«Ogni filosofo vuol trovare un senso – ossia un’unità – del mondo; ma gli oggetti che deve considerare sono infiniti, e i nessi concettuali che deve stabilire tra di essi sono, se possibile, ancora più infiniti. Il vigore di un filosofo è misurato dall’ampiezza di questa rete, che egli getta sulle cose, tentando di afferrarle e di stringerle. Ma ciò che conta ugualmente, è la qualità del tessuto di questa rete. La bava del ragno dev’essere rilucente e uniforme, e tenue abbastanza da ingannare la preda. E’ la forza dello sguardo, che stabilisce questa unità, lucida e avvolgente» [Giorgio Colli, Per un’enciclopedia di autori classici, Adelphi, Milano, 1983].
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Scolio X
«La natura spesso viene nascosta, a volte vinta, di rado domata. La forza rende la natura più violenta nel momento di reagire, l’insegnamento e la razionalità la rendono meno molesta, però solo l’abitudine riesce a modificarla e a domarla. Chi cerca di vincere la propria natura, non si imponga compiti né troppo grandi né troppo modesti; infatti nell’un caso si scoraggerà per i numerosi insuccessi, nell’altro avanzerà poco, nonostante i frequenti successi» [Francis Bacon, Saggi, Sellerio Editore, Palermo, 1996].
Scolio IX
UMANI: la dis-trazione di esistere/lineamenti di un progetto espositivo
> di Francesca Brencio*
C’è questa strana convinzione nell’essere umano per la quale ogni pensare e ogni pensiero debbano essere sempre in suo favore. Assoluzioni ed alibi si alternano sullo scenario dell’umano esistere come pendolo del fare e del pensare – sempre che per esso ve ne rimanga tempo e spazio.
Pochi si sono spinti a pensare contro l’uomo, contro se stesso. Chi lo ha fatto o è impazzito, o si è rivolto a consolazioni metafisiche e teologiche – che ben hanno preso il posto della responsabilità del pensiero.
UMANI è un progetto artistico a tutto tondo pensato e realizzato da Fabrizio Corvi, che coniuga in flessioni dissonanti la fotografia, la poesia e la musica e che è volto a pensare e a far pensare contro l’uomo, contro la sua pretesa umanità, in vista di una messa in questione della medesima o di una sua ridefinizione.
Scolio VIII
«La religione è la forma della coscienza in cui la verità è per tutti gli uomini, per gli uomini di qualsiasi livello di cultura; ma la conoscenza filosofica della verità è una forma particolare della loro coscienza, la cui elaborazione è una fatica a cui non tutti, ma, piuttosto, soltanto pochi si sobbarcano»
[G. W. F. Hegel, La scienza della logica, Utet, Torino, 2010, prefazione alla seconda edizione, p. 99].
Scolio VII
«A noi piace soltanto il combattimento, non la vittoria; ci piace vedere i combattimenti degli animali, non il vincitore che si accanisce sul vinto; che cosa si voleva vedere se non il compiersi della vittoria? E non appena è giunta si è sazi. Così è nel giuoco, così è nella ricerca della verità. Ci piace vedere, nelle dispute, lo scontro delle opinioni; per nulla, invece, contemplare la verità trovata; per indurre a considerarla piacevolmente bisogna mostrarla nel suo nascere dalla disputa. Similmente, nelle passioni, si prova piace nel vedere l’urto di due opposte; ma quando una prepondera, ormai è soltanto brutalità. Noi non cerchiamo mai le cose, ma la ricerca delle cose. Così, nelle commedie, le scene liete prive d’ansia non valgono nulla, e neppure le estreme sventure senza speranza o gli amori brutali o le crude durezze»
[Blaise Pascal, Pensées tratti da Della necessità della scommessa, Edizioni Studio Tesi, Pordenone, 1994, p. 39].
Scolio VI
«Il dubbio come la fede è un bisogno. Lo scetticismo è incrollabile quanto la religione, e altrettanto duraturo. Chissà, anzi, se non sia portato ad avere una carriera più lunga della sua. Per lo scettico il dubbio è una certezza, la sua certezza. Soccomberebbe se fosse obbligato a rinunciarvi. Quindi non può farne a meno. Lo scettico cadrebbe in una prostrazione totale se gli togliessero le ragioni di dubitare.
Il dubbio ha radici profonde quanto quelle della preghiera» [Emil Cioran, Quaderni 1957-1972, Adelphi, Milano, p. 676].
Scolio V
«L’Assoluto-Spirito o la Sostanza-Soggetto, di cui Hegel parla, non sono Dio. Lo Spirito hegeliano è la totalità spazio-temporale del Mondo naturale che implica il Discorso umano rivelante questo Mondo e se medesimo. O, che è poi lo stesso, lo Spirito è l’Uomo-nel-Mondo: l’Uomo mortale che vive in un Mondo senza Dio e parla di tutto ciò che vi esiste e di tutto ciò che vi crea, compreso se stesso» [Alexandre Kojève, Introduzione alla lettura di Hegel, Adelphi, Milano, 1996, p. 668].
