Filosofia e nuovi sentieri

«Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L’un compito è proprio del genio che crea, l’altro della perspicacia che perfeziona» Denis Diderot


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Divenire radicale. Pensare ed Essere in un universo che si evolve (parte seconda)

Ontologia

Non è questa la sede per stabilire se l’ipotesi dell’evoluzionismo radicale di Sheldrake sia valida, né se si accordi o meno con i risultati della scienza moderna; lo stesso autore – che risponderebbe di sì a entrambe le domande – evidenzia come si tratti non di una conclusione ma di un punto di partenza, dell’apertura di un nuovo fronte della ricerca scientifica, circa il quale l’indagine è appena cominciata. Tuttavia, questa breve trattazione non vuol neanche limitarsi a offrire una suggestione in tal senso: è intesa invece come presentazione di una possibilità concreta basata su di uno studio scientifico accurato.

Sul piano filosofico, la filosofia di Raimon Panikkar è il supporto più valido per l’idea di evoluzione radicale di Rupert Sheldrake: essa è infatti in grado di pensare una realtà interamente viva e intrinsecamente libera, capace tanto di conservarsi quanto di innovarsi; ed è, al contempo, compatibile con la scienza moderna.

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Divenire radicale. Pensare ed Essere in un universo che si evolve (parte prima)

Abstract

L’idea che il processo del divenire rimanga inalterato – non si corrompa, cioè, né muti in alcun modo la sua forma – mentre ogni cosa del mondo si trasforma fino ad estinguersi, è suggestiva, e prelude a una filosofia volta a rintracciare il fondamento stabile di ogni movimento. Questo approccio, tuttavia, è suscettibile di discussione, in un mondo regolato dalle leggi dell’evoluzione: se infatti le interpretazioni dell’evoluzionismo possono essere applicate all’intero universo, anziché al mero sviluppo delle specie viventi, ci si troverà di fronte a una realtà che muta così radicalmente da coinvolgere, in ciò, lo stesso processo del mutamento. Al riguardo, le ricerche del biologo inglese Rupert Sheldrake trovano terreno fertile nell’ontologia relazionale del filosofo indo-catalano Raimon Panikkar, in un binomio in grado di coniugare fruttuosamente le frontiere della scienza con quelle della metafisica.

(Questo articolo esce in occasione della pubblicazione dell’ultimo volume dell’Opera Omnia di Raimon Panikkar in italiano, Spazio, tempo e scienza, Jaca Book; nel quale Panikkar parla di Rupert Sheldrake come di un innovatore della scienza).

Parole chiave: pensare, essere, divenire, evoluzione, scienza, Rupert Sheldrake, Raimon Panikkar.

Introduzione

Una precisazione preliminare. È opinione di chi scrive che la realtà vada necessariamente pensata in una maniera che si accordi tanto con la prospettiva della scienza quanto con quella della filosofia. Non perché la filosofia debba ridursi ad ancilla scientiae (né perché abbia bisogno del supporto delle evidenze della scienza); né perché la scienza abbia, dal canto suo, la necessità di appoggiarsi a una determinata filosofia. Per inciso, è innegabile che entrambe abbiano sempre tratto giovamento dal reciproco confronto, anche quando si sono trovate, storicamente, in contrapposizione.

Il punto di partenza di questo scritto è il seguente: l’evoluzione afferisce soltanto alle specie viventi o coinvolge, più in generale, lo sviluppo dell’intero universo?

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PENSARE OLTRE nuovo saggio di Marco Senaldi. La filosofia come diagnosi e cura

Uno scarabocchio di matite colorate rende percettibile quella trasparenza acromatica che ci fa dire che siamo dietro il vetro di una finestra. La copertina è in estrema sintesi il messaggio fondamentale del libro. Marco Senaldi con gli strumenti tratti dalla storia della filosofia, ma anche attraverso numerose altre forme di conoscenza, intende farci partecipi di ciò che ci avvolge e ci scorre intorno ma che non vediamo.

