Filosofia e nuovi sentieri

«Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L’un compito è proprio del genio che crea, l’altro della perspicacia che perfeziona» Denis Diderot

Il paradosso della libertà

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La libertà è da tutti considerata un valore irrinunciabile, ma difficile da definire.

Nel corso della storia si è assistito al contrapporsi di due diversi modelli di libertà, da un lato come libero arbitrio, come possibilità di decidere tra le alternative; dall’altro la libertà come assenza di costrizione.

La libertà come autonomia, si potrebbe definire il potere di fare ciò che si desidera, senza impedimenti. Il rifiuto delle regole troppo rigide e puramente convenzionali può degenerare in un atteggiamento trasgressivo, che rende difficile la convivenza. La vita in società si regge sulla condivisione di alcune regole che stabiliscono diritti e doveri. Quando non vengono rispettate c’è il rischio che si scivoli nel libero arbitrio e che alla fine si impongano, a danno degli altri, le preferenze del più forte. In questa logica ogni pulsione viene presa per un desiderio, ogni desiderio viene presentato come un bisogno, ogni bisogno diventa una pretesa, e ogni pretesa viene fatta valere come un diritto. D’altra parte è ambigua anche la liberazione dall’autoritarismo,  che diventa rifiuto dell’autorità, una società senza maestri è una società senza punti di riferimento, destinata irrimediabilmente ad essere preda dei loro banali surrogati, da personaggi che si impongono all’attenzione con la loro stravaganza, con il rischio di suggestionare.

Analoghi problemi nascono se la libertà viene assolutizzata, rischia di trasformarsi nella negazione di ogni vincolo di dipendenza. L’identità di una persona non si dà al di fuori di un contesto sociale di appartenenza e il senso di liberazione che deriva dall’azzerare le appartenenze, può dar luogo ad una spaventosa solitudine. Se non dipendiamo da nessuno e nessuno dipende da noi, diventiamo semplicemente irrilevanti per la vita degli altri. La liberazione dai legami sociali si trasforma in rifiuto da ogni forma di responsabilità.

Ci si rende conto che è impossibile stabilire fin dove la propria libertà può spingersi prima di finire e lasciare spazio a quella dell’altro. Non riusciamo a trovare un solo ambito della nostra esistenza che non sia influenzato dal rapporto che intratteniamo con ciò che ci circonda, difficile distinguere nettamente la mia libertà da quella altrui. Cominciamo a percepire la libertà dell’altro come un ostacolo alla nostra. Per ogni ostacolo che elimineremo perché ci sentiremo schiacciati, se ne presenteranno altri che ci opprimeranno a loro volta. Se continuassimo a cancellare costantemente ciò che percepiamo come un limite, ci troveremmo nella paradossale situazione di dover annientare la nostra esistenza.

“ L’uomo è condannato ad essere libero”, proclama Sartre, la libertà dell’uomo è infinita e rende l’uomo interamente responsabile delle sue scelte, anche del sottrarsi alle scelte. Assumersi la responsabilità della costruzione della propria vita e identità, la carica di enorme significato e valenza. Ogni azione che compiamo, ogni nostro fallimento dà forma a noi stessi e al nostro mondo. La libertà ci mette di fronte alla consapevolezza del nulla.

2.Il limite come condizione del vero desiderio

Il problema consiste nel fraintendimento del concetto stesso di desiderio, che viene ridotto a una pulsione immediata. E’ necessario un limite, senza questo limite, diventa impossibile umanizzare il desiderio e lo si sostituisce con una pulsione che conduce la vita verso un godimento tanto illimitato quanto distruttivo. Oggi al posto delle regole dell’etica tradizionale ce ne sono altre, che non sono imposte  con la costrizione esteriore, ma influenzano e condizionano le scelte e i comportamenti; se è vero che l’essenza del totalitarismo non consiste nella perdita della libertà esteriore, ma in quella interiore, non è difficile renderci conto che qualcosa di totalitario è presente anche nella nostra civiltà occidentale. La sola trasgressione possibile è quella illusoria, consentita dal conformismo dell’anticonformismo. Ci sono dei condizionamenti esterni che ci portano a desiderare una cosa o l’altra, derivanti dalle nostre abitudini. Alla fine le nostre azioni, più che essere il frutto di vere scelte, sono determinate da ciò che siamo. La libertà come mancanza di impedimenti esterni può essere condizione anche degli animali, basta aprire i cancelli del recinto, perché l’animale segua il suo istinto autonomamente ed esca, non c’è traccia di scelta. Educare un essere umano alla libertà, non può dunque ridursi a renderlo autonomo dai condizionamenti esteriori, ma fargli scoprire la libertà di scelta che la tradizione filosofica ha denominato libero arbitrio. Senza questa libertà, l’autonomia dai vincoli esterni non è reale.  A cosa serve poter fare ciò che si vuole, se poi la volontà non è libera di decidere cosa volere? Per questo è necessario educare alla consapevolezza e al senso di responsabilità che sono le condizioni indispensabili.

