Filosofia e nuovi sentieri

«Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L’un compito è proprio del genio che crea, l’altro della perspicacia che perfeziona» Denis Diderot


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Senso e valore della filosofia. Teoria e pratica in una riflessione a sette voci

> di Paolo Calabrò

Senso e valore della filosofia

La filosofia consiste nel dare un senso alla vita dell’uomo? Perché ci si dedica al filosofare? Che rapporto c’è tra la filosofia e la critica alla società? Senso e valore della filosofia. Tre domande, alcune risposte, edito da Petite Plaisance (nella collana “Il giogo”, diretta da Diego Fusaro e Luca Grecchi), pone queste domande a sette studiosi che hanno deciso di fare della filosofia la ragione della loro vita e provano qui a darne conto al lettore in maniera sintetica. Con un particolare accento messo sull’aspetto pratico del filosofare: filosofare non è solo (e non è tanto) pensare in solitudine, ma più specificamente (e originariamente) è pensare-insieme, in un movimento collettivo che è per ciò stesso politico, intrinsecamente vòlto alla trasformazione della realtà. Continua a leggere


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Postilla: l’amena leggenda dei neuroni-specchio

> di Giuseppe Roncoroni*

Paolo, l’erudito psichiatra, mi scrive: «io sono come Gallese e per me la mente è fatta di neuroni». Paolo è sicuro che lo spirito dei sentimenti sia tutt’uno con la “cervella” che gronda di sangue nella mano impietosa del macellatore. Il mio amico non scherza e, nell’atmosfera surreale, soccombe all’incanto delle favole. Perciò si affianca a Gallese nell’elogio dei neuroni-specchio e li propaganda dalle gabbie dei macachi fino alle cattedre della filosofia dove sono insediati i farisei. Lo spunto è una semplice scoperta di laboratorio: certi neuroni si attivano in concomitanza con i gesti di imitazione e l’empatia fra le persone. Non è una notizia strabiliante, ormai sappiamo che ogni capacità corrisponde a fasci di neuroni, eppure è trasfusa nelle sfere della leggenda da una coppia di amene congetture. Continua a leggere


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I Quaderni neri di Martin Heidegger

> di Paolo Calabrò

Martin Heidegger

Andate in camera e prendete il vostro diario segreto di sempre. Sì, quello che scrivete (o quello che avreste voluto scrivere, sì, va bene lo stesso) da quarant’anni, forse più. Dove annotate tutto quello che vi passa per la testa, senza riflessione, senza censura, senza misura. Sì, quello segreto, appunto. Niente paura, non dico niente a nessuno. Preso? Bene. Ora rileggetelo. Tutto, dall’inizio alla fine, pagina dopo pagina, giorno dopo giorno, anno dopo anno. Nemmeno ricordate di aver scritto quelle cose? Non mi stupisce. Pensandoci, col senno di poi, quasi sicuramente non le scrivereste? Non vedo perché non dovrei credervi. In gran parte non vi credevate nemmeno quando le avete scritte, ma la rabbia, o un secondo fine inespresso, o ancora la semplice abitudine a ripetere luoghi comuni e convinzioni altrui, forse perfino il gusto del “dagli all’untore”, o più semplicemente del darvi un contegno ai vostri stessi occhi (era più facile che farlo di persona con l’amica o con l’amico… come darvi torto).
Rilassatevi, non mi dovete nessuna spiegazione. Oltretutto, chi più chi meno, siamo tutti sulla stessa barca. Ma il vostro problema non sono io, ahimé: è la vostra cuginetta d’un tempo, che legge queste cose e non vi riconosce; è la vostra collega che inorridisce di fronte a certe espressioni (un po’ è anche l’esigenza di rispettare il personaggio e il dettato sociale); è vostra moglie, o vostro padre, che più vanno avanti… e meno gli sembra di riconoscervi. Continua a leggere


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Scolio XXI

> di Luca Ormelli

La violenza spesso ristagna tagliente nelle espressioni all’apparenza più innocue. “Cittadino del mondo” ripetono in contrappunto le anime che si vogliono semplici ma avvertite; non si avvedono che, così facendo, strappano con l’inganno a quella natura che tanto rispettano la sua ultima potestà: l’essere cioè compiutamente tirannica.


