
Nel panorama culturale contemporaneo, pochi intellettuali pubblici scatenano reazioni polarizzanti come Diego Fusaro. Spesso ridotto dalle arene dei social network e dai media mainstream a una serie di slogan o a bersaglio di costanti dinamiche di delegittimazione, il filosofo torinese necessitava di un’operazione di sistemazione critica di secondo grado. È questo il grande merito metodologico di Paolo Calabrò nel suo volume Cambiare le cose. Introduzione al pensiero di Diego Fusaro (Moira Edizioni, Milano 2026).
Lungi dal porsi come un succedaneo accattivante alla lettura diretta della monumentale produzione fusariana (che conta ormai oltre trenta volumi), il testo di Calabrò si configura come un “invito alla lettura” e una mappa concettuale integrata. L’autore offre al lettore una visione d’insieme capace di legare i fili conduttori di una riflessione che spazia dall’idealismo classico tedesco all’eredità marxiana e gramsciana, passando per le acute letture di Costanzo Preve e Pier Paolo Pasolini.
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