Filosofia e nuovi sentieri

«Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L’un compito è proprio del genio che crea, l’altro della perspicacia che perfeziona» Denis Diderot


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Pausa estiva 2025

Cari amici, lettori, collaboratori,
come ogni anno di questi tempi, «Filosofia e nuovi sentieri» va in vacanza. Le pubblicazioni riprenderanno domenica 7 settembre: motivo per cui vi invitiamo, come sempre, a continuare a caricare i vostri contributi in piattaforma. Per qualsiasi comunicazione, la casella filosofiaenuovisentieri@gmail.com rimarrà attiva per l’intero periodo (i messaggi verranno ricevuti comunque, anche se non vi sarà risposta prima della riapertura).
Buone vacanze a tutti

La Redazione


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Una nuova specie: soggettività biotiche

INTRODUZIONE

L’obiettivo delle seguenti pagine è quello di presentare la questione dei robot sotto una luce differente rispetto al passato. Se un ventennio fa, questo tipo di ente artificiale, veniva ancora interpretato a partire da coordinate concettuali tradizionali, dall’inizio del nuovo millennio e soprattutto negli ultimi anni, questi enti hanno incominciato a richiedere diverse prospettive interpretative. Da ente/oggetto/strumento i robot che stanno iniziando a popolare le nostre realtà assumono sempre più l’aspetto di veri e propri soggetti, per non dire, individui1. Partendo da un minimale setaccio delle idee e dei risultati di alcuni pionieri in materia, le pagine si concentrano sulla specifica branca della robotica evolutiva che, a partire dai primi anni 2000, ha permesso ai soggetti biotici di guadagnarsi questa definizione tenendo presente, però, che le questioni circa questi ambiti, visti i continui avanzamenti, non possono che rimanere questioni aperte.

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Propaganda. Chi governa e chi viene governato

Introduzione. Obbedienza senza costrizione

Propaganda. No, non stiamo parlando del gruppo pop degli anni ’80. E nemmeno della nota trasmissione tv. Stiamo parlando del capitalismo. Quel sistema economico, politico e sociale che controlla l’opinione pubblica e che, tramite tale “fabbrica del consenso” (Chomsky-Herman 2023), è in grado di dirigere l’azione delle masse secondo le proprie preferenze. Un sistema che non ti costringe a scegliere come vuole lui ma che, tramite tecniche e schemi precisi1, semplicemente non ti lascia alternative. Un sistema che non vara piani quinquennali2 cui ti toccherà aderire, ma che ha già previsto ciò che verrai indotto a scegliere, a fare, a essere di qui ai prossimi anni.

Quest’ultimo aspetto riveste un’importanza precipua e particolarissima. Perché riguarda direttamente ciò che sarai – ciò che verrai indotto a essere, dalle condizioni politiche, sociali, economiche, internazionali in cui ti troverai, tuo malgrado, immerso – ovvero non solo e non tanto ciò che farai o sceglierai in questa o quella occasione; ma, di più, riguarda direttamente ciò che penserai, ciò che riterrai giusto, ciò di cui desidererai occuparti (l’ambiente) e preoccuparti (la guerra).

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Intelligenza artificiale: bolla speculativa o sfida reale?

  1. Introduzione

La domanda che dà il titolo al contributo, per chi scrive, non ha senso di porsi ma, ciononostante, l’interrogativo può apparire leggittimo per una platea di studiosi e non che, nel corso della propria vita, hanno visto passare dinanzi ai propri occhi frequenti appelli, allarmi e presunte sfide da cogliere che, purtroppo o per fortuna, si sono rivelate false sirene anti atomiche. A tal proposito, queste pagine hanno l’obiettivo di mostrare come, purtroppo o per fortuna, la questione dell’IA sia una sfida che, noi tutti, già abbiamo accettato. Com’è risaputo, i temi che rientrano e che dipartono dall’onnicomprensiva denominazione Intelligenza Artificiale, ormai, non si contano più. La maggior parte, se non tutti, degli spazi linguistici umani possono avere a che fare con gli effetti e con le cause dell’IA, anzi, più che optare-per, essi sono costretti a farlo e, quindi, devono interfacciarsi con gli aspetti che questa “tecnologia” ha creato e/o rimesso in discussione. Un primo movimento, a tal proposito, potrebbe consistere, ancora prima di praticare una rideterminazione del contesto umano, nel provare ad inquadrare il cosa ed il come di questa tecnologia multiforme. Cos’è, quindi, l’IA? Cos’è che fa? Come riesce a fare ciò che fa? Come si può intuire, ciò che riverbera in queste domande ha a che fare con la dimensione pratica, quasi a significare che sarà a partire da una descrizione di ciò che “fa”, che sarà possibile inquadrare cos’è/sarà l’IA.

