Filosofia e nuovi sentieri

«Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L’un compito è proprio del genio che crea, l’altro della perspicacia che perfeziona» Denis Diderot


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L’etica del silenzio. Il rapporto tra vita etica e vita religiosa in Ludwig Wittgenstein

> di Matteo Loconsole*

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Sommario: In questo saggio l’autore, partendo dai presupposti linguistici del Tractatus logico-philosophicus, tenta di definire quale rapporto ci sia tra la sfera dell’etica, i cui contenuti per Wittgenstein rientrano nella categoria dell’ineffabile, e la vita religiosa.

Parole chiave: Wittgenstein; Linguaggio; Etica; Fede; Religiosità

Abstract: In this paper the author, starting from the language assumptions of the Tractatus logico-philosophicus, tries to define what is the relationship between the ethics field, whose contents for Wittgenstein are into the category of the ineffable, and religious life.

Keywords: Wittgenstein; Language; Ethics; Faith; Religiosity

Dopo tutto […] è poi vero che le parole dicono tutto? Che cosa possono dire le parole? Non distruggono piuttosto il simbolo che si cela oltre la loro portata?

V. Woolf, Flush: biografia di un cane, p. 31.

INTRODUZIONE

Può un non “credente” essere religioso? Probabilmente, l’opinione comune non potrebbe che negare una tale ipotesi o, per lo meno, sarebbe dubbiosa a riguardo. Si è soliti pensare, infatti, che essere religiosi significhi credere in una dottrina e praticare ciò che essa prescrive. Questa convinzione, nella maggior parte dei casi, ha fatto della religione una sorta di codice, un insieme di regole, che avrebbe dovuto indicare all’uomo la ‘retta via’ affinché ottenesse la salvezza dell’anima. Merito di Wittgenstein è stato quello di sovvertire il concetto di religione individuando, nel sentimento religioso, il mostrarsi della vita etica.

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Il metodo e il contesto. La dottrina darwiniana e le ideologie parassitarie (parte I)

> di Piero Borzini*

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A proposito delle relazioni che intercorrono tra gli elementi che costituiscono i cosiddetti “sistemi complessi”, Vincenzo De Florio ha recentemente definito l’interazione simultanea degli opposti con il termine di “resilienza” (De Florio V., 2015) 1. Le teorie scientifiche, gli ambiti specifici all’interno dei quali esse sono prodotte e i contesti più ampi e variegati della società in cui queste dottrine sono applicate costituiscono, nel loro insieme, un sistema complesso. In questi sistemi, teorie e ambiti, metodi e contesti, interagiscono simultaneamente in maniera non necessariamente simmetrica. La relazione “resiliente” tra la dottrina darwiniana e i contesti ideologici che di questa si sono avvalsi è il caso eclatante di cui tratto in questo articolo. Per discutere di questo fenomeno di resilienza dovrò riferirmi ai contesti storici, sociali e ideologici all’interno dei quali la dottrina darwiniana è stata manipolata, nella consapevolezza del fatto che l’analisi del contesto originale è metodologicamente essenziale per comprendere – senza tuttavia che la ricostruzione storica ne rappresenti una giustificazione – lo svolgimento dell’intricata vicenda.

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