Filosofia e nuovi sentieri

«Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L’un compito è proprio del genio che crea, l’altro della perspicacia che perfeziona» Denis Diderot


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Scolio XIV

«Si potrebbe sottolineare con forza e ritenere chiaramente questo: che la verità non è là dove si considerano gli uomini isolatamente: essa comincia con le conversazioni, il riso complice, l’amicizia, l’erotismo e ha luogo solo passando dall’uno all’altro. Odio l’immagine dell’essere legata all’isolamento. Rido del solitario che pretende di riflettere il mondo. Non può rifletterlo, perché, essendo egli stesso il centro della riflessione, cessa di essere a misura di ciò che non ha centro. Immagino che il mondo non assomigli a nessun essere separato, chiuso in se stesso, ma a ciò che passa dall’uno all’altro quando ridiamo, quando ci amiamo: immaginando ciò, l’immensità mi si schiude e io mi perdo in essa. Poco m’importa allora di me stesso e, reciprocamente, poco m’importa d’una presenza estranea a me» [Georges Bataille, Il colpevole, Ed. Dedalo, Bari, 1989, p. 62].


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Scolio XIII

«Quando leggo in Virgilio, Felix qui potuit rerum cognoscere causas! Georgiche, L. 2. mi chiedo, quis potuit? No, le ali del nostro genio non possono innalzarsi fino alla conoscenza delle cause. Il più ignorante degli uomini a questo riguardo ne sa quanto il più grande dei filosofi. Noi vediamo tutti gli oggetti, tutto ciò che avviene nell’universo come una bella scenografia d’opera, di cui non riconosciamo né le corde né i contrappesi. In tutti i corpi, come pure nel nostro, le prime molle ci sono celate, e probabilmente lo saranno per sempre. Ci si consola facilmente di esser stati privati di una scienza che non ci renderebbe né migliori, né più felici» [Julien Offroy de la Mettrie, Il sogno di Epicuro, Il Minotauro, Milano, 1994, p. 3].


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Scolio XII

«La situazione attuale oscilla tra due tendenze. Da un lato, il nichilismo che suggerisce: “Non c’è nulla di sacro, non culliamoci nelle illusioni” – cui si può aggiungere una certa forma di materialismo scientista e positivista. Dall’altro, il ritorno al religioso, in cui il bisogno di credere fondamentalmente umano – è assurdo contrastarlo, poiché la partecipazione al senso fa parte di ciò che l’essere parlante ha di più specifico – è capitalizzato da religioni che lo rinchiudono in dogmi. Dogmi che diventano integralisti, come si vede oggigiorno in particolare nell’Islam. Tra questi due abissi la via è stretta, ma penso che l’esperienza analitica – e in un certo qual modo l’esperienza estetica – consista nel conservare il bisogno di senso, la necessità stessa di illusione, senza intrappolarli in assoluti o istituzioni» [Julia Kristeva, Il rischio del pensare, Il Nuovo Melangolo, Genova, 2006].


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Scolio XI

«Ogni filosofo vuol trovare un senso – ossia un’unità – del mondo; ma gli oggetti che deve considerare sono infiniti, e i nessi concettuali che deve stabilire tra di essi sono, se possibile, ancora più infiniti. Il vigore di un filosofo è misurato dall’ampiezza di questa rete, che egli getta sulle cose, tentando di afferrarle e di stringerle. Ma ciò che conta ugualmente, è la qualità del tessuto di questa rete. La bava del ragno dev’essere rilucente e uniforme, e tenue abbastanza da ingannare la preda. E’ la forza dello sguardo, che stabilisce questa unità, lucida e avvolgente» [Giorgio Colli, Per un’enciclopedia di autori classici, Adelphi, Milano, 1983].


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Scolio X

«La natura spesso viene nascosta, a volte vinta, di rado domata. La forza rende la natura più violenta nel momento di reagire, l’insegnamento e la razionalità la rendono meno molesta, però solo l’abitudine riesce a modificarla e a domarla. Chi cerca di vincere la propria natura, non si imponga compiti né troppo grandi né troppo modesti; infatti nell’un caso si scoraggerà per i numerosi insuccessi, nell’altro avanzerà poco, nonostante i frequenti successi» [Francis Bacon, Saggi, Sellerio Editore, Palermo, 1996].


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Scolio IX

«Che cos’è in fondo la vita dell’individuo? Una variazione del tema eterno: nascere, vivere, sentire, sperare, amare, soffrire, piangere, morire. Qualcuno aggiunge l’arricchirsi, il pensare, diventare moltitudine, vincere – ma in realtà, pur straripando, dilatandosi, entrando in convulsioni, si arriva tutt’al più a fare oscillare di più o di meno la linea del proprio destino. Ha qualche importanza che si renda un po’ più interessante per gli altri o distinta ai nostri occhi la serie dei fenomeni fondamentali? Il tutto è sempre dell’infinitamente piccolo nelle sue contorsioni, e la ripetizione insignificante del motivo immutabile» [Henri-Frédéric Amiel, Frammenti di diario intimo, 12 settembre 1870].