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Esistere forte di Stefano Scrima

> di Daniele Baron

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Il libro di Stefano Scrima, da poco edito, Esistere forte. Ha senso esistere? Camus, Sartre e Gide dicono che…, Ed. Il Giardino dei Pensieri, Bologna 2013, ha già nel titolo lo stigma che ci consente di decifrarne la chiave di lettura: la domanda sul senso dell’esistenza ne è al centro. Essa viene affrontata in un percorso che si articola in una serie di piccoli saggi (alcuni già apparsi in rivista) e si concentra principalmente su tre autori: Sartre, Camus e Gide. Si aggiunge ad essi poi la presenza a scopo didattico di brevi biografie degli autori trattati e del riassunto delle loro opere principali: ciò rende fruibile l’opera di Scrima sia a chi conosce già gli autori tematizzati sia a chi li affronta per la prima volta. Continua a leggere


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Addio al filosofo Stefano Garroni

stefano garroni

«La morte accompagna nel silenzio ogni nostro respiro. Gli attimi vissuti si ricompongono in un ordine fisso, immobile.

Le cose che abbiamo amato ci accompagnano nel segreto oscuro delle porte chiuse.

Ci ha lasciato Stefano Garroni. Filosofo. Uomo rigoroso, serio e profondo.

Ostile alle semplificazioni, alla filosofia spettacolare e vuota, alle liquidazione in blocco delle grandi tradizioni intellettuali dell’Occidente.

Era consapevole che l’impegno è oggi “scelta morale” che parte dall’individuo e che si traduce poi in gesto politico, “atto eroico” in un mondo che ha perso “qualunque moralità”.

Sapeva che la rinuncia dell’uomo–massa ad andare in fondo è anche la rinuncia alla Filosofia.

Ci restano le sue analisi, i suoi libri e il ricordo di quella cortesia cavalleresca di chi ha attraversato il proprio tempo assumendosi il rischio di pensare». 

Pietro Piro

La Redazione di “Filosofia e nuovi sentieri” si associa alle parole commosse di Pietro Piro di addio a Stefano Garroni, filosofo italiano mancato il 13 aprile 2014.

Garroni aveva cortesemente concesso alla nostra rivista una intervista – pubblicata il 16 ottobre 2013 e reperibile al seguente link: Filosofia e nuovi sentieri incontra Stefano Garroni.


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Eric Kandel, L’età dell’inconscio. Arte, mente e cervello dalla Grande Vienna ai nostri giorni

> di Ruggero D’Alessandro*

Eric Kandel - L'età dell'inconscio

Uno dei segnali inequivocabili di un’epoca intessuta di fermenti artistici e riflessioni filosofiche, intensità letteraria e ricchezza musicale è l’apparire di opere capaci di rispecchiare e sintetizzare tali fermenti, gettando un ponte verso il futuro. Oggi, rileggere libri come La civiltà del Rinascimento in Italia di Jakob Burckhardt, la Breve storia della musica di Massimo Mila o Il mito absburgico nella letteratura austriaca moderna di Claudio Magris, collegare fra loro Cultura e rivoluzione industriale sulla scia di Raymond Williams permette di respirare un’atmosfera attraverso le sue migliori testimonianze. Ci sembra che il libro di Eric Kandel, L’età dell’inconscio. Arte, mente e cervello dalla Grande Vienna ai nostri giorni [Raffaello Cortina, Milano 2013] rappresenti un avvenimento non frequente in questi anni. Anzitutto per la ricchezza di collegamenti; poi per l’intensità multidisciplinare, per la forza con cui si abbattono gli steccati (purtroppo ancora esistenti e resistenti) fra le culture umanistica e scientifica (si pensi ad un testo che nel 1959 fa epoca: Le due culture, di Charles Percy Snow).

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Giovanni Jervis, La conquista dell’identità. Essere se stessi, essere diversi

> di Pietro Piro

Ogni forma di autocoscienza, ogni riflessione su noi stessi, è riflessione non già nell’attimo presente, ma subito verso il tempo trascorso: è riflessione su chi siamo stati, magari fino a un minuto, a un attimo fa. L’identità è memoria.

