Filosofia e nuovi sentieri

«Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L’un compito è proprio del genio che crea, l’altro della perspicacia che perfeziona» Denis Diderot


Lascia un commento

Il metodo e il contesto. La dottrina darwiniana e le ideologie parassitarie (parte I)

> di Piero Borzini*

crop-538599cc8101c-imgID3636752

A proposito delle relazioni che intercorrono tra gli elementi che costituiscono i cosiddetti “sistemi complessi”, Vincenzo De Florio ha recentemente definito l’interazione simultanea degli opposti con il termine di “resilienza” (De Florio V., 2015) 1. Le teorie scientifiche, gli ambiti specifici all’interno dei quali esse sono prodotte e i contesti più ampi e variegati della società in cui queste dottrine sono applicate costituiscono, nel loro insieme, un sistema complesso. In questi sistemi, teorie e ambiti, metodi e contesti, interagiscono simultaneamente in maniera non necessariamente simmetrica. La relazione “resiliente” tra la dottrina darwiniana e i contesti ideologici che di questa si sono avvalsi è il caso eclatante di cui tratto in questo articolo. Per discutere di questo fenomeno di resilienza dovrò riferirmi ai contesti storici, sociali e ideologici all’interno dei quali la dottrina darwiniana è stata manipolata, nella consapevolezza del fatto che l’analisi del contesto originale è metodologicamente essenziale per comprendere – senza tuttavia che la ricostruzione storica ne rappresenti una giustificazione – lo svolgimento dell’intricata vicenda.

Continua a leggere


2 commenti

I conti con il male. Ontologia e gnoseologia del male secondo Giuseppe Brescia

> di Gianfranco Bosio*

I-CONTI-CON-IL-MALE-350x535

Dopo Il vivente originario (Albatros, Milano, 2013 con nostra “Prefazione”), e Tempo e Idee (Gazzaniga ed., Milano 2014), in questo suo ultimi e recentissimo libro Giuseppe Brescia (che tra l’altro è Presidente della “Libera Università G.B. Vico” di Andria ed è stato anche insignito dell’onorificenza di Cavaliere della Repubblica), ci presenta una nutritissima rassegna di vedute e di risposte di grandi pensatori come Kant, Schelling, Nietzsche, Heidegger, Pareyson riguardanti la grande domanda sul “perché” del male nel mondo, nelle sue forme di “male metafisico”, “male morale” e “male fisico”. In primo piano si staglia la figura di J.F. Schelling, fra i cui scritti emerge soprattutto il trattato del 1809, Ricerche sull’essenza della libertà umana del 1809. Brescia rileva come il male sia intimamente ed essenzialmente connotato dalla libertà della volontà e dalla sua originaria spiritualità. Continua a leggere


Lascia un commento

Femminismo radicale. Critica al concetto di patriarcato

> di Laura Sugamele*

Tra gli anni Sessanta e Settanta il movimento femminista ebbe la capacità sorprendente di mettere a nudo «la costruzione del corpo sessuato che si compie attraverso la formulazione di regole giuridiche e di codici sociali» (Nivarra, p. 372). Le tesi di fondo del femminismo radicale si incentrarono su uno scardinamento dei rapporti di genere nella società (atti a mantenere inalterate le differenze tra i sessi), ma soprattutto su una decostruzione della sessualità e del ruolo femminile connesso esclusivamente al destino biologico.

Continua a leggere


Lascia un commento

Per un nuovo Empedocle. Leggendo il testo Liguori di Federica Montevecchi

> di Matteo Veronesi*

Davvero nuovo, questo Empedocle (Liguori, Napoli 2010); nuovo di una novità che sovrasta l’immediato, e che dunque rende non vane, benché tardive, queste poche pagine. Una versione, quella di Federica Montevecchi, sorretta da una coerente interpretazione preliminare, da uno scavo esegetico ed ermeneutico, nonché da una riflessione speculativa autonoma condotta sui testi e a partire da essi; traduzione, quindi, intesa come atto intrinsecamente filosofico, come operazione ermeneutica nel senso più vasto e più ricco, non come mero, per quanto nobile, artigianato letterario, e neppure alla stregua di esercizio retorico, quale la versione rischia di divenire, specie nella tradizione italiana, così prodiga di siffatti esercizi. Continua a leggere