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UMANI: la dis-trazione di esistere/lineamenti di un progetto espositivo

> di Francesca Brencio*

C’è questa strana convinzione nell’essere umano per la quale ogni pensare e ogni pensiero debbano essere sempre in suo favore. Assoluzioni ed alibi si alternano sullo scenario dell’umano esistere come pendolo del fare e del pensare – sempre che per esso ve ne rimanga tempo e spazio.
Pochi si sono spinti a pensare contro l’uomo, contro se stesso. Chi lo ha fatto o è impazzito, o si è rivolto a consolazioni metafisiche e teologiche – che ben hanno preso il posto della responsabilità del pensiero.
UMANI è un progetto artistico a tutto tondo pensato e realizzato da Fabrizio Corvi, che coniuga in flessioni dissonanti la fotografia, la poesia e la musica e che è volto a pensare e a far pensare contro l’uomo, contro la sua pretesa umanità, in vista di una messa in questione della medesima o di una sua ridefinizione.

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Scolio VIII

«La religione è la forma della coscienza in cui la verità è per tutti gli uomini, per gli uomini di qualsiasi livello di cultura; ma la conoscenza filosofica della verità è una forma particolare della loro coscienza, la cui elaborazione è una fatica a cui non tutti, ma, piuttosto, soltanto pochi si sobbarcano»

[G. W. F. Hegel, La scienza della logica, Utet, Torino, 2010, prefazione alla seconda edizione, p. 99].


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Scolio VII

«A noi piace soltanto il combattimento, non la vittoria; ci piace vedere i combattimenti degli animali, non il vincitore che si accanisce sul vinto; che cosa si voleva vedere se non il compiersi della vittoria? E non appena è giunta si è sazi. Così è nel giuoco, così è nella ricerca della verità. Ci piace vedere, nelle dispute, lo scontro delle opinioni; per nulla, invece, contemplare la verità trovata; per indurre a considerarla piacevolmente bisogna mostrarla nel suo nascere dalla disputa. Similmente, nelle passioni, si prova piace nel vedere l’urto di due opposte; ma quando una prepondera, ormai è soltanto brutalità. Noi non cerchiamo mai le cose, ma la ricerca delle cose. Così, nelle commedie, le scene liete prive d’ansia non valgono nulla, e neppure le estreme sventure senza speranza o gli amori brutali o le crude durezze»

[Blaise Pascal, Pensées tratti da Della necessità della scommessa, Edizioni Studio Tesi, Pordenone, 1994, p. 39].


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Scolio VI

«Il dubbio come la fede è un bisogno. Lo scetticismo è incrollabile quanto la religione, e altrettanto duraturo. Chissà, anzi, se non sia portato ad avere una carriera più lunga della sua. Per lo scettico il dubbio è una certezza, la sua certezza. Soccomberebbe se fosse obbligato a rinunciarvi. Quindi non può farne a meno. Lo scettico cadrebbe in una prostrazione totale se gli togliessero le ragioni di dubitare.
Il dubbio ha radici profonde quanto quelle della preghiera» [Emil Cioran, Quaderni 1957-1972, Adelphi, Milano, p. 676].


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Scolio V

«L’Assoluto-Spirito o la Sostanza-Soggetto, di cui Hegel parla, non sono Dio. Lo Spirito hegeliano è la totalità spazio-temporale del Mondo naturale che implica il Discorso umano rivelante questo Mondo e se medesimo. O, che è poi lo stesso, lo Spirito è l’Uomo-nel-Mondo: l’Uomo mortale che vive in un Mondo senza Dio e parla di tutto ciò che vi esiste e di tutto ciò che vi crea, compreso se stesso» [Alexandre Kojève, Introduzione alla lettura di Hegel, Adelphi, Milano, 1996, p. 668].


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Scolio IV

«Più recentemente la filosofia si è imbattuta in molti nuovi rivali. Furono prima le scienze dell’uomo, e in particolare la sociologia, a volerla rimpiazzare. Ma poiché la filosofia aveva trascurato sempre di più la sua vocazione a creare concetti per rifugiarsi negli Universali, non si sapeva più bene quale fosse la sua funzione. Si trattava di rinunciare a ogni creazione di concetto a favore di una rigida scienza dell’uomo oppure, al contrario, di trasformare la natura dei concetti facendone ora delle rappresentazioni collettive ora delle concezioni del mondo create dai popoli, le loro forze vitali, storiche e spirituali? Fu poi la volta dell’epistemologia, della linguistica o anche della psicoanalisi – e dell’analisi logica. Di prova in prova, la filosofia avrebbe affrontato rivali sempre più insolenti, sempre più calamitosi, che neanche il Platone più comico avrebbe mai immaginato. Infine il fondo della vergogna fu raggiunto quando l’informatica, il marketing, il design, la pubblicità, tutte le discipline della comunicazione si impadronirono della parola stessa “concetto” e dissero: è affar nostro. siamo noi i creativi, siamo noi i “concettualizzatori”! Siamo noi gli amici del concetto, lo mettiamo nei nostri computer. Informazione e creatività, concetto e impresa: la bibliografia è già abbondante… (…) Ma più la filosofia si scontra con rivali sciocchi e impudenti e li incontra nel suo stesso seno, più si sente stimolata ad assolvere il suo compito, a creare concetti che siano aeroliti piuttosto che merci»

[Gilles Deleuze – Félix Guattari, Che cos’è la filosofia?, Einaudi, Torino, 1996 – ristampa 2011 – pp. XVI-XVII].