Filosofia e nuovi sentieri

«Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L’un compito è proprio del genio che crea, l’altro della perspicacia che perfeziona» Denis Diderot

I cancelli dell’acqua. Saggi su Zygmunt Bauman in un volume a cura di Riccardo Mazzeo

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> di Paolo Calabrò

Zygmunt Bauman e Riccardo Mazzeo

Riccardo Mazzeo – editor, scrittore e traduttore – è il maggior esperto del pensiero del pensiero di Zygmunt Bauman in Italia. Nel corso dell’amicizia personale ultradecennale con il sociologo di Leeds, ha conosciuto senza intermediazioni tanto l’uomo quanto il pensatore e ciò l’ha portato a scrivere ben 2 libri a quattro mani: Conversazioni sull’educazione (Erickson, 2011) ed Elogio della letteratura (Einaudi, 2017). Oggi presenta un’antologia di scritti su Bauman dei maggiori studiosi italiani (da Mauro Magatti a Sabina Curti, da Maria Caterina Federici a Benedetto Vecchi) da lui curata per i tipi di Franco Angeli, dal titolo Zygmunt Bauman. I cancelli dell’acqua. L’abbiamo intervistato.

Un nuovo libro su Bauman: come nasce l’idea e in cosa consiste la sua specificità?

Nasce da un invito della coordinatrice del Festival della Sociologia di Narni, Maria Caterina Federici: l’anno scorso vi partecipai in ottobre, per presentare Elogio della letteratura, e accolsi con gioia la sua proposta di curare un numero monografico della loro rivista. La specificità del volume risiede nel fatto che in Italia è stato pubblicato moltissimo di Bauman ma quasi nulla su di lui; visti i miei rapporti di amicizia con gli altri suoi amici, decisi di esortarli a offrire un loro saggio, trattando ciascuno un aspetto differente – per esempio Daniele Francesconi, il direttore del Festivalfilosofia, dove Bauman era ospite fisso, ha parlato di Bauman nel rapporto diretto con il suo uditorio; Benedetto Vecchi, che aveva studiato approfonditamente anche l’opera di Bauman antecedente al suo successo planetario, ha rintracciato le sorgenti da cui sarebbero zampillate le sue opere più famose ecc.

Il titolo parte da un paradosso: i cancelli non trattengono l’acqua. È uno spunto di riflessione… o una provocazione?

Cercare di far conservare al proprio Paese un’identità inossidabile, cementificata, inscalfibile come fanno i nuovi ducetti come Trump e Salvini, che tante persone sono così cieche da votarli, è un’impresa innanzitutto grottesca, poiché che cos’avrebbero in comune di così coeso, assodato, definitivo sotto il profilo identitario un salentino e un valdostano, un siciliano e un torinese – oppure un lavoratore della Rust Belt e un gallerista di New York, un texano con quindici armi da fuoco in casa e un’afroamericana incazzata nera per le ingiustizie subite dalle persone che hanno un colore come il suo? Ma oltreché ridicola un’impresa del genere è vana visto che noi siamo esposti giorno dopo giorno a contaminazioni, esperienze, involuzioni e illuminazioni che ci modificano incessantemente. I “cancelli”, che si tratti di muri o filo spinato o espulsioni di migranti, non possono fermare l’acqua della modificazione permanente del mondo.

Bauman non era solito partire dai sistemi di pensiero né aspirava a fondarne uno: ha sempre amato, invece, cominciare dall’osservazione della realtà nei suoi mille frammenti. Come valuta questo approccio?

Riccardo Mazzeo con Sabina Curti

Illuminista come te e come me, giacché il sonno della ragione notoriamente genera mostri, si rendeva però conto che la ragione non può dar conto di tutta la realtà – conferendo diritto di cittadinanza o almeno prendendo atto dell’esistenza della sragione – e, data la sostanziale inguaribile imperfezione di noi esseri umani, aveva compreso che la determinazione ad avere giardini perfettamente ordinati, ben catalogati, numericamente ineccepibili come tante vacue ricerche sociologiche auspicherebbero, può spingere al trionfo di un Super io sadico e ai campi di concentramento o di sterminio.

È l’individuo a formare la società oppure, viceversa, è la società a formare gli individui, tramite i mille agenti che vi si muovono (un esempio per tutti: la pubblicità)?

