricerca nelle varie scienze, a partire da una critica radicale di tutto il sapere acquisito sino a quel momento.

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Ricostruire il Bel Paese

Premessa

Le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella hanno messo in evidenza l’importanza di provare a ricostruire l’Italia, facendo le cose che non si sono fatte piuttosto che riqualificare ciò che c’è.

Ebbene, il monito del Presidente è molto forte e chiaro, rivolto sia ai cittadini chiedendo di dare un contributo concreto e fattivo, sia alla classe dirigente tout court di lavorare ad una progettazione valida e concreta. Ciò nonostante, alcuni  interrogativi dovrebbero essere posti, quali:

  • Che Italia immaginano i rappresentanti a vari livelli?
  • Quale sviluppo e idea di società si privilegerà?
  • Come i cittadini potranno essere protagonisti di questo processo?

È opportuno che si apra una riflessione vera e sincera nel Paese, senza tatticismi e posizionamenti inutili e dannosi. D’altronde, il Recovery Fund è il piano economico e di sviluppo più importante dopo il Piano Marshall degli anni 60’.

L’Italia dei prossimi 30 anni

La pandemia di Covid-19 ha colpito non solo la nostra salute e la nostra sanità, ma tutta la nostra vita a livello globale, tanto da stimolare un ripensamento rispetto ai riferimenti e alle certezze del nostro modello di sviluppo. Il ripensamento ha investito a cascata prima la questione della salute umana in connessione con quella del pianeta, poi quella dell’economia e dell’impiego delle risorse economiche disponibili, e ora a seguire quella della cultura, intesa sia come conoscenze, produzione intellettuale ed accumulazione scientifica, in particolare per la capacità di prevedere i rischi e di reagire alle crisi, ma anche per la scuola e la formazione  ossia  come cultura antropologica, e cioè l’insieme dei riferimenti ideali, dei valori e dei costumi di vita che stanno alla base della convivenza umana e delle scelte politiche.

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Piacere e dolore da Kant a Leopardi

Abstract: L’articolo descrive la teoria del piacere e del dolore, in particolare, l’oggetto della riflessione è individuare i punti di connessione tra due icone del pensiero europeo, il primo in ambito filosofico, Kant, mentre il secondo in ambito poetico, Leopardi. Un connubio di pensiero e poesia che ha lo scopo di portare l’attenzione su un tema molto dibattuto nel corso della storia della filosofia moderna e della letteratura.

La filosofia kantiana riflette sui limiti della ragione umana e giunge alla conclusione che l’uomo conosce solo nella dimensione esperenziale e che, oltre i limiti dell’esperienza, il sapere barcolla tra le fauci dell’illusione, un’illusione metafisica. Nella Critica della Ragion Pura, pubblicata in prima edizione nel 1781, e più specificatamente nella parte dell’opera dedicata alla Dialettica Trascendentale, Kant si occupa della conoscenza umana che si rivolge agli oggetti stanti al di fuori dei confini dell’esperienza. Dal punto di vista teoretico, la figura centrale indagata dalla filosofia kantiana è l’io penso, l’attività di giudizio per eccellenza. Il soggetto trascendentale, l’io appunto, è inconoscibile, inaccessibile, avviluppato da un’oscurità che non da accesso alla ragione. Secondo Kant l’io illude l’essere umano catapultandolo nella sfera dell’illusione. L’illusione è inganno, un inganno che il filosofo tedesco attribuisce alla ragione, non ai sensi1. Dunque, all’interno della coscienza umana sono presenti ragioni oscure e sfuggenti che l’io non è in grado di chiarire ed afferrare. Da ciò ne consegue che la filosofia morale si pone come un’analitica dei moventi che trasforma questi ultimi in motivi in quanto occorre un’analisi del motore che spinge all’azione. I moventi oscuri che circolano nell’essere umano lo determinano nell’azione e nel desiderio. Il desiderio assume un ruolo centrale poiché l’intera questione morale trattata da Kant ruota intorno ad esso: è il desiderio il motore dell’agire.

