Filosofia e nuovi sentieri

«Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L’un compito è proprio del genio che crea, l’altro della perspicacia che perfeziona» Denis Diderot

Il Narciso di Skovoroda

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> di Daniele Baron

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Da poco edito il libro di Hryhorij Skovoroda (pron. Skovorodà) Narciso. Discussione sul tema: Conosci te stesso, Apice Libri, 2018 Sesto Fiorentino (FI), rappresenta la prima traduzione italiana integrale e critica di un’opera filosofica del pensatore ucraino.
H. Skovoroda (1722-1794) è considerato l’ultimo esponente del barocco ucraino e il fondatore della filosofia dell’Europa orientale.
Al lettore risulta particolarmente utile il prezioso lavoro del curatore Giuseppe A. Perri, esperto dell’autore, oltre che della cultura e della storia dell’Ucraina moderna. Essendo Skovodora un autore poco noto in Italia e lontano nel tempo, infatti, per una comprensione piena del suo libro diventa indispensabile conoscere qualcosa in più sulla sua biografia e sul contesto storico e culturale in cui è vissuto. A questo scopo ci vengono in aiuto l’ottima e approfondita introduzione di Perri e le folte note che accompagnano il testo.
Skovoroda fu un uomo molto colto grazie alla formazione ricevuta all’Accademia di Kyїv e ai viaggi compiuti in Russia e in Europa occidentale durante i quali venne in contatto con la filosofia moderna; egli elaborò nel suo pensiero un’originale sintesi tra la filosofia classica greca, soprattutto l’idealismo platonico nella sua declinazione neoplatonica e lo stoicismo, e la tradizione cristiana incentrata sull’interpretazione del testo biblico, una mediazione tra “Atene” e “Gerusalemme”.
Skovoroda ebbe un’esitenza singolare se paragonata a quella di altri intellettuali del suo tempo; infatti rifiutò di entrar a far parte di qualsiasi istituzione, di farsi monaco e di intraprendere una carriera ecclesiastica, per qualche anno insegnò al Collegio di Charkiv, ma l’ostilità dei vescovi e la sua propensione all’indipendenza fecero sì che egli preferì una vita dedita principalmente alla meditazione ed ai rapporti umani informali, privati. Dopo gli iniziali tentativi infruttuosi di un percorso all’interno delle istituzioni culturali dell’epoca per gli ultimi 25 anni condusse una vita itinerante, spostandosi tra villaggi dell’Ucraina, ospite di amici e parenti; questo gli permise di scrivere una serie di importanti e raffinate opere filosofiche (soprattutto sotto forma di trattati e di dialoghi).
Il Narciso si compone di sette dialoghi e di un prologo. Per una corretta interpretazione dello scritto, bisogna tener conto che la prima pubblicazione del testo (come per tutte le opere di Skovoroda) fu postuma (1798) e che l’opera è stata composta in periodi differenti: mentre i dialoghi sono stati scritti da Skovoroda appena dopo l’abbandono dell’insegnamento a Charkiv, il prologo fu composto successivamente, in tarda età (1794), e possiamo considerarlo il testamento filosofico del pensatore ucraino.
Il mito di Narciso è antichissimo; nella cultura occidentale ha avuto numerose riprese ed interpretazioni fino a diventare nell’epoca a noi contemporanea una categoria psicologica, il narcisismo.
Com’è quasi sempre stata interpretata questa figura classica? Come simbolo negativo dell’amore di sé che conduce all’inganno e alla morte.
L’assunzione di Narciso da parte di Skovodora come emblema del messaggio principale della sua filosofia risulta molto originale, proprio perché priva di questi connotati negativi, perché simbolo della conoscenza di sé che può condurre a quella dell’essere, della valorizzazione dell’individuo in armonia con il macrocosmo.
Come scrive giustamente Perri nell’introduzione:
