Filosofia e nuovi sentieri

«Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L’un compito è proprio del genio che crea, l’altro della perspicacia che perfeziona» Denis Diderot

Le ragioni del Buddha. Un libro Meltemi di Diego Infante

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> di Paolo Calabrò

Esiste la possibilità di un dialogo fra Oriente e Occidente (a partire proprio dalla riflessione su queste due categorie iniziali: insomma, esistono davvero un “oriente” e un “occidente”, o non è forse vero che siamo sempre a est e a ovest di qualcuno altro? Ovvero ancora: non sarebbe ora di cominciare a guardare le cose con occhi un po’ meno postcoloniali?); e, se esiste: su quali basi va fondata? È salutare infatti riflettere su una questione centrale: nessuna civiltà (nessuna ideologia, o religione, o autorità politica) possiede oggi le soluzioni generali ai nostri problemi globali. Un dialogo tra culture diverse, anche quelle più lontane o considerate incompatibili, pertanto, si impone; per venir fuori da un’impasse che non è più soltanto teoretica – ma lo è mai stata davvero, del tutto? – bensì concreta e urgente, data la catastrofe ambientale e climatica all’orizzonte (tanto per dirne una e per tacere di quella umana e sociale).

Incontrarsi tuttavia non solo si deve, ma fortunatamente anche si può, a patto di relativizzare (che non vuol dire ridurre e tanto meno sminuire, ma semplicemente saper calare nel contesto di questo nostro mondo in cui tutto è relativo, perfino… la divinità) la propria ragione, sapendo stabilire a partire da essa le relazioni con tutto ciò che è stato a lungo straniero – a volte esotico, spesso ostile – e che oggi non è più possibile tenere a distanza. L’altro è alle porte e il “rischio” dell’incontro è dietro l’angolo: bisogna saperlo trasformare in opportunità, e questo non può avvenire se ciascuno si arrocca nelle proprie ragioni inveterate (e forse vetuste); è necessario al contrario aprirsi alle ragioni dell’altro (già un secolo fa Russell consigliava agli studenti di entrare completamente nella prospettiva filosofica dell’autore per capirlo appieno, e solo in un secondo momento prenderne le distanze: «Generalmente – diceva – per quanto strane possano sembrare le sue affermazioni, ogni filosofo ha ragione, dal suo punto di vista»). È nel passaggio attraverso la ragione – tanto propria quanto altrui – che si pongono le basi per realizzare quello che a lungo è stato un sogno – o una velleità – e che può forse diventare oggi il più importante degli obiettivi: la pace in terra…

Continua la ricerca di Diego Infante, giovane studioso delle “ragioni altre”, nell’ambito della filosofia della religione. Dopo La ragione degli dèi, uscito tre anni fa, questo volume si concentra sul dialogo e offre uno studio a tuttotondo geo-storico-filosofico lungimirante (e mai prolisso) che colpisce per la serietà dell’approfondimento (evidente anche nella corposa bibliografia quadrilingue), pur in una trattazione non rivolta esclusivamente agli specialisti. Saggio nel quale Nietzsche e Schopenhauer si incontrano con il cristianesimo e il buddhismo, e dove i problemi più squisitamente filosofici affluiscono nella letteratura, l’arte, l’architettura.

Diego Infante è nato nel 1987 e vive ad Avellino. Ha esordito nel 2015 con il saggio La ragione degli dèi. La bellezza del molteplice e la dittatura dell’unico (ed. Italic).


Diego Infante, Le ragioni del Buddha. In Asia centrale sulle tracce del buddhismo “d’Occidente”, ed. Meltemi, 2018.

Autore: Paolo Calabrò

Laureato in scienze dell'informazione e in filosofia, gestisco il sito ufficiale in italiano del filosofo francese Maurice Bellet. Sono redattore della rivista online «Filosofia e nuovi sentieri» e membro dell'associazione di scrittori «NapoliNoir». Ho pubblicato in volume: – Ivan Illich. Il mondo a misura d'uomo (Pazzini, 2018); – La verità cammina con noi. Introduzione alla filosofia e alla scienza dell'umano di Maurice Bellet (Il Prato, 2014); – Le cose si toccano. Raimon Panikkar e le scienze moderne (Diabasis, 2011) e 3 libri di narrativa noir: – L'abiezione (2018) e L'intransigenza (2015), romanzi della collana "I gialli del Dio perverso", edita da Il Prato, ispirati alla teologia di Maurice Bellet; – C'è un sole che si muore (Il Prato, 2016), antologia di racconti gialli e noir ambientati a Napoli (e dintorni), curata insieme a Diana Lama.

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