Filosofia e nuovi sentieri

«Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L’un compito è proprio del genio che crea, l’altro della perspicacia che perfeziona» Denis Diderot


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Benjamin Fondane, La coscienza infelice

 

Benjamin Fondane, La coscienza infelice, cura e traduzione di Luca Orlandini, Aragno, Torino, gennaio 2016. ISBN 978-88-8419-765-8 (pp. 430).

 

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> di Stefano Scrima*

«L’uomo, chiunque esso sia, ovunque si volga, è insoddisfatto del suo destino» (p. 21). Così esordisce La coscienza infelice di Benjamin Fondane (1998-1944), poeta esistenziale, filosofo, drammaturgo e cineasta rumeno espatriato in Francia nel 1923. Sulla scorta del suo maestro Lev Šestov, con quest’opera apparsa nel 1936, Fondane si rivolta contro l’infelicità della condizione umana forgiando una propria filosofia esistenziale, che, come gli esistenzialismi che la precedettero e seguirono, intende mettere al centro l’individuo concreto, la sua esistenza reale, l’uomo in carne e ossa.

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Il ‘‘greco mascherato”. Sul significato di “inattuale” nella seconda Considerazione di Nietzsche.

> di Rossella Attolini*

Inattuale

 

Abstract: In this essay we want to analyze Nietzsche’s second Untimely Meditation, entitled On the Use and Abuse of History for Life (1874), in order to show the meanings of the adjective “untimely” (unzeitgemäß, literally ‘‘not according to time”). This adjective is present in the titles of the other Meditations too (Nietzsche published four of them, but he wanted to published thirteen Meditations, and that shows how great was the project to communicate his “untimely messages”). The intention of the philosopher, in each of these essays, is to show the different and opposite points of view (Gesichtspunkte) to those currents and shared in his time. That is what emerges from the Preface to On the Use and Abuse of History for Life, in which he defines as “untimely” the attempt, carried out in the book, to denounce the historical illness as damage of his time and to make men aware of it. But the denunciation is possible, as he admits, just because he is «a student of past eras, especially the greek one». As philologist in fact Nietzsche believes that the greek time can teach a “overhistorical” point of view on life, which can only be the condition of the rebirth of man and culture. Continua a leggere