Filosofia e nuovi sentieri

«Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L’un compito è proprio del genio che crea, l’altro della perspicacia che perfeziona» Denis Diderot

Sfaccendati. Il volto esistenziale di una crisi non solo sanitaria – Parte 3/8

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Un sintomo su tutti

Nell’“Uomo della folla” di Edgar Allan Poe, il narratore racconta di come, incuriosito dall’aspetto insolito e inquietante di un vecchio, si sia messo a seguirlo in ogni vicolo, strada, anfratto di Londra per un giorno intero; prima di rendersi conto che, anche ove mai l’avesse raggiunto, sarebbe stato inutile: «Il vecchio — mi dissi alla fine — è il genio tipico del delitto profondo. Egli non vuol restare solo. È l’uomo della folla. Invano continuerei a seguirlo; poiché nulla di più riuscirei a sapere di lui e delle sue azioni». Per il narratore, quest’uomo è come quel libro di cui si è detto che er lasst sich nicht lesen[8]: non si lascia leggere. (Anche nel senso di: non val la pena leggerlo, perché non ha niente da dire).

In che modo questo ha a che fare con l’uomo-sintomo della pandemia, che abbiamo etichettato “sfaccendato”? Anche alla luce di quanto fin qui premesso, non è difficile da individuare: lo sfaccendato è un uomo che non sa che farsene del proprio tempo, della propria vita. Passa la giornata a infornare cibo che basterebbe per sé e per un’altra quarantina di persone; o sui social network, a mandare vecchie foto “di quando ancora si poteva viaggiare”, video demenziali e barzellette insulse e ritrite sulle mogli e sui mariti costretti in casa con i rispettivi mariti/mogli, o ancora a inoltrare jingle a tema “Mi sono rotto le scatole”. Com’è possibile che non si abbia consapevolezza di quanto sia brutto dire: non so come passare il tempo? È l’ammissione del fatto che non sai che fartene di te stesso. Insomma: la vita è un’occasione preziosa e unica. Non è un po’ come dire che non si vede l’ora che finisca, per liberarsi dalla noia[9]?

Col tipico piglio dell’intellettuale, Franco Ferrarotti scrive[10]: «Il virus ci costringe a riscoprire: il senso del limite e a renderci conto che il progresso non è una fatalità cronologica; il valore e il privilegio della solitudine; la musica del silenzio; la logica della lettura contro la logica, oggi dominante, dell’audiovisivo». Nemmeno un briciolo di queste considerazioni ha raggiunto lo sfaccendato: che non ha percepito né l’opportunità né, tanto meno, la “costrizione”. Il mare della possibilità gli è sembrato un deserto di assurdità. Un unico, esteso, enorme spazio popolato dalla noia.

 «Tu ti annoi perché non hai una vita interiore» ripete il professore a sua moglie in Lessico famigliare. Ma questi soggetti si direbbe che non abbiano neppure una vita esteriore. Eppure tanti di loro sembravano “impegnati” fino a poche settimane fa: a parlarci, erano tutti presi dal lavoro, dallo studio, dallo sport… quanti lo sono ancora? Domanda non insensata, dato che è difficile immaginare che una persona realmente indaffarata non lo rimanga sempre, seppur in maniera mutilata, anche solo in termini di preparazione al “ritorno alla normalità”. Quanti studenti universitari conoscete che stanno approfittando di quest’occasione per studiare di più e meglio in vista del prossimo esame? Quanti lavoratori avete sentito parlare dei corsi di formazione che così, su due piedi, senza che nessuno li abbia obbligati, si sono messi a seguire online, magari approfittando della solidarietà digitale[11]? E quante persone, invece, sentite non far altro che recriminare? Non sarà lo stesso per tutti, certo; qualcuno che ne sta approfittando per migliorarsi si troverà. Non è questo il luogo per parlare di numeri o percentuali: non facciamo della statistica. Stiamo cercando di analizzare una tendenza dal punto di vista esclusivamente qualitativo. Da che lato pende, a vostro avviso, la curva dello sfaccendato?