Come illustra magistralmente Gilles Lipovetsky nel suo ultimo libro Piacere e colpire. La società della seduzione (che ho tradotto da Gallimard e uscirà in marzo in Italia per Raffaello Cortina), siamo passati da una società disciplinare a una società individualizzata e apparentemente libera da qualunque costrizione a patto di essere buoni consumatori. Una società non priva di pregi, se la si confronta con quelle in cui non c’è libertà di espressione o di costume, in cui prevale l’olio di ricino del pensiero unico incontestabile se non a rischio della sopravvivenza. Una società che però così com’è si lascia vivere più di quanto non viva, che predilige la superficie e il continuo cambiamento senza una direzione. Una società che ha bisogno di essere nobilitata dalla ricerca del significato, oggi in prevalenza assente, con le ricadute di ingiustizia sociale montante, incuranza per il destino del mondo e delle generazioni che verranno, nuovi sintomi sempre più diffusi (attacchi di panico, depressioni, disturbi alimentari) che aumentano a dismisura il fatturato delle aziende farmaceutiche.

Il sociologo sembra consegnare nelle mani degli uomini il loro stesso destino. Ciò esclude la prospettiva di qualunque trascendenza, o potremmo più correttamente dire che non la include?

Il sociologo è, come me, agnostico, non sa che cosa accadrà dopo la nostra morte, e come me rispetta profondamente la fede altrui che può costituire una grande consolazione e può essere il fomite di un rinnovamento più umano del mondo, come è stato per il cristianesimo evangelico. Sappiamo però fin troppo bene come è stato insultato e calpestato, quel cristianesimo degli esordi, da una Chiesa che, fattasi potente istituzione, ha messo al primo posto il potere e scatenato guerre, torturato povera gente, commesso ogni sorta di abomini. Il sociologo si occupa del mondo in cui viviamo e sospende il giudizio su qualunque altro mondo possibile.

Dal proletariato al precariato. Siamo oltre le più fosche previsioni marxiane eppure continuano a vendercelo come il migliore dei mondi possibili. Oppure ci dicono: There Is No Alternative!

In effetti siamo in un vicolo cieco, ma il mantra del neoliberismo, l’acronimo TINA, appunto, verrà puntualmente smentito dalla continua trasformazione del mondo. In proposito consiglio la lettura del libro di Mark Fisher Realismo capitalista, il cui sottotitolo nell’edizione originale recita Is there no alternative?, davvero non c’è alternativa? Ne parlo nella mia introduzione de I cancelli, e sono certo che un’alternativa si manifesterà. Certo è che la plumbea compagine di cinici traghettatori che riscuotono il maggiore successo oggi (il Putin così caro a Salvini, Erdogan, Orbán e gli altri) ci induce a temere un’alternativa perfino peggiore del mondo sfilacciato e avvelenato in cui ci troviamo.

Anoressia, depressione, attacchi di panico… quale cura si può ipotizzare per il nostro mondo malato?

Per certo questi disturbi hanno scarse probabilità di essere risolti con qualche seduta dallo psicoterapeuta, perché dipendono da cause strutturali e sociali più che da semplici smottamenti psicologici o personologici. Ne parleremo Miguel Benasayag e io a Lecce il 1° dicembre a SCOOL, e naturalmente si tratta di un tema difficile da sviscerare in poche righe di intervista. Certo è che vi sono interi paradigmi da cambiare, Miguel ne ha scritto ne L’epoca delle passioni tristi, e insieme abbiamo affrontato l’incapacità odierna di aderire alla propria età anagrafica di giovani e anziani in C’è una vita prima della morte?

Che ruolo ha la paura nelle strategie chi chi pianifica il governo globale della società?

Hobbes, che prima di inventarsi il Leviatano aveva avuto paura, costantemente, e continuò ad averne per tutta la sua vita, disse che l’uomo preferibile, per qualunque uomo, è un uomo morto. Il problema per le persone è che gli altri sono tutti potenziali antagonisti, nemici in pectore. E questo, che in parte è vero, diventa la verità in un mondo individualizzato come il nostro. L’erosione del benessere dipende dalla globalizzazione e dalla tracotante indifferenza con cui pochi attori in posizione di vantaggio – grandi imprenditori, finanzieri, mafiosi ecc. – si sono accaparrati la stragrande maggioranza delle risorse del pianeta mettendo a libro paga i capi di Stato che dovrebbero essere, e non sono più in grado di essere, i garanti del benessere dei cittadini. Ora, è chiaro che a qualcuno bisogna dare la colpa del dissesto, e risulta agevolissimo addossare tutte le responsabilità ai migranti. Certo, se la gente fosse meno stupida… Salvini ha insultato gli italiani del Sud fino all’altro ieri e adesso alcuni di loro lo votano. Cosa consigliare se non di leggere qualche buon libro invece di sprecare tanto tempo sui social? Come tutto quanto, più o meno, i social possono essere utili se intrecciati a qualcosa di più sostanzioso; se invece diventano il principale alimento quotidiano insieme alle serie tv, il rincitrullimento è quasi inevitabile, e a me spiace profondamente vedere atti di autolesionismo di questa portata perpetrati da gente perbene che si fa del male senza neanche accorgersene.

