Filosofia e nuovi sentieri

«Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L’un compito è proprio del genio che crea, l’altro della perspicacia che perfeziona» Denis Diderot


Lascia un commento

“Ritiri Filosofici” incontra Emanuele Severino

Con grande piacere segnaliamo l’articolo degli amici di Ritiri Filosofici, resoconto dell’incontro e del colloquio intercorsi con il filosofo Emanuele Severino. Qui di seguito riportiamo l’introduzione e il link alla pagina in cui è possibile leggere il dialogo nella sua interezza.

Colloquio con Emanuele Severino

Primo febbraio 2014. Un lungo viaggio in auto ci porta a Brescia. Profondo settentrione d’Italia. La città ci accoglie, nel primo pomeriggio, fredda, con una leggera pioggia ed il cielo plumbeo. Attraversiamo corso Garibaldi, dove il grigio dei sampietrini è amplificato dalle pozze d’acqua. Gli abitanti di questa città stanno iniziando il pomeriggio libero, prima del sabato sera. Una passeggiata in centro, un caffè in un bar di piazza Pio VI, un giro in libreria. Noi ci posizioniamo in un B&B, con una finestrella che dà sui tetti di Brescia.
Bagnati, umidi, refrattari al calore. Quando attraversiamo le vie centrali della città, in largo anticipo – per goderci anche il luogo nel quale siamo venuti – sembra che le persone a passeggio stiano trascorrendo un pomeriggio di svago, di divertimento e di relax. Noi, come semplici turisti, guardiamo i palazzi di quella città lombarda, affascinante e anche un po’ magica. In realtà è per noi un giorno speciale, perché alle sei del pomeriggio abbiamo un appuntamento con Emanuele Severino. Ci accoglie a casa sua come fossimo due suoi amici. Con la cordialità e la signorilità che solo i grandi hanno. Ci accomodiamo in una splendida stanza, arredata da altissime librerie piene zeppe, da alcuni tappeti, da un pianoforte a coda e dall’Orfeo scolpito da suo figlio. Il tutto illuminato, soavemente, da alcune lampade. Sediamo su un divano rosso bordeaux, che fa angolo con due poltrone. Severino è curioso di sapere quali sono i nostri studi, il nostro ambito di ricerca. Ognuno di noi gli racconta, brevemente, ciò che studia e l’argomento sul quale sta lavorando per la tesi di laurea. Lui è interessato, regalandoci spunti possibili e consigli di lettura.

Comincia così il nostro colloquio con Emanuele Severino.


2 commenti

Scolio XVIII

«Quasi tutta la filosofia s’inceppa in questo tranello: alcune nozioni sono, sembrano a un tempo inevitabili e inestricabili. Tempo – Causa – Realtà – ecc. Si crede di non poterne fare a meno e si constata che sono piene di tenebre e contraddizioni. Ma le nozioni non sono che strumenti. Basta scartarle e andare dritti al proprio problema particolare.  Si scoprirà sempre che la cosa si può esprimere diversamente o che il problema diventa assurdo e inconsistente. Chiedere se il mondo sensibile è reale equivale a chiedere se non sia simile a un sogno, se cioè non sia simile al mondo che noi consideriamo derivato dal mondo sensibile e che definiamo mediante quest’ultimo. Si può ben supporre che ci si possa destare dal mondo sensibile e percepire un mondo altro che potrebbe farci valutare quello sensibile come quest’ultimo fa col sogno. Ma questa è soltanto una supposizione, un’immaginazione o un’analogia, cose mentali fugaci, e noi dovremmo attribuire la stabilità a questa vaga supposizione – al mondo sensibile, la debolezza, mentre il risveglio induce ad attribuire, l’una al mondo sensibile, l’altra al mondo del sogno! Il reale non sensibile dei filosofi è un sogno. Se tutto è sogno, non ci sono più sogni e non si è detto niente (1924, Alpha, IX, 690-691)» [Paul Valéry, Quaderni. Volume secondo, Adelphi, Milano, 1986].


