Filosofia e nuovi sentieri

«Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L’un compito è proprio del genio che crea, l’altro della perspicacia che perfeziona» Denis Diderot

Evoluzione radicale. Intervista esclusiva a Rupert Sheldrake – Parte seconda

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(traduzioni dall’inglese di Stefano D’Agostino / Paolo Calabrò)

[Leggi la prima parte dell’intervista]

8. In che senso e in che modo la scienza dovrebbe coinvolgere la gente, invece di continuare a essere fatta dai soli specialisti?

In passato, la scienza coinvolgeva molta gente comune, persone che non erano né specialisti né possedevano formazioni scientifica. Nei libri L’origine delle specie e La variazione degli animali e delle piante allo stato domestico, Charles Darwin ha attinto all’esperienza di innumerevoli esploratori, coltivatori di piante, allevatori di animali, appassionati di piccioni, padroni di cani e altri. Nella mia ricerca personale sui cani che sanno quando i loro padroni torneranno a casa, e sulla sensazione di essere osservati, anch’io ho attinto all’esperienza di migliaia di non specialisti che possedevano informazioni preziose da condividere sul comportamento dei loro animali, quali cani, gatti, pappagalli e cavalli. Alcune persone hanno condivido anche le loro esperienze in relazione a fenomeni quali la telepatia telefonica, la consapevolezza di chi stia chiamando prima di rispondere e di vedere il numero in ingresso, o la sensazione di essere osservati, percependo quando vi è qualcuno che li guarda alle spalle. In settori della scienza interessati al comportamento umano e animale, attingere all’esperienza della gente comune circa le loro esperienze personali e le loro osservazioni degli animali che conoscono bene costituisce una risorsa di enorme importanza per la ricerca, come ho mostrato nei miei libri The Sense of Being Stared At e Dogs That Know When Their Owners Are Coming Home. Chiaramente alcuni settori della scienza dipendono dagli specialisti: la gente comune non è in grado di costruire il telescopio spaziale Hubble e osservare galassie distanti, o di costruire un Large Hadron Collider per studiare il bosone di Higgs.

9. Come potremmo servirci dei comportamenti degli animali, indipendentemente dalla comprensione che ne abbiamo?

Come ho mostrato nel mio libro Dogs That Know When Their Owners Are Coming Home ci sono molti aspetti del comportamento animale che non sono ben compresi ed è possibile effettuare molti semplici esperimenti per saperne di più su questo comportamento. Per esempio, nella mia ricerca ho mostrato che i cani sono in grado di sapere quando i loro padroni stanno tornando a casa anche quando questi ultimi fanno ritorno ad orari e con mezzi inusuali, evidenziando così che la conoscenza dei cani non è semplicemente una questione di routine o al percepire odori o suoni di veicoli familiari. Succede qualcosa di più interessante, che penso sia più comprensibile come telepatia.

10. Perché il magnetismo terrestre non basta a spiegare la capacità dei piccioni di ritrovare la strada di casa?

I piccioni possono avere un senso magnetico e, se ce l’hanno molto sviluppato, possono anche essere in grado di rilevare quanto, a nord o a sud, sono stati spostati dalla loro casa. Ma ciò non darà loro nessuna informazione sugli spostamenti a est o a ovest. Lo stesso problema sorse nella navigazione umana fin dal XVIII secolo. I marinai potevano sapere quanto si trovassero a nord o a sud misurando l’angolo sotteso alla stella polare, e tramite un compasso potevano trovare il nord anche di giorno. Ma ciò non dava nessuna informazione sulla posizione a est o a ovest. Ecco perché il governo inglese offrì il famoso Longitude Prize per risolvere il problema della navigazione, e il premio fu vinto da un orologiaio londinese, John Harrison, che ideò un cronometro molto preciso. Conoscendo l’ora, potevano capire quanto si trovassero a est o a ovest osservando la posizione del sole. Ma i piccioni sono in grado di ritrovare la strada di casa anche se il loro senso del tempo interno è disturbato, ovvero quando volano con tempo nuvoloso dove né il sole né stelle sono visibili. Detto in maniera più semplice, si immagini di venir paracadutati in un luogo sconosciuto con un compasso molto preciso. Come si farebbe per tornare a casa? Una bussola rivelerà quanto si è a nord e talvolta, secondo l’inclinazione dell’ago, anche quanto a nord o a sud ci si trovi, ma in nessun modo indicherà strada di casa.