Bauman dopo Bauman.

Il fuoco che aveva acceso non si esaurisce certo con la sua morte: a parte me, grato discepolo che lo onorerà finché avrà vita, ricevo settimanalmente richieste da giovani – ovvero coloro che sopravvivranno a me e ai miei coetanei – che mi chiedono informazioni sul Maestro, che mi sottopongono tesi di laurea o altri scritti su di lui, che lo tesaurizzano e lo fanno perdurare nella memoria del mondo. La nostra cifra è la finitudine, ma per Bauman il tempo della perduranza si preannuncia molto esteso.

Che cosa ha in serbo Riccardo Mazzeo per i suoi lettori? Un’anteprima in esclusiva per il pubblico di «Filosofia e nuovi sentieri».

Il mio amico Agostino Portera, massimo esperto italiano di intercultura e apprezzato a livello internazionale, aveva scritto con Bauman un libro sui suoi temi che prevedeva una mia lunga introduzione, il mio editing e che era quasi finito quando Bauman venne meno. Ora, i familiari del Nostro hanno approvato la sua pubblicazione quindi passerò il prossimo dicembre a scrivere dopodiché il libro verrà affidato a Polity Press, l’editore di Cambridge che aveva pubblicato quasi tutti i suoi libri compresi quelli scritti con me. Gli altri progetti sono un nuovo libro con Ágnes Heller su identità e confini da scrivere all’inizio del 2019 e la pubblicazione del mio memoir del lutto di Bauman e della mia golden retriever Maggie, arrivati insieme nella mia vita e morti insieme dopo undici anni, Il pensatore e la cagnolina venuti dall’Est.

Indice del volume: Editoriale. Bauman e dell’incertezza, di Maria Caterina Federici – Premessa. I cancelli dell’acqua, di Riccardo Mazzeo – Introduzione. Il pendolo di Zygmunt Bauman, di Riccardo Mazzeo – Siamo ancora nella modernità liquida? Un esercizio di sociologia baumaniana, di Mauro Magatti – La missione impossibile di Bauman, di Benedetto Vecchi – Bauman, il consumo come compito, di Vanni Codeluppi – Forme e impressionismo nel disagio della postmodernità, di Raffaele Federici – Zygmunt Bauman e la modernità dell’Olocausto: fra crucialità delle domande e debolezza delle risposte, di Vincenzo Romania – Zygmunt Bauman. L’intellettuale sulla scena, di Daniele Francesconi – La morte di “terzo grado” come stile di vita. Esorcismi della paura nell’opera di Zygmunt Bauman, di Claudio Tugnoli – Paura liquida e ruolo degli intellettuali in Zygmunt Bauman, di Sabina Curti – Bauman e Habermas. Alle origini di un confronto incompiuto, di Luca Corchia – Bibliografia ragionata degli scritti italiani di e su Zygmunt Bauman, di Marta Carlini e Jakub Pichalski – Una scuola per tutti? Riflessioni a margine di “Conversazioni sull’educazione”, di Federico Batini e Giulia Toti – Recensione a Z. Bauman, Homo consumens: lo sciame inquieto dei consumatori e la miseria degli esclusi (ed. Erickson, 2007), di Alessio Bianco.


Riccardo Mazzeo (a cura di), Zygmunt Bauman. I cancelli dell’acqua, ed. Franco Angeli, 2018.

Autore: Paolo Calabrò

Laureato in scienze dell'informazione e in filosofia, gestisco il sito ufficiale in italiano del filosofo francese Maurice Bellet. Sono redattore della rivista online «Filosofia e nuovi sentieri» e membro dell'associazione di scrittori «NapoliNoir». Ho pubblicato in volume: – Ivan Illich. Il mondo a misura d'uomo (Pazzini, 2018); – La verità cammina con noi. Introduzione alla filosofia e alla scienza dell'umano di Maurice Bellet (Il Prato, 2014); – Le cose si toccano. Raimon Panikkar e le scienze moderne (Diabasis, 2011) e 3 libri di narrativa noir: – L'abiezione (2018) e L'intransigenza (2015), romanzi della collana "I gialli del Dio perverso", edita da Il Prato, ispirati alla teologia di Maurice Bellet; – C'è un sole che si muore (Il Prato, 2016), antologia di racconti gialli e noir ambientati a Napoli (e dintorni), curata insieme a Diana Lama.

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