3. Libertà come responsabilità

L’educazione può rendere liberi, ma anche plasmare secondo canoni prestabiliti. Un sistema basato sulla coercizione, sulla costrizione può mantenersi seguendo le proprie regole, per contro un sistema che avesse come principio fondante la libertà non potrebbe non  essere fondata sul compromesso, in quanto la libertà di ciascuno finisce dove comincia quella degli altri. Anche il sistema più libero non può, quindi, non ammettere la prevaricazione, anche quando circoscritta a singoli casi individuali, questo significa, di fatto, rinnegare la libertà come principio assoluto e imprescindibile. Questa è la radice del paradosso della libertà. Qualunque riflessione sulla libertà diventa immancabilmente una riflessione su quali compromessi siano accettabili. Dalle situazioni di conflitto si dirama una serie progressiva di dubbi, per i quali non esistono risposte che non siano limitazione della libertà.

La libertà è la base per il riconoscimento della dignità e delle capacità della persona, ma potrebbe sconfinare nell’egoismo e nella prevaricazione, ecco allora, la necessità di esaltare l’altra componente umana, altrettanto decisiva, la responsabilità, che nasce dalla coscienza ed è pronta a imporsi autonomamente limiti e obblighi perché la presenza della persona nella società non sia devastatrice, ma costruttrice.

Se la libertà è il territorio in cui ci muoviamo, la responsabilità è il perimetro e il confine del nostro territorio. La responsabilità è la consapevolezza del nostro limite. Se intendiamo Kantianamente, il dovere morale come un imperativo categorico, l’uomo non è schiavo dei limiti a cui si auto sottopone. La dignità umana si compie nell’irriducibilità di ogni persona a un mezzo o strumento, essere liberi significa non essere strumentalizzati. Compie il proprio dovere chi agisce in modo da sottoporsi a una regola, che, se dovesse valere come legge universale, preserverebbe anche ogni altro individuo ( Kant, 1785).

Le regole morali sono fondate sulla convinzione che chi compie un’azione lo fa perché è libero di farla. Molti credono di poter rimandare le scelte con l’illusione che sia ancora presto per cercare di dare risposte agli interrogativi fondamentali dell’esistenza, mal come ricorda Kierkegaard,  vi sarà un momento in cui l’uomo non avrà più la libertà di scelta, perché altri avranno scelto per lui.

 Per essere liberi di scegliere, bisogna superare gli ostacoli, il più evidente è l’insicurezza, l’incapacità di accettare sé stessi, ci sentiamo impotenti, inadeguati, frustrati dai propri fallimenti. Alla radice ultima dell’incapacità di scegliere c’è la difficoltà di avere un io, un’unità interiore; chi vive in uno stato di perenne frammentazione interiore è incapace di assumersi la responsabilità delle proprie scelte. Come non si può essere autonomi dai condizionamenti esterni, non si può fare una scelta senza essere influenzati da quelli interni. Il temperamento, gli stati d’animo, la nostra stessa storia, circoscrivono inesorabilmente l’ambito entro cui siamo in grado di esercitare il nostro libero arbitrio, ma malgrado i limiti sussiste un margine di scelta, è questo che rende l’essere umano diverso da tutti gli altri che popolano l’universo.