Non a caso il primo pensatore che chiama in causa è Spinoza, che con i vetri e le lenti si guadagnava da vivere e che purtroppo saranno anche causa della sua morte precoce. Lo fa accennando a quel tratto dell’Etica nel quale il filosofo seicentesco analizza more geometrico gli affetti o sentimenti fondamentali. La Tristitia e la Laetitia da cui scaturiscono l’amore e l’odio, se per Spinoza sono modi dell’attributo pensiero procedenti dall’unica sostanza divina, per il Nostro sono anche occasioni per meglio comprendere la situazione attuale. Parla della tristezza come di un profondo senso di inadeguatezza che ci impedisce di agire positivamente. «Per salvarci da questa tristezza interiore, invece di far leva su di noi o di unirci ad altri rafforzando la “potenza” (Laetitia), spesso tendiamo a “spostare” il nostro problema “attribuendolo all’idea di una causa esterna”» (p. 15).

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“Essere corpo”: fra la filosofia fenomenologica e la pratica clinica

Quando Platone, in una pagina del Fedone, scrive «fino a quando abbiamo il corpo, e la nostra anima è mescolata con un siffatto malanno, noi non riusciremo mai a raggiungere ciò che desideriamo» (Platone, 2007, p. 55)  fissa un punto teorico centrale della riflessione filosofica occidentale. Il corpo è ostacolo della conoscenza. Pertanto, tutto ciò che inerisce alla dimensione biologico-corporale deve essere interpretato nei termini di patologia dell’anima (psyché), sostanza semplice e unitaria, e tuttavia, tripartita: la parte razionale, situata nel cervello, è portatrice di saggezza; la parte irascibile, collocata nel torace, di coraggio; la parte concupiscibile, localizzata nell’addome, di temperanza. La tesi socratico-platonica segnala che un legame così intimo con il corpo renda l’anima incarcerata, e quindi, incapace di raggiungere lo stato massimo di intensità spirituale: proprio da qui, agli occhi di Nietzsche, germina la decadenza intellettuale d’Occidente.

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L’essenza del nichilismo

Abstract: l’articolo indaga il tema del nichilismo a partire dai suoi esordi sino ad una fase più matura attraverso l’espressione di diversi autori e pensatori appartenenti sia all’ambito letterario che filosofico.

Durante la seconda metà del settecento si diffonde all’interno del panorama culturale europeo un nuovo modo di pensare, un pensiero arido e incredulo che scuote dalle fondamenta il legame umano con il mondo metafisico, in particolare con Dio. Dopo la rivoluzione scientifica del seicento, che prende piede con Galileo e Keplero e coinvolge nomi del calibro di Bacone, Cartesio, Newton e molti altri intellettuali dell’universo filosofico e scientifico, il mondo risulta decisamente cambiato poiché l’essere umano diviene consapevole del proprio ruolo nel mondo. Tutto ciò sfocia nella corrente dell’Illuminismo definito da Kant «L’uscita dell’uomo dallo stato di minorità che egli deve imputare a se stesso»1. Questo nuovo point of view, che si svincola dalla religione e dal sapere antico, ancora in nuce, induce l’uomo ad identificare ogni cosa con il nulla. In questo contesto un evento cruciale fu la pubblicazione nel 1774 dello scritto “Frammenti di un anonimo” di Hermann Samuel Reimarus. L’opera rappresenta un vero e proprio incendio divampato nella dimensione filosofico-religiosa del settecento che incenerì fino alle radici il mondo della tradizione. In essa è contenuta la distinzione tra il Gesù storico e il Gesù della fede. Reimarus sostiene che Gesù era un uomo come gli altri dotato di un grande carisma capace di smuovere la folla contro l’Impero Romano e che per questo aveva pagato con la morte sulla croce, ma non era il figlio di Dio, il Messia che aveva il compito di redimere i peccati dell’umanità con la sua morte. La sua natura messianica viene negata in quanto Cristo è interpretato dall’autore senza nessun lato divino, ma semplicemente come un uomo. Ciò ha dato inizio ad una disputa sulla natura di Cristo viva ancora oggi, ossia la “quest for historical Jesus” che si articola in tre fasi principali. La first quest è quella avviata da Reimarus. La disputa si è poi arrestata fino agli anni ‘50 del novecento, quando fu riaperta da Kasemann, denominata second quest o new quest; vi è infine la third quest inerente allo studio del Gesù storico ai nostri giorni. Il fatto che Cristo, tramite di Dio sulla Terra, fosse semplicemente un uomo, condusse diversi eruditi all’ateismo e alla negazione di Dio. Se Dio non esisteva allora il sistema di valori, credenze, usi e costumi che governavano il mondo da più di 1700 erano solamente un colossale inganno, una maschera assunta dagli uomini per celare la loro incertezza e il loro terrore di fronte alla morte. Se così era, tutto perdeva il suo valore, il suo senso e significato e crollava nel nulla: ecco il nichilismo.