3 commenti

Scolio XVII

> di Luca Ormelli

Insito nella rappresentazione è irriducibile l’errore: ogni rappresentazione è, invero, un essere-in-vece-di, un costituire relazione. Pure ciascuna relazione in sé non è altro che l’attuarsi d’una assenza di autonomia, una costante manifestazione di insufficienza, di mancanza. Il dolore pertanto scaturisce, prorompe dall’inestinguibile sentimento di privazione, di frammentazione dell’unità originaria [dolere origina dal latino dolere da riferirsi alla radice dar=dal, dol spezzare, scindere ravvisabile anche nel sanscrito darati e dalati scoppiare, lacerare, fendersi e nel greco dero scorticare] che si vuole ognora sanata in una nuova unità. Senza avvedersi l’uomo che è proprio nella volontà di unire ciò che il dio ha diviso che alberga il dolore. E dunque volere la lacerazione, aspirare alla scissione, protendersi alla totalità conoscendo irraggiungibile – perduta – ogni unità.


3 commenti

Scolio XVI

«Se la filosofia è esperimento, essa è vita che si mette alla prova quotidianamente e non può più essere un insieme di parole: la filosofia deve liberarsi delle parole, al massimo cercarle come illustrazione di ciò che sta facendo. Risoluzione della filosofia nel fare, nell’esistenza di ciascuno; sua eliminazione, altrimenti: letteratura (i filosofi hanno l’ossessione di prendere la vita con il pensiero come se il pensiero riuscito fosse quello che afferra la vita. Invece il pensiero che afferra la vita è un pensiero morto: la vita rimane fuori da lui. L’unico modo di rendere vivo il pensiero è quello di conferirgli una autonomia dalla vita; un pensiero vivo è vivo come un pianto o un animale: non descrive o spiega la vita ma è vita)» [Ludovico Gasparini, filosofia = errore di esistenza – Pagine di quaderno, Il Melangolo, Genova, 2011, p. 90].


Lascia un commento

Scolio XV

«Per settimane e mesi ci torturiamo invano il cervello, e a chi ce lo domandasse non sapremmo dire perché continuiamo a scrivere, se per abitudine o per ambizione, oppure perché non abbiamo imparato a fare altro, o per la meraviglia che ci prende davanti alla vita, o magari per amore della verità, per disperazione o indignazione, così come non sapremmo mai dire se scrivere accresca in noi la saggezza o la follia. E forse tutti noi perdiamo la visione d’insieme appunto perché intenti a costruire ciascuno la propria opera, ed è magari per questo che tendiamo poi a confondere la complessità crescente delle nostre costruzioni mentali con un progresso nella conoscenza, mentre nel contempo già intuiamo l’impossibilità di capire gli imponderabili che davvero determinano il corso della nostra esistenza» [W. G. Sebald, Gli anelli di Saturno, Adelphi, Milano, 2010, pp. 192-193].


4 commenti

Scolio XIV

«Si potrebbe sottolineare con forza e ritenere chiaramente questo: che la verità non è là dove si considerano gli uomini isolatamente: essa comincia con le conversazioni, il riso complice, l’amicizia, l’erotismo e ha luogo solo passando dall’uno all’altro. Odio l’immagine dell’essere legata all’isolamento. Rido del solitario che pretende di riflettere il mondo. Non può rifletterlo, perché, essendo egli stesso il centro della riflessione, cessa di essere a misura di ciò che non ha centro. Immagino che il mondo non assomigli a nessun essere separato, chiuso in se stesso, ma a ciò che passa dall’uno all’altro quando ridiamo, quando ci amiamo: immaginando ciò, l’immensità mi si schiude e io mi perdo in essa. Poco m’importa allora di me stesso e, reciprocamente, poco m’importa d’una presenza estranea a me» [Georges Bataille, Il colpevole, Ed. Dedalo, Bari, 1989, p. 62].


4 commenti

Scolio XIII

«Quando leggo in Virgilio, Felix qui potuit rerum cognoscere causas! Georgiche, L. 2. mi chiedo, quis potuit? No, le ali del nostro genio non possono innalzarsi fino alla conoscenza delle cause. Il più ignorante degli uomini a questo riguardo ne sa quanto il più grande dei filosofi. Noi vediamo tutti gli oggetti, tutto ciò che avviene nell’universo come una bella scenografia d’opera, di cui non riconosciamo né le corde né i contrappesi. In tutti i corpi, come pure nel nostro, le prime molle ci sono celate, e probabilmente lo saranno per sempre. Ci si consola facilmente di esser stati privati di una scienza che non ci renderebbe né migliori, né più felici» [Julien Offroy de la Mettrie, Il sogno di Epicuro, Il Minotauro, Milano, 1994, p. 3].