11. Fenomeni “psi”: pseudoscienza del paranormale, o una parte della natura ancora da esplorare?

I fenomeni psi come telepatia, presentimento e precognizione sono già stati investigati e ci sono buone prove che accadano realmente, per esempio con i cani che sanno quando i loro padroni stanno tornando a casa, o animali in grado di percepire in anticipo l’arrivo di terremoti o altri disastri, comprese esplosioni artificiali. Discuto questi fenomeni nel mio libro Dogs That Know When Their Owners are Coming Home. Questi fenomeni sono normali, non paranormali. Per esempio, più del 90% della popolazione umana ha avuto esperienza della sensazione di essere osservati alle spalle e di essersi voltati. Più dell’80% della popolazione ha avuto esperienze di telepatia telefonica. Sono cose ordinarie. Normali. Non c’è niente di pseudoscientifico o di paranormale. Sembra paranormale solo se definiamo ciò che è normale non in base a ciò che veramente accade, bensì all’ideologia materialista, per la quale questi fenomeni non dovrebbero accadere perché sono impossibili. Se assumiamo che siano impossibili, a dispetto dell’evidenza, allora non potremo far altro che ignorarli o negarli; e quelli che li indagano dovranno essere screditati quali pseudoscienziati. Dal mio punto di vista, invece, è il tentativo di negare – su basi dogmatiche – fenomeni che avvengono davvero a essere pseudoscientifico, non scientifico, e i cosiddetti scettici sono in realtà dei dogmatici o dei negazionisti che pongono il loro sistema di credenze al di sopra dei fatti e delle evidenze della scienza. In quest’ambito, come in altri, la scienza dovrebbe essere un metodo d’indagine e non un’ideologia o un sistema di credenze.

12. Se i fenomeni psi sono tanto diffusi, come mai è così difficile averne un’evidenza chiara e inequivocabile?

Non è difficile avere un’evidenza chiara e inequivocabile dei fenomeni psi. Milioni di cani in tutto il mondo sanno in anticipo quando il loro padrone sta per tornare a casa ogni singolo giorno. Miliardi di persone sanno chi è che sta chiamando al telefono prima di rispondere o di guardare il numero chiamante. Miliardi di persone e di animali sono in grado di percepire quando sono osservati alla spalle. Esistono moltissime evidenze sperimentali che questi fenomeni siano reali. Ciò non di meno gli scettici negano o ignorano questa evidenza, ritenendola inaffidabile o irripetibile. Sfortunatamente essi hanno un’influenza sproporzionata sul mondo accademico e sui media e ciò rende difficile portare avanti la ricerca su questi fenomeni. In primo luogo è difficile ottenere borse di studio in questo settore; in secondo luogo si teme, giustamente, che la propria carriera possa risentirne. Per cui la cosa si configura come un problema sociologico, non scientifico.

13. Cosa rispondere agli scettici che sostengono che i fenomeni psi non esistano?

Vorrei chiedere agli scettici, come realmente faccio, se abbiano realmente esaminato i risultati. Secondo la mia esperienza, la gran maggioranza non li ha esaminati e non vuole farlo, poiché è già convinta che debbano essere false. Credono che questi fenomeni siano impossibili e che l’esame dei risultati sia dunque una perdita di tempo. Ma, come ho già detto, questa non è una posizione scientifica, ma dogmatica, basata sul pregiudizio e sulla negazione, molto lontana dal vero spirito della scienza.

14. I Suoi interessi sembrano essersi spostati ultimamente, dalla scienza (Le illusioni della scienza, A New Science of Life) alla religione (La fisica degli angeli, Scienza e pratiche spirituali). Cosa rappresenta questo per Lei?