Lascia un commento

Elogio della mitezza e altri scritti morali. Su Norberto Bobbio

> di Alessandra Peluso*

Appare necessario spolverare e portare in bella mostra nella contemporaneità la “mitezza”. Cos’è la mitezza e perché è considerata una virtù apparentemente impolitica?
Innanzitutto, è opportuno dire che L’elogio della mitezza è un’opera scritta da Norberto Bobbio. Un volume tanto caro allo stesso Bobbio e prezioso per ciascuna persona attenta agli attuali dibattiti etico-politici contemporanei. Continua a leggere


Lascia un commento

Filosofia, scienza e pseudoscienza nella crisi della conoscenza contemporanea

> di Davide Di Tullio*

È la troppa cultura che porta all’ignoranza,
perché se la cultura non è sorretta dalla fede,
a un certo punto gli uomini vedono solo
la matematica delle cose.
E l’armonia di questa matematica diventa
il suo Dio, e dimentica che Dio ha creato
questa matematica e questa armonia

Giovannino Guareschi, Filosofia spicciola

Abstract
L’odierna tecnocrazia è osteggiata da un rigurgito antiscientista, fenomeno sicuramente inquietante, ma non privo di una qualche giustificazione. Non si vuole qui imbastire l’apologia delle tendenze antiscientifiche che stanno prendendo sempre più piede nelle comunità iper-informate dei paesi più avanzati; piuttosto si tenterà di tracciare il quadro di una tendenza che rischia di minare la fiducia verso il fondamento stesso dell’essere umano: la ragione. Si cercherà, dunque, di comprendere il rapporto che intercorre tra scienza e filosofia oggi; si tenterà, inoltre di inquadrare il fenomeno delle pseudoscienze e definire le cause della crisi della conoscenza.

Cosa si intende per “scienza”? Nel corso della storia a questo termine sono stati attribuiti funzioni ed ambiti che la scienza moderna qualificherebbe come pre-scientifici o semplicemente non-scientifici. Sono i criteri che la scienza moderna ha assunto per autodefinirsi che consentono di compiere quell’opera di discernimento tra quanti, tra gli atti del conoscere, possono definirsi propriamente scientifici e quanti no. In questo senso, accoglieremo la formula di Lucio Russo che conferisce l’attributo di “scientifico” alle teorie a) le cui «affermazioni non riguardano oggetti concreti ma enti teorici specifici», b) hanno «una struttura rigorosamente deduttiva» e c) le cui «applicazioni al mondo reale sono basate su regole di corrispondenza tra gli enti della teoria e gli oggetti concreti» (Russo, 2014, pp. 33-34). Alla luce di tale definizione, le teorie filosofiche non possono ritenersi “scientifiche”, venendo meno i presupposti espressi nei punti a) e c). Continua a leggere


1 Commento

Distribuzione delle risorse: Rawls e Nozick oggi

> di Samanta Airoldi*

«Pari opportunità per tutti e distribuzione equa dei beni primari e, laddove ci fossero disuguaglianze, dovranno andare a benificio dei più svantaggiati».
Non è difficile riconoscere in questa affermazione il secondo principio di giustizia di John Rawls (ricordiamo anche il primo: «Uguali libertà per tutti»). Principi su cui, secondo la teoria della giustizia rawlsiana, doveva fondarsi il “consenso per sovrapposizione”; ovvero due principi che, a prescindere dalla personale concezione del bene e della “vita buona” di ciascuno, avrebbero dovuto mettere tutti d’accordo, su cui tutti avrebbero dovuto convenire.
Ma che cosa significa essere “svantaggiati”? Continua a leggere


1 Commento

Una nota su Pinocchio

> di Pietro Piro*

pinocchio_g

L’individualità è un prodotto del potere.
Ciò che occorre è “de-individualizzarsi”,
con la moltiplicazione e la dislocazione,
in combinazioni diverse.

M. Foucault, Introduzione alla vita non-fascista

Bisogna rendere ancor più oppressiva l’oppressione reale con aggiungervi la consapevolezza dell’oppressione, ancor più vergognosa la vergogna, dandole pubblicità.

K. Marx, Introduzione alla filosofia del diritto di Hegel

I. Come andò che maestro Ciliegia, falegname, trovò un pezzo di legno lo ferì con un ascia perché piangeva e rideva come un bambino.