Gira in rete, tra migliaia, una vignetta che raffigura Newton; la didascalia (cito a memoria) evidenzia che lo scienziato approfittò dell’isolamento a causa della peste per mettere a punto i suoi studi rivoluzionari in matematica e in fisica, e conclude: “Ma non sentitevi sotto pressione… continuate pure a guardare la televisione”. Ora, nessuno potrebbe pretendere da chi sta in casa di questi tempi chi sa quale innovativa alzata d’ingegno; ma forse non sarebbe illegittimo sperare che queste persone potessero continuare a prendersi cura di se stesse, nel senso più ampio. Sembrerebbe la cosa più ovvia. Invece è diventato ovvio — per averlo sentito tante e tante volte ostentare, senza pausa (e praticamente senza alternativa) — l’atteggiamento contrario.

Come è possibile che siano diventati tutti di colpo degli sfaccendati?


[8] Così nel testo originale. In realtà, essendo “Buch” (libro) il soggetto sottinteso, di genere neutro, è richiesto es anziché er. L’espressione corretta sarebbe: es lässt sich nicht lesen.

[9] Nella copiosa letteratura sulla pandemia ricorre l’immagine degli zombie in accostamento al momento apocalittico, alla minaccia proveniente dall’altro (un tempo simile a noi e ora in bilico tra la vita e la morte), agli esseri umani colpiti irreparabilmente dall’agente patogeno contratto tramite contatto fisico (il morso, lo scambio di fluidi ecc.) cui è toccato in sorte «un destino peggiore della morte» (Senaldi, L’astuzia del Coronavirus). Cfr. Il citato I non-luoghi del Coronavirus. Il Covid-19, la filosofia e gli zombie, di Dalla Vigna. A nessuno, curiosamente, è venuto in mente di rilevare la mancanza di vitalità, di scopo e… di cervello degli zombie (tanto vicina a quella degli sfaccendati).

[10] Nel suo saggio “La catarsi dopo la tragedia. Le condizioni per il nuovo umanesimo”, in Andrea Ferrazzi (a cura di), Il mondo che (ri)nasce.

[11] L’insieme di risorse messe gratuitamente a disposizione in rete da aziende determinate a dare una mano nel momento di difficoltà offrendo servizi, tra cui e-book, piattaforme di produttività, e-learning…

[Leggi la parte precedente / Leggi la parte successiva]

Autore: Paolo Calabrò

Laureato in scienze dell'informazione e in filosofia, gestisco il sito ufficiale in italiano del filosofo francese Maurice Bellet. Collaboro con l'Opera Omnia in italiano di Raimon Panikkar. Dirigo con Diego Fusaro la collana di filosofia "I Cento Talleri" dell'editore Il Prato e con Daniele Baron la rivista online «Filosofia e nuovi sentieri». Sono membro dell'associazione di scrittori «NapoliNoir». Ho pubblicato in volume i saggi: – Il rischio di pensare. Scienza e paranormale nel pensiero di Rupert Sheldrake (Progedit, 2020); – Ivan Illich. Il mondo a misura d'uomo (Pazzini, 2018); – La verità cammina con noi. Introduzione alla filosofia e alla scienza dell'umano di Maurice Bellet (Il Prato, 2014); – Le cose si toccano. Raimon Panikkar e le scienze moderne (Diabasis, 2011) e i libri di narrativa noir: – Troppa verità (2021), romanzo noir di Bertoni editore (2021); – L'albergo o Del delitto perfetto (2020), sulla manipolazione affettiva e la violenza di genere, edito da Iacobelli; – L'abiezione (2018) e L'intransigenza (2015), romanzi della collana "I gialli del Dio perverso", edita da Il Prato, ispirati alla teologia di Maurice Bellet; – C'è un sole che si muore (Il Prato, 2016), antologia di racconti gialli e noir ambientati a Napoli (e dintorni), curata insieme a Diana Lama.

2 thoughts on “Sfaccendati. Il volto esistenziale di una crisi non solo sanitaria – Parte 3/8

  1. … come dire … La vecchia, cara, rimpianta, agognata “normalità” come alibi per sfuggire all’horror vacui che si percepisce quando si è costretti a lanciare un occhio dentro se stessi …

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