Scolio IV
«Più recentemente la filosofia si è imbattuta in molti nuovi rivali. Furono prima le scienze dell’uomo, e in particolare la sociologia, a volerla rimpiazzare. Ma poiché la filosofia aveva trascurato sempre di più la sua vocazione a creare concetti per rifugiarsi negli Universali, non si sapeva più bene quale fosse la sua funzione. Si trattava di rinunciare a ogni creazione di concetto a favore di una rigida scienza dell’uomo oppure, al contrario, di trasformare la natura dei concetti facendone ora delle rappresentazioni collettive ora delle concezioni del mondo create dai popoli, le loro forze vitali, storiche e spirituali? Fu poi la volta dell’epistemologia, della linguistica o anche della psicoanalisi – e dell’analisi logica. Di prova in prova, la filosofia avrebbe affrontato rivali sempre più insolenti, sempre più calamitosi, che neanche il Platone più comico avrebbe mai immaginato. Infine il fondo della vergogna fu raggiunto quando l’informatica, il marketing, il design, la pubblicità, tutte le discipline della comunicazione si impadronirono della parola stessa “concetto” e dissero: è affar nostro. siamo noi i creativi, siamo noi i “concettualizzatori”! Siamo noi gli amici del concetto, lo mettiamo nei nostri computer. Informazione e creatività, concetto e impresa: la bibliografia è già abbondante… (…) Ma più la filosofia si scontra con rivali sciocchi e impudenti e li incontra nel suo stesso seno, più si sente stimolata ad assolvere il suo compito, a creare concetti che siano aeroliti piuttosto che merci»
[Gilles Deleuze – Félix Guattari, Che cos’è la filosofia?, Einaudi, Torino, 1996 – ristampa 2011 – pp. XVI-XVII].
Scolio III
> di Luca Ormelli
L’uomo sosta, sospeso tra splendore e sgomento. Per colui che cammina sopra un ponte la vita si manifesta come sentiero obbligato: a monte la meraviglia, a valle la costernazione. Si dà una scelta di principio: muovere o restare? E lungo il cammino, dove gettare lo sguardo? “E'” lo sguardo che inizia alla scelta. Nello sguardo che abbraccia e raccoglie la vita originaria si dà, unica, la compresenza della vita nella sua intuita, in-differente antinomia: il fulgore delle vette e l’orrore dell’abisso. Pure quando “è” in cammino pende ognuno di noi secondo intima inclinazione ed inclina allorquando asseconda o contrasta il vento. Ma una sola “è” la parte del nostro orizzonte che ci “è” dato esperire, sia essa lo smarrimento o lo stupore. Dell’altra parte che “è” sempre possibile e nondimeno esclusiva portiamo il fatale peso della memoria, di quella molteplicità che “è” solo in quanto possibile, un possibile non percorribile, memoria della scelta originaria. “E'” infatti la rappresentazione del “vero” che ci configuriamo a costituire ed informare il giudizio che del “reale” abbiamo e non il suo dato sensibile.
Scolio II
«Senza la “grande menzogna” Platone e Aristotele non avrebbero conquistato la posterità: essi dominarono la filosofia per duemila anni proprio per aver creato l’illusione del sistema e della ragione costruttiva. Questa illusione e consolazione per l’uomo fece della filosofia un surrogato della religione. Se Platone e Aristotele avessero detto la verità non avrebbero avuto le scuole che invece ebbero né la conseguente risonanza. Le scuole durarono tanto proprio perché avevano un’”eredità” da trasmettere, e quest’eredità era l’edificio della “ragione” che venne dapprima minato “con il sorgere della scienza moderna e della sua nuova costruttività razionale, e poi con la ragione illuministica” per essere poi, definitivamente, abbattuto dal martello di Nietzsche»
[Giorgio Colli, La ragione errabonda – Quaderni postumi, Adelphi, Milano, 1982, pp. 464-465].
Scolio I
«Ora ci dobbiamo liberare da qualcosa.
Tutto è vano – anche ciò sta scritto, con un tono che opprime, ma che un tempo prese lo slancio e sbocciò.
Cosicché tutto quel che fu nuovo non fu mai molto diverso da quel che era già stato.
Ora chi è diventato nuovo è uscito da esso, ascoltandolo.
Poi qualcuno si oppone ed è per primo fedele al suo oggetto e possiamo esserne certi, perché altrimenti neppure prima ci sarebbe stata una tale inquietudine in cammino»
[Ernst Bloch, L’ateismo nel cristianesimo, Feltrinelli, Milano, 2005, p. 117].