Filosofia e nuovi sentieri

«Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L’un compito è proprio del genio che crea, l’altro della perspicacia che perfeziona» Denis Diderot


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Sociologia e SocioSofia. Dinamiche della riflessione sociale contemporanea di Francesco Giacomantonio

> di Ruggero D’Alessandro*

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Francesco Giacomantonio con il suo volume Sociologia e SocioSofia. Dinamiche della riflessione sociale contemporanea (Asterios, Trieste 2012) risponde a pressanti necessità:

  • Tracciare i limiti epistemologici del fare sociologia;
  • Riflettere su alcune grandi questioni poste dalle attuali vorticose trasformazioni;
  • Identificare gli strumenti teorici, pratici, culturali con cui la sociologia lavora nel passaggio dal XX al XXI secolo.

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Politiche della memoria. Documentario e archivio

> di Pietro Piro 

«Indipendentemente da ciò che essa mostra o censura,

l’immagine che comunque si da a vedere,

è anche e soprattutto

quella che nasconde tutte le altre»

M. Scotini, Governo del tempo e insurrezione delle memorie.

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Immagine. Sovversione dell’occhio elevato a unico strumento di assimilazione sensoriale. Immagine che domina tutta l’esperienza dell’uomo contemporaneo. Immagine del potere e potere delle immagini. Scandalo della completa esposizione, della visibilità a tutti i costi, dell’esistenza per e grazie all’esposizione dell’icona che si fa presenza obbligatoria. Immagini che divorano altre immagini. Sempre più definite, sempre più violente, sempre più ossessive. L’immagine e la sua manipolazione deve rientrare negli interessi di ogni critico culturale. Libri come La società dello spettacolo di G. Debord e Lo stato seduttore di R. Debray, devono circolare nei ragionamenti con familiarità e fare da punto di riferimento per le analisi del nostro tempo luccicante di stellette tristi.

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Convinzioni irrazionali: chiusura dell’esperienza e approccio corporeo

> di Omar Montecchiani*

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In un momento particolare dello sviluppo – di solito nella prima infanzia – è possibile che l’individuo faccia un determinato tipo di esperienza, l’esperienza A, o più esperienze similari ripetute – più o meno dolorose, traumatiche, o comunque inibenti. Questo tipo di esperienza potrà far si che il soggetto venga ad assumere una determinata “posizione esistenziale” – come la chiama Berne – rispetto alla quale verrà a determinarsi il proprio senso di sé, e di sé in rapporto agli altri: questa posizione mi porterà a strutturare un determinato copione di vita, a partire dal quale io potrò, nel bene o nel male, gestire i miei rapporti, le mie emozioni, i miei comportamenti, per il resto della mia vita. Uno schema sostanzialmente, un modello operativo interno, che, irrigidendosi, può trasformarsi in un vero e proprio copione. Una maschera capace di mediare tra la non soddisfazione dei miei bisogni interni da parte dell’altro, e la dipendenza d’amore rispetto a quest’ultimo – il bisogno d’amore dell’altro –, che continuerò ad avere indipendentemente dalla soddisfazione o meno di quei bisogni.

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Cinque concetti proposti dalla psicoanalisi di François Jullien

> di Alessandra Peluso*

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Cinque concetti proposti alla psicoanalisi, di François Jullien, Editrice La Scuola 2014.     

Noi esseri umani sembriamo creature sempre alla ricerca di un significato per tutto, che hanno avuto la sfortuna di essere stati gettati in un mondo privo di significato intrinseco. Uno dei nostri compiti più importanti è quello di inventarci un significato abbastanza forte da sostenere la vita e attuare una manovra disonesta di negare il fatto che siamo noi gli artefici di questa invenzione. A sostegno di un ordine necessario nella vita, suffragando in qualche modo il pensiero di Irvin D. Yalom, François Jullien propone al contrario “Cinque concetti alla psicoanalisi” perché si possa tendere alla vita – senza troppe complicazioni – accedendovi.
Questi cinque concetti: disponibilità, allusività, sbieco, de-fissazione e trasformazione silenziosa sembrano delimitarsi nel punto fisso dell’esistenza come una stella, una luce messianica che in qualche modo può supportare la psicoanalisi.

