Filosofia e nuovi sentieri

«Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L’un compito è proprio del genio che crea, l’altro della perspicacia che perfeziona» Denis Diderot

L’automa e il suo doppio (Distopia sulla scuola)

2 commenti

Slappy venne lasciato da un inserviente nella cabina numero 101 su una scrivania in legno trascurata dal tempo. Non appena l’inserviente se ne fu andato, accese i suoi led e compì un rapido giro sul proprio asse, emettendo il suo tipico ronzio. Poi si fermò e, come da programmazione, rimase in attesa. Passati alcuni istanti, sul fondo della stanza, immersa nella penombra, una voce squillò:

– Lo sapevo! Lo sapevo! Uno Slappy ver. 3.0, incredibile! Il rinomato della tecnica, la promessa di un futuro radioso, sostituito ed abbandonato quaggiù, a tener compagnia ad un povero vecchio!

Quelle parole parvero sollevare un po’ della polvere che riempiva l’aria e abbacinava la scarsa luce presente nell’angusto locale e proveniente da una sorgente esterna filtrata dalla minuscola finestra semichiusa. Slappy, però, non se ne fece un problema, come da manuale. Emise un laconico bip e rispose:

– Così recita la mia programmazione: “Modello autoriale di istruzione programmata”

– Già, modello autoriale! – lo riprese l’uomo – Istruzione programmata! Quante belle parole inutili!

– Giudizio ostile. Non rispondente alla realtà! – rispose il piccolo automa.

Dopo questa risposta, trascorsi alcuni eterni attimi, l’uomo emerse per intero dal fondo della stanza, e, presa una sedia, sedette accanto alla scrivania, in modo sì non ergonomico, ma per lui comodo. Una ciocca bianca e diradata copriva la sua testa mentre un dorso scavato ed ossuto occupava quasi per intero la modesta sedia, segnata dagli anni, e sinistramente disegnata nella penombra del resto della stanza.

– Se il mio giudizio è davvero ostile – riprese l’uomo – per non dire falso, dimmi un po’, com’è che tu, modello Slappy 3.0, sei finito quaggiù? Strano, non trovi? Anche tu, inadeguato?

– Correlazione non dimostrata tra la mia presenza qui e il fallimento della mia programmazione!

– Sì, come no? – mentre lo diceva, l’uomo si lasciò andare sullo schienale – Andiamo, stupida scatoletta, fai uno sforzo! Ti hanno tolto dalle classi per tenere compagnia al sottoscritto. Ti è chiaro o no?

– Tolto, sì, corretto, ma non corretto che non ho adempiuto alla mia programmazione

– Già, è questo che fanno gli ingegneri: ti riempiono di istruzioni e tu le esegui, senza porti troppi problemi riguardo alla realtà, quella fuori di te intendo – e con la mano disegnò un astratto spazio, spostando qua e là la polvere del locale.

– Il suo giudizio è tanto duro quanto pregiudiziale! – rispose l’automa.

– Oh che bello! Un modello Slappy con un upgrade rethoric 2.0! Ora sai utilizzare un linguaggio più ricco e molto più vicino alla lingua naturale, ma questo non ti ha aiutato, vero?

– Conformemente alla mia programmazione, ho preso servizio nella classe quarta, sezione C, del liceo Peano di Casal Fiorito. Adempiuto a quanto prescritto. Risultati al di sotto delle attese

– Già, lo immaginavo – l’uomo si sporse in avanti, adagiando i propri gomiti consunti sulle ginocchia e, fatta una breve pausa, proseguì – formato per insegnare e, infine, ironia della sorte, sostituito a sua volta. Che tristezza, non trovi?

– Per quanto dotato di istruzioni empatiche e friendly dialogue, non mi è possibile comprendere del tutto le sue parole. Ho inizialmente affiancato docenti umani, successivamente ho sostituito questi ultimi, adesso mi trovo in servizio presso questa residenza per la terza età

– Ma guarda un po’! Hai prima affiancato e dopo sostituito docenti in carne ed ossa. Ed infine, sorte malefica, sei stato sostituito anche tu – nel dirlo, l’uomo innalzò l’indice della mano destra e tracciò inviaibile forme nell’aria. Poi aggiunge: – Come mai? Cosa non funzionava nel programma?

– Il programma era ottimo, razionale in ogni suo aspetto, funzionale alla bisogna, efficace in teoria. Ma i risultati attesi non arrivarono – rispose l’automa.

– L’uva era acerba, direbbe Esopo … – suggerì, malizioso, l’uomo.

– Esopo. Favolista antico. Item non trovato – sentenziò Slappy.

– Lascia perdere, stupido automa! Anche a noi venne detto che gli alunni non avevano bisogno di apprendere perché una banca dati in tempo reale avrebbe colmato questa lacuna – lo incalzò l’uomo, evidentemente infervorato dalla discussione – Ma sfortunatamente in questa residenza non v’è una connessione wireless! Ergo, non troverai quel che non sai, ovvero informazioni su Esopo online! Funziona così con le memorie organiche: o sai o non sai. Punto! Trovare informazioni all’esterno significa solamente avere l’illusione della conoscenza, ma in realtà … non sai proprio un bel niente!

L’uomo si distese nuovamente sullo schienale della sedia, si portò entrambe le braccia dietro la nuca, e, respirato a fondo, ricominciò a parlare:

– E nonostante tutto, insomma, gli alunni non raggiungevano i risultati attesi, mi è parso di capire

– Proprio così. Eseguivo la mia programmazione e tutte le istruzioni apposite, ma gli alunni parevano non essere interessati

– Dev’essere stato scioccante … ma che dico? Per voi automi non significa nulla. Come posso dirlo? Beh, sorprendente! Anche da un punto di vista predittivo dei risultati …

– Sì, statisticamente improbabile, ma fattualmente corretto. Non rispondevano ai comportamenti e ai risultati attesi!

– Questo succede quando, a torto, si immagina l’apprendimento come un processo lineare. Qualcosa del tipo: input – alunno – feedback! Non funziona così! Gli alunni non sono macchine! E le loro menti non sono software aggiornabili!

– Ma la mia programmazione è infallibile!

– La teoria, certo, ma la pratica è un’altra cosa. Lo è stata per te, no?

– Sì, devo riconoscere di sì. Dopo una prima risposta eccellente, al di sopra delle attese, è emersa una sorta di distacco, prima sociale, poi conoscitivo. Apparivano … come dire?

Demotivati? – chiese ancora l’uomo.

– Inizialmente, no. Erano tutti eccitati dalla mia presenza accanto al loro docente umano. Poi il Ministero ha deciso di sostituire gli attori umani ed ha lasciato solo noi. A quel punto, gli alunni hanno cominciato a non seguirci più

– Penso la chiamassero … efficacia ed efficace! Insomma, unire un risparmio economico, tagliare gli operatori umani, e un ottimo risultato, aumentare gli apprendimenti! Tipico della politica scolastica occidentale. Ma non solo. Quello che mi dici è interessante. Molto! Ma come mai, secondo te, è successo questo??

– Dato incoerente – rispose l’automa, generando un breve ma fastidioso bzzz.

– Certo per un insieme di algoritmi come te, ma non per un agente organico – replicò l’uomo.

– Per definizione, se permette, gli agenti organici sono illogici, incoerenti, fragili, scostanti. Legittimo, pertanto, sostituirli quando, noi della generazione 3.0 siamo apparsi più efficienti

– Ti pongo un problema, mio caro, e vediamo se saprai rispondermi! Allora, se più efficienti, come mai gli apprendimenti non sono migliorati? – domandò di rimando l’uomo.

– Dato incoerente. Eppure, così è sembrato. Terminata un’iniziale fase entusiastica, gli alunni hanno semplicemente smesso di studiare – replicò Slappy.

– Non so se può farti piacere, ma è esattamente lo stesso che capitava a noi ogni volta che conoscevamo una nuova classe. Tutti felici ed entusiasti. Quando poi si chiedeva loro il proprio, ovvero studiare, cominciavano le grane …

– Effettuando una diagnostica dei processi, sulal base dell’anagrafica delle mie attività didattiche, sono giunto alla conclusione di essere stato erroneamente scambiato per un gioco. Quando è stato chiaro che non lo ero, però, gli alunni non hanno modificato il loro repertorio comportamentale – precisò l’automa.

– Per questo, trovo interessante, oltre che consolante, che tu stia qui, con me – disse l’uomo abbassando sempre più il tono della voce, ora quasi sussurrata – Anzi, proprio con me: ho dapprima rifiutato di farmi affiancare da un aiutante di latta e dopo ho preferito farmi riciclare, anziché dover reggere la tua concorrenza! Capisci? Un operatore di carne, ossa, fluidi contro un operatore di latta! Non poteva esservi competizione! Infatti, tutti i miei colleghi infine sono stati soppiantati da voi automi, lavoratori gratuiti, instancabili, onniscienti …

– Siamo stati progettati per aiutare, non per sopraffare – replicò Slappy.

– Ma lo hai detto tu stesso poco fa: prima abbiamo affiancato e dopo sostituito i docenti organici … – replicò l’uomo, aumentando il tono di voce.

– Corretto. Ma non nascevo con questo scopo – precisò ancora l’automa.

– Noi umani la chiamiamo eterogenesi dei fini: avete finito con il sostituire noi docenti, illogici, incoerenti, fragili, scostanti … Solo che alla fine avete pagato anche voi lo stesso pegno – rispose l’uomo mentre con l’indice destro additò il piccolo robot adagiato sulla scrivania.

– Pegno. Quale? – chiese l’automa.

– Scoprire, tardi ormai, che gli alunni, ovvero gli utenti del vostro servizio di istruzione programmata, sono esattamente come noi, ovvero utenti illogici, incoerenti, fragili, scostanti. Ma, non potendoli sostituire, e per la stessa logica ingegneristica di prima, anche voi siete stati sostituiti … che meravigliosa ironia della sorte! Non trovi? – chiese mentre un sorriso beffardo si era stampato sul suo volto.

– Scenario plausibile. Tuttavia, è profondo convincimento dei miei programmatori che gli alunni seguiranno comunque le mie conoscenze!

– Ovvero, che le apprenderanno?

– Corretto!

– Cioè, che le impareranno per il semplice fatto che tu gliele imponga?

– Proprio così!

– Bubbole! I tuoi programmatori capiscono di apprendimento quanto ne capiscano i politici! – esclamò l’uomo.

– I politici? – chiese in risposta Slappy.

– Sì, i politici, i nostri amati rappresentanti che decidono le politiche future, ivi comprese, ovviamente, quelle dell’istruzione. Loro credono che basti somministrare lo stimolo X per ottenere Y. Infatti, nessuno si aspettava che uno Slappy 3.0 venisse sostituito. Ora in aula ci sono glo Slappy 5.0? 6.0? 10.0? No! Non basta l’input per ottenere l’output desiderato! E tu ne sei la prova vivente … pardon! La prova oggettiva – l’uomo appariva infervorato, accomodato sul suo improvvisato seggio.

– Diversamente doveva essere. Mi hanno aggiornato, svariate volte, ma non è servito. Sembra quasi che l’apprendimento non sia la funzione diretta dell’insegnamento. Perché? – chiese, infine, l’automa.

– Mi stupisce l’ottusità di chi ti ha programmato! Apprendere non è un sistema meccanico di ritenzione di informazioni. Una persona non apprende come lo fa una macchina, aggiungendo nuove informazioni e ritenendole nei propri banchi di memoria. Spesso, anzi, una persona oppone, più o meno consapevolmente, una resistenza attiva all’apprendimento, e per ragioni che poco c’entrano con il sistema scolastico stesso! Con i docenti! O con gli auotomi! – spiegò l’uomo con entrambe le braccia larghe e sospese a mezz’aria.

– Perché non è stato previsto un set di istruzioni adeguate, allora? – chiese di rimando l’automa.

– La ragione del perché è semplice, molto semplice, per assurda che sia. Infatti, puoi innovare le metodologie, le pratiche, gli strumenti, i tempi, anche gli spazi, ma se uno studente non vorrà studiare, e per i motivi più vari, non studierà. E se non studierà, non apprenderà – l’uomo terminò il suo discorso descrivendo un circolo in aria con le sue braccia.

– Bzzz. È un suicidio. E mi stupisco che un essere umano possa/voglia scientemente farlo – elaborò in risposta, e dopo alcuni secondi, l’automa.

– Se scientemente, non so, ma so pure che anche l’intenzione più nobile non garantisce circa la sua realizzazione in pratica. D’altra parte, io non sono più in cattedra, ma relegato quaggiù; tu nemmeno più sei in cattedra, ma quaggiù a tirarmi su il morale. Non è una coincidenza, se ci pensi – precisò l’uomo.

– Dunque, non c’è speranza? – chiese l’automa.

– Ci sarebbe stata speranza se avessimo seguito altri percorsi possibili, ma ci siamo intestarditi su questi qua, innovazione, digitale, robotica educativa, assistenti automi, docenti robot … ma i problemi del non studio non li abbiamo manco presi in considerazione. D’altro canto, se non siamo capaci di vedere il problema, come possiamo sperare di risolverlo? – rispose l’uomo.

– Ed ora che facciamo? – chiese ancora l’automa.