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Clinica della recensione. Riflessioni storico-sociali intorno al Semmelweis di Borzini

Quando ricevetti questo libro, Ignac Semmelweis eroe romantico. Il medico ungherese che salvò madri e figli (ed. Scienza Express, ottobre 2019) di Piero Borzini, conoscevo solo superficialmente la scoperta di Semmelweis, senza però avere una serie di strumenti tecnici per definirne il valore specialistico, a parte qualche generale concetto storico di igiene. Sapevo che il bisogno di riforme in senso igienistico si configurava all’epoca come una risposta ai cambiamenti nei modi di produzione suscitati dalla rivoluzione industriale (industrializzazione) in senso capitalistico, che avevano modificato a loro volta in maniera radicale lo stesso sviluppo delle città (urbanizzazione). Igiene, industrializzazione e urbanizzazione erano quindi fenomeni strettamente interconnessi in termini di storia dei servizi sanitari:

L’igiene è quella parte della medicina che ha come oggetto l’uomo sano e come scopo principale la profilassi (letteralmente ‘difesa anteriore’) piuttosto che la cura della malattia. […] Nel secolo scorso è apparso chiaro agli occhi di tutti che lasciare la totale libertà all’iniziativa privata e non imporre, attraverso il settore pubblico, investimenti in opere igienistiche avrebbero distrutto l’umanità, tanto l’ambiente era stato deteriorato dai cicli produttivi industriali e dai processi edilizi sviluppatisi in rapporto all’urbanizzazione. Questi problemi vennero a maturazione più rapidamente in quelle nazioni in cui il modo di produzione capitalistico era più sviluppato: in particolare in Inghilterra.[1]

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Kant tra tempo ed eternità

Abstract: l’articolo affronta la riflessione kantiana inerente alla fine di tutte le cose, come narra il titolo stesso del suo saggio dedicato a tale argomento. Scopo del breve scritto e comprendere come Kant interpreta la fine e la soluzione che funge da baluardo alla sua riflessione tipicamente razionale.

«È d’uso comune, soprattutto nel linguaggio della pietà religiosa, attribuire a un uomo che sta morendo il seguente modo di dire: egli sarebbe sul punto di passare dal tempo all’eternità. Tale espressione non vorrebbe dir nulla, di fatto, se qui per eternità si dovesse intendere un tempo che si protrae all’infinito» (I. Kant, La fine di tutte le cose, a cura di A. Tagliapietra, Bollati Boringhieri 2006, p.7). Da questo passo della Fine di tutte le cose emerge il problema del passaggio dal tempo all’eternità che suppone una frattura del continuum tra i due termini. Kant spoglia il passaggio dall’uno all’altra del significato religioso in cui affonda le sue radici e annulla l’attraversamento del ponte che lega tempo ed eternità poiché non ha luogo: «Il passaggio resterebbe del tutto temporale, significando solo la transizione di un tempo ad un altro» (F. Desideri, Quartetto per la fine del tempo, una costellazione kantiana, Marietti, Genova 1991, p. 153).

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L’arte di essere felici

Nel tessuto dei concetti che descrivono la vita umana, la felicità è tra i più difficili da catturare, ma anche il più irrinunciabile, tutti gli esseri umani aspirano alla felicità.

La ricerca della felicità è un tema molto ampio, sul quale l’uomo ha riflettuto in ogni periodo storico. Il termine felicità deriva dal greco “eudaimonia” ed indica lo stato di chi è felice, di chi è appagato. Eudaimonia è l’unione di due parole eu (bene) e daimon  (demone), rimanda a una condizione di vita buona, una dottrina che ripone il bene sommo nella felicità.

Con la filosofia socratica-platonica, la felicità viene dissociata dalla fortuna e legata alla virtù, fondata sulla capacità dell’ individuo di affermare la sua aspirazione al bene, ritenendo che gli uomini potessero sottrarsi all’imprevedibilità della sorte, costruendo una vita moralmente buona, ispirata agli ideali di moderazione e contenimento razionale dei desideri e delle passioni.

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Giovani autori crescono

Aggiornamento del 3 aprile 2021


Si aggiunge ai “nostri” autori, di cui siamo doppiamente fieri, Emanuela Trotta, che pubblica con FrancoAngeli, nell’antologia L’economia ai tempi del CoViD-19. Quaderni del Lavoro n. 111, il saggio “Locus amoenus: dalla noia come vuoto di senso e svalorizzazione di sé alla solitudine come pienezza di vita”, sintesi di due contributi precedentemente pubblicati con «Filosofia e nuovi sentieri»: “Abitare la solitudine” e “Offline: il diritto alla disconnessione”.