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Brevi lezioni di Botanica. Rileggiamo Rousseau

Una succinta nota introduttiva di Anna Faro, curatrice e traduttrice, ci porta a riconsiderare quest’opera del grande filosofo ginevrino. La potremmo ritenere marginale quanto all’ampiezza e ai contenuti: come si spiega ai bambini il mondo vegetale, ed anche perché è stesa dopo che le sue opere principali, Il Contratto sociale e l’Emilio, già erano state prodotte provocando sulle prime più contestazioni che consensi. Parigi e Ginevra lo rifiutano, Rousseau trova accoglienza in Inghilterra presso il filosofo David Hume, poi torna in Francia e si dedica all’osservazione del gran libro del mondo, in particolare del regno vegetale, che egli considera il più bello dei tre che la natura ci offre. È il periodo, dal 1770 fino al termine della sua esistenza 1778, delle sue passeggiate solitarie, che rinfrancano il corpo e permettono di fantasticare, senza peraltro dimenticare la ragione.

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Storia del concetto di disabilità: come un’epoca buia dia luce al buio dei giorni nostri

Abstract

Dallo studio della storia della disabilità e dalla lettura delle  fonti che trattano il medesimo tema seppur con un lessico differente, emergono con chiarezza alcune considerazioni.
Se con il passare del tempo rimane inalterato il nucleo della questione che riguarda un elemento oggettivo ovvero la pluralità di condizioni fisiche o mentali di coloro che vivono in una medesima situazione o contesto sociale, siano esse malate, menomate o con problemi psichici; dall’altro risulta chiaro come proprio a seconda delle circostanze vengano applicate a codeste persone etichette che concernono il tema della disabilità a seconda del periodo storico.
L’invito che sorge spontaneo a partire da questa analisi è quello di ribaltare il punto di vista rispetto al problema: perché guardare alle singole persone cercando per loro soluzioni attraverso cui potersi sentire parte di un sistema quando si può operare sul sistema rendendolo accessibile ad ogni persona? La storia infatti ci mostra come sia impossibile dare la giusta attenzione ad ognuno, rischiando seppur partendo da buoni presupposti, di emarginare ora un ‘gruppo’ ora un altro. Rovesciando la questione, le etichette verrebbero cancellate ed assieme ad esse anche i pregiudizi che in parte nascono e muoiono con le epoche, in parte vengono ereditati da quelle precedenti.
La storia della disabilità mostra esattamente questo: a volte è necessario cambiare punto di vista per scoprire che in realtà un nuovo paradigma è possibile.

Parole chiave:

Disabilità, normalità, pregiudizio, medioevo, storia. 

Sommario:

Un contenitore di luoghi comuni che può aiutare a sconfiggerne altri.

Imago Christi e tradizione popolare: relazioni e contraddizioni.

La disabilità nella novellistica: il Decameron.

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Il dolore del signor Raab

Poiché del dolore manca una definizione, lo potremmo designare come il dolore del signor Raab, e tutti saprebbero di cosa stiamo scrivendo. Il signor Raab infatti, che pure ha un ottimo lavoro, è sposato e ha un figlio, non sta da tempo molto bene: ha iniziato a bere un po’ di più, il medico gli ha prescritto un ansiolitico, e quando un collega gli ha fatto gli auguri, lui ha pensato immediatamente gli volesse dire che ne aveva bisogno. Pensiero fastidioso, che come altri solo una terapia antipsicotica potrebbe eradicare – ma non anticipiamo gli eventi, che come afferma Bloy sono come le oche, girano in gruppo. Egli tende alla pinguedine eppure passeggiare lo affatica e annoia; sembra che la moglie aspiri unicamente ad una sua promozione, cioè ad un reddito maggiore; un regalo per lei si trasforma nella canzonatura di due commesse. Ancora piuttosto giovane, ma in quella età della vita ancora imprecisa che della giovinezza ha perso ogni ingenuità, deve anche sopportare il tono brusco del capoufficio, il quale nemmeno in una occasione conviviale riesce a celare il proprio fastidio, forse il proprio disprezzo. Rainer Werner Fassbinder, riletto e fantasticato, ne ha lasciato un ritratto ancora più preciso, ma il dipanarsi del film non ci interessa. Continua a leggere


