Filosofia e nuovi sentieri

«Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L’un compito è proprio del genio che crea, l’altro della perspicacia che perfeziona» Denis Diderot

Dalla sincronicità di Jung all’entanglement quantistico. Per un modello causale di connessione locale e non-locale di tipo naturale e psichico – Seconda parte

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5. Moventi della sincronicità

L’altra questione su cui interrogarsi è da cosa è mossa la sincronicità? Prendiamo in studio questi due argomenti, rispettivamente una sintesi naturale (fisica) e una citazione psichica (spirito):

Fra due sistemi è entanglement quantistico (intreccio) dove le proprietà di uno sono completamente correlate con le proprietà dell’altro. Così i sistemi in entangled rappresentano una sola entità, tale che se si separano non vengono descritti come sistemi distinti ma come unico sistema; poiché, al cambiar di alcuni stati di uno, come lo spin o la polarizzazione, cambia istantaneamente l’altro, indipendentemente dalla loro separazione spaziale. Esempio: nel mondo quantistico causa un fenomeno entanglement (intreccio) lo sdoppiamento di un singolo fotone che passa simultaneamente in due fenditure, uscendone, dietro le fenditure, intrecciati nello spazio e nel tempo, con interferenze che raggiungo posizioni ben precise tramite un passaggio di informazione “non-locale” As⇒Bs.

«Trovai [in merito alla magia] una spiegazione illuminante nel sesto libro del Naturalia di Avicenna, in cui si dice che è insita nell’animo umano una certa proprietà di cambiare le cose […]; precisamente [ciò accade] quando l’anima è trascinata a un grande eccesso di amore o di odio. Se quindi l’anima di un uomo cade in preda a un grande eccesso di una qualche passione […], si può stabilire sperimentalmente che l’eccesso costringe [magicamente As⇒Bs] le cose e le cambia nella direzione verso cui tende.» Alberto Magno, De mirabilibus mundi

Il caso naturale tratta di un legame stabile fra entità A⇒B, indipendente dal luogo in cui si trovano nello spazio cioè dall’estensione che quantitativamente li separa (es. uno a nord l’altro a sud). Il caso psichico tratta di un legame instabile fra entità A⇒B∨C, indipendente dal tipo di spazio che occupano cioè dall’estensione che qualitativamente li separa (es. uno è uomo l’altro martello).[1] Entrambe, natura e psiche, parlano di sincronicità indipendenti dalle loro separazioni spaziali, As⇒Bs.

L’altro elemento interessante dei due sopra argomenti, è che le sincronicità naturali hanno dei componenti completamente correlati e costantemente sovrapposti, misurabili come nello stesso spazio As⇒Bs e istantanei At⇒Bt, mentre le sincronicità psicologiche hanno un componente interno psicologico e uno esterno oggettuale in parte correlati e momentaneamente sovrapposti, misurabili come nello stesso spazio As⇒Bs a volte in archi di tempo At⇒Bt’.

Tale indipendenza spaziale fra i legami di sincronicità è una connessione non-locale, un rapporto indescrivibile tramite consecuzione fisica ma tramite salti fisici legati da sovrasensibili ragioni in sé (legami di senso) che li sincronizzano e interconnettono nelle loro parti. Sembrerebbe quindi che la sincronicità, in alcuni casi, si muova da qui:

  • Naturalmente si può muovere per aver interagito in una certa unione per un certo intervallo, in “unità intelligibile”, tale che, separandosi, a certi cambiamenti di uno ne risente anche l’altro;
  • Psichicamente si può muovere da un’espansione emotiva (es. per amore, morte etc) che aumentando la propria gravità (metaforicamente come “buco nero”) crea un legame intelligibile con l’esterno portandolo a compiersi in misura del proprio stato interno.

Il caso naturale implica che fra due o più corpi si può creare una sorta di «campo intelligibile» che li tieni sovrasensibilmente uniti in un’unica entità in modo stabile, cosicché la stessa unità possa trovarsi fisicamente in luoghi diversi ma sempre sotto la stessa unione intelligibile. Il caso psichico implica che più forte è il sentire (emozione) psichico e più la psiche tende a sincroniźzare l’esterno al proprio stato interno (uguale “battito”, “direzione” etc), in modo instabile perché può sincronizzare ciò che è al momento circostante ampliando il proprio «campo intelligibile». Entrambe, natura e psiche, parlano di una sorta di campo[2] intelligibile per il quale diversi fenomeni si manifestano “legati” (fisicamente o simbolicamente) da una stessa “sovrasensibile” ragione soggiacente, senza consecuzione spaziale. Tale d’apparirci, sia nel caso naturale che psichico, che «certe cose […] si comportano come se fossero uguali, mentre per noi tuttavia non lo sono» (Jung 1935).

Di seguito il detto modello generale della sincronicità.[3]

Due o più eventi apparentemente accidentali poiché non legati da nessun nesso di consecuzione fisica, tuttavia non necessariamente simultanei, sono detti in sincronicità se sono soddisfatte le seguenti condizioni:

    1. il loro presupposto è un nesso causale intelligibile senza consecuzione fisica;
    2. gli eventi sono in corrispondenza attraverso misure fisiche comuni o sensi simbolici, immagini, significati comuni.

Due o più eventi sono detti in sincronicità naturale se sono soddisfatte le seguenti condizioni:

    1. hanno una correlazione stabile As⇒Bs;
    2. sono indipendenti dalla loro quantitativa separazione spaziale;
    3. sono correlati completamente e costantemente sovrapposti;
    4. hanno componenti naturali.

Due o più eventi sono detti in sincronicità psichica se sono soddisfatte le seguenti condizioni:

    1. hanno una correlazione instabile As⇒Bs∨Cs;
    2. sono indipendenti dalla loro qualitativa separazione spaziale;
    3. sono correlati in parte e momentaneamente sovrapposti;
    4. hanno un componente interno-spicologico e uno esterno-naturale.

 

6. Misure della sincronicità

I due sopra moventi naturali e psichici della sincronicità, comportano un problema di misurazione, sia dal punto di vista matematico per l’aspetto naturale, sia dal punto di vista sentimentale per l’aspetto psichico:

  • Matematicamente, se in date circostanze un’unità resta tale indipendentemente dalla separazione dei suoi elementi, in un’unità entangled non separabile, allora vi è una matematica formalizzante la possibilità che, davanti a 3 mele, l’unità “3” resti tale indipendentemente dalla distanza dei suoi elementi “mela”, così da avere insiemi misti che possono essere spiegati come stati quantici entangled;[4]
  • Sentimentalmente, se una psiche caduta in una forte emozione può chiamare a sé il senso della realtà circostante, allora è in qualche maniera da quantificare o rendere modello il meccanismo psicologico junghiano per cui, con l’abbassamento del livello mentale suscitato dall’emozione le immagini affettuali si mostrano in sincronicità con eventi oggettivi esterni.

Nel caso naturale della sincronicità si è davanti a una materia non-cosciente che interagendo sovrasensibilmente (legame intelligibile) con un’altra materia non-cosciente modifica improvvisamente la realtà in corso, senza consecuