Filosofia e nuovi sentieri

«Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L’un compito è proprio del genio che crea, l’altro della perspicacia che perfeziona» Denis Diderot


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La filosofia politica kantiana. Un saggio Armando di Giuseppe Gagliano

> di Paolo Calabrò

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Se gli Stati nazionali possono essere considerati allo stesso modo degli individui che li costituiscono, si potrà probabilmente pensare che tra di essi regni il sospetto, il timore, l’invidia e che ci si attrezzi nella prospettiva di una reciproca difesa. Pur volendo tralasciare qui, per un attimo, i problemi legati storicamente e strategicamente all’ansia della conquista e alla tendenza a usare le armi per l’attacco, anziché per la difesa, non si può fare a meno di guardarsi intorno e constatare lo sfacelo di un mondo in cui si perpetua la guerra, ampliandola in ambiti sempre nuovi (dall’economia all’informatica). Al che viene da chiedersi: è possibile immaginare, con Kant e con la sua filosofia morale e politica, un assetto personale e sociale improntato più all’ascolto delle voci della ragione, che ai rumori della pancia? Continua a leggere


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Non fare troppe domande. L’ultimo libro di Piero Borzini

> di Paolo Calabrò

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Il dissidio tra libertà e sicurezza – viste intransigentemente come valori assoluti – è vecchio come il mondo e pone la domanda, ad oggi inevasa, su quanta libertà si possa consentire ai singoli in una società, senza che questa metta in discussione la sicurezza di quegli stessi singoli (finendo per distruggere la libertà di partenza e avvitandosi in un controproducente circolo vizioso). In altri termini, la stessa questione può essere posta nei termini: quanta sicurezza è necessario garantire (si legga: di quanto è necessario limitare la libertà dei singoli) affinché la libertà dei singoli possa essere garantita?
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Fede Ermeneutica Parola. Il nuovo volume Jaca Book dell’Opera Omnia di Raimon Panikkar

> di Paolo Calabrò

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Per parlare di Fede Ermeneutica Parola, volume IX tomo 2 dell’Opera Omnia di Raimon Panikkar – filosofo catalano scomparso nel 2010 – si potrebbero adottare tanti punti di vista. Ma forse la cosa più stimolante è cominciare dalla domanda: “Esiste in Panikkar una filosofia del linguaggio?” La risposta è affermativa e affonda le radici in due libri pubblicati in vita: Mito fede ed ermeneutica e Lo spirito della parola, qui ripubblicati parzialmente insieme a diversi contributi anche inediti in italiano.
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Eresie nel Medioevo. Un libro GBE di Laura Sugamele

> di Paolo Calabrò

All’inizio del nuovo millennio (quello medievale dell’XI secolo), in seguito all’indebolimento dell’alleanza tra il potere temporale e quello ecclesiastico, va affermandosi in politica una forma di governo sempre più autonoma: il controllo si fa sempre meno eteronomo, e i popoli – anche se la cosa si realizza più facilmente e più velocemente nelle piccole realtà locali – trovano sempre maggiori spazi di autodeterminazione. Siamo alle soglie dell’era delle Civitas, e questa fondamentale novità non ha solo un risvolto organizzativo o politico: cambia anche la cultura, il modo in cui lì’uomo concepisce se stesso e il proprio posto nel mondo. Il proprio ruolo. Cambia, insomma, anche l’assetto spirituale della comunità. Dalla ritrovata libertà sociale e intellettuale dei singoli salta fuori, in modo più o meno inaspettato e, per così dire, “automatico”, la rivendicazione di una libertà religiosa che si esprime in vari modi: da quello più personale e silente, a quello più collettivo e sbandierato, che talvolta prende la forma dell’eresia…
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Filosofia e letteratura distopica. Un saggio Aracne di Ambra Benvenuto

> di Paolo Calabrò

In un piccolo fondamentale saggio sulla politica in epoca nazista (“La responsabilità personale sotto la dittatura”, in R. Esposito [a cura di], Oltre la politica, ed. Bruno Mondadori, 1996, pp. 93-127), Hannah Arendt spiega che ciò che ha permesso ad alcuni tedeschi di non perdere la testa per il fuhrer e la sua legge non è stata affatto – come a lungo si è creduto, e ancora si propaganda – l’abitudine a tenere saldamente per veri certi valori, cui aggrapparsi indipendentemente dalla realtà e spesso a dispetto della realtà, bensì l’attitudine ad ascoltare la propria coscienza e a valutare il mondo circostante in accordo con essa. L’interessante volume di Ambra Benvenuto, dal titolo Filosofia e letteratura distopica, sembra voler riaffermare con forza questa conclusione, declinata – anziché nel panorama della barbarie nazista – in quello distopico delle tante narrazioni letterarie, cinematografiche, filosofiche che abbiamo conosciuto dai tempi di More fino ad oggi.
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Due saggi di Madame de Staël riproposti da Bibliosofica a cura di Livio Ghersi

> di Paolo Calabrò

Due sono i saggi raccolti nel volume di Madame de Staël appena edito da Bibliosofica: le Lettere sugli scritti e il carattere di Jean-Jacques Rousseau e le Riflessioni sul suicidio. Ma forse meglio si dà conto dell’opera spiegando che, a ben vedere, i saggi qui presentati sono tre: per la lunghezza e l’intrinseco legame con la biografia dell’autrice e la sua opera, anche l’introduzione del curatore – Livio Ghersi, funzionario dell’Assemblea Regionale Siciliana, autore di diversi studi di carattere storico-filosofico – andrebbe infatti considerata non come una mera presentazione, ma come un saggio essa stessa: dal ricordo della ricorrenza del 250mo anniversario della nascita di Germaine Necker (ai più nota appunto come Madame de Staël), ai motivi che rendono opportuno riparlare del pensiero di una donna vissuta a cavallo della Rivoluzione dell’89 e che non ha piegato il suo pensiero al pur razionale conformismo dei suoi tempi e dei poteri che li hanno dominati.
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Etologia filosofica. Il problema della soggettività animale in un saggio Mimesis di di Roberto Marchesini

> di Paolo Calabrò

L’uomo, il soggetto per eccellenza, porta sulle sue spalle la tara (o la condanna, o la nemesi, se si preferisce)di considerare se stesso come “l’eccellenza del soggetto”, giungendo fino al punto (biasimevole ancor prima che errato) di considerarsi non solo “più soggetto degli altri”, ma addirittura “l’unico soggetto”. Ciò che ha portato, nel corso della storia del pensiero, al limite estremo del solipsismo; ma, più diffusamente, alla considerazione di ogni “non umano” – dalla pietra al coccodrillo – come a una specie di meccanismo inanimato che, pur con le opportune (quanto inutili) precisazioni e distinzioni, resta pur sempre qualcosa – come dire: – di serie B. È anche vero che l’uomo, nell’ambito delle neuroscienze oggi trionfanti, porta coerentemente alle conseguenze ultime il principio descritto, affermando a ogni piè sospinto – con un sorrisetto inebetito dalla gioia – che, ebbene sì, anche l’uomo è una macchina; e che quindi tutta questa discussione è destinata a scomparire. Non di meno, in attesa che questa ennesima fede ottenga la sua parusia, le domande rimangono, e urgenti: gli animali sono inferiori a noi in quanto privi di coscienza, sentimento, desiderio? O, peggio: sono davvero, letteralmente, solo carne a disposizione per i nostri macelli?
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Visione mistica. Teologia e filosofia in un libro Jaca Book di Raimon Panikkar e Angela Volpini

> di Paolo Calabrò

Da Dio che «si è fatti impotente nella sua creazione» a una visione rovesciata della religiosità, nella quale le cose “spirituali e celesti” contano meno di quelle “materiali e terrestri”; da Maria come modello umano, tangibile e presente (al punto da prenderla in braccio, secondo la descrizione della mistica coautrice) alla spiritualità interculturale dei nostri tempi ecumenici, da un lato, e di scontro omicida, dall’altro: una spiritualità che nei secoli ha agito a favore dell’oscuramento del desiderio dell’uomo e dell’autoconsapevolezza di quest’ultimo, e che oggi invece ha bisogno di recuperare il suo ruolo di motrice del disvelamento del sé. In altre parole, la religione deve tornare ad essere quello per cui è nata: riconciliare l’uomo con la creazione e con se stesso; in definitiva, riconciliarlo con una realtà che – secondo l’esempio di Maria – va accettata non solo e non tanto nei suoi limiti, ma soprattutto nelle sue potenzialità…
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Il vento e il vortice. Utopia e distopia in un saggio Erickson di Agnes Heller e Riccardo Mazzeo

