L’invidia è un sentimento scomodo. Sin dall’antichità è stata ammantata di colpa e vergogna, collocandosi tra i principali vizi capitali. Lo sguardo infastidito e malevolo è stato il simbolo utilizzato per raffigurarla. Fu Dante, che nella Divina Commedia descrisse gli invidiosi con gli occhi cuciti da un filo di ferro, in modo tale che non potessero più vedere. Dante tematizza questi peccati nel Purgatorio, dove gli invidiosi sono seduti sorreggendosi a vicenda, quasi a voler alludere che l’invidia è un sentimento indotto e passa attraverso il senso della vista, come suggerisce l’etimologia del termine latino in-videre, cioè non poter vedere o meglio guardare in modo errato.
L’invidia nasce da una percezione di una differenza a proprio svantaggio, per cui un aspetto posseduto dall’altra persona entra in risonanza con la sensazione di una propria mancanza. La caratteristica altrui viene invidiata poiché rappresenta un desiderio che non si riesce ad esprimere in sé stessi. Vedo nell’altro un’immagine di completezza di cui mi sento carente. A differenza della semplice ammirazione, l’invidia si carica di ostilità e di critica, anche se non è sempre facile riconoscerlo.
Questi vissuti negativi caratterizzano il livore spesso inconfessabile, che in realtà nasconde una frustrazione ancora più grande, da cui inconsciamente, ci si vorrebbe preservare.
L’invidia come relazione
L’invidia come tutti i sentimenti umani esprime una relazione, non riguarda solo un soggetto, ma due, colui che invidia e colui che è invidiato. L’invidioso si sente non aggressore, ma aggredito, non percepisce sé stesso come colui che attacca, ma come colui che si difende, che è costretto a difendersi da una provocazione. L’altro lo provoca ostentando i propri meriti e i propri successi e lui reagisce per istinto di conservazione. L’invidiato può essere una persona che ostenta il proprio valore e i propri meriti, che siano veri o presunti, ma nel momento in cui questi gli vengono riconosciuti, provocano invidia da quanti si sentono offesi e sminuiti da quel riconoscimento. Non si invidia colui che non ottiene alcun riconoscimento, si prova invidia per colui che è oggetto dell’altrui ammirazione.
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