Per molto tempo mi sono interessato di pratiche spirituali, così come di indagine scientifica. Il mio primo libro, A New Science of Life, fu scritto in un ashram benedettino nel sud dell’India. Per me, le pratiche spirituali sono tanto empiriche quanto la scienza; in altre parole, si basano ambedue sull’esperienza. Scienza e religione hanno entrambe i loro dogmi, ma attualmente, fra le persone che incontro, quelli che credono nel materialismo sono molto più dogmatici dei cristiani o dei seguaci di altre fedi che mi è capitato di conoscere. Per quanto mi riguarda, preferisco concentrarmi sulle esperienze, specialmente quelle che possono essere studiate scientificamente, argomento che ho discusso nel mio libro Scienza e pratiche spirituali nonché nel più recente Ways To Go Beyond and Why They Work. I dogmi del materialismo creano una frattura tra la scienza e la religione; credo che, superando il materialismo e andando verso una visione più olistica della realtà, questa frattura si ridurrà, spero fino a ricomporsi del tutto.

15. A cosa sta lavorando adesso? Quali saranno le Sue prossime pubblicazioni?

Il mio ultimo libro in inglese è Ways To Go Beyond and Why They Work, che costituisce il seguito di Scienza e pratiche spirituali, e tratta di ulteriori 7 pratiche spirituali tra cui digiuno, preghiera, feste e giorni sacri. Tratto anche di alcune pratiche che di solito non vengono considerate spirituali, ma che ritengo abbiano una forte dimensione spirituale, come praticare sport, apprendere dagli animali e aperture spirituali attraverso l’uso di sostanze psichedeliche. Attualmente sto lavorando a un articolo sulla coscienza del sole, che credo sia il prossimo passo verso il panpsichismo nella filosofia contemporanea, l’idea che vi siano forme di coscienza in tutta la natura, non solo nei cervelli. Sto anche studiando la capacità delle persone di svegliarsi prima che le sveglie suonino, che credo sia una forma di presentimento, un sentire-in-anticipo, piuttosto che una mera questione di orologio biologico. A questo proposito sto studiando la capacità delle persone di svegliarsi prima di allarmi inattesi, come allarmi antincendio o esplosioni, eventi per i quali nessuna spiegazione in termini di orologio interno è possibile. E continuo nella mia ricerca sulla risonanza morfica, progettando nuovi test sui suoi effetti nei microbi e nelle colture cellulari.

[SHELDRAKE – Intervista esclusiva in inglese]

Autore: Paolo Calabrò

Laureato in scienze dell'informazione e in filosofia, gestisco il sito ufficiale in italiano del filosofo francese Maurice Bellet. Collaboro con l'Opera Omnia in italiano di Raimon Panikkar. Dirigo, con Daniele Baron, la rivista online «Filosofia e nuovi sentieri» e membro dell'associazione di scrittori «NapoliNoir». Dirigo con Diego Fusaro la collana di filosofia "I Cento Talleri" dell'editore Il Prato. Ho pubblicato in volume i saggi: – Il rischio di pensare. Scienza e paranormale nel pensiero di Rupert Sheldrake (Progedit, 2020); – Ivan Illich. Il mondo a misura d'uomo (Pazzini, 2018); – La verità cammina con noi. Introduzione alla filosofia e alla scienza dell'umano di Maurice Bellet (Il Prato, 2014); – Le cose si toccano. Raimon Panikkar e le scienze moderne (Diabasis, 2011) e i libri di narrativa noir: – Troppa verità (2021), romanzo noir di Bertoni editore (in corso di puublicazione); – L'albergo o Del delitto perfetto (2020), sulla manipolazione affettiva e la violenza di genere, edito da Iacobelli; – L'abiezione (2018) e L'intransigenza (2015), romanzi della collana "I gialli del Dio perverso", edita da Il Prato, ispirati alla teologia di Maurice Bellet; – C'è un sole che si muore (Il Prato, 2016), antologia di racconti gialli e noir ambientati a Napoli (e dintorni), curata insieme a Diana Lama.

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