
Abstract: It is the development of a Philosophy of Mystery as a principle of mystery, universal for all relative knowledge.
Keywords: mystery, ontology, episteme, cognition, formalization.
Credevo, alla partenza, che in poche settimane avrei
facilmente raggiunto i confini del regno, invece ho
continuato ad incontrare sempre nuove genti e
paesi; e dovunque uomini che parlavano la mia
stessa lingua, che dicevano di essere sudditi miei.
(Dino Buzzati, La boutique del mistero)
Con il greco mystérion, con il latino mysterium, si celebra l’iniziazione al mistero: la presente non è un elenco di problemi da risolvere, qualcosa che manca alla conoscenza, bensì è principio che scuote, limita e genera l’atto di conoscere – e scalpita in ogni saputo, come condizione trasversale di ogni ambito, strutturale e ubiquo.
Un mistero sulla bocca di tutti! Sovente se ne parla sotto l’egemonia di altri argomenti o di oggetti religiosi.
Per esempio Ricouer (1948) pone in luce il mistero e il paradosso della condizione umana, contraddistinti dal carattere polemico del legame tra l’Io e il corpo: il mistero dell’Incarnazione, che Ricouer riprende da Marcel (1935), è il mistero di conversione dall’oggetto (corpo) all’esistenza (io); dove, a differenza di Marcel, per Ricouer il senso dell’esistenza non esclude il senso dell’oggettività. Un mistero d’Incarnazione da prendersi secondo un significato che non ha nulla di teologico. Ovvero: il senso globale del mistero, in Ricouer quanto in Marcel, trae molto dalle intuizioni sul mistero cogito-corpo, sull’esperienza di “essere il mio corpo”, ponendola come esperienza primaria. Per Eliade (1957) invece, il senso globale del mistero, il grande mistero, il mysterium tremendum, consiste nel fatto che il sacro si manifesti, cioè nel fatto che Dio decida di manifestarsi ora in una pietra, ora incarnato in Cristo: è il mistero del perché «Dio stesso accetta di limitarsi e storicizzarsi». Oppure pensiamo al mistero cristiano della Trinità. O ancora il mistero del Sacro Monte[1] che parla dell’incontro di Nietzsche con Lou von Salomé e forse di un loro bacio od oltre o niente. Tutti esempi, questi, in cui i misteri si riferiscono ai motivi sacri per l’oratore, talvolta coincidenti con ciò che l’oratore ritiene essere il fondamento o un sapere importante.
Diversamente da questi, la presente tratta il mistero più come principio piuttosto che legato a particolari cose, accogliendo gli importanti contribuiti misterici dei nostri interlocutori. Ovvero: la presente riflette il mistero dai ranghi di una Filosofia del Mistero (FdM) ammantata di fascinazione.
Per “ammantata di fascinazione” intendo l’uso di una certa oscillazione fra riverberi evocativi-metaforici e registro concettuale. Il fine dei primi è l’apertura del mistero, ma non dovrebbero essere esenti da una repentina concettualizzazione rimessa alla forma mentis del lettore. La scelta di stile mi sembra confarsi alla migliore resa sul sistema mistero, dato che il presente saggio finisce accettandolo come “sistema aperto”. È esclusa da questa fascinazione la formalizzazione prima della conclusione, che può essere letta anche prima di quanto la precede: esperienza, riflessione, disciplina – del mistero.
L’opera si svolge con una struttura gerarchica ben ordinata ma non totalmente ordinata, dove dall’elemento minimo, in questo caso la struttura del mistero (Mare misterico), possono darsi più possibili soluzioni a esso riducibili: es. √4={2,-2}.[2] Ciò significa non mancare un filo concettuale unitario a guidare la trasversalità del mistero nei diversi ambiti: vi è una rotta esplicitata.
In ultimo, l’opera consta di (→marcatori) con lo scopo di esplicitare che tipo di definizione si sta dando dell’argomento: es. (→ontologia) l’essere del mistero è… (→fenomenologia) l’apparire del mistero è… ecc. Ciò dovrebbe aiutare a distinguere e intrecciare i diversi domini senza confonderli, sennonché perfino stralciare quelli non affini alla propria cultura e nonostante ciò mantenere FdM. Per esempio il dominio ontologico potrebbe essere rigettato da taluni senza perdere il dominio epistemico, cognitivo… del seguente mistero. Questi marcatori (e in generale le definizioni dei vari domini), sono dunque definizioni di tipo, per cui da uno potrebbe anche non seguire necessariamente l’altro in maniera diretta. La mira è la trasversalità del mistero per ogni sistema di conoscenza relativo.
1. Mare misterico : Struttura del mistero
1.1. Mistero magico
Principio di Mistero:
Non tutto è conosciuto. Non tutto è conoscibile. Nell’Impero del sapere.
1.2. Mistero inesauribile (Locuzione misterica “Non tutto è conosciuto”)
È l’inesauribilità del mistero: porta d’ingresso alla conoscenza del mondo o (→cognitivo) senso di inesauribile esperienza. (→ontologia) Un luogo situato sempre un passo dopo l’orizzonte della propria conoscenza, (→fenomenologia) fatto di cose nuove, inaudite, pungolanti la sete di sapere. Richiama una barriera, un’ignoranza temporanea, riducibile, di tipo empirista/scientifico, (→episteme) ma non esauribile o senza un’apparente spiegazione nel quadro delle conoscenze note, un problema.[3] È ciò che resta da spiegare: il mistero dinamico.
1.3. Mistero insondabile (Locuzione misterica “Non tutto è conoscibile”)
È l’insondabilità del mistero: porta d’ingresso all’assoluto o (→cognitivo) senso di invisibile nascosto in ciò che esperiamo. (→fenomenologia) Un sentimento di verità segreta, esoterica, intuitiva, (→episteme) per sempre ineffabile alla spiegazione parziale. Richiama un confine, la comprensione dell’intero, non riducibile, perpetuamente insondabile, (→ontologia) irrelato, la profondità della realtà. È ciò che resta quando tutto è stato spiegato: il mistero ontologico.[4]
1.4. Definizione mistero
Ciò che è inesauribile
- (→ontologia) perché si pone subito dopo l’orizzonte della propria conoscenza
- (→cognitivo) per l’impossibilità di esaurire ogni aspetto
- (→episteme) per l’impossibilità di spiegare ogni aspetto
ed è insondabile
- (→ontologia) perché l’intero è irrelato non può essere relazionato
- (→cognitivo) per l’impossibilità di vedere l’intero
- (→episteme) per l’impossibilità di dire l’intero
2. Navigazione misterica : Esperire il mistero
Orientamento vele:
Non possiamo dirigere il vento, ma possiamo orientare le vele.
Seneca
I misteri possono essere pensati attraverso i problemi (inesauribile) e al limite dei problemi (insondabile).[5] I primi attraversano l’utilitario e indicano il soggetto, il secondo attraversa l’astrazione e indica l’oggetto mistero.
Siffatta vista evita due opposti ingenui riduzionismi: quello scientista che trasforma ogni mistero in problema da risolvere, quello mistico che dissolve ogni problema nell’ineffabile. In altre parole: l’empirista riduce il mistero all’inesauribile, il mistico all’insondabile; FdM si estende su entrambi come strutture complementari del limite conoscitivo.
La rotta di navigazione traccia: (capp. 1-2) conseguenze necessarie del principio di mistero; (capp. 4 e 7) disposizioni intenzionali dovute a tal principio; (capp. 3 e 5) esperienze fenomenologiche su di esso. Si muove con forze fisiche riconoscibili (cap. 6) e limiti evidenti (cap. 8) sul piano epistemico e ontologico (cap. 9).
2.1. Mistero di oscurità
Poiché non tutto è conosciuto (episteme) e conoscibile (ontologia), il mistero resta «all’interno di ciò che conosciamo e di chi conosce», tale che «tutto ciò che elucida diventa oscuro senza smettere di elucidare», cosicché a ogni «aumento di mistero» corrisponda un «aumento di conoscenza» (Morin, Essere e avere, Preludio):
Trasversalmente ogni ambito del conoscere è intrecciato con un margine di mistero e ogni mistero è trampolino alla conoscenza.
2.2. Mistero di eccedenza
Poiché emerge subito dopo l’orizzonte delle proprie conoscenze, il mistero eccede ciò che si sa, un’eccedenza di sapere, di ragione, indicante una conoscenza più estesa (inesauribile) sul piano empirico di conoscenza aspetti, e una comprensione più profonda (insondabile) sul piano spirituale di comprensione intero:
Non un Contra rationem bensì un Supra rationem. Un eccesso di luce intelligibile la cui intensità può fare ombra nelle menti che lo incontrano – il mistero.