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La nostra democrazia è fondata sulla cultura? Le deboli proposte di Zagrebelsky

> di Pietro Piro

«Siete liberi di non pensare come me;

la vostra vita, i vostri beni, tutto resta a voi;

ma d’ora in poi sarete stranieri fra noi»

Tocqueville, Dell’onnipotenza della maggioranza

negli Stati Uniti e dei suoi effetti.

Zagrebelsky

Da qualche tempo non si fa altro che ripetere quanto sia importante la cultura, quanto faccia bene leggere, scrivere, informarsi. Campagne ministeriali – non prive di qualità estetiche ed efficacia comunicativa – ci dicono che grazie alla lettura riusciremo ad arrivare molto più lontano degli altri. Tuttavia, tra i nuovi poveri si trovano giovani istruiti, forti lettori, con molti anni di studi universitari alle spalle. Recenti ricerche sul precariato cognitivo c’informano che proprio il cosiddetto “mondo della cultura” produce sfruttamento, marginalizzazione, precarietà. La cultura è importante – si dice nei salotti buoni – ma a patto che essa tessa l’elogio della struttura del dominio, che si faccia portavoce del discorso neoliberista, che sia a servizio della persuasione e della manipolazione generalizzata e collettiva. Fuori da questa schiavitù volontaria e non necessariamente salariata, il destino della cultura non stipendiata è il ghetto.

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Due maschere a confronto. Leibniz e Pessoa

> di Francesco Giampietri*


Sapere di sé, all’improvviso,
come in questo momento lustrale,
vuol dire avere subitamente
la nozione della monade intima,
della parola magica dell’anima
[1]

I. Logica della dissimulazione

Pur essendo il più delle volte trascurato, forse sottinteso come sfondo abituale e quindi tutt’altro che degno di rimarcazioni, il piano di convergenza fra letteratura e filosofia, vale a dire l’emergenza delle tracce di influenze reciproche, di stimolanti suggestioni nonché dei più audaci sconfinamenti da una parte e dall’altra, dà espressione a soluzioni affascinanti, che è lecito assumere come chiavi ermeneutiche per ricomprendere, da un’inedita angolatura, questioni già ampiamente dibattute dalla storiografia. Non occorre di certo risalire all’opera platonica, ai sermoni di Meister Eckhart, ai Cherubinischer Wandersmann di Angelus Silesius, o anche ai dialoghi galileiani per confermare questa osservazione preliminare.

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Scolio XXVII

«Nessuno può osservare la vita umana con maggior saggezza e imparzialità che da quella posizione vantaggiosa offerta da una povertà che noi definiremmo scelta volontariamente. Il frutto di una vita di lusso è il lusso, sia in agricoltura che in commercio, in letteratura e in arte. Al giorno d’oggi vi sono professori di filosofia ma non filosofi. (…) Essere filosofi non significa soltanto avere pensieri acuti, o fondare una scuola, ma amare la saggezza tanto da vivere secondo i suoi dettami: cioè condurre una vita semplice, indipendente, magnanima e fiduciosa. Significa risolvere i problemi della vita non solo teoricamente ma praticamente. Il successo dei grandi eruditi e dei grandi pensatori è di solito un successo cortigiano, né regale né virile. S’adattano a vivere seguendo la regola comune – praticamente come fecero i loro padri – e non sono affatto progenitori di nobili stirpi» [Henry D. Thoreau, Walden ovvero vita nei boschi, BUR, Milano 1988, pp. 72-73].


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“Con l’opera tacendo”. Ancora sul dialogo ‘sottovoce’ tra Emanuele Severino e Pietro Barcellona

> di Giuseppe Brescia*


L’intervista di Luigi Amicone, “La follia del nostro tempo” (su “Tempi” del 19 marzo 2014 ), con Emanuele Severino, oltre a coinvolgere il dialogo tra lo stesso filosofo italiano e il dissenziente “marxista – ratzingeriano” prematuramente scomparso Pietro Barcellona (autore de “La sfida della modernità”, La Scuola di Brescia, 2014), consente di tornare su temi essenziali per la comprensione del nostro tempo, nonché per svolgimenti di ermeneutica filosofica.

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Karl Jaspers e la politica. La lucida analisi di Elena Alessiato

> di Pietro Piro

«La concordia raggiunta discutendo insieme e comprendendoci gli uni con gli altri porta a quella comunità che resiste»

Karl Jaspers, Die Schuldfrage.

