
Ci hanno abituato, dagli anni delle scuole superiori, a sapere che la Bibbia, come la Divina Commedia, si possono leggere in quattro modi diversi: letterale, morale, allegorico, anagogico. I tempi cambiano e cambiano le narrazioni. I testi si adattano a nuove forme di letture ed il testo biblico rivela la sua perenne vitalità anche nei tempi nei quali viviamo.
Basta scorrere l’elenco dei Proverbi per rendersene conto. Consigli di vita vissuta che non si possono non condividere, dal primo all’ultimo.
La lettura che io propongo del testo biblico è in chiave welfarista. Cioè in un’ottica di pieno sviluppo di tutte le possibilità umane che contempli l’attenzione alla dignità della persona umana. Insomma, Dio misericordioso avrebbe pensato anche a questa possibilità. E di un tale processo di umanizzazione, che poi non è altro che elevarsi a vette quanto più possibile vicine al divino, è disseminato l’intero libro. Anzi, la serie di libri (tà biblià) che appunto compongono la Parola di Dio. Un testo che, lungo i secoli, ha fatto anche tanto male, a seconda delle strumentalizzazioni di cui è stato fatto oggetto. Dalla caccia agli eretici e alle streghe alla condanna comminata a Galileo Galilei.
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