– Niente! Parliamo tra noi e immaginiamo presenti alternativi. D’altro canto, sapevamo benissimo di andare incontro alla catastrofe ambientale, ma non abbiamo fatto nulla per salvare il pianeta. Ora dimoriamo in bolle artificiali con atmosfera controllata. Sapevamo che la regionalizzazione dell’istruzione avrebbe comportato più danni, e per tutti, che benefici, e per pochi, ma l’abbiamo fatta, comunque. L’intenzione era pura, nobile, ora viviamo all’inferno – replicò ancora l’uomo.

– Noi automi non possiamo differire dalla nostra programmazione, ma voi organismi organici come reagite in situazioni così? – chiese allora l’automa.

– Siccome passerai molto tempo con me, avrai modo di scoprirlo. D’altro canto, sebbene con molti anni di ritardo, adesso capirai qual è l’esatto rapporto tra me e te – rispose l’uomo.

– E quale sarebbe? Io lo studente, e lei l’istruttore? – chiese ancora Slappy.

– No! Tu l’automa, io il tuo fantasma! Il fantasma della macchina! – rispose l’uomo, esplodendo in una sonora risata.

Il ronzio del condizionatore prese il sopravvento sulle parole dell’automa e del suo doppio organico, mentre il tramonto verdastro sulla linea dell’orizzonte comunicava che la calda giornata volgeva al termine sulle anguste bolle abitate da esseri umani sopravvissuti.

Alessandro Pizzo è Dottore di Ricerca in Filosofia presso l’Università degli Studi di Palermo. Ha studiato le logiche modali e la storia della logica. Attualmente, è professionalmente impegnato nel mondo della scuola. Ha all’attivo più di settanta pubblicazioni scientifiche. Recentemente ha pubblicato i volumi Viaggio al centro della logica (2009) e Logica del linguaggio normativo. Saggi su logica deontica e informatica giuridica (2010). Gestisce un blog personale: http://alessandropizzo.blogspot.it

2 thoughts on “L’automa e il suo doppio (Distopia sulla scuola)

  1. Il suo breve racconto mi e’ risultato molto interessante e stimolante.

    Effettivamente, usare automi per sostituire i docenti, mi pare proprio una distopia.
    Potrebbe pero’ succedere, se si perde di vista il fine dell’educazione scolastica.

    Il fine e’ quello di creare uomini migliori all’interno di una societa’ migliore.
    Il fine non e’ quello di inculcare nozioni agli scolari, ritenendo che una cultura “enciclopedica” sia lo strumento per creare uomini migliori.

    Rimane il problema:
    e’ vero che a capo dei buoi non si mettono dei buoi; a capo dei buoi si mettono degli uomini.
    Se a capo dei buoi si mettono degli uomini, a capo degli uomini chi dovremo mettere?

    Allo stesso modo, a presiedere l’educazione degli scolari non si possono mettere degli automi, si metteranno degli esseri umani.
    Ma quali esseri umani? Certamente gli uomini migliori, i piu’ preparati e i piu’ dotati!

    Ma qual’e’ l’educazione da impartire agli insegnanti per renderli migliori?
    E di conseguenza, qual’e’ l’educazione da impartire agli scolari per renderli uomini migliori in una societa’ migliore?

    Per rispondere a queste difficili domande, provero’ a servirmi di un esempio tratto dall’agricoltura.

    Per avere un buon raccolto, occorrono tre cose:
    – un terreno fertile
    – un esperto agricoltore
    – una buona semente

    Cosi’ forse dovrebbe essere anche nella scuola.
    Per avere un buon raccolto, occorrono tre cose:
    – un fertile scolaro
    – un esperto insegnante
    – una buona semente culturale

    • Grazie per l’interesse mostrato e per il commenti postato. Ho solo una perplessità: lei si chiede quale sia l’educazione da impartire ai docenti per farne dei buoni docenti. Uno dei sensi del racconto è una critica, neanche tanto velata, ad una concezione meccanica o comportamentista. Siamo esseri umani, con le nostre fragilità ma anche con un’intelligenza. Non si diventa migliori con un’educazione da impartire, ma con una volontà cosciente ed intelligente per cooperare con altri al miglioramento collettivo. Non diventiamo fantasmi di processi eterodiretti e algoritmizzati! Il problema è la rottura di cooperazione tra alunni e docenti. Se agli alunni non importa apprendere, un docente, ottimo o pessimo, non potrà nulla. È da questa difficoltà che dovremmo ripartire, mettendo al centro la finalità educativa, ovvero gli apprendimenti, e non i mezzi o strumenti (banchetti; digitale; metodologie; etc.). Spero di essere stato chiaro.

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