Ancora una nota su Pinocchio o meglio: desiderare il desiderio è legittimo?
L’argomento è spiacevole e noi siamo sempre desiderosi di nascondere il dolore al dolore. Ma adesso sono costretto ad accennare e quindi a ferire il feribile.
Pinocchio dice: «Non mi picchiar tanto forte!», è la sua prima parola nel mondo. Il suo primo vagito invoca pietà e rispetto. Bisognerebbe riflettere su questo aspetto. Pinocchio è segnato.
L’ascia che gli vuole dare una forma è tutta la realtà che lo vuole mutilare, gli vuole frantumare il rizoma, lo vuole ingabbiare in uno schema prefissato. Continua a leggere


Lascia un commento

La macchina del mito – il corpo disabitato, fra relazione e tempo

> di Sandro Vero*

 

Magritte - Intermission

 

1. La relazione

Il doppio movimento è qui assolutamente irrinunciabile: si scoraggia sempre più la relazione, l’unica vera attuazione del potenziale “comunitario”, cellula germinale di ogni progetto di condivisione che inerisca il sociale e il politico, e si sostituisce questa con dispositivi surroganti che non hanno – come invece la relazione minaccia di avere – un potenziale eversivo. Dispositivi che, anzi, avvitano il soggetto dentro una logica solipsistica, auto-sufficiente. Ciò fa si che la relazione, da cornice naturale di ogni processo comunicativo, divenga il prodotto secondario di una comunicazione passata attraverso manuali di efficacia, marketing del contatto, stilizzazione del gesto, desessualizzazione del desiderio. È quanto richiesto dalle necessità di un processo a doppio binario: la frammentazione dell’unità  ̶  di una forma operativa, trasformativa, di coesione sociale – da una parte, la crescente globalizzazione – non solo economico-finanziaria ma culturale   ̶   dall’altra.

In realtà, dietro il fenomeno del corpo disabitato [1], si consuma un doppio ordine di necessità, ciascuna disponendosi su un diverso livello: si sviluppa un mercato fiorente del fitness, coi suoi prodotti, le sue mode, i suoi santuari, le sue certezze, un pacchetto complessivo che richiede una dedizione sorretta dall’angoscia del tempo [2], in una sorta di assedio che precipita istante dopo istante il soggetto in una condizione di dipendenza; si realizza un programma di depauperamento della relazione – quella fra persone – adeguatamente sostituita da qualcosa che la imita e la riproduce al ribasso – quest’ultima fra individui – completamente prosciugata di tutto ciò che esonda dagli argini dell’essere per e che, altrimenti, affermerebbe la priorità naturale dell’essere con. Continua a leggere


Lascia un commento

La rivoluzione di Croce a cent’anni dal Contributo e nella crisi della filosofia europea

> di Giuseppe Brescia*

Loica_Mantegna

 

Di fronte all’appariscente prevalere delle “filosofie analitiche” (cibernetiche, computazionali, epistemiche) rispetto alle cosiddette “continentali” (ermeneutiche, fenomenologiche, idealistiche o storicistiche), e al tentativo di ridurre il filosofare a una forma di “utile prassi”, si ripropone il lascito “rivoluzionario” di Croce, a cent’anni dal Contributo alla critica di me stesso (1915) e ormai centocinquanta dalla nascita.

Me ne occupai nel 1972, 1977-78, 1982, 1992, 2002 e 2012, coniugando l’attualità etico-politica con la ermeneutica filosofica, anche per confutare i presunti limiti di provincialismo culturale, conservatorismo etico, svalutazione della scienza e della teoria economica, imputati al filosofo da intellettuali ‘organici’ e variamente ‘militanti’. Distinguerei ora, in sintesi, dieci aspetti contenuti in nuce nel Contributo e atti a caratterizzarne il lascito : L’etica del lavoro e la “nobiltà del fare”; La Cura dell’angoscia e la incidenza della vitalità “cruda e verde”; Il culto della “Loica” nei tarocchi detti del Mantegna; La “lotta contro i demoni”; La esemplarità della “Filosofia del giusto”; La critica dei governi dei tecnici, “medici consultori”; L’abbozzo ermeneutico della importanza delle “mediazioni” nella circolarità spirituale; L’abbozzo ermeneutico della teoria del tempo, fulcro delle mediazioni; La ricerca di mediazioni tra giustizia e libertà, all’interno dei “modi” della ‘Libertà indivisibile’; e i Vertici della “Religione della libertà”. Continua a leggere