Filosofia e nuovi sentieri

«Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L’un compito è proprio del genio che crea, l’altro della perspicacia che perfeziona» Denis Diderot

La bussola del dissenso: introduzione di Paolo Calabrò al pensiero di Diego Fusaro

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Nel panorama culturale contemporaneo, pochi intellettuali pubblici scatenano reazioni polarizzanti come Diego Fusaro. Spesso ridotto dalle arene dei social network e dai media mainstream a una serie di slogan o a bersaglio di costanti dinamiche di delegittimazione, il filosofo torinese necessitava di un’operazione di sistemazione critica di secondo grado. È questo il grande merito metodologico di Paolo Calabrò nel suo volume Cambiare le cose. Introduzione al pensiero di Diego Fusaro (Moira Edizioni, Milano 2026).

Lungi dal porsi come un succedaneo accattivante alla lettura diretta della monumentale produzione fusariana (che conta ormai oltre trenta volumi), il testo di Calabrò si configura come un “invito alla lettura” e una mappa concettuale integrata. L’autore offre al lettore una visione d’insieme capace di legare i fili conduttori di una riflessione che spazia dall’idealismo classico tedesco all’eredità marxiana e gramsciana, passando per le acute letture di Costanzo Preve e Pier Paolo Pasolini.

La prima parte del saggio si concentra sulla diagnosi del presente. Calabrò scompone lucidamente i meccanismi di quello che Fusaro definisce “capitalismo assoluto-totalitario e post-borghese” o turbomondialismo. La tesi di fondo descrive un movimento guidato da un’oligarchia apolide e acefala (il nesso concettuale di “Loro”) orientata a estendere le logiche del mercato all’intera esistenza umana, distruggendo confini, sovranità identitarie e spazi di democrazia reale.

In questa chiave, l’analisi filosofica demistifica i dogmi della globalizzazione neoliberalistica. Calabrò evidenzia come la narrazione dominante della “fine della storia” e della “mancanza di alternative” non sia che un dispositivo ideologico volto a rendere eterno e naturale un modello socio-economico profondamente asimmetrico. Emergono qui i passaggi più fecondi della critica fusariana:

  • La mutazione antropologica dell’uomo: Da cittadino sovrano a “suddito consumatore”, isolato, precarizzato e costretto a interiorizzare un ricatto biologico ed economico permanente.
  • La sussunzione dei diritti: L’astuta transizione orchestrata dal sistema dai diritti sociali (lavoro, stabilità, welfare) ai diritti civili/individuali, dove la libertà si riduce alla facoltà individualistica di consumare merci ed esaudire desideri rigorosamente mercificati.
  • Le istituzioni sovranazionali: Il ruolo di gabbie tecnocratiche e apolitiche (come l’UE o la NATO) poste al di sopra delle democrazie nazionali e funzionali alla neutralizzazione del conflitto di classe originario.

Se la diagnosi fusariana eredita la severità della dialettica hegelo-marxiana, la seconda parte del saggio di Calabrò si interroga sulla terapia. Contro l’accusa di sterile speculazione o neoluddismo, viene delineato un vero e proprio progetto politico antagonistico. Il punto di partenza, gramscianamente inteso, è che «la verità è sempre rivoluzionaria».

La risposta alla frammentazione atomistica risiede nel comunitarismo, una visione sociale distante tanto dalle destre particolaristiche quanto dalle sinistre “fucsia” liberal-progressiste. Per Fusaro, il populismo sovranista e identitario rappresenta paradossalmente la formula che assume il marxismo nel terzo millennio: la via tramite la quale il popolo cessa di essere pura passività subalterna e torna a farsi soggetto attivo della storia. Calabrò spiega chiaramente che l’orizzonte non è un passatismo reazionario, bensì la restaurazione del primato della Politica democratica sull’Economia capitalistica, restituendo stabilità esistenziale al lavoratore affinché possa tornare a essere un cittadino libero.

Un valore aggiunto fondamentale del libro è rappresentato dalla densa prefazione di Stefano Vaj, che introduce elementi di autentico dibattito filosofico interno al fronte del dissenso. Vaj evidenzia un’interessante aporia insita nel pensiero di Fusaro: la tensione tra il richiamo giusnaturalistico a una “natura umana” oggettiva e universale (che rischia di scivolare nella stessa metafisica dei Diritti dell’Uomo usata dal Sistema come arma di legittimazione) e un’antropologia squisitamente dinamica, storicista e prometeica, dove l’uomo si definisce solo nel suo “farsi” e trasformare il mondo. Vengono messi in luce anche i nodi legati al rapporto con la tecnica e la modernità, differenziando la critica radicale antiborghese di matrice futurista o jüngeriana dalle componenti talvolta interpretate come nostalgiche o neoluddiste presenti nel filone conservatore dello stesso Fusaro.

L’opera è arricchita inoltre da utilissimi apparati integrativi, come un glossario terminologico (essenziale per maneggiare concetti densi come “Uccidente” o “turbomondialismo”) e una sezione dedicata a chiarire i fraintendimenti politici ed esegetici più comuni. Calabrò smantella con efficacia le tesi riduzioniste che vorrebbero Fusaro “di destra” o “complottista”: viene riaffermata la genealogia rigorosamente socialista dell’autore, il cui dissenso si fonda sui pilastri metodologici della filosofia della storia e della razionalità dialettica, non su congetture estemporanee e prive di evidenza scientifico-sociologica.

Il saggio di Paolo Calabrò dimostra, in ultima analisi, che la filosofia non ha solo il compito di interpretare il mondo, ma deve ritrovare la sua vocazione demiurgica e curativa. Cambiare le cose si rivela uno strumento indispensabile non solo per comprendere organicamente l’opera di Diego Fusaro, ma per chiunque desideri dotarsi di categorie critiche affilate per decostruire l’alienante e omologante narrazione del nostro tempo. Un saggio limpido, onesto e necessario per restituire al dibattito filosofico la complessità e la serietà che merita.

Autore: Daniele Baron

Daniele Baron [Pinerolo 1976] vive in provincia di Torino. Nel 2004 si laurea con lode in Filosofia Teoretica presso l’Università degli Studi di Torino con una tesi su Jean-Paul Sartre. Dopo gli studi, trova lavoro come impiegato presso un Comune. È appassionato dell’opera del filosofo e scrittore francese Georges Bataille: per «Filosofia e nuovi sentieri» cura la pagina Batailliana. È scrittore e pittore: i suoi quadri e disegni sono visibili in rete sia sul suo blog personale sia su altri portali. Ha pubblicato in volume: una raccolta di racconti dal titolo "Il gioco dell'insolito" (ed. Porto Seguro, Milano 2023), un romanzo "Il Risveglio" (ed. Robin, Torino 2022) thriller psicologico, un romanzo giallo “Mise en Abyme” (ed. Il Seme Bianco 2019), un’opera poetica sperimentale, “Il Cantico di Hermes” (ed. Controluna 2018) e cinque racconti noir per la collana Tutto Sotto (ed. Neos 2020-21-22-23-24).

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