«Nel Prologo il destino di Narciso assurge al ruolo di grande metafora della scoperta dell’io. Skovodora non segue dunque, se non marginalmente, la trama dell’inganno e morte che perde il protagonista del poema ovidiano. Egli non appare neppure influenzato dalla simbologia negativa, che in Plotino e Ficino fa di Narciso la vittima del suo fatale errore di scambiare l’incerto mondo materiale per il mondo vero. Quella di Narciso, in Skovodora, più che una morte è una metamorfosi gioiosa: “O mio caro, benedetto Narciso! Da strisciante vermiciattolo quale eri, ti sei appena rialzato in forma di farfallino alato. Sei resuscitato!”. Essa è un passaggio nella strada verso l’indiamento, mentre l’amore di sé non viene stigmatizzato, al contrario esso è ritenuto un momento necessario nel cammino verso la verità, il tramite per un miracolo» (p. 54).
Questa concezione pone in modo originale il rapporto tra uomo e Dio: l’amore di sé è una premessa per un impegno etico forte; a differenza che in Ficino in Skovoroda prevalgono la conoscenza e l’etica sull’ontologia deduttiva. Prosegue Perri:
«Al centro di tutti gli sforzi filosofici di Skovoroda c’è l’attingimento, non dell’illuminazione sofferente e trasfigurante bruniana, ma dell’equilibrio sereno e dunque una valorizzazione dell’etica ellenistica, della tranquillitas che si associa all’arte di vivere e alla ricerca della felicità. Egli è infatti noto per aver professato un originale epicureismo cristiano» (p. 57).
L’itinerario per Narciso è l’incontro con il proprio sé più profondo, che è sua volta la premessa per il ricongiungimento con Dio. Questa unione con il divino non si attua in Skovoroda attraverso un salto mistico, benché egli attribuisca un valore importante a questo tipo di esperienza. La conoscenza di sé fa parte del ciclo naturale delle cose e dell’essere e può costituire la via per accedere alla natura invisibile delle cose. Per Skovodora tutto il mondo è composto da due nature: una visibile, la creazione, una invisibile, Dio. L’individuo può accedere all’invisibile in sé stesso, riconoscendosi come spirito, e questa è la vera autoconoscenza che può condurre a Dio.
Per concludere riporto un passo del Prologo molto bello che ha il pregio di riassumere in sé la posizione di Skovodora:
«Chi ha ben scorto nelle acque della propria caducità la sua bellezza, non di un’apparenza qualsiasi, non dell’acqua del suo perire, ma di se stesso e della propria intimità s’innamora.
“Il tuo cammino acqueti dentro di te”.
Il mio Narciso è verità che brucia, prendendo fuoco dal carbone dell’amore, e provando gelosia si lacera, si dimena e soffre, gli s’intenerisce il cuore, si affanna e profferisce mille parole, ma non per molte cose, e neanche per delle futilità, ma per sé, di sé, in sé. Si prende cura dell’unico sé. L’unica cosa che gli sia necessaria. Infine, come il ghiaccio sciogliendosi per l’ardore dell’amor proprio, si trasfigura tutto in una fonte. Davvero! Davvero! Ci si trasforma in ciò che si ama. Ognuno è colui il cui cuore egli ha dentro di sé. Ognuno è la dov’è il suo cuore» (pp. 79-80)

Hryhorij Skovoroda, Narciso. Discussione sul tema: Conosci te stesso, Apice Libri, 2018 Sesto Fiorentino (FI), pp. 191, € 13,00

Autore: Daniele Baron

Daniele Baron [Pinerolo 1976] vive in provincia di Torino. Dopo una prima formazione principalmente scientifica, i suoi interessi volgono verso un ambito artistico e letterario. Nel 2004 si laurea con lode in Filosofia Teoretica presso l’Università degli Studi di Torino con una tesi su Jean-Paul Sartre. Dopo gli studi, trova lavoro come impiegato presso un Comune. È appassionato dell’opera del filosofo e scrittore francese Georges Bataille: per «Filosofia e nuovi sentieri» cura la pagina Batailliana; gestisce poi un sito completamente dedicato a Bataille. È anche scrittore e pittore: le sue opere sono reperibili in rete sia sul suo blog personale sia su altri portali.

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