G. Jervis, La conquista dell’identità

In un tempo in cui la divisione sociale del lavoro muta a ritmo inaudito e in cui tutti i valori tradizionali sono dis-integrati dal potente moto acceleratorio della tecnologia, l’identità individuale subisce attacchi sempre più profondi e radicali.
Ci si chiede – a volte – se in un mondo che cambia così velocemente, abbia ancora senso costruirsi una identità – e quindi necessariamente riconoscersi in una storia sociale, politica, filosofica – quando le vere identità sono sempre più trattate dai poteri dominanti come un ostacolo e un fardello in un sistema-mondo che richiede la massima disponibilità del corpo e la minima rivendicazione identitaria.
Per chi si trova in una condizione di turbamento e sta – in qualche modo – cercando di cominciare a ragionare sul tema dell’identità individuale, consiglio la lettura del libro di Giovanni Jervis, La conquista dell’identità. Essere se stessi, essere diversi (Feltrinelli, Milano 1977). Libro di quasi venti anni fa ma ancora utilissimo. Jervis è abile nel mettere insieme fattori biologici, psicologici, sociali e politici. Il suo approccio è complesso ma lo stile di scrittura accessibile e chiaro. Continua a leggere


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Scolio XX

LO SCHIZOIDEO IMPERANTE
Nei toni di un invito a Nietzsche

> di Leonardo Arena*

…allo schizo, pertanto, appartiene di fatto il mondo del pensiero, checché ne dicano Deleuze e Guattari, il cui Antiedipo segnerà una svolta, rispetto ai convulsi rapporti padre/madre, per tutti noi, i figli occidentali di un platonismo mal digerito o soltanto espunto, si spera, dai meandri della Storia. Nietzsche vi pertiene, pertiene alla sfera schizoidea, ma ciò non suoni come un rimpianto, o un’accusa di reato, no, non incriminazione, qualora lo schizo fosse, come è, il substrato di ogni nostro pensiero o azione, od omissione, come un tempo asseriva in una dottrina pretesa cattolica e quindi universale. Lo schizo che noi siamo osa assumere i toni del paranoideo, anche parmenideo, che s’impunta sulle distinzioni, normale/anomalo, complotto/innocenza, e non ne viene a capo; no, se non vietandosi di aderire all’esorcismo del nudo, grande piaga dell’epoca, che vorrebbe trovare, e non lo attinge, il senso, fosse pure uno solo, il significato, e poi arretra di fronte allo stesso Moloch che ha creato.

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Andrea Borghini – Elena Casetta, Filosofia della biologia

> di Paolo Calabrò*

Filosofia della biologia

Sempre più spesso assistiamo ultimamente – e con grande piacere – alla pubblicazione di libri tesi a trovare punti d’incontro tra discipline diverse, soprattutto quando si tratti di riprendere vecchi rapporti che la storia ha diluito o interrotto. Nella nostra epoca caratterizzata – ma forse meglio diremmo “afflitta” – dalla specializzazione, si fa sempre più pressante l’esigenza di sintetizzare, di rintracciare quel filo rosso che tiene insieme le cose che conosciamo. Non sorprende dunque che continuino a fiorire studi mossi dall’ambizione di ritrovare intuizioni brillanti e feconde al crocevia dei tanti saperi frammentati; ma è ogni volta una bella sorpresa ritrovarsi di fronte a un’opera che riesce nell’intento, offrendo risultati d’interesse, per di più rivolti a un pubblico non solo accademico.

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Scolio XIX

> di Luca Ormelli

La filosofia che nasce urbana è una filosofia viziata; somiglia a quei frutti che catturano la vista anziché il gusto tanto sono irrealmente privi di imperfezioni. La filosofia, quando nasce autentica, è sempre una filosofia della natura, περι φυσεως.


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“Postmodernità”, “pensiero debole” e “nuovo realismo” ovvero inconsistenza e miseria della filosofia italiana contemporanea

> di Gianfranco Bosio*

Maurizio Ferraris

Da qualche tempo non si sentiva più tanto parlare di “pensiero debole”, di “postmodernità” e simili, o meglio, tutto quello che se ne diceva e se ne scriveva passava inosservato. La moda che con tanto entusiasmo e con tanta invasività aveva fatto irruzione nella pubblicistica filosofica italiana dei nostri giorni, fino al suo arrivo trionfale sui palcoscenici massmediatici dei vari “festival” della filosofia italiana, sembrava essere entrata in una fase di stanca e di riflusso. Meno male che ci ha pensato Maurizio Ferraris con il suo Manifesto del nuovo realismo, i cui principi sono apparsi per la prima volta sul quotidiano “La Repubblica” (8 agosto 2011). L’esposizione completa è del 2012. E’ stato più di un sasso gettato nello stagno. Ha prodotto un vero sconquasso.

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