Aggiornamento del 5 febbraio 2021


Ed ecco i primi 2 arrivati:

  • Sandro Vero, che pubblica Il mito infinito. La farsa del capitalismo in 4 atti, fra scienza dell’individuo, soggettivazione e pratiche del corpo nella collana “I Cento Talleri” dell’editore Il Prato, con la Postfazione di Diego Fusaro
  • Shady Dell’Amico, autore di Post-religione. Apocalissi laiche fra psicoanalisi e marxismo (ed. Generis Publishing)

A loro (e a tutti quelli che arriveranno – ci contiamo – numerosi) le nostre congratulazioni e l’augurio di un’intensa e affascinante avventura su nuovi sentieri filosofici.

25 novembre 2020


Sempre più spesso riceviamo le mail di collaboratori che ci chiedono l’autorizzazione alla pubblicazione dei loro articoli all’interno di antologie o monografie stampate.

La nostra aspirazione di sempre – che «Filosofia e nuovi sentieri» possa essere trampolino per il lancio di nuove voci del panorama filosofico italiano – diventa così un po’ più tangibile e appagante.

Dunque, nell’incoraggiare nuove collaborazioni (anche in ambito non strettamente filosofico, come dicemmo: https://filosofiaenuovisentieri.com/2020/06/08/filosofia-e-nuovi-sentieri-2020-un-nuovo-corso-per-la-rivista/) chiediamo ai collaboratori che abbiano stampato i propri contributi per FeNS di inviarci la copertina (e magari l’indice) del libro: li raccoglieremo in una sezione dedicata che chiameremo “Nati con FeNS”. Chi sarà il primo?


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La rappresentanza e l’avvento della Democrazia digitale

a. Nuove modalità di partecipazione e democrazia

La crisi della democrazia è rintracciabile nelle scelte politiche poste in essere negli ultimi decenni caratterizzati dalla condivisione da parte dei partiti politici delle idee neo-liberali come l’individualismo e il libero mercato privo di ogni regolamentazione.

Tali opzioni hanno portato conseguenze sociali tra cui la cosiddetta disintermediazione politica, considerato che non esistono più formazioni sociali sui territori che realizzano quel raccordo tra la popolazione e le istituzioni, provocando così un allontanamento e un astensionismo dalla cittadinanza attiva.

La riflessione da cui si deve partire riguarda, inevitabilmente, il modo in cui a tale nuova dimensione proiettata verso il futuro si unisca la collettività e la coerenza con la Costituzione.

Da ciò scaturisce la nascita di nuove modalità di partecipazione alla vita politica, alimentate anche dal mutamento della società moderna, la quale si proietta sempre di più in una dimensione connettiva e telematica.

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I vecchi e i giovani

La tua vita è giovane, il tuo sentiero lungo;
tu bevi in un sorso l’amore che ti portiamo,
poi ti volgi e corri via da noi.
Tu hai i tuoi giochi e i tuoi compagni.
Non vi è colpa se non ti resta tempo per pensare a noi.
Noi, invece, abbiamo tempo nella vecchiaia
di contare i giorni che son passati, di rievocare
ciò che le nostre annose mani hanno dimenticato per sempre.
Il fiume corre rapido tra gli argini, cantando una canzone.
Ma la montagna resta immobile, ricorda e veglia col suo amore.

La giovinezza è l’epoca del dinamismo e della scoperta di se stessi e del mondo. La persona giovane ha il diritto di trovare la sua strada, forgiarsi attraverso le esperienze della vita, immaginare il proprio futuro. I figli, come si dice, sono del mondo. Il corredo emotivo dei giovani è un misto di entusiasmo e sconforto, di audacia e di domande, di senso di onnipotenza e di inquietudini legate alla scoperta del domani. Queste fasi ondivaghe sono superate nell’età matura, nella quale si vive nel ricordo di quanto vissuto e realizzato. Nel riposto di chi sa che non ha più tutta la vita davanti, ma può guardare, nel migliore dei casi con soddisfazione, a quanto fatto e compiuto. I giovani sono il fiume che corre rapido scrosciando e mormorando fra gli argini, i vecchi sono la montagna immobile che veglia da lontano la corsa del fiume e quindi «ricorda e veglia col suo amore». Continua a leggere