2.3. Mistero di salvezza
Come una eco della Supra rationem, in variazione fenomenologica (def. Processo husserliano creativo e mentale di modificazione mentale di un oggetto) la dottrina segreta[6] del mistero è declinata, in senso storico e religioso, in promesse di conoscenza salvifica, sulla natura, l’origine dell’universo, la vita. Lo schiarir di tali misteri richiede o lo spingersi oltre dell’episteme (inesauribile) o l’intervento dello spirito (insondabile). E quantunque tale dottrina misterica si dica segreta:
Il presente mistero di salvezza ha, di principio, portata universale, poiché tutti siamo figli dell’intero, naviganti del buio e della luce.
2.4. Mistero di umiltà
Nel sapere o nella salvezza, il mistero vuole una buona disposizione all’umiltà e all’apertura:
- L’umiltà di spiegare solo aspetti dell’intero (inesauribile);
So di non sapere.
Socrate
- L’apertura ad accogliere l’intero senza spiegazione (insondabile).
In accoglienza aperta.
In tibetano rig-pa
Aprire le porte al mistero è dunque l’editto: calare i ponti levatoi dell’Impero del sapere.
2.5. Mistero di stupore
Al sopraggiungere del mistero, sovente accogliamo il suo ignoto con stupore.
Nella fenomenologia esperienziale, lo stupore misterico si manifesta dalla meraviglia o dal terrore: un’esperienza di Thaûma greco, cioè di sbigottimento positivo o negativo, oppure un Mostrum latino che ammalia e spaventa. Da cui: un mysterium tremendum da rispettare (Otto, Il sacro, cap. IV), per quanto soggettivamente fascinans (Ivi, cap. VI).
Da questi, più comunemente chiamati Origine della filosofia: «lo stupore ininterrotto conduce all’interrogazione ininterrotta […] intensificando la sete di conoscenza» (Morin, Essere e avere, Preludio). Il Mistero è così aguzzino della conoscenza: l’asseta. Spingendola a navigare oltre il proprio saputo.
Il presente mistero di stupore è notoriamente principio di ricerca, funzione generativa del conoscere, senza il quale non vi sarebbe interrogazione, dubbio, sviluppo del sapere.
2.6. Mistero di amore
In termini di forza, lo stupore per il mistero si converte in brama di mistero – sconosciuto, attraente, che suscita l’interesse di chi cerca – è tensione all’evasione o amore per l’ignoto:
L’amore è desiderio di possedere [tensione all’unione].
Platone, Simposio
Ma non si manifesta, come vorrebbe Platone, solo nella tensione dinamica verso il mancato, è eziandio forza statica di mantenimento di un’unità: l’amore è forza di unione, o tiene uniti o unifica o tende all’unità. Ovverosia, relativamente al contesto, l’essere dell’amore può manifestarsi tramite forze dinamiche di tensione all’unione (fis. Forza di attrito dinamica, cinetica) o forze statiche di mantenimento di un’unione (fis. Forza di attrito statico). In episteme: l’amore genera forze fisiche mediante reazioni biologiche e psichiche. Amore, sia ben chiaro, inteso nell’ordine di un registro concettuale e non metaforico: (→ontologia) un operatore universale di unione di stati distinti, (→episteme) con i propri costrutti bio-psichici, le proprie forze, (→fenomenologia) le proprie esperienze intenzionali con struttura X.
Pondus meum, amor meus.
Sant’Agostino, Confessioni
Quivi l’amore non è solo ciò che desidera, ciò che muove verso qualcosa, ma è eziandio il peso che trattiene l’anima in ciò che ama. Plotino (Enneadi, «Tutto è uno») ne trarrebbe una metafisica di stabilità nell’origine laddove conoscesse l’amore quale forza di unione primordiale. Il senso comune conosce due folli innamorati che desiderano continuare a stare uniti nonostante siano già uniti.
Esattamente, nel Simposio (206a), Platone attribuisce all’amore una forza dinamica nel senso di tensione verso il mancato, nel Fedro (231d: «Chi è innamorato è più malato di chi non lo è») tale tensione assume forza irrazionale, una mania, una follia divina; ma non gli attribuisce affatto una forza statica nel senso di mantenimento di un’unione. Così il simposio finisce per restituire complicanze concettuali del tipo: un Eros (amore) che, poiché desidera il bello e il buono, allora ne è privo. Rifiutando che qualcosa di bello e buono abbia ad amare qualcosa di bello e buono, cosa che invece permette la succitata forza statica, la quale appunto mantiene un oggetto in quiete, quindi ne mantiene lo stato, è la forza che mantiene uno stato, un’unità, un’unione.
Con questo rotocalco rosa fra le mani, possiamo ora definire la forza dell’amore misterico, fra manifestazione cinetica e statica:
L’amore misterico eccede la normalità del quotidiano e dell’abitudinario, accompagnando all’ignoto con una poetica di magia e assieme di coraggio. Segna (→fenomenologia) l’unione amorosa fra la luce del sapere e le tenebre del mistero, non come fossero vis-à-vis, ma interdipendenti come i punti di uno Yin e Yang, (→episteme) con la presenza di uno all’interno dell’altro:[7] uniti. Uno.
Si staglia una certa distanza psichica fra ignoranza e mistero: la prima da debellare come «origine dei mali» (Socrate); il secondo da spogliare come amante o, come amante, da vivere.
2.7. Mistero di vita
Il mistero non può essere conosciuto senza esser vissuto, materialmente o spiritualmente. È una particolare esperienza del soggetto in merito all’oggetto esperito, il proprio limite cognitivo (inesauribile) dell’ontologia dell’oggetto (insondabile) o il limite dell’oggetto rispetto a condizioni di probabilità.[8] È proprietà della coscienza intrecciata all’attività del conoscere e del comprendere e a moti probabilistici, giacché non c’è disposizione al mistero senza una coscienza interrogante, mentre l’ignoranza è uno stato che può permanere anche senza domande. Esige pertanto un coinvolgimento, una disponibilità a lasciarsi pervadere dall’aurea che lo promana:
Il mistero è qualcosa in cui mi trovo impegnato.
Marcel, Essere e avere[9]
Abbandonarsi al mistero è dunque l’editto: salpare gli ormeggi dall’Impero del sapere.
2.8 Mistero di limite
Come proprio di ogni attività del conoscere, il mistero è intrecciato in esclusiva ai limiti del conoscere. In senso forte non riguarda ogni tipo di limite, come i limiti fisici legati a ciò che può accadere e non a ciò che può essere conosciuto (es. velocità della luce), o i limiti pragmatici legati a particolari situazioni (es. non ho fatto in tempo ad arrivare). Riguarda il conoscere le cose, non le cose. Non è un ente indipendente ma ciò che eccede il conosciuto, il non catturato dalla conoscenza, prodotto della conoscenza:
Il limite misterico combacia i limiti di accesso alla conoscenza della realtà. Posto dietro le barriere inesauribili (schranke) del conoscere concettuale, e sulla soglia del confine insondabile (grenze) della comprensione intuitiva. La sua estensione cioè è il complemento dei limiti di conoscenza e di comprensione.
2.9. Mistero atavico
L’esperienza primitiva del conoscere, al primo schiudersi dello sguardo, è… sentire il mistero:
Non vi è [conoscenza] se non vi è svelamento di un mistero.
Eliade, Miti Sogni e Misteri [10]
L’episteme vuole che un mistero che muti in conoscenza si annienti, lasciando spazio a un altro mistero. La fenomenologia vuole che chi svela un mistero si magnifichi nel mito, finché ciò che ha svelato è accolto come grande mistero rivelato. In ontologia, il mistero atavico vuole la rivelazione dell’avvenimento primordiale, il fondamento, o di altri avvenimenti ancestrali.
3. Vele misteriche : Riflettere sul mistero
Apriamo gli occhi della filosofia sull’inesauribile e insondabile mare misterico e sulla navigazione in corso. In filosofia analitica diremmo: il criterio analitico di appartenenza al limite epistemico (inesauribile) è essere parte; il criterio analitico di appartenenza al limite ontologico (insondabile) è essere intero. Abbiamo da riflettere sulla cifra di quanto attraversato. Cazza la randa.
3.1. Mistero terreno
Il mistero inesauribile della Conoscenza terrena, o mistero dinamico, risiede in ciò che non sappiamo, come un disegno che si svela, come l’imprevedibile che fa avanzare la storia – dimodoché mai sulla terra si possa giungere alla fine della conoscenza.
Le parti terrene corrispondono alle possibilità in atto in un tempo e in uno spazio, per tali relazionate ad altro.
Tal mistero terreno – inesauribile e dinamico – segna una conoscenza strutturalmente aperta, garantendo che da ogni punto di conoscenza corrano le debite distanze oltre le quali ancora non si sa.
3.2. Mistero celeste
Il mistero insondabile della Conoscenza celeste, o mistero ontologico, risiede dietro il fenomeno che ne è un aspetto, come un ordine sovrasensibile che ci chiama a sé, come la consapevolezza di una realtà più grande dei nostri occhi – dimodoché (se non all’infinito) mai la terra possa identificarsi completamente con il celeste, solo con alcuni suoi aspetti di verità.