> di Paolo Calabrò

Il pensiero e l’emozione lavorano insieme, finalmente la filosofia – dopo il trauma cartesiano – lo ha accettato. Ciò che vale in particolare nel caso dell’immaginazione, fusione singolare tra le facoltà razionali e quelle emotive. Ora, tra le tante creazioni dell’immaginazione, le utopie sono quelle che coniugano alcune credenze della propria epoca con la passione della speranza; similmente, le distopie mettono insieme certe credenze tipiche dell’epoca con la passione della paura. Se in una certa epoca predominino le une o le altre – dato che ogni uomo è sempre soggetto tanto alla speranza quanto alla paura – dipende dalle credenze, appunto, che dominano in quell’epoca. È quindi più facile coltivare un’utopia come quella di Thomas More (“superclassico” di cui ricorre quest’anno il cinquecentenario della pubblicazione) in un momento storico di fiducia nell’umanità e nel senso (quindi nell’ordine; o, quanto meno, nell’“ordinabilità”) della realtà intera; viceversa, è più facile che proliferino le distopie, in un secolo che ha conosciuto lo sterminio scientifico di massa (si legga: lager e gulag) e l’orrore dei totalitarismi e dell’atomica: ecco che, al posto di Utopia, hanno visto la luce i tanti libri di Orwell, Huxley, di Bradbury e di Zamjatin…
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Ritorno ad Heidegger. Ricordi di un messaggero della foresta nera, in un saggio biografico Diabasis di Frédéric De Towarnicki

> di Paolo Calabrò

Martin Heidegger: un Cézanne della filosofia? Alla fine della seconda guerra mondiale, di Heidegger si dice di tutto – un “nichilista”, secondo Camus, Mounier e Malraux; un “esistenzialista” che rifugge da quell’impegno diretto caro a Sartre, che dopo il suo L’Essere e il Nulla sta affilando le armi della critica per «Les Temps modernes»; per i più, un “collaborazionista” che ha saputo vendersi al miglior offerente e al quale, infine, le cose sono andate male. Di tutto si dice, dunque; ma poco se ne sa, poco lo si è letto, meno si è cercato di comprenderlo. Così Frédéric De Towarnicki prende in mano la situazione e si inerpica su per la Foresta Nera tanto amata da lui e dal maestro di Messkirch, per incontrarlo di nuovo, portargli gli echi di un mondo che va troppo veloce per concedersi il lusso della riflessione originaria, e riceverne l’insegnamento più autentico e incontaminato…
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Cristianesimo. L’ultimo volume dell’Opera Omnia di Raimon Panikkar in edizione Jaca Book

> di Paolo Calabrò

Dopo la pubblicazione del primo tomo, nella seconda metà dell’anno scorso, arriva finalmente in libreria il secondo tomo del libro Cristianesimo (Una cristofania. 1987-2002), volume terzo dell’Opera Omnia di Raimon Panikkar, a cura di Milena Carrara Pavan. Rispetto al precedente
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Il cervello aumentato, l’uomo diminuito. Filosofia e neuroscienze a confronto in un saggio Erickson di Miguel Benasayag

> di Paolo Calabrò

«Chi pensa che da un mondo finito si possa trar fuori una crescita infinita, è uno stupido. O un economista» recita la nota boutade (che poi tanto comica non è; cioè, fa sorridere, sì, ma proprio perché sappiamo tutti quanto sia vera). Lo stesso potrebbe dirsi per il cervello e per le sue capacità: c’è oggi una certa neuroscienza che pretende di vedere all’orizzonte un’estensione pressoché infinita delle facoltà cerebrali dell’uomo, finanche – secondo l’auspicio di certa fantascienza degli ’80 (si pensi a Software di Rucker) – di smaterializzare le potenzialità del pensiero da quelle della materia corporale; dimenticando che “l’orizzonte”, appunto, è quella linea che… si allontana a mano a mano che ci si avvicina a essa.
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