4.Fuga dalla libertà

Il progresso storico che ha subìto un’accelerazione enorme ha permesso all’umanità di acquisire conoscenze, svincolarsi da un sistema di controllo precostituito, per acquisire una maggiore autonomia. Eppure una volta spezzate le catene, l’individuo si è sentito solo e insicuro.

Da una parte c’è un’appartenenza che ingabbia, dall’altra un vuoto che spaventa, per cui o si progredisce verso una piena maturazione o si fugge verso un nuovo padrone, verso nuove sottomissioni.

L’uomo non riesce a realizzare sé stesso, anzi, la libertà sembra averlo reso fragile e impotente. Nella democrazia di oggi la libertà è prioritaria e le scelte pubbliche non possono violarla, al punto che la libertà politica è intesa come libertà dalla politica. Pur di preservare la propria sfera, il singolo non pretende altro che essere tutelato, protetto. Non gli interessa partecipare, rinuncia.

Il paradosso del nostro tempo è che, quanto meno sono capaci di impegnarsi nel fare delle scelte, tanto più gli uomini enfatizzano questa libertà. Se nulla ha importanza, se non perché viene scelto, in base a che cosa preferire un’alternativa all’altra, visto che entrambe sono comunque oggetto della stessa libertà? Tutto si equivale in una società che può avere tutto, ma non sa perché dovrebbe volerlo. Le persone sembrano condannate a una sostanziale indifferenza che sfocia nell’apatia. Una libertà che abbia come fine ultimo solo quello di non dipendere dai condizionamenti esterni, senza avere nulla che valga la pena di scegliere è senza scopo.”L’uomo è una passione inutile” (Jean-Paul Sartre). L’esito di questa libertà è il nichilismo.

La scelta deve seguire la coscienza, ma la coscienza, a sua volta deve seguire la verità, solo la ricerca della verità e del bene ci rende liberi. Si ha un motivo per fare le proprie scelte solo quando non si resta chiusi in sé stessi, ma ci si apre alla realtà degli altri. L’enfasi posta dal pensiero moderno sulla soggettività ha fatto spesso dimenticare che la libertà non può esercitarsi nel vuoto.

Libertà e verità, intesa nell’antichissimo senso di aletheia, svelamento, finiscono per coincidere, essendo la libertà il lasciar essere l’ente.

Ciò comporta il riconoscimento da parte del soggetto del proprio limite.

L’autonomia non può mai essere totale e la libertà di scegliere non può mai pretendere di essere perfetta. La libertà non viene meno quando si misura con la verità, anzi, essa dipende dalla verità. Questo significa che non solo si è meno liberi, se ci si impegna in modo pieno in una causa o con una persona, ma che solo allora lo si è fino in fondo.

Solo allora si compie il senso più profondo della libertà, per cui il suo aspetto di autonomia e quello di libero arbitrio sono finalizzati alla donazione di sé , all’orientamento verso il bene, in cui soltanto l’essere umano trae la sua realizzazione.

Da qui il paradosso a cui oggi assistiamo, la libertà,  che dovrebbe essere il valore che permette l’adesione al bene, diventa essa stessa il valore supremo e viene esaltata come tale. Solo quando c’è un bene comune da perseguire può esserci una comunità. La natura dell’obiettivo influisce sulle modalità con cui va perseguito, per il raggiungimento di un fine comune; non  basta che ognuno si impegni individualmente, ma occorre una cooperazione. Il rischio  di questa libertà è che nell’additare il bene come fine, essa viva questa distinzione come un obbligo a cui sottostare. Perché l’etica sia piena espressione di libertà è necessario un coinvolgimento delle passioni, una tensione di tutto  l’essere umano e del suo stesso desiderio verso ciò che è buono, come insegna Aristotele. Una regola non mi opprime se io la prescrivo a me stesso volontariamente  o se la accetto, nessuna forma di libertà rende liberi, occorre coniugarle e viverle insieme.

5. Crisi della libertà

La crisi della libertà implica la necessità di ripensarla e può avvenire attraverso un rovesciamento del rapporto tradizionale fra la libertà e responsabilità.