L’intero celeste corrisponde a tutte le possibilità simultaneamente in atto, in uno, per tale irrelato ad altro.
Tal mistero celeste – insondabile e ontologico – segna il limite insuperabile della parzialità costitutiva dell’attività conoscitiva, garantendo le debite distanze fra la sfera intuitiva-divina “l’intero” e quella concettuale-mondana “la parte”.
3.4. Mistero critico
Viviamo: la bellezza di uno sguardo complice che non abbisogna di spiegare altro; i giochi di seduzione avvolti nel mistero; il bisogno di non dover spiegare sempre tutto; il fascino di aloni di mistero. Ma questa psiche non è una guida all’epistemologia dell’ignoranza – meno spiego, più mistero – scivolante nell’anti-intelletualismo, nel rifiuto alla spiegazione o ad assumere posizioni gratuitamente irrazionali:
Non ha in alcun modo spiegato il mistero, per questo non lo ha fatto appassire.
Jung, Il simbolo della trasformazione nella messa [11]
Strutturalmente, il mistero non appassisce perché non viene spiegato, bensì perché non può essere esaurito dalla spiegazione (mistero inesauribile) o perchél’intero è ineffabile (mistero insondabile).
3.5. Mistero di sguardo
Guardare il mistero è illuminarlo, è accogliere il suo abisso dentro sé:
- Sguardi misterico sensibili
Sono delineati nella filosofia della conoscenza di Kant: lo sguardo a priori, logico; lo sguardo a posteriori, empirico. I quali trattano il mondo tramite i suoi aspetti, sottoinsiemi, assiomi, connotazioni, forme, caratteri, le sue parti. È lo sguardo ordinario del mistero terreno, inesauribile e dinamico, che vede le cose relativamente all’apparato psicofisico dell’osservatore; - Sguardo misterico sovrasensibile
È delineato nella mistica: lo sguardo immediato, intuitivo. Il quale abbraccia il mondo intero, tutto insieme, senza considerare separatamente tutte le sue parti. È lo sguardo straordinario e trasparente del mistero celeste, lo Spirito, detto lo sguardo di Dio perché vede le cose per quello che sono, sospendendo o spezzando il vissuto dell’osservatore, le sue categorie e linguaggi; - Sguardo misterico divino
È delineato nella potenza di calcolo infinita.[12] Il quale osserva il mondo nel suo intero (sguardo straordinario) e in tutti i suoi aspetti (sguardo ordinario), simultaneamente, immediatamente, senza differenza fra tempo globale di osservazione dell’intero e tempo di osservazione dei suoi singoli aspetti. È lo sguardo infinito che ha Niente come mistero, esaurendo ogni aspetto e interezza dell’oggetto osservato.
La potenza di calcolo infinita (onnipotenza) è ipotesi limite (o costrutto logico, o carattere del fondamento), che segna il limite teorico massimo del mistero. Non elimina il mistero, né quello inesauribile né quello insondabile, anzi ne fa legge universale per chiunque manchi di tale onniscienza: il mistero è legge universale d’ogni attività conoscitiva e comprensiva. Così, come esistono le leggi universali della fisica (es. gravità), il mistero è una legge universale del sapere. Essa afferma:
Dalla storia del sapere, non tutto è mistero, ma ogni attività del sapere contiene un mistero e ogni mistero un sapere (cfr. nota 7) – Yin e Yang. Per cui: lo spettro indistinguibile del mistero copre aree del sapere, che sono quei luoghi che il conoscere non ha ancora differenziato (inesauribile) o che non può dire (insondabile). Per cui: per ogni relazione conoscitiva esistono contenuti non completamente conosciuti, tali da restituire un residuo strutturale irriducibile, un’eccedenza, il mistero. Sì dissolvendo le difficoltà di un mistero incapace di distinguere qualcosa: ché se tutto fosse mistero il mistero non saprebbe più distinguere nulla – ma il mistero riguarda solo ciò che eccede i limiti del conosciuto, complemento di ciò che si sa, non riguarda ogni limite, non le cose.
Tale ipotesi limite introduce il mistero tramite la totalità conoscitiva inesauribile in ogni suo aspetto e insondabile nel suo intero per chiunque non sia Tutto – la quale preserva l’ontologia dell’intero: il chiuso, l’unità, l’io, l’individuo… il mistero ontologico; e preserva la dinamica delle parti: l’aperto, la relazione, il noi, l’altro… il mistero dinamico. Un cantoriano finito attualmente infinito o un hegeliano infinito reso finito. Sì dissolvendo le difficoltà generali di sistema aperto, e realizzando la globalità:
Sistema aperto: si dice sistema in quanto all’infinito è radicalmente chiuso, è assolutamente tutto; si dice aperto in quanto ogni suo aspetto è radicalmente gettato nell’infinito, è relativamente parte.
3.6. Mistero di filosofia
Abbiamo sopraccennato che la potenza di calcolo infinita (onnipotenza) è o ipotesi limite (principio regolativo) o costrutto logico (principio formale) o carattere del fondamento (ontologia). La distinzione la fa come si concepisce il fondamento: sciogliere le antinomie finito-infinito dell’origine in un semplice, necessariamente, senza contraddirsi, allora il sistema restituisce tutti e tre i domini, altrimenti la storia della filosofia racconta di una scelta tra i tre, di seguito adattati in loco misterico:
- Intero ontologico – proprietà del reale
Se esiste realmente il Tutto, allora è indipendente dal soggetto. E poiché come intero è irrelato ad altro, allora esso è strutturalmente irriducibile alle parti. Donde (→metafisica) il mistero insondabile esiste nell’atto di conoscere il reale, è una proprietà relazionale del conoscere davanti al reale irrelato limite ontologico indipendente dai soggetti, il mistero dell’intero irrelato = Mo; - Intero formale – limite dei sistemi
Se l’intero è una totalità definita dentro un sistema formale (es. l’infinito attuale; l’insieme di tutti gli elementi; etc…), allora dipende dal linguaggio/sistema. E poiché per ogni intero ogni linguaggio parzializza, allora esso è parzialmente riducibile al linguaggio. Donde (→episteme) il mistero insondabile esiste nell’atto di conoscere i sistemi, è il limite del conoscere davanti ai sistemi, l’ineffabile limite epistemico dipendente dal linguaggio, il mistero dell’intero ineffabile = Me; - Intero regolativo – funzione del pensiero
Se il tutto è un’ipotesi limite necessaria per pensare, allora dipende dal pensiero. E poiché per ogni intero ogni cognizione parzializza, allora esso è parzialmente riducibile al pensare. Donde (→cognitivo) il mistero insondabile esiste in noi, è una funzione del pensiero, l’invisibile limite cognitivo dipendente dall’attività del conoscere, il mistero dell’intero invisibile = Mc.
Anzitutto, qualunque dominio di realtà R e sistema di conoscenza relativo S si adotti o si rifiuti, indifferentemente il mistero resiste in misura della struttura del dominio scelto ed è invariante rispetto ai diversi modi di concepirlo. Ciò significa che l’intero può oscillare indifferentemente fra i diversi domini senza che il mistero venga meno alla conoscenza, senza neppur bisogno di risolvere la tensione fra i domini ma in essi in maniera ordinata: per ogni ipotetico dominio di realtà R, l’irrelato intero è struttura ontologica Ro proprietà del reale, l’ineffabile intero è struttura epistemica Re limite del sistema, l’invisibile intero è struttura cognitiva Rc funzione del pensiero. Davanti a questi, gli atti di conoscenza fS generano mistero → il mistero è proprietà relazionale del sistema di conoscenza relativo S rispetto al dominio di realtà R considerato → il mistero emerge come eccedenza della relazione fra conoscenza e oggetto di conoscenza → quindi il mistero non è dell’oggetto R né del soggetto S, ma proprietà strutturale della relazionale conoscitiva fS. Il che garantisce al mistero la trasversalità filosofica, indipendentemente dal dominio su cui si esercita la propria conoscenza. Cioè, qui, è indifferente stabilizzare i domini fra loro, o quale scegliate, ma prima si prova e poi si assiomatizza che il mistero esiste in essi per tutti i sistemi di conoscenza relativi.
Le relazioni della conoscenza con i vari domini, appaiono isomorfe rispetto al mistero ma non identiche, condividono il mistero secondo identità e modalità differenti distintive di quella relazione: il mistero è un’invariante che sopravvive al passaggio della conoscenza tra essere, linguaggio, cognizione (def. in Appendice). Il che significa: irrelato, ineffabile, invisibile, sono immagini sovrapposte, proiettate da identità differenti di riflesso dal medesimo intero. La relazione della conoscenza con queste immagini genera il mistero in guisa isomorfa, con l’intero quale loro comune identità strutturale.
3.7. Mistero di ricerca
L’accesso al mistero comporta la non terminazione della ricerca, rinviando sempre verso qualcosa che è al di là (inesauribile) o al di sopra (insondabile) dell’immediato oggetto di studio, verso interrogativi nuovi o d’altra specie:
Il mistero è trasversale e intrecciato a ogni ambito della conoscenza – valori, matematica, logica, linguaggio, etc.
4. Spiagge misteriche : Disciplinare il mistero
La sezione prevede l’applicazione del mistero a diverse discipline, di principio a tutte le discipline.
Ne ho toccato i limiti – principio di limite misterico:
- Il mistero è limite strutturale, dinamico e permanente, diffuso per ogni relativa attività conoscitiva.
Ne ho fatto parte – principio di appartenenza misterica:
- Ogni limite intrinseco non eliminabile della conoscenza relativa è tautologica manifestazione misterica.
Ne ho baciato l’essere – principio di esistenza misterica:
- Il mistero emerge come eccedenza generata dalla parzialità costitutiva di ogni conoscenza relativa.
Ne ho ascoltato i meccanismi – principio di meccanica misterica:
- Inesauribile parte: Per ogni relazione, esistono eccedenze non eliminabili;
- Insondabile intero: A ogni relazione, l’intero collassa in un suo aspetto.
Ne ho attraversato le differenze – principio di differenza misterica:
- L’insondabile non si riduce a un inesauribile infinito ma è ciò che occupa per ordine ciò che sta subito dopo l’intera serie. Fuori dalla serie;
- L’inesauribile è ciò che occupa per ordine ciò che sta subito dopo l’attuale serie. Dentro la serie.
Scorti dalle antecedenti esperienze e riflessioni sul mistero, ora li si consolida disciplinarmente. Si inizia riprendendo la coppia originaria inesauribile/insondabile come elemento misterico. Poi se ne fissa la struttura per via matematica e se ne vede il riflesso logico. Da ora l’insondabile intero, per via linguistica, percettiva, intuitiva. Finisce con il mistero della conoscenza. Queste discipline vengono poi provate al capitolo 5.2.
Oltre a costruire i sopra-principi, di seguito ogni principio costruisce un Ponte episteme-ontologia: i limiti epistemici non sono puramente contingenti, ma anche riflettono la struttura diffusa della conoscenza relativa, e la struttura eccedente del reale (oggetto di conoscenza) rispetto a ogni non-assoluta-conoscenza.
Al di fuori del primo sottocapitolo che media le precedenti sezioni in questa, la sezione traccia la trasversalità del mistero fra distintive discipline. Per concentrarci su tale obiettivo, si rimanda l’approfondimento delle discipline trattate a saggi esterni che si occupano esclusivamente di quella disciplina.
4.1. Mistero di valore
La bellezza può suscitarsi per la simmetria di un volto o per un’armonia aulica, per le spirali naturali di Fibonacci o per i cinguettii di un giardino: la bellezza sta negli occhi di chi guarda, però alcune cose si danno da fare.
Eppur, nonostante le misure e sensibilità di ciò che ci provoca bellezza, e di come ce lo provoca, di essa resta un campo impenetrabile (alle misure e sensibilità), in cui si perde la parola, a bocca aperta, solo intuibile, cosicché solo intuibile ci resti l’intero della cosa, inesauribile la totalità dei suoi aspetti:
[Egli] sente in modo misterioso anche laddove non c’è mistero: egli prova qualcosa di misterioso in ogni evidenza.
Jankélévitch, Debussy e il mistero
Principio Mistero del valore: la Realtà: Al di sotto del limite di potenza infinita (onnipotenza), ogni dominio di realtà R rispetto a ogni sistema di conoscenza relativo S conserva un residuo non spiegabile, un residuo strutturale di tipo temporaneo (inesauribile) o permanente (insondabile).
Resta intonso un margine di mistero nell’ambito valoriale.
4.2. Mistero di matematica
Dal mistero di valore, vediamo dove si manifesta il mistero nella matematica.
I numeri infinitesimi dal lato dell’infinitamente piccolo e i numeri illimitati dal lato dell’infinitamente grande, estendono la struttura della retta dei numeri reali, con numeri formalizzabili 0<x<1/n ma non misurabili x+n=n, chiamati numeri iperreali il cui valore numerico è immensurabile nel campo archimedeo, numeri la cui misura ci è sconosciuta benché operabili simbolicamente: Robinson 1966, Non-standard Analysis. Da questi deriviamo la definizione non standard di quantificazione matematica:
Def. Quantificazione (non-standard), composta da due momenti distinti (sintattica-semantica):
- Formalizzazione: rappresentazione di una grandezza all’interno di una struttura numerica coerente, tale da permetterne il trattamento simbolico e operativo;
- Misurazione: determinazione, anche parziale, del valore numerico della grandezza all’interno di quella struttura, tale da permetterne il trattamento numerico nel campo archimedeo.
È formalizzabile il numero la cui forma è determinabile e operabile all’interno del sistema numerico, è misurabile il numero il cui valore è determinabile all’interno del campo archimedeo di quel sistema. Il concetto di misura soddisfa il postulato di Eudosso-Archimede.
Dalla analisi non standard di Robinson e dalla conseguente non standard quantificazione, si può conseguire che: la matematica incontra limiti intrinseci alla misurazione delle grandezze, finché, per ogni sistema di quantificazione relativo (def. Di potenza di calcolo non infinita), esistono grandezze formalizzabili e operabili simbolicamente ma il cui valore non è misurabile, accanto a quelle misurabili.[13]
Ivi, il sistema formale ha limiti intrinseci di misurazione, il sistema cognitivo ha limiti strutturali di interpretazione – formalmente dimostrabili come limite sistemico diffuso, interno e dinamico. E ogni limite sistemico diffuso, interno, dinamico, di qualsivoglia conoscenza relativa, manifesta mistero inesauribile.
Con un salto inferenziale appropriato da una quantità finita di numeri all’insieme della retta dei numeri, introduciamo la globalità del sistema, un limite globale del sistema distinto da ogni sua totalità interna, e poiché per ogni totalità interna del sistema resta sempre possibile una sua estensione o ridefinizione all’interno del sistema stesso, ne segue che nessuna totalità interna esaurisce il sistema, e la globalità del sistema si configura come ciò che eccede strutturalmente ogni estensione della retta dei numeri, formalizzabile come limite sistemico forte, esterno e fermo. E ogni limite sistemico forte, esterno, fermo, di qualsivoglia conoscenza relativa, manifesta mistero insondabile.
Si riassume: la matematica ha proprietà strutturali, alcune delle quali le stesse da cui si manifesta il mistero. Si estende:
- Sillogismo. (→fenomenologia) Il mistero si manifesta da tutti i casi in cui si danno date proprietà. (→episteme) La matematica è formalizzata con date proprietà strutturali. (→sillogismo) Quindi la matematica manifesta residui di mistero;
- Tautologia. (→episteme) Esistono limiti strutturali intrinseci alla conoscenza relativa, non eliminabili per via interna al sistema. (→fenomenologia) Ogni non eliminabile limite strutturale intrinseco alla conoscenza relativa, determina una forma di non conoscibilità rispetto al sistema considerato. (→truismo) Il mistero di matematica.
È il rigore della matematica (non standard) a definire che non ogni grandezza formalizzabile sia misurabile (→si aggiunge) se non per una potenza di calcolo infinita. Questo non è solo un principio epistemico, è anche la struttura della matematica stessa (non standard) a formalizzare l’immensurabile-iperreale come elemento eccedente la misurabilità archimedea, come estensione della retta dei numeri reali (→si aggiunge) indipendentemente dal sistema di quantificazione relativo. E succede questo: nel mondo matematico, esistono grandezze non archimedee → di misura non accessibile → che conservano un residuo di quantificazione ignota → un’eccedenza di misura ≠0 non riducibile → la cui misura x<1/n resta un mistero matematico.
Principio Mistero della matematica: l’Immensurabile: In ogni sistema di quantificazione relativo Sm esistono grandezze formalizzabili ma non misurabile nel sistema Sm, formalizzabili e operabili simbolicamente in una struttura numerica coerente ma non misurabili nel suo campo archimedeo. Per tale limite di misura ogni accesso al dominio matematico Rm={misura aritmetica, struttura algebrica, forma geometrica, cambiamento analisi} è Rm\misura strutturalmente incompleto. Oltre cui, la globalità della retta dei numeri, limite di tutte le totalità interne, la classifico Insondabile.
Resta intonso un margine di mistero della misura in ambito matematico.
4.3. Mistero di forma
Slittiamo la sopramatematica “formalizzare in una struttura numerica coerente” in logica “decidere la verità formale degli enunciati”[14] la quale significa riconoscere la categoria di appartenenza degli enunciati stessi: binario, indecidibile, fuzzy, etc. Ma non significa sapere necessariamente la verità di quell’enunciato, misurarla. Si legga, per esempio, la seguente domanda, poi si chiudano gli occhi e si risponda con il solo ragionamento logico: “il gatto sul tavolo” è un enunciato vero o falso?
Principio Mistero della forma: il Contenuto: Se la logica si occupa di forme e non di contenuto, allora è completa rispetto alle forme ma non rispetto al mondo.