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Occidente senza pensiero. Un’esortazione a ripartire

Nella sua recente opera “Occidente senza pensiero” Aldo Schiavone presenta la possibilità ed ancor più la necessità morale per l’Europa di essere protagonista di una rivoluzione globale. Proprio ora che, in una situazione mondiale incandescente, il Vecchio Continente è messo da parte come qualcosa di insignificante nelle questioni planetarie, l’Europa dovrebbe riflettere e rivitalizzare i valori che ha elaborato nei secoli, per difendere sé stessa e l’umanità tutta dalle attuali minacce.

La crisi dell’Occidente e dell’Europa in particolare è vista perlopiù nella sua componente endogena, probabilmente perché i valori teorizzati non sono stati messi in pratica con la necessaria radicalità. Le dichiarazioni solenni di libertà e di uguaglianza trovarono nella prassi, e talvolta anche nella teoria, innumerevoli eccezioni; ma dal Settecento alla seconda metà del Novecento, sia sul piano dell’elaborazione teorica ma anche nella realizzazione concreta, molti positivi eventi ebbero compimento e il continente ha goduto di un lungo periodo di prosperità e di pace. La libertà di espressione ha permesso nel cosiddetto Mondo libero un continuo confronto di idee, non lasciato alle sole élites.

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Le ambivalenze della nostalgia

La nostalgia è uno stato d’animo caratterizzato da un processo emotivo complesso, da una parte la malinconia nei confronti del passato e dall’altra una profonda inquietudine di vivere il presente.

Il termine nostalgia nasce dalla combinazione delle due parole greche “nostos” ritorno e “algos” dolore, e corrisponde al dolore del viaggiatore che, lontano dalla sua terra, la rimpiange e desidera ritornare.

Hegel ha dato una definizione di nostalgia “La nostalgia è il dolore per la vicinanza del lontano”, le due parole sembrano in antitesi tra loro, l’accostamento di vicinanza e lontano sembra stridente, ma in realtà riesce a trasmettere in modo efficace il concetto di nostalgia. Lontano può essere qualcosa che appartiene a un altro tempo, qualcosa da cui siamo stati separati, ma che ancora sentiamo vicino. Ed è proprio questa incapacità di allontanare anche emotivamente l’oggetto o la persona lontana che ci provoca dolore. Un dolore che è anche desiderio di ritornare nel luogo lontano o di ritrovare la persona persa. 

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Pensare il Diritto: tra filosofia e scienza giuridica

Che cos’è il diritto? È una domanda apparentemente semplice, eppure radicalmente complessa. Dietro di essa si cela un intero orizzonte epistemologico e culturale che attraversa secoli di pensiero. Di fronte a questa domanda, la filosofia e la scienza del diritto offrono risposte diverse, mosse da posture cognitive e metodologiche profondamente distinte. Se la scienza giuridica analizza il diritto come fatto e fenomeno sociale, la filosofia del diritto si interroga sul suo senso, sulla sua giustizia, sulla sua necessità. Due approcci, due sguardi, un oggetto comune: il diritto come espressione ordinatrice della vita collettiva.

Per comprendere la diversità tra filosofia del diritto e scienza giuridica è indispensabile partire da una più generale distinzione tra filosofia e scienza. Come ha osservato Martin Heidegger, “la scienza calcola, la filosofia pensa”. La scienza moderna — in particolare quella di impianto sperimentale — osserva la realtà, la seziona, la descrive in base a parametri misurabili: estensione, movimento, funzione, struttura. Il suo sapere è empirico e descrittivo, orientato alla spiegazione causale e verificabile dei fenomeni.

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Riflessioni sulla tecnica

Riflessioni sulla Tecnica

Alla luce delle nuove innovazioni legate all’intelligenza artificiale, i progressi nell’ambito della robotica e dei media, di fronte ai quali l’essere umano si trova in uno stato di spaesamento, dubbio e velata frustrazione per l’incapacità di relazionarsi al progresso, sembra più che mai necessaria una riflessione del nostro rapporto con la tecnologia. L’articolo si propone, in tal senso, di indagare i limiti del nostro pensiero circa quello che siamo, come abbiamo imparato a pensarci e come ci siamo abituati a pensare la nostra relazione con le “macchine”. Alla luce di questo la riflessione cerca, in maniera critica, di confrontarsi con alcune domande come:

  • “In che modo le nuove tecnologie ci costringono a ripensarci?”,
  • “Come siamo stati abituati a vederci fino a questo momento?”,
  • “Può la tecnologia portarci ad abbandonare definitivamente gli schemi di pensiero con cui ci siamo pensati per secoli circa la mente, la coscienza, il libero arbitrio, le emozioni, la sessualità ecc.?”

Lo storico della scienza Thomas Khun nel 1980 scrive che “è essenziale fare il tentativo di disimparare gli schemi di pensiero indotti dall’esperienza e dall’istruzione precedenti” (Kuhn 1980 p. 183) e Gaston Bachelard parla di ostacoli epistemologici facendo riferimento a quelle convinzioni che chiudono una possibile discussione sui fondamenti del nostro pensiero, impedendo l’emergere di nuove verità. Si tratta, dunque, di sondare le credenze che, assunte come verità fisse, de-finiscono il modo con cui conosciamo il mondo e criticarne la validità per mostrarne l’insufficienza. Da ultimo, la proposta di un possibile nuovo rapporto con la tecnologia, che suggerendo una prospettiva alternativa favorisca, in ultima istanza, un più autentico modo di guardare all’uomo.                                                                                                                                

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Entropia e mimési: appunti da un viaggio di conoscenza e riconoscenza

“Parlando in generale, le ho provate tutte,

Le strade liete che ti portan per il mondo.

Parlando in generale, le ho trovate tutte buone

Per quelli che non sanno usare un letto troppo a lungo,

Ma devon andar via, come ho fatto anch’io,

Ad osservar fino alla morte tutto quanto.”

Sestina del Magnifico Vagabondo

Ci siamo spesso sorpresi a chiederci: perché tanta curiosità?

Abbiamo allora intrapreso un viaggio in cerca di risposte, per accorgerci, alla fine, che eravamo in cammino da sempre e che il sentiero non può avere una direzione definitiva. Soprattutto però, abbiamo imparato una cosa che ci rende tollerabile la fatica: capire ci migliora!1

Che fortuna aver potuto affrontare con spensieratezza “le strade liete che portan per il mondo…”

Il peso esiguo dei nostri zaini, come spesso accade quando sono i principianti a partire, ci ha consentito spostamenti spericolati. Sprovvisti di guide e manuali poi, la nostra bussola è diventata la realtà, i suoi ordini e disordini. E improvvisamente: incontri, incontri e ancora incontri; impossibile, a quel punto, non farsi ispirare da “magnifici vagabondi” e cercatori illuminati.2

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Guerra al contante. Controllo sociale e rischi della moneta elettronica

Introduzione. Pro e contro della moneta elettronica

La digitalizzazione1 di ogni attività umana – dalla geolocalizzazione allo SPID, dall’AppIO all’e-commerce, dal social networking alla firma digitale – ha aumentato enormemente le possibilità del controllo del singolo da parte del potere2: anche grazie agli smartphone che abbiamo sempre con noi, sono ormai ben poche le cose che possiamo dire (Servidio 2024) o fare (Lana 2020) senza che qualcuno lo sappia. Che le nostre preferenze siano ormai di dominio pubblico, ce ne accorgiamo dalla pubblicità sempre più onnipervasiva (Fusaro 2021: 215) e mirata3.

La più pericolosa operazione di digitalizzazione sembra tuttavia essere un’altra: il tentativo di sopprimere completamente la moneta contante a favore di quella elettronica. Dietro il paravento dei vantaggi per tutti (possibilità di acquistare online e in prossimità senza rischi di contagio, nell’ambito della contactless society nella quale ci siamo trovati ad esempio ai tempi dell’emergenza CoViD-19; nonché la tanto sbandierata lotta all’evasione fiscale e alla criminalità organizzata4) si nascondono i motivi dell’utilità esclusiva per il potere a svantaggio dei cittadini:

  • il denaro contante è in mano al cittadino, almeno in parte, mentre quello digitale è completamente in mano alle banche
  • il sistema bancario può lucrare in modo parassitario sulle transazioni digitalizzate
  • il denaro digitale è interamente tracciabile (e il cittadino, una volta di più, controllabile)
  • se il danaro è in mano al sistema bancario, sarà agevole, con un click, mettere a tacere e far sparire i dissenzienti (Fusaro 2021: 131).

Ci occuperemo qui di quest’ultimo punto in particolare, prendendo spunti da 3 episodi di cronaca degli ultimi 3 anni, illuminanti al riguardo (due avvenuti  all’estero e l’ultimo, purtroppo, in Italia).

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Turismo e Filosofia: un connubio perfetto

Il fascino della parola

Le parole sono importanti e le congiunzioni anche. Infatti questo saggio non intende affrontare la questione della “filosofia del turismo”, bensì cercare di dimostrare che la con la filosofia si può fare movimentazione turistica, oltre che analizzare il nostro stare al mondo con senso critico. La filosofia, cioè, è catalizzatrice di un indotto turistico. La gente ama partecipare ai festival filosofici, che si trovano un po’ dappertutto. Ama ascoltare le parole dei filosofi. Ama quel senso di comunità che si costruisce nel momento in cui ci si ritrova attorno al focolare, tanto antico quanto nuovo, della parola che chiarifica, che interroga, che suscita dibattiti e che, perché no, seduce anche.

Dicevo che le parole sono importanti perché la riflessione che segue non è di quelle, tra l’altro molto diffuse in Internet, di una filosofia e di un’etica del viaggiare e del turismo, ma proprio del fatto che l’amore per la sapienza genera un turismo di cui mai si parla nel mondo.

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