Alessiato

I.

La straordinaria densità di analisi e la profonda volontà di comprendere alla radice le implicazioni del pensiero politico di Karl Jaspers costringono il lettore del libro di Elena Alessiato, Karl Jaspers e la politica. Dalle origini alla questione della colpa, Orthotes Editrice, Napoli 2012, a un intenso sforzo di attenzione e di partecipazione intellettuale. L’autrice cerca di superare – e a mio avviso il tentativo è perfettamente riuscito – il pregiudizio secondo il quale l’interesse per la politica di Jaspers sia successivo alla fine della seconda guerra mondiale. Perché: «se ampiamente trattati sono gli ambiti della psicologia, della riflessione medica, della filosofia in tutte le sue declinazioni, inesplorato dal punto di vista dell’interesse politico rimane il periodo precedente, quello compreso tra lo scoppio della Prima Guerra mondiale e la conclusione della Seconda» (p. 9).

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Il Confine della Soglia

> di Andrea Marini*

«Perché non possiamo mai

mai

essere amati?»

(M. Houellebecq)

1. In Ricordo della Differenza

Abitiamo o passiamo? Siamo radicati in un moto continuo o avvinghiati alla fredda staticità del possesso? Viviamo la proprietà come limite o siamo confinati in una proprietà? Da queste domande possiamo partire per interrogarci su di un problema assai pregnante e arduo, come i più irti sentieri di montagna o le più difficoltose ferrate – quale è il problema del confine.

Gli interrogativi che abbiamo posto non pretendono una risposta immediata, sono questioni che ne generano altre: sono come iceberg, che sciogliendosi realizzano nuove forme, nuovi stadi d’essere.

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Scolio XXVI

«Esistono due tipi di realtà dell’anima: l’uno è la vita e l’altro è il vivere; entrambi sono ugualmente reali, ma non possono esserlo contemporaneamente. Nell’esperienza di ogni uomo sono contenuti i due elementi, anche se con intensità e profondità sempre diverse, anche nel ricordo, ora questo ora quello; soltanto in una forma possono essere percepiti contemporaneamente. Da quando esiste una vita e degli uomini che vogliono capirla e ordinarla è esistito sempre questo dualismo nelle loro esperienze» [G. Lukács, Essenza e forma del saggio: una lettera a Leo Popper, in Id., L’anima e le forme, SE, Milano 1991, p. 19].


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Cristiani si diventa? L’incontro con un libro del domenicano Albert Nolan

> di Pietro Piro

«Cristiani non si nasce ma si diventa»
Tertulliano (Apologetico XVIII,5)

Albert Nolan - Cristiani si diventa

La pratica del suggerire libri adottando lo stesso linguaggio con cui si “invoglia all’acquisto” di qualunque altra merce è diventata tanto usuale da non suscitare più nessuno “scandalo”.
Escludendo gli obsoleti come lo scrivente pochi sembrano ricordare che l’incontro con un libro dovrebbe sempre suscitare una mutazione nel ritornello della nevrosi quotidiana. Un libro è dunque degno di questo nome quando innesca dinamiche di pensiero che conducono – mai unicamente e direttamente è chiaro – a una crescita della consapevolezza dell’individuo che legge.
Se questa crescita s’innesca, un libro è degno di essere discusso e “proposto”, altrimenti, mi pare volgare parlare di libri come si parla di macchine da cucire o di accessori per telefoni cellulari.
Tuttavia, la grande corrente scorre impetuosa e a me non resta che attendere sulla riva il passaggio di qualche illusione-cadavere.
Nell’attesa – che sta diventando degna di una era geologica – ho incontrato il libro del domenicano Albert Nolan, Cristiani si diventa. Per una spiritualità della libertà radicale, EMI, Bologna 2013 (la prima edizione in lingua italiana è dell’aprile del 2009). Del libro mi convince il tentativo di mettere insieme una critica radicale della società dell’individualismo e la proposta spirituale di Gesù. L’autore non intende fornire un trattato di cristologia ma vuole soffermarsi sulla proposta di Gesù intesa come un rovesciamento – che in realtà poi è un raddrizzamento – della logica dell’egoismo dominante.

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