4 commenti

Scolio XII

«La situazione attuale oscilla tra due tendenze. Da un lato, il nichilismo che suggerisce: “Non c’è nulla di sacro, non culliamoci nelle illusioni” – cui si può aggiungere una certa forma di materialismo scientista e positivista. Dall’altro, il ritorno al religioso, in cui il bisogno di credere fondamentalmente umano – è assurdo contrastarlo, poiché la partecipazione al senso fa parte di ciò che l’essere parlante ha di più specifico – è capitalizzato da religioni che lo rinchiudono in dogmi. Dogmi che diventano integralisti, come si vede oggigiorno in particolare nell’Islam. Tra questi due abissi la via è stretta, ma penso che l’esperienza analitica – e in un certo qual modo l’esperienza estetica – consista nel conservare il bisogno di senso, la necessità stessa di illusione, senza intrappolarli in assoluti o istituzioni» [Julia Kristeva, Il rischio del pensare, Il Nuovo Melangolo, Genova, 2006].


5 commenti

Scolio XI

«Ogni filosofo vuol trovare un senso – ossia un’unità – del mondo; ma gli oggetti che deve considerare sono infiniti, e i nessi concettuali che deve stabilire tra di essi sono, se possibile, ancora più infiniti. Il vigore di un filosofo è misurato dall’ampiezza di questa rete, che egli getta sulle cose, tentando di afferrarle e di stringerle. Ma ciò che conta ugualmente, è la qualità del tessuto di questa rete. La bava del ragno dev’essere rilucente e uniforme, e tenue abbastanza da ingannare la preda. E’ la forza dello sguardo, che stabilisce questa unità, lucida e avvolgente» [Giorgio Colli, Per un’enciclopedia di autori classici, Adelphi, Milano, 1983].


Lascia un commento

Scolio X

«La natura spesso viene nascosta, a volte vinta, di rado domata. La forza rende la natura più violenta nel momento di reagire, l’insegnamento e la razionalità la rendono meno molesta, però solo l’abitudine riesce a modificarla e a domarla. Chi cerca di vincere la propria natura, non si imponga compiti né troppo grandi né troppo modesti; infatti nell’un caso si scoraggerà per i numerosi insuccessi, nell’altro avanzerà poco, nonostante i frequenti successi» [Francis Bacon, Saggi, Sellerio Editore, Palermo, 1996].


7 commenti

Scolio IX

«Che cos’è in fondo la vita dell’individuo? Una variazione del tema eterno: nascere, vivere, sentire, sperare, amare, soffrire, piangere, morire. Qualcuno aggiunge l’arricchirsi, il pensare, diventare moltitudine, vincere – ma in realtà, pur straripando, dilatandosi, entrando in convulsioni, si arriva tutt’al più a fare oscillare di più o di meno la linea del proprio destino. Ha qualche importanza che si renda un po’ più interessante per gli altri o distinta ai nostri occhi la serie dei fenomeni fondamentali? Il tutto è sempre dell’infinitamente piccolo nelle sue contorsioni, e la ripetizione insignificante del motivo immutabile» [Henri-Frédéric Amiel, Frammenti di diario intimo, 12 settembre 1870].


3 commenti

UMANI: la dis-trazione di esistere/lineamenti di un progetto espositivo

> di Francesca Brencio*

C’è questa strana convinzione nell’essere umano per la quale ogni pensare e ogni pensiero debbano essere sempre in suo favore. Assoluzioni ed alibi si alternano sullo scenario dell’umano esistere come pendolo del fare e del pensare – sempre che per esso ve ne rimanga tempo e spazio.
Pochi si sono spinti a pensare contro l’uomo, contro se stesso. Chi lo ha fatto o è impazzito, o si è rivolto a consolazioni metafisiche e teologiche – che ben hanno preso il posto della responsabilità del pensiero.
UMANI è un progetto artistico a tutto tondo pensato e realizzato da Fabrizio Corvi, che coniuga in flessioni dissonanti la fotografia, la poesia e la musica e che è volto a pensare e a far pensare contro l’uomo, contro la sua pretesa umanità, in vista di una messa in questione della medesima o di una sua ridefinizione.

Continua a leggere