La libertà parla il linguaggio del diritto, dell’autonomia dell’individuo, la responsabilità parla il linguaggio del dovere, dell’obbligo. Tiene conto dell’effettiva asimmetria delle relazioni umane, della necessità del riconoscimento dell’altro e del limite che va rispettato. Diventa un richiamo alla responsabilità, come esigenza di vincolare le espressioni della libertà umana tutte le volte che si afferma come illimitato potere di ogni individualismo incontrollato. Acquistiamo la consapevolezza di essere o non essere liberi solo nel rapporto con gli altri.

Per il soggetto che  si ritiene autonomo, pieno di sé, la responsabilità è secondaria. Occorre rovesciare il rapporto tra libertà e responsabilità, che non sono in opposizione, anzi, c’è libertà solo quando prima c’è responsabilità. E’ in particolare Lèvinas a criticare il soggetto che per secoli ha inseguito l’ideale dell’autonomia, è tempo che l’io riconosca la propria vulnerabilità e la dipendenza di sé dall’altro. Io sono responsabile per chi c’era prima, per chi c’è ora, per chi ci sarà dopo. La storia non comincia da me. Prima di me c’è sempre l’altro che mi interroga, a cui sono chiamato a rispondere. Perché è in questa torsione verso l’altro che si costituisce l’io. La responsabilità precede la libertà. L’altro che mi convoca non è il mio limite, bensì la possibilità di un varco, di un passaggio. Occorre riscoprire la responsabilità di un sé vulnerabile, destabilizzato dall’altro e proprio per questo libero.

Nei tempi attuali, in cui un virus mette alla prova la tenuta degli Stati a livello planetario, si rivela attuale ancora oggi un libro scritto agli inizi degli anni 60’ da Arendt “Tra passato e futuro”. Il libro riguarda la crisi in vari settori dell’agire umano, determinata da una lacuna nell’agire umano, che interrompe il solco tracciato dalla tradizione. Ciò che accade oggi in un mondo alle prese con un problema epidemiologico di cui non si intravede la fine, ha scoperto d’improvviso la sua fragilità e anche l’impotenza di fronte una situazione imprevista. La sola cosa certa è che sarà indispensabile un ripensamento collettivo dei rapporti umani, dell’economia di mercato, del ruolo della politica, del senso di responsabilità personale. In un momento storico nel quale ogni libertà è vanificata, Arendt è una riscoperta che ci conduce ad indagare uno dei problemi più interessanti del ragionare filosofico: la libertà, la sua origine , il suo evolversi.

L’agire umano è dotato di senso e valore solo se è guidato da principi che, per quanto possibile, tendano all’universalità, ricordando l’imperativo categorico kantiano “agisci in modo che la massima della tua azione possa valere in termini universali”.

Bibliografia

Aristotele, Etica Nicomachea

H. Arendt,Tra passato e futuro, Garzanti 1961

U. Galimberti, Vizi capitali e nuovi vizi, Feltrinelli Milano 2008

M. Heidegger, Sull’essenza della verità, a cura di U. Galimberti, Editrice La Scuola Brescia 1973

M. Heidegger, Essere e tempo. Tr. It. P. Chiodi, Utet Torino 1969

Nietzsche, Crepuscolo degli idoli, a cura di G. Colli e M. Montanari, tr. It. Masini, Mondadori, Milano 1975

