Filosofia e nuovi sentieri

«Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L’un compito è proprio del genio che crea, l’altro della perspicacia che perfeziona» Denis Diderot


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La Fenomenologia di Sir Francis Bacon

> di Fabio Laiso*

Non c’è dubbio che uno dei filosofi preferiti di Husserl sia stato Cartesio. Ne Le meditazioni cartesiane, volume che raccoglie le conferenze tenute tra il 24 e il 25 febbraio 1929 nell’Anfiteatro Descartes, alla Sorbonne di Parigi, il filosofo di Prossnitz parte proprio dal metodo “geometrico-deduttivo” del sistema cartesiano per spiegare i principi della sua teoria trascendentale. Seppure sembri un paradosso, è all’altro grande pensatore del XVII secolo (peraltro antagonista di Cartesio) che bisogna guardare per rintracciare alcuni dei caratteri salienti che si ritroveranno poi nella fenomenologia trascendentale: Francesco Bacone. Vorrei comporre questo articolo prendendo a prestito la tecnica filmica del montaggio alternato, al fine di evidenziare le analogie più evidenti tra il metodo induttivo sperimentale di Bacone e quello fenomenologico trascendentale di Husserl. Cominciamo con gli incipit. Continua a leggere


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Il Confine della Soglia

> di Andrea Marini*

 

«Perché non possiamo mai

mai

essere amati?»

(M. Houellebecq)

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1. In Ricordo della Differenza

Abitiamo o passiamo? Siamo radicati in un moto continuo o avvinghiati alla fredda staticità del possesso? Viviamo la proprietà come limite o siamo confinati in una proprietà? Da queste domande possiamo partire per interrogarci su di un problema assai pregnante e arduo, come i più irti sentieri di montagna o le più difficoltose ferrate – quale è il problema del confine.

Gli interrogativi che abbiamo posto non pretendono una risposta immediata, sono questioni che ne generano altre: sono come iceberg, che sciogliendosi realizzano nuove forme, nuovi stadi d’essere.

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Tempi moderni. Note a margine alla Krisis di Edmund Husserl

> di Stefano Scrima*

Edmund Husserl

Quella che l’Ottocento e le sue mitologie – Idealismo e Positivismo – lasciano in eredità all’Occidente è una crisi profonda, che, avvolgendo radici e tronco dell’albero della conoscenza, non può che produrre rami marci, che quando non sono marci, come nel caso del successo delle scienze, hanno comunque perso ogni contatto vitale col resto dell’albero, facendo così perdere anche le tracce della loro ragion d’essere. Nel XIX secolo si perse qualcosa di fondamentale: il senso per cui fu sviluppata la nuova tecnica fondata sulla ragione regolatrice dell’uomo. Lucide testimonianze di questa frattura sono le conferenze che Edmund Husserl tenne a Praga nel 1935-36 sotto il nome di Crisi delle Scienze Europee. L’analisi husserliana è un drammatico tentativo di richiamare l’attenzione sulla pericolante instabilità che il secolo del Positivismo, della febbrile rincorsa alla specializzazione scientifica animata dal sempre più pervasivo mito del progresso, aveva apportato all’umanità intera.

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Pierre Charron, maestro del dubbio

> di Giuseppe Savarino

Pierre Charron (Paris, 1541-1603) è un autore praticamente sconosciuto in Italia.

Non che abbia scritto molto o si sappia molto sulla sua vita.
Chi ha studiato o letto Montaigne sa al massimo che era un suo amico (in realtà era un amico del cognato e della sorella Jeanne) e, anche chi ne ha sentito parlare direttamente, spesso lo associa semplicemente al pensiero di quest’ultimo.
Chissà se è solo un caso che la strada che Parigi gli ha dedicato – una traversa della notissima Avenue de Champs-Elysées – è quasi una perfetta parallela dell’Avenue Montaigne.

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Scolio X

«La natura spesso viene nascosta, a volte vinta, di rado domata. La forza rende la natura più violenta nel momento di reagire, l’insegnamento e la razionalità la rendono meno molesta, però solo l’abitudine riesce a modificarla e a domarla. Chi cerca di vincere la propria natura, non si imponga compiti né troppo grandi né troppo modesti; infatti nell’un caso si scoraggerà per i numerosi insuccessi, nell’altro avanzerà poco, nonostante i frequenti successi» [Francis Bacon, Saggi, Sellerio Editore, Palermo, 1996].