Resta intonso un margine di mistero del contenuto in ambito logico.
4.4. Mistero di linguaggio
La matematica ha grandezze che può formalizzare ma non misurare ↔ mistero di misura. La logica ha completezza formale ma non materiale ↔ mistero di contenuto. Proviamo a risolvere tramite linguaggio le lacune interne testé annunziate.
Non si può descrivere completamente un oggetto. Anche quando la nostra descrizione è adeguata alla sua verità, essa comunque descrive necessariamente aspetti:[15] c’è la possibilità di riferirsi correttamente e sufficientemente a qualche aspetto dell’oggetto, ma non lo si può descrivere completamente per ogni sua possibile descrizione, perché ciò richiederebbe un’analisi infinita. Questo è il mistero inesauribile del linguaggio, di cui si può ancora parlare, mentre del seguente mistero insondabile si tace.
Principio Mistero del linguaggio: l’Intero: Se non si può parlare dell’Intero senza farlo collassare in un suo aspetto descrittivo in misura del parlante, allora l’intero è ineffabile, e i suoi aspetti possono essere detti con verità. Tesi: ∀L(L parzializza l’intero).
Resta intonso un margine di mistero dell’intero in ambito linguistico.
4.5. Mistero di percezione
Mentre sopra si parla formalmente di ineffabilità dell’intero, per tutti i linguaggi, qua sotto la percezione materiale parla di invisibilità dello stesso. Il meccanismo è il medesimo, ed è universale: a ogni relazione, l’intero collassa in un suo aspetto.
Principio Mistero della percezione: l’Intero: se ogni percezione è una deviazione nella direzione di osservazione sull’osservato, allora l’intero è invisibile, e i suoi aspetti possono essere percepiti in misura dell’osservatore.[16] Tesi: ∀P(P parzializza l’intero).
Resta intonso un margine di mistero dell’intero in ambito percettivo.
4.6. Mistero di intuizione
La funzione inversa della percezione, del linguaggio e concetti, è l’intuizione. Nella costellazione delle discipline, l’intuito ha un moto retrogrado e primitivo che, dalla frammentazione dell’intero compiuta dalla percezione/linguaggio/concetti, riporta all’intero. Ciò significa perdere le differenziazioni e spiegazioni dell’oggetto, a favore di un abbandono completo ad esso, al suo intero, senza rimetterlo a noi. L’intero resta insondabile a ogni spiegazione, in ontologia perché irrelato, in episteme e in cognizione perché ogni relazione lo parzializza mostrandone alcuni aspetti in misura dell’osservatore.[17]
Principio Mistero dell’intuizione: la Parte: Se l’intero è intuibile saltandone gli aspetti, allora l’intero è tutti i suoi aspetti in uno, senza possibilità altra, irrelato.
Resta intonso un margine di mistero delle parti in ambito intuitivo.
4.7. Mistero di conoscenza
«Beato è colui che crede nella ragione in sé delle cose [noumeno], pur senza poterla vedere, stante com’è nel sottofondo sovrasensibile di principi di pura intelligibilità. E beato perché è qui ciò che può essere chiamato [mistero di conoscenza]: “vedere per amore qualcosa di invisibile, la ragione”».[18]
- Ragione in sé = noumeno, l’intero sovrasensibile da cui i fenomeni appaiono e di cui il fenomeno è un aspetto di verità.
Donde nel rapporto intero-parti, l’esistenza dell’insondabile (intero) ricade in una metafisica confermabile per via indiretta tramite le sue manifestazioni fenomeniche (parti). Ossia una ragione in sé sovrasensibile, analiticamente dimostrabile per via mediata tramite le sue conseguenze fisiche e psichiche.
- Invisibile ragione = precipizio misterico del paradigma della conoscenza, che sincronizza e interconnette il mondo in tutte le sue parti.
In termini fisici: l’evidenza empirica si fonda sul mandala di sovrasensibili ragioni in sé che sincronizza e interconnette il mondo in tutte le sue parti. In termini metafisici: non potendo relazionare l’intero dacché irrelato, si può solo relazionarne gli aspetti dacché è tutte le sue infinite possibilità sovrapposte simultaneamente in uno. In termini relativi: non si può parlare dell’ineffabile intero senza trasformarlo in un oggetto, senza farlo collassare in un suo aspetto in misura dell’osservatore – e se ogni conoscenza relativa parzializza, allora l’accesso conoscitivo si limita solo ad aspetti ma non nega l’accesso alla verità di quegli aspetti, cioè si possono dire cose vere di x ma non si può dire tutto di x. In termini misterici: siamo aspetti dell’intero gettati in un infinito di possibilità con cui relazionarci in misura della nostra natura e dell’altra, senza mai esaurire le relazioni, le determinazioni e la libertà, nel mistero dell’intero, dove è facile smarrirsi senza la sapienza dell’umiltà.
Avvolto nell’oscurità, un ultimo lume fra le mani: credere a qualcosa di invisibile. Un salto: l’amore – forza primordiale di unità dell’intero – è in grado di unirsi all’invisibile intelligibile, di sentir la ragione pur senza vederla.[19]
Resta intonso il mystérion.
5. Formalizzazione misterica
Simboli
R = dominio del reale, includente R={ontologia Ro, matematica Rm, cognitivo Rc, descrizioni linguistiche Re} dove ogni elemento di R corrisponde a un diverso stato di realtà, dell’oggetto di conoscenza
S = sistema di conoscenza relativo, includente S={ontologia So, matematica Sm, cognitivo Sc, episteme Se} dove ogni elemento di S corrisponde a un diverso modo di conoscenza, del soggetto conoscente
S* = sistema di conoscenza assoluto
K(S) ⊆ R = ciò che è conosciuto in S
A(S) ⊆ R = ciò che è conoscibile in S
Punti metodologici
1. Sovente adopero R e S in generale senza specificarli in un sottoinsieme L ∈ {o, m, c, e}, a meno che non lo richiedano le circostanze. Adoperarli in generale significa adoperarli nei rapporti fra R e S. Adoperarli in assoluto significa adoperarli nei rapporti fra R e S*.
2. La formalizzazione ha un proprio apparato definitorio interno, sua coerenza intrinseca.
5.1. Sunto misterico
Riassunto della struttura misterica. Pre-formalizzazione.
Sistema:
- T sistema aperto: è sistema perché all’infinito è radicalmente chiuso, intero, globale, è assolutamente tutto; è aperto perché ogni suo aspetto è radicalmente gettato nell’infinito, è relativamente parte.
Sistemi di conoscenza:
- S sistema di conoscenza relativo: aperto e in attività del conoscere, limitato.
- S* sistema di conoscenza assoluto: chiuso e onnisciente, illimitato.
Definizioni mistero:
- Def. 1: Il mistero è ciò che eccede la piena accessibilità conoscitiva di un soggetto relativo.
- Def. 2: Il mistero inesauribile è l’insieme degli aspetti non ancora conosciuti ma conoscibili in linea di principio.
- Def. 3: Il mistero insondabile è l’intero non conoscibile di principio.
Limiti fondamentali:
- Lim1. Limitazione epistemica: non tutto è conosciuto;
- Lim2. Limitazione ontologica: non tutto è conoscibile;
- Lim3. Limitazione cognitiva: ogni attività conoscitiva opera entro limiti cognitivi.
Argomento 1. Derivati:
- Da Lim1: Esistono contenuti non conosciuti;
- Da Lim2: Esistono contenuti non conoscibili;
- Da Lim3: Il sistema di conoscenza relativo è limitato.
Argomento 2. Diffusione:
- Lim1 + Lim2 + Lim3 = Esiste sempre un residuo di non-conoscibilità, ciò che eccede il conosciuto, il mistero è strutturale a ogni sistema di conoscenza relativo.
Argomento 3. Dualità del mistero: Ogni limite conoscitivo si manifesta come:
- Inesauribile, limite dinamico;
- Insondabile, limite ontologico.
Argomento 4. Inesauribilità degli aspetti:
- Se in ogni sistema di conoscenza relativo esistono sempre contenuti non conosciuti, e il processo conoscitivo è limitato, allora l’attività del conoscere non può chiudersi completamente.
Argomento 5. Insondabilità dell’intero:
- Ogni descrizione è una parzializzazione. L’intero non è una parte. L’intero è ineffabile.
Argomento 6. Eccedenza di sistema:
Per ogni sistema di conoscenza relativo S, esiste un residuo misterico M tale che:
- M ≠ ∅;
- M = R \ K(S), dove R non è completamente riducibile in S (mistero);
- M = A(S)\ K(S), dove A non è esauribile in S (inesauribile);
- M = R \ A(S), dove R non è sondabile in S (insondabile);
- Dove ogni attività conoscitiva di S contiene un residuo irriducibile.
5.2. Prov misterica
Riassunto delle discipline misteriche (cfr. cap. 4). Dimostrazione o falsificazione del mistero dalle discipline tutte, finché non esiste dimostrazione esente da cognizione, episteme, ontologia; tramite prova di convergenza transdisciplinare dei limiti conoscitivi.