J. P. Sartre, L’Essere e il nulla, tr. It. G. Del Bo, Il Saggiatore Milano 1975

4 thoughts on “Il paradosso della libertà

  1. Emanuela Trotta espone con parole molto chiare un pensiero (meglio, più pensieri) che condivido ampiamente. Il tema della libertà – e le varie implicazioni del cattivo uso che se ne fa – è estremamente attuale. Il trattarlo è salutare. Uno dei più grandi errori della società contemporanea è certo quello di confondere il desiderio col bisogno e col “diritto naturale” di voler vedere realizzato ogni proprio bisogno. Questo presupposto ideologico infrange il senso del limite che, come afferma l’autrice, è un presupposto inalienabile della convivenza sociale. Ogni individuo è tale perché si confronta con altri individui. E’ in tale relazione che dà forma e sostanza alla propria identità. In assenza di ciò, “l’uomo senza relazioni” (per parafrasare “L’uomo senza qualità” di Musil) rimane sperso nel vuoto che egli stesso ha creato attorno a sé. I limiti sono vitali e necessari. Ogni cellula è tale perché racchiusa all’interno della propria membrana cellulare, così come ogni individuo è tale perché – pur potendo guardare all’infinito – è biologicamente definito dalla materia e dai confini del proprio corpo. La responsabilità (concetto davvero inscindibile da quello di libertà) emerge dal riconoscimento dei limiti e dall’interazione con questi. A sua volta, dalla responsabilità nascono i vincoli e gli indirizzi che trasformano gli atti in scelte dotate di valenza morale. Tutte le religioni pongono dei limiti che sono contemporaneamente l’origine e il frutto dei concetti di bene, di male, di giusto, di ingiusto. Al di là delle religioni, anche la laicità pone vincoli, regolando attraverso il diritto l’azione moralmente definita. I vincoli sono una sorta di geografia morale, all’interno della quale ogni individuo si muove, trovando i propri orizzonti e i punti cardinali di riferimento. Un’uso della libertà che voglia fare a meno di ogni limite finisce col distruggere l’individuo, rendendolo semplicemente a-morale.
    Anni or sono – in modo piuttosto leggero – trattai io stesso il tema della libertà e nello scritto di Emanuela Trotta ho ritrovato assai ben esposti alcuni dei temi sui quali avevo a suo tempo riflettuto. (https://filosofiaenuovisentieri.com/2016/11/15/non-fare-troppe-domande-lultimo-libro-di-piero-borzini/).

  2. Interessante e stimolante analisi sul concetto di “Libertà”.
    Viviamo in un epoca in cui si fa un uso distorto della libertà.
    Ci si può considerare liberi in una società in cui le masse sono strette nella morsa dell’omologazione?
    Di quale libertà si nutre l’uomo di oggi se la stessa non si accompagna al senso di responsabilità?
    Come, l’Altro, può essere libero in una società in cui regna sovrano l’ individualismo Patologico ?
    Complimenti dott.ssa Trotta
    .

  3. Grazie a Emanuela Trotta ed alla possibilità che permette con queste interessanti e valide considerazioni.I dibattiti cui si assiste e si può partecipare vogliono dimostrarsi in incessante ampliamento e sviluppo.Mi sarebbe troppo facile sentire vicine solo le righe finali senza aver avuto la fortuna analizzare il sentiero, spero portino altri alla buona lettura.

  4. La libertà si manifesta solo in assenza di schiavitù:

    Servo voce del verbo “Servire” .
    Se non servi sei inutile, quindi dannoso.
    Pericle: “In Democrazia il ricco è inutile”.. . quindi?
    Sono i ricchi che generano i servi. I servi sono cittadini senza salario. I sottoposti a salari minimi sono ancora semi servi perchè “dipendenti” da salario minimo. (semiliberi)
    I Democratici sono uomini liberi perchè godono di un salario pieno e rendite. Essi possono diventare ricchi , quindi generatori di futuri uomini ricchi ovvero di socialmente inutili (dannosi?) Se si introduce l’aggettivo palliativo Libertà, gli inutili si sentono protetti e godono in santa pace la Libertà grazie a quella illusione generante Ozio (padre di tutti i vizi). Come tu asserisci, il Vizio rientra nel Libero Arbitrio ovvero creare danni ingiustificati ma che la Santa Libertà giustifica e promuove.
    Pericle si accorse della imminente caduta della Libertà democratica quando i ricchi (divenuti senatori) sottrassero tutto il danaro contante in circolazione (argento) tornando tra il popolo libero la servitù e la schiavitù. Per mancanza di Argento la Democrazia mise l’elmo per nascondere la propria ferocia (Libero Arbitrio) dando la caccia ai tesori altrui. Conquistarono il mondo sottraendo il bene comune (danaro altrui). Ci volle quasi un Era solare (2.000 anni) per dimostrare con il Comunismo che la Libertà esiste solo se annullato il ricco e il salario. Fu guerra feroce e guerra fredda a quel sistema scandaloso. Caddero molti “assoldati” per distruggere il comunismo, ma , ma , ma la Democrazia vincente oggi in crisi economica si sta rivelando ancora una volta essere una maschera di ferro (elmo) capace di nascondere tutta la sua ferocia, distruggendo le Libertà altrui, impoverendole, schiavizzandole.

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