Filosofia e nuovi sentieri

«Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L’un compito è proprio del genio che crea, l’altro della perspicacia che perfeziona» Denis Diderot


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Ritorno ad Heidegger. Ricordi di un messaggero della foresta nera, in un saggio biografico Diabasis di Frédéric De Towarnicki

> di Paolo Calabrò

Martin Heidegger: un Cézanne della filosofia? Alla fine della seconda guerra mondiale, di Heidegger si dice di tutto – un “nichilista”, secondo Camus, Mounier e Malraux; un “esistenzialista” che rifugge da quell’impegno diretto caro a Sartre, che dopo il suo L’Essere e il Nulla sta affilando le armi della critica per «Les Temps modernes»; per i più, un “collaborazionista” che ha saputo vendersi al miglior offerente e al quale, infine, le cose sono andate male. Di tutto si dice, dunque; ma poco se ne sa, poco lo si è letto, meno si è cercato di comprenderlo. Così Frédéric De Towarnicki prende in mano la situazione e si inerpica su per la Foresta Nera tanto amata da lui e dal maestro di Messkirch, per incontrarlo di nuovo, portargli gli echi di un mondo che va troppo veloce per concedersi il lusso della riflessione originaria, e riceverne l’insegnamento più autentico e incontaminato…
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Ernst Jünger “luogotenente del nulla”

di Luca Siniscalco*

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Abstract: Il saggio intende analizzare la questione del nichilismo all’interno della riflessione di Ernst Jünger, concentrando l’analisi su due testi fondamentali: il Trattato del ribelle e Oltre la linea. Riconosciuta la provenienza nietzscheana della questione, intendiamo riflettere dapprima sulla descrizione fenomenologica che Jünger offre del deserto del nichilismo e delle sue connessioni con la modernità – tecnica in primis – per poi considerare le suggestioni propositive che l’autore delinea al fine di prospettare un superamento filosofico ed esistenziale del nichilismo.

«Il deserto cresce: guai a chi alberga deserti!»1

Principiare con il grido profetico scagliato da Nietzsche ad una contemporaneità a cui fu sempre “postumo” significa stabilire un intimo raccordo fra il vate di Zarathustra e l’ideatore del Waldgänger. La riflessione nietzscheana sulla questione del nichilismo è difatti centrale motivo ispiratore della riflessione jüngeriana, evidente in particolar modo nei due testi che in questa occasione sfrutteremo come segnavia di un percorso abissale nel nulla. Nietzsche viene infatti citato esplicitamente tanto nel Trattato del ribelle, in cui Jünger riporta testualmente l’espressione con cui abbiamo introdotto la presente trattazione2, quanto in Oltre la linea, dove Nietzsche viene indicato insieme a Dostojevskij quale autore nodale e imprescindibile in merito alla speculazione sul problema del nichilismo. Difatti, all’interno del testo pubblicato nel 1951 nella Festschrift in onore del sessantesimo compleanno di Heidegger, si trova scritto in merito alle considerazioni nietzscheane che «anche se dal loro concepimento sono passati più di sessant’anni, questi pensieri continuano ad agire su di noi come uno stimolo, come proposizioni che hanno a che fare con il nostro destino»3.

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Giardini e strade. Diario di guerra di Jünger in edizione Guanda

> di Paolo Calabrò

A volte, quando si vuol parlare (nel nostro caso riparlare) bene di un autore, si usano delle frasi standard, immediatamente riconoscibili, che automaticamente lo collocano nel pantheon di quelli che hanno ricevuto la stessa descrizione. Una di queste è: “Al di là di qualsiasi genere o etichetta”, che allude a un’opera che è non solo originale all’interno di un certo ambito, ma che è addirittura irriconducibile a qualunque altra l’abbia preceduta. Fosse vero nella metà dei casi in questa espressione viene usata, si sarebbe certamente di fronte al capolavoro, all’eccellenza: a cui nient’altro v’è da aggiungere, se non l’ammirazione e l’implicito invito alla lettura che ne consegue. Continua a leggere


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La battaglia come esperienza interiore. Un classico di Jünger riproposto da PianoB

> di Paolo Calabrò

«È stata la guerra a fare degli uomini, e di questo tempo, ciò che sono. Una schiatta come la nostra non aveva mai calcato l’arena del pianeta per assumere il controllo della propria epoca. […] Non possiamo negare, come alcuni vorrebbero, che la guerra, madre di tutte le cose, lo sia anche di noi». La guerra madre dell’uomo: solo lei – non certo le mollezze della routine borghese cui la città è assuefatta – può “forgiarlo, scalpellarlo e indurirlo”. Per l’uomo la battaglia è occasione di vita almeno quanto lo è di morte; occasione unica di scoprire e mettere alla prova la profondità del proprio essere, a cominciare dalla robustezza della volontà. Vuoi conoscere la verità su te stesso? Dovresti proiettarti nel bel mezzo di un combattimento. La guerra non ti cambia solo fuori, ma principalmente dentro. La battaglia è prima di tutto un’esperienza interiore… Continua a leggere


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Il Confine della Soglia

> di Andrea Marini*

 

«Perché non possiamo mai

mai

essere amati?»

(M. Houellebecq)

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1. In Ricordo della Differenza

Abitiamo o passiamo? Siamo radicati in un moto continuo o avvinghiati alla fredda staticità del possesso? Viviamo la proprietà come limite o siamo confinati in una proprietà? Da queste domande possiamo partire per interrogarci su di un problema assai pregnante e arduo, come i più irti sentieri di montagna o le più difficoltose ferrate – quale è il problema del confine.

Gli interrogativi che abbiamo posto non pretendono una risposta immediata, sono questioni che ne generano altre: sono come iceberg, che sciogliendosi realizzano nuove forme, nuovi stadi d’essere.

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