Anzitutto presentiamo il lemma. Il quale viene dapprima interpretato poi provato. Le prove disciplinari Prov sono schemi inferenziali che vertono a mostrare il valore irriducibile rispetto alla conoscenza relativa R\A(S)≠∅, quindi la sua differenza con la conoscenza assoluta R\A(S*)=∅. La validità di tale lemma è conseguenza necessaria di tali Prov, non un’analogia, e bisognerebbe falsificarne le inferenze prima che il lemma si trasformi in postulato della futura assiomatizzazione. Ogni disciplina è indipendente, con il proprio linguaggio, a ponte formale la prova di trasversalità del mistero.
5.2.1. Lemma
Al di sotto di S*, ogni R conserva un residuo di non conosciuto rispetto a S, un residuo strutturale di tipo temporaneo (inesauribile) o permanente (insondabile).
∀S ≠ S*, R \ A(S) ≠ ∅
5.2.2. Interpretazione
Criterio universale di appartenenza al mistero: ogni limite intrinseco non eliminabile della conoscenza relativa è tautologica manifestazione misterica.
Schema di interpretazione Episteme⟺Fenomenologia | ||
limite intrinseco della conoscenza S | = | orizzonte della propria conoscenza |
| ⇒ residuo di non conosciuto rispetto al sistema S | = | ⇒ ciò che sta oltre l’orizzonte del saputo |
| ⇒ forma di non conoscibilità rispetto al dominio R considerato | = | ⇒ mistero della conoscenza |
Esito interpretazione: nasce il mistero come residuo universale di ogni relazione conoscitiva fS, dipendente dalla relazione fra la struttura del soggetto conoscente SL e la struttura dell’oggetto di conoscenza RL con L ∈ {o, m, c, e}, quindi emergente in esclusiva dalla struttura relazionale della conoscenza, come eccedenza relazionale tra S e R, il non catturato di R da S, proprio né di R né di S ma della funzione di conoscenza fS.
5.2.3. Schema inferenziale (a) Inesauribile
Prov(a1, matematica) In ogni sistema di quantificazione relativo Sm esistono grandezze coerentemente formalizzabili e operabili simbolicamente nella struttura numerica ma il cui valore non è misurabile nel suo campo archimedeo. A cui quindi ogni accesso al dominio matematico Rm = {aritmetica (misura/quantità), algebra (struttura/relazioni), geometria (forma/spazio), analisi (cambiamento/infinito)} è Rm\aritmetica strutturalmente incompleto:
∀Sm ∃x ∈ Rm : x è formalizzabile in Sm ∧ x non è misurabile in Sm
Def. Quantificazione (cfr. cap. 4.2.). Formalizzabile: ciò che può essere rappresentato e operato simbolicamente all’interno di una struttura numerica coerente. Misurabile: ciò il cui valore può essere determinato, anche parziale, nel campo archimedeo di quella struttura.
Prov(a2, logica) La logica tratta la valida formale degli enunciati (Se A→B allora la forma è valida), non tratta il loro contenuto. Quindi è limitata rispetto alla semantica e non può esaurire l’intera realtà:
∃x ∈ Re : ¬D_formalmente(x)
dove ¬D_formalmente(x) si legge “x non è determinabile solo dalla forma”.
Prov(a3, linguaggio) Ogni descrizione D è parziale. Ogni osservato Re ha descrizioni potenzialmente infinite tante quante ogni osservatore. Nessuna descrizione parziale esaurisce un insieme infinito:
D(Re) ⊊ R : descrizione(Re) ⇒ R ridotto a un suo aspetto
dove il simbolo matematico ⊊ viene generalizzato in una famiglia di relazioni di parzializzazione rispetto al dominio di riferimento: ⊊m = sottoinsieme matematico; ⊊e = aspetto epistemico; ⊊c = prospettiva cognitiva. Tali relazioni si definisco su domini distinti: ⊊L ⊆ RL×RL con L∈{m, e, c}. Nel seguito, quando il dominio RL è fissato, l’indice L di ⊊ può essere omesso per semplicità notazionale.
5.2.4. Schema inferenziale (b) Insondabile
Prov(b1, matematica) Introduciamo la globalità della retta dei numeri, la globalità del dominio Rm, un limite globale distinto da ogni sua totalità interna, configurato come ciò che eccede strutturalmente ogni estensione della retta dei numeri, formalizzabile come limite sistemico forte, esterno e fermo:
∀A ⊆ Rm, A ≠ Rm ⇒ ∃x ∈ Rm∖A
Prov(b2, linguaggio) Ogni linguaggio determina proprietà. Ogni determinazione è una selezione di aspetti. L’intero non è un insieme di aspetti selezionati:
D(Re) ⊊ R : descrizione(Re) ⇒ R ridotto a un suo aspetto
Prov(b3, percezione) Ogni percezione P è situata in un punto di vista. Ogni prospettiva è una selezione di superficie. L’intero non è un insieme di superfici selezionate:
P(Rc) ⊊ R : percezione(Rc) ⇒ R ridotto a prospettiva
5.2.4. Risultato
- Matematica → limite strutturale di misurazione
- Linguaggio → limite semantico di conoscenza
- Percezione → limite fenomenico di cognizione
Questi tre distintivi sistemi S mostrano che ogni accesso al proprio dominio R è costitutivamente parziale. Compiendosi distintivi ma strutturalmente isomorfi alla dinamica misterica, tramite un’identità strutturale comune a tutti:
fS(RL)⊊R : relazione(RL) ⇒ R ridotto a una sua parte in misura di S
dove fS ∈ {determinazioni D, cognizioni P, quantificazioni Q}.
Questo residuo che avanza non è contingente, è strutturale, permanente per ogni relazione di S quindi costitutivo della conoscenza: ed è qui che nasce il mistero. Il mistero non è un’anomalia, una zona d’ombra della realtà, un ente indipendente, bensì generato dalla parzialità costitutiva di ogni relazione conoscitiva relativa:
Prov(fS(RL)⊊R) ⇒ R\A(S)≠∅ : S≠S* ∧ A(S*)=R
Eureka! Fintantoché l’inferenza Prov è valida, il lemma è necessario.
5.2.5. In rigore matematico
fS(R) ⊊ R :
- Proprietà formale (regola di eccedenza)
x ⊊ y → ∃z ∈ y∖x
- Funzione di parzializzazione
fS : R → RS
dove fS è la relazione conoscitiva di S; e RS è l’aspetto di reale acceduto da S. Tale che:
R \ Im(fS) ≠ ∅
dove Im è l’immagine della funzione. Ossia:
∀fS : R → RS, Im(fS) ≠ R
ogni conoscenza relativa è una funzione non suriettiva sull’intera realtà, per cui sempre esiste una parte dell’oggetto di conoscenza non raggiunta dalla relazione conoscitiva.
5.3. Assiomatizzazione misterica
Nota: mantengo il termine filosofico “conoscibile”in luogo del matematico “accessibile”.
Il seguente postulato S≠S* risulta dalla precedente inferenzadisciplinare fS(R)⊊R (cap. 5.2.) ed è evidenza affatto dubitata dalla letteratura umana.
Postulato
S ≠ S*
Assumiamo il postulato secondo cui: sia che l’assoluto esista o no, la conoscenza relativa di qualche aspetto non è la conoscenza assoluta di tutto. Segue:
P Proprietà base
P1. Proprietà di inclusione (inesauribile)
S ≠ S* ⇒ K(S) ⊂ A(S) ⊂ R
(ciò che è conosciuto è incluso in ciò che è conoscibile)
P2. Proprietà di relazione fra i sistemi (insondabile)
S ≠ S* ⇒ A(S)⊂ A(S*)
con
A(S*) = R
(l’intero eccede la conoscenza relativa)
Lim Limiti base
Lim1. Limitazione epistemica
K(S)⊊A(S)
(non tutto è conosciuto)
Lim2.Limitazione ontologica
A(S)⊊R
(non tutto è conoscibile)
Lim3. Parzializzazione
∀fS, fS(R)⊊R
(ogni relazione conoscitiva relativa parzializza)
Lim4. Non chiusura
R\K(S) ≠ ∅
(ogni sistema conoscitivo relativo genera eccedenza)
Ax Assiomi base
Ax1. Mistero inesauribile (da p1.)
∃x ∈ R : x ∉ K(S) ∧ x ∈ A(S)
(non ancora conosciuto ma conoscibile)
Ax2. Mistero insondabile (da p2.)
∃x ∈ R : x ∉ A(S)
(non conoscibile)
Th Teoremi base
Th1. Teorema inesauribile (p1. + Ax1.)
S ≠ S* ⇒ K(S)⊂ A(S) ⇒ ∃x ∈ R : x ∉ K(S) ∧ x ∈ A(S)
(esiste il mistero inesauribile)
Th2. Teorema insondabile (p2. + Ax2.)
