Filosofia e nuovi sentieri

«Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L’un compito è proprio del genio che crea, l’altro della perspicacia che perfeziona» Denis Diderot

Solo finché si lotta vi è speranza. Intervista a Diego Fusaro (terza e ultima parte)

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Cita spesso la frase di Nietzsche: “Da oggi non conta più chi sei stato finora, ma solo chi vuoi essere da oggi in poi”. Perché?

Nietzsche è un autore da cui traggo selettivamente alcune citazioni o riflessioni – a differenza di Hegel o di Marx di cui condivido integralmente l’impianto dialettico e filosofico. Nietzsche, come disse Ferruccio Masini, è uno scriba del caos, quindi si trovano in lui riflessioni talvolta non coerenti che si prestano anche a letture diverse. Quella formulazione mi pare particolarmente felice perché ci suggerisce che non conta, sul piano politico oggi, da dove arriviamo, ma dove vogliamo andare; come diceva Costanzo Preve, al viandante non devi chiedere donde giunga, ma dove voglia dirigersi. In altri termini, non importa se il nostro compagno sia appartenuto alla destra, alla sinistra, al centro o quali trascorsi abbia; importa soltanto chiedergli se intenda andare verso una democrazia socialista radicale, quindi opporsi integralmente al sistema capitalistico come contraddizione fondamentale di questo tempo.

Cosa ne pensa dell’eutanasia? È una libertà da riservare all’individuo?

L’eutanasia è un tema scivolosissimo, in cui ci sono ragioni valide sia presso i sostenitori sia presso i non sostentori. È infatti evidente che, come insegnano i Greci, la vita vale intanto che è buona, degna di essere vissuta; una vita che non abbia più queste prerogative e sia ormai ridotta a sopravvivenza può legittimamente essere tale da indurre il soggetto che la vive a scegliere di non viverla più, in questo senso l’eutanasia ha una sua dignità. Tuttavia, la contropartita è che nella società della performance, del consumo e del capitale si rischia di procedere verso una liberalizzazione disinvolta dell’eutanasia e quindi dello sbarazzarsi di ogni corpo che non sia immediatamente inseribile nei circuiti della prestazione e della produzione, questo è il vero rischio che si corre oggi, a mio giudizio.

D’altro canto il potere si impone sull’individuo anche nel vietare l’eutanasia, obbligando ad accettare la visione per la quale la vita biologica è più importate della vita degna, come è successo all’epoca del CoViD-19.

Esattamente. Sotto questo profilo, tengo buona la distinzione aristotelica fra vita e vita buona, fra vita nuda (zoe) e vita qualificata (bios). La mera vita, che rinuncia alla libertà e alla dignità, non è più vita.

Cosa ne pensa dei tatuaggi?

È uno dei pochissimi argomenti sui quali seguo Kant anziché Hegel: Hegel considerava i tatuaggi un’espressione della cultura e della civiltà, il tentativo di umanizzare, simbolizzare anche il corpo. Kant intendeva invece il tatuaggio come una lesione della dignità e dello splendore della natura umana. Almeno in questo, sono più kantiano che hegeliano. Mi pare peraltro di osservare che oggi il tatuaggio non sia più quel simbolo di personalizzazione che intendeva Hegel, bensì al contrario l’espressione di un certo conformismo.

Cosa ne pensa della liberalizzazione della droga?

Sono contrario alla liberalizzazione della droga per una questione molto semplice, quella secondo cui, nel mondo del capitale, tutto deve diventare merce disponibile secondo il valore di scambio. La liberalizzazione della droga – che peraltro, per certe forze politiche, diventa il cuore dell’intero programma politico offerto – va in questa direzione. Credo che sia controproducente anche a livello di immagine, per uno stato, liberalizzare le droghe. So bene che la contropartita è il fatto che il proibizionismo non annulla il problema ma lo rende occulto; tuttavia credo che liberalizzare la droga non sia la soluzione, anzi, finirebbe per sdoganare un principio che uno stato etico nell’accezione hegeliana non può adottare.

La popolazione mondiale è in aumento costante e rapido: un rischio, un’opportunità, o un dato irrilevante?

La popolazione mondiale, a differenza di quella europea, è in aumento costante, è quindi solo l’Europa a star vivendo l’inverno demografico. È un dato sicuramente degno di essere analizzato, anche perché l’aumento della popolazione comporta tutta una serie di questioni che non sono sfuggite al padronato cosmopolitico, il quale si propone infatti già da tempo di ridurre la popolazione mondiale – ovviamente utilizzando sempre la seconda persona plurale: “Voi siete in troppi”, mai la prima: “Noi siamo in troppi”.

Ucraina. Gaza.

Ucraina e Gaza sono due questioni molto diverse: Gaza è un’aggressione da parte dell’imperialismo di Israele che non è cominciata oggi ma che dura oramai da parecchi decenni e che rientra nella logia dell’imperialismo classico, in forme anche palesemente genocidarie, e quindi dev’essere piena la solidarietà al popolo palestinese e fermissima la condanna alle politiche genocidarie imperialistiche di Israele. L’Ucraina è un caso diverso, perché si tratta sostanzialmente di un instrumentum belli che l’Occidente liberal-capitalistico sta utilizzando contro la Russia di Putin nel tentativo di accerchiarla, di provocarla ed eventualmente di farla capitolare. Quindi, quello che sta accadendo in Ucraina dal 2022 non è la guerra della Russia contro l’Ucraina ma è la guerra dell’Occidente a stelle e strisce contro la Russia utilizzando a mo’ di interposta nazione l’Ucraina.

E l’Iran?

È l’ennesima guerra imperialistica della civiltà del dollaro e di Israele suo fido alleato – anche se poi non è mai chiaro se sia Washington a comandare Tel Aviv o viceversa, motivo per cui chiamo USraele il mostro bicefalo dell’imperialismo sans frontières – contro l’Iran che è uno stato disallineato, resistente, uno stato dal glorioso passato (basti ricordare che i Greci consideravano la Persia una civiltà di tutto rispetto, pari alla loro). Così l’Iran è stato aggredito, com’era prevedibile, in ragione del fatto che alla globalizzazione turbocapitalistica recano disturbo tutti quegli stati che non sono allineati ai suoi desiderata e ai suoi processi. Ecco il vero motivo della guerra in Iran; un Iran che si sta dimostrando straordinariamente ed encomiabilmente resistente rispetto all’aggressione barbara di USraele.

È possibile essere felici oggi?

È molto difficile essere felici oggi perché a mio giudizio è quasi impossibile essere felici in una società infelice. Probabilmente la nostra felicità può dipendere da due elementi fondamentali difficilmente scindibili: il primo, di tipo spinoziano, il diventare gli amministratori di sé e delle proprie passioni, tramutandole in affetti attivi, direbbe Spinoza, senza essere signoreggiati dal mare tumultuoso delle passioni come forme di dominio cagionate da cause esterne che ci soverchiano; e, al tempo stesso, si può essere felici adoperandosi per rendere più felice la società circostante, cioè per trasformare l’ordine delle cose con lo scopo di sopprimere la contraddizione fondamentale.

[Leggi la seconda parte dell’intervista]

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(P. Calabrò, Cambiare le cose. Introduzione al pensiero di Diego Fusaro, Moira Edizioni)

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