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“Capitalismo o barbarie”. Ideologie legittimanti e lotte di classe al contrario

1. Dalla lotta di classe alla sinistra dei valori

C’era una volta una sinistra politica il cui interesse principale era il rapporto fra capitale e lavoro. Predicava il conflitto di classe e riteneva che l’obiettivo della lotta fosse la soppressione di ogni forma di sfruttamento capitalistico. Era la sinistra di Gramsci e di Togliatti, direttamente ispirata all’insegnamento di Karl Marx.

Che cosa rimane di questa Sinistra? Dopo le trasformazioni a cui il Partito Comunista Italiano è andato incontro con Enrico Berlinguer, con l’eurocomunismo e la socialdemocrazia, con il Partito Democratico della Sinistra, coi Democratici di Sinistra (senza falce e martello) e infine col Partito Democratico? Che rapporto c’è – tendendo i due estremi della sua evoluzione storica – fra un Antonio Gramsci e un Matteo Renzi?

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Si può consentire che non sia presente una regolamentazione puntuale di internet?

  1. Quanto incide nella società il mondo virtuale su quello reale.

Nei mesi scorsi, si è dibattuto sul ruolo dei social network, dal momento che una serie di piattaforme social hanno deciso di bloccare il profilo del Presidente Usa uscente, Donald Trump, dopo l’assalto dato dai suoi sostenitori a Capitol Hill.

È presente una divisione su tale vicenda  tra chi sostiene che sia una censura e chi, invece, considera la cancellazione un gesto di responsabilità dovuto.

L’interrogativo da porsi , al di là del caso specifico, è sul ruolo delle piattaforme social nella società contemporanea, ovvero sono semplicemente una forma di intrattenimento o hanno ormai un potere che sarebbe meglio regolare con attenzione?

I disordini di Washington  si sono scatenati proprio mentre Camera e Senato statunitensi avrebbero dovuto ratificare l’elezione del nuovo presidente, Joe Biden, e Trump, che proprio sui social ha costruito una fetta importante della propria popolarità, era intervenuto sui social senza condannare fermamente quello che stava accadendo, ma semplicemente invitando i rivoltosi a tornare a casa in pace pur continuando a sostenere le regioni della loro protesta.

Suddetto atteggiamento  ha dato il via a una polemica molto vivace sul ruolo dei social e sul controllo che esercitano nei confronti delle fake news.

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La comunicazione sociale e politica oggi

ABSTRACT

The planetary scale event represented by the Covid-19 has profoundly modified life patterns and communication styles. In this essay we will talk about the increase in the consumption of news on the Internet and of communications on social media, with the related baggage of fake news and methods to counter them. How political-institutional communication has changed in an emergency situation that required a global lockdown in the months between March and June 2020. The relapses that had the Dad (distance teaching) and the use of smartworking. And finally the role of science and scientists in this particular historical moment that we are still living.

Keywords

Coronavirus, politics, lockdown, smartworking, Internet

INTRODUZIONE

È stato detto che il Covid-19 è la pandemia del mondo globalizzato. E, come tale, specchio della civiltà che abbiamo costruito. Un mondo che volevamo fosse bello, funzionale, interconnesso, fatto di mega-città facilmente raggiungibili in aereo e tuttavia, proprio per questo, ciò che non avevamo previsto, intrinsecamente fragile. Tanto che lo spillover (il movimento dei virus da una specie all’altra) è più facile che in qualsiasi altro momento della storia (Frank Snowden, http://www.newyorker.com/news/q-and-a/how-pandemics-change-history ).

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