S ≠ S* ⇒ A(S)⊂ R ⇒ ∃x ∈ R : x ∉ A(S) ⇒ A(S*) = R
(esiste il mistero insondabile)
M Definizione Mistero
Ma(S) = A(S)\K(S)
Mistero inesauribile
Mb(S) = R\A(S)
Mistero insondabile
M(S) = Ma(S) ∪ Mb(S)
Mistero
M(S, R) := R\A(S) ∪ A(S)\K(S)
Il mistero non designa né l’oggetto di conoscenza né il soggetto conoscente, ma è il residuo strutturale generato dalla parzialità costitutiva di ogni relazione conoscitiva relativa.
M(S) ≠ ∅
Il mistero è il residuo strutturale di ogni conoscenza relativa.
AS Definizione Conoscibile
AS(x) ∈ {vero, falso}
con
AS(x) = vero ⟺ x ∈ A(S)
AS(x) = falso ⟺ x ∉ A(S)
(ogni x ha una proprietà di conoscibilità vera o falsa)
La definizione presuppone una teoria della conoscibilità ancora implicita, una semantica rigorosa che si diversifica rispettivamente al sistema di conoscenza considerato, per esempio di tipo ontologico, matematico, epistemico, cognitivo:
- Conoscibilità ontologica
A(So) = {x ∈ R ∣ ◊RelS(x)}
(x può entrare in relazione ontologica con S)
Si dice: x ∉ A(So) → mistero irrelato
- Conoscibilità matematica
A(Sm) = {x ∈ R ∣ ◊ProS(x)}
(x può essere processato da S, cioè ∃ procedura computabile per x)
Si dice: x ∉ A(Sm) → mistero procedurale
- Conoscibilità epistemica
A(Se) = {x ∈ R ∣ ◊KS(x)}
(x può essere conosciuto da S)
Si dice: x ∉ A(Se) → mistero ineffabile
- Conoscibilità cognitiva
A(Sc) = {x ∈ R ∣ ◊RapS(x)}
(x può essere rappresentato cognitivamente da S)
Si dice: x ∉ A(Sc) → mistero invisibile
Da cui, lo Schema delle quattro ◊conoscibilità:
◊Rel la relazione ontologica riguarda l’essere. ◊Pro la procedura matematica riguarda il rigore. ◊K la conoscenza epistemica riguarda il linguaggio. ◊Rap la rappresentazione cognitiva riguarda il vedere. Questi quattro stati di ◊conoscibilità (essere, contare, conoscere, vedere) non coincidono necessariamente, ma possono assumere una teoria modale generale per cui, per esempio, un oggetto ha uno stato ma non l’altro.
AS* Definizione Sistema assoluto
∀x ∈ R, AS*(x) = vero
(il sistema assoluto esaurisce il dominio)
Ovvero
∀S ≠ S*, ∃x ∈ R tale che ¬AS(x) il mistero resta aperto.
6. Conclusione
Non sono riuscito a chiudere il mistero nel mentre lo esperivo, riflettevo, disciplinavo, formalizzavo. A ogni tentata cattura fuggiva, ogni chiusura ne cambiava la natura sbattendomi perentoriamente fuori a osservare altro. Sa incutere rispetto, una sua disciplina: FdM.
Il mistero è sistema aperto: galleggia, sospende, dirompe, ammalia, oscura, taglia, sparisce, ossessiona, illumina. È intrecciato alla coscienza ogni qualvolta qualcosa prende coscienza di qualcosa. La forma più compatta a riassumere il mistero insondabile e inesauribile, privato e diffuso, e l’umiltà del soggetto conoscente:
Ovunque si limiti la conoscenza relativa sia soglia al mistero
K(S) ⊂ M
con M ∈ {inesauribile K(S)⊂A(S), insondabile A(S)⊂R}
Ciò che sappiamo è accerchiato dal mistero. Ove in linea di principio non esiste disciplina che strutturalmente non abbia la propria caratteristica spiaggia sul mare del mistero. Fisicamente ne prendiamo coscienza nel caso, nella libertà, o dovunque vi siano margini di imprevedibilità e probabilità, che appunto lasciano spazio a un margine di mistero dell’evento. Psicologicamente: pensare senza paura dell’oscurità (nictofobia).
Sono capitolato. Avere Niente come mistero è essere Dio. Qual è allora il cuore pulsante della Filosofia del Mistero? Forse, il segreto di Marcel: non resta che viverlo.
Note
[1] Cfr. Babette Babich, Lo spazio scolpito e il mistero di Nietzsche, Lou e il Sacro Monte, “Rivista di estetica”, 2013.
[2] Cfr. Mio, Teoria degli insiemi x∈x. Un’introduzione, “Filosofia e nuovi sentieri”, maggio 2025, cap. 2.
[3] Gabriel Marcel, Être et avoir, Aubier-Montaigne, Paris 1935; tr. it. Iolanda Poma, Essere e avere, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 1999, p. 81: «Correlazione del tecnico e del problematico: ogni problema autentico giustifica una tecnica e ogni tecnica consiste nella soluzione di un determinato tipo di problema. Posizione – a titolo di ipotesi – di una zona metaproblematica, metatecnica».
[4] Ivi, p. 79: «Coincidenza del misterioso e dell’ontologico. C’è un mistero della conoscenza che è di ordine ontologico (Maritain l’ha compreso), ma l’epistemologo lo ignora, ha il dovere di ignorarlo e lo trasforma in problema». Dal mistero ontologico, più in là, l’ontologia del mistero, l’essere del mistero preso come principio, e non legato a qualche particolare oggetto. Questo, come accennato in chiaro, è la prima differenza dal filone Marcel 1935: l’astrazione di una FdM indipendente dal mistero cogito-corpo o da altri oggetti. Oltremodo, la seconda differenza con il detto filone è che tale corrente non chiama mistero il problematico, mentre qua il problematico è una particolare barriera (schranke, Kant) oltre cui si pone il mistero inesauribile di tipo empirista/scientifico. Al contrario loro per i quali il mistero è solo ciò che è di principio inspiegabile, il confine (grenz, Kant) del mistero insondabile. Questa differenza è struttura: declina FdM che divergono nel percorso – e divergono nell’immaginario popolare, giacché qua non si perdono espressioni quali “i grandi misteri dell’universo” intesi come qualcosa che un giorno potremmo conoscere. Là c’è una cesura misterica con l’episteme, qua il suo ridimensionamento a un ambito dell’esistenza. Questa organizzazione inesauribile-insondabile è, come detto, la seconda differenza verso i nostri interlocutori misterici. Differenze, queste, che ci portano presto a parlare distanti dai nostri.
[5] Cfr. Sebastiano Galanti Grollo, L’alterità della carne. Il tema del corpo nel pensiero di Paul Ricoeur, Quodlibet, Macerata 2021. Né in Ricoeur, né negli studi intorno a esso o in generale, ho trovato una chiarificazione e profondità di tal modo di pensare il mistero tale da organizzare il sistema su un doppio registro empistemico-spirituale. Ciò mi è sembrata un’apparente tendenza a escludere dal mistero il problematico o ad assorbire ogni problema nell’ineffabile.
[6] Vladimir Jankélévitch, Debussy et le mystère, La Bacconière, Neuchâtel 1949; tr. it. Carlo Migliacco, Debussy e il mistero, Se, Milano 2022. L’opera distingue fra segreto e mistero: «il segreto è ciò che bisogna tacere ma che è già conosciuto da alcuni privilegiati […] è il settario che lo nasconde, non la natura»; il mistero unisce l’umanità nell’impossibilità di essere svelato. Anche qua, come con Marcel, la differenza strutturale è che la presente FdM distingue il mistero fra ciò che non è conoscibile e ciò che non è ancora conosciuto. In questa ultima categoria – “non ancora conosciuto” – inserisco: il Segreto di Jankélévitch inteso come caso di culti chiusi e clan; distinguendolo però dal suo Enigma inteso come «niente di più che un indovinello» oscuro o oscura domanda. Comprendo tali casi di segreto ed enigma nel Problematico di Marcel 1935 inteso come difficoltà empirica/scientifica che sbarra la strada. Quindi attribuisco il problematico, con tutte le sue sottocategorie (segreto, enigma, incognita etc), alla categoria misterica “non ancora conosciuto” ma di principio decifrabile (anche senza onnipotenza,cfr. cap. 3.5.). Questa elencazione è il terzo elemento distintivo del presente studio, in riferimento agli interlocutori misterici.
[7] Cfr. Mio, Teoria degli insiemi x∈x. Un’introduzione, “Filosofia e nuovi sentieri”, maggio 2025. Qui a(b)↔a=[b} dove se b predica a allora b appartiene ad a: la compartecipazione di ognuno nell’altro. Ivi il mistero può assumere il termine a oppure b, viceversa il sapere: se assume a rappresenta lo Yin, se assume b lo Yang. Rappresenta lo Yin e Yang nel senso di modello strutturale di compartecipazione, non rappresenta il Tao.
[8] Resta una dimensione di mistero e di imprevedibilità ogni tal volta si parli di probabilità. Dove si può dire che il caso dell’oggetto e la libertà del soggetto aprono scenari di misteri probabilistici.
[9] Marcel, Être et avoir, p. 79: «Distinzione tra il misterioso e il problematico. Il problema è qualcosa che s’incontra, che sbarra la strada. Esso sta interamente davanti a me. Invece il mistero è qualcosa in cui mi trovo impegnato, la cui essenza perciò è di non essere tutto intero davanti a me. È come se in questa sfera la distinzione tra l’in me e il davanti a me perdesse il suo significato».
[10] Mircea Eliade, Mythes, rêves et mystères, Gallimard, Paris1957; tr. it. Giovanni Cantoni, Miti Sogni e Misteri, Rusconi, Milano 1990, p. 12: «Non vi è mito se non vi è svelamento di un mistero, rivelazione di un avvenimento primordiale che ha fondato sia una struttura reale sia un comportamento umano. [Quando il mito] non è più accolto come una rivelazione dei misteri, il mito si degrada, si oscura, diventa racconto o leggenda». Quand’egli si riferisce al mito in cui si svela il mistero, io al mito del sapere.
[11] Cfr. Carl Gustav Jung, Il simbolo della trasformazione nella messa, Opere, vol. XVI, Boringhieri, Torino1981, p. 28.
[12] Cfr. Mio, MAI – Matematica & Fondamento, “Filosofia e nuovi sentieri”, settembre 2023, cap. 3.
[13] Cfr. Abraham Robinson, Non-standard Analysis, North-Holland, Amsterdam 1966. È il saggio di riferimento di questo sottocapitolo, a cui aggiungo la conseguente definizione di quantificazione non standard. Per “non standard” si intende un rigore riconosciuto ma non rientrante o non ancora rientrante nel classico. La matematica classica non lascia margini al mistero come lo stiamo interpretando, avendo una quantificazione di principio completa, sia per l’aspetto formale che di misura; mentre è Robinson a mostrarci numeri formalizzabili 0<x<1/n ma non misurabili x+n=n (che non rispondono all’assioma Eudosso-Archimede), aprendo a un quadro matematico rigoroso ma più intuitivo. Infatti le applicazioni dei suoi numeri iperreali sono in grado non solo di semplificare diversi campi dell’analisi classica: dai concetti di limite, alle derivate, alle progressioni aritmetiche dei numeri primi, ecc. E non solo trovano applicazioni pragmatiche anche fuori dal dominio matematico, in particolare dove è richiesto modellare fenomeni con continuità o discontinuità estreme: dalla propagazione di onde d’urto, all’economia con un numero infinito di agenti o mercati continui, ecc. Esse trovano applicazione interpretativa persino dove vi è bisogno di modellare riflessioni estreme: dall’infinitamente piccola monade di Leibinz, al qui presente Mistero. Orbene, uso il termine “non standard” solo come indicatore della matematica di Robinson, senza sminuirne il valore, anzi, riconoscendole un rigore superiore alla matematica classica. Nota. Non c’è qui alcuna estensione da struttura matematica a realtà ontologica, gli argomenti restano dentro la matematica.
[14] Cfr. Mio, Metateoria di completezza, coerenza, dimostrazione. Gödel, Aristotele, Hegel, Tarski, “Filosofia e nuovi sentieri”, dicembre 2025. Dove si parla di conoscere la verità formale di ogni enunciato, conquistando così la completezza formale del sistema; ma giammai si parla della completezza materiale che invece richiederebbe, più in là, la completa descrizione dell’oggetto sotto ogni sua possibilità. E forse sembra non l’abbia specificato abbastanza, in quel saggio, di aver conquistato solo la completezza formale e non quella materiale. Curiosità: è da questo sentore di mancata specificazione che è sorta FdM.
[15] Cfr. Mio, Senso e Significato. Teoria del riferimento linguistico, “Sfi Società filosofia italiana”, Comunicazione Filosofica 50, 1, 2023, pp. 94-117. Dove si evidenzia la parzialità descrittiva. Un’attenzione che invece si potrebbe porre sul mistero in corso, è: dal fatto che ogni linguaggio parzializzi, segue necessariamente che l’intero non può mai essere detto perché se si dice solo parti non si può dire l’intero.
[16] Cfr. Mio, Percepire il mondo. “Filosofia e nuovi sentieri”, ottobre 2021. Dalla citazione è tratto anche il listato del capitolo 4.7. Mistero di conoscenza.
[17] Cfr. Mio, Le tre meditazione e l’acceso al mondo dell’invisibile, “Filosofia e nuovi sentieri”, ottobre 2022.
[18] Mio, Mondo. Strutture portanti. Dio, conoscenza ed essere, Il prato, Saonara (PD) 2016, p. 71.
[19] Ivi, pp. 68-78.
Riferimenti bibliografici
Mircea Eliade, Mythes, rêves et mystères, Gallimard, Paris1957; tr. it. Giovanni Cantoni, Miti Sogni e Misteri, Rusconi, Milano 1990.
Vladimir Jankélévitch, Debussy et le mystère, La Bacconière, Neuchâtel 1949; tr. it. Carlo Migliacco, Debussy e il mistero, Se, Milano 2022.
Gabriel Marcel, Être et avoir, Aubier-Montaigne, Paris 1935; tr. it. Iolanda Poma, Essere e avere, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 1999.
Edgar Morin, Connaissance, ignorance, mystère, Fayard, Paris 2017; tr. it. Susanna Lazzari, Conoscenza Ignoranza Mistero, Raffaello Cortina, Milano 2020.
Rudolf Otto, Über das Irrationale in der Idee des Göttlichen und sein Verhältnis zum Rationale, Leopold Klotz, Gotha 1917; tr. it. Aldo Natale Terrin, Il sacro. Sull’irrazionale nell’idea del divino e il suo rapporto con il razionale, Morcelliana, Brescia 2011.
Paul Ricouer, Gabriel Marcel et Karl Jaspers. Philosophie du mystère et philosophie du paradoxe, Temps présent, Paris 1948; tr. it. Filippo Righetti, Filosofia del mistero e filosofia del paradosso. Gabriel Marcel e Karl Jasper, Tab, Roma 2021.
Appendice
Cfr. Cap. 3.6. – Definizione:
Struttura isomorfa tra Ontologia, Episteme, Cognizione, in merito al mistero
Definizione delle condizioni sotto cui il mistero è strutturalmente invariato tra domini
Per ogni Livello di conoscenza S
L ∈ {O, E, C},
sia dato un dominio reale RL e una proprietà misterica (di non conoscibilità strutturale)
ML : RL → {vero, falso}
definita come
MO(x)⟺ x è irrelato
ME(y)⟺ y è ineffabile
MC(z)⟺ z è invisibile
Si assumono isomorfismi ϕ (biiezioni) fra tutti i domini, con inverse implicite:
ϕOE : RO→RE, ϕOC : RO→RC, ϕEC : RE→RC
e la seguente condizione di coerenza opzionale (commutatività):
ϕOC = ϕEC ∘ ϕOE
Tali che la proprietà misterica è invariante:
MO(x) ⟺ ME(ϕOE(x))
MO(x) ⟺ MC(ϕOC(x))
ME(y) ⟺ MC(ϕEC(y))
Da cui segue:
(RO, MO) ≅ (RE, ME) ≅ (RC, MC)
(≅ significa isomorfo)
Si conclude:
∀y ∈ RE : ME(y) ⇒ ∃x ∈ RO tale che y = ϕOE(x) ∧ MO(x)
Ovvero:
Ogni elemento ineffabile nel dominio epistemico è immagine, tramite ϕOE, di un elemento irrelato nel dominio ontologico.
Mistero isomorfo:
La forma di tale isomorfismo, la sua covarianza generale, per cui l’invarianza misterica, è stata definita nel proseguo del saggio come ϕ : fS(R)⊊R (cfr. cap. 5.2.).
In generale:
La definizione di Struttura isomorfa tra Ontologia, Episteme, Cognizione, eccede il campo misterico. È applicabile all’idea di come uno stesso oggetto venga proiettato dalle diverse discipline relativamente alle loro strutture. E di più: di come il medesimo oggetto venga proiettato differentemente dai diversi soggetti, fino a costruire mondi differenti.
L’isomorfismo presentato fra i domini Ontologia, Episteme, Cognizione, sottende l’identità strutturale comune su cui si compiono: il fondamento, l’origine d’ogni cosa. Ma questo esorbita in effimero per FdM. FdM dice: forse non v’aggrada questo isomorfismo? qualunque sia il vostro preferito, io sono con Voi. L’autore dice: vi è curioso questo isomorfismo? potete congiungervi alla sua identità strutturale: Mio, Il mito del Fondamento e l’oracolo dell’Intelligenza, “Acacia – Rivista Studi Esoterici”, 1, 2026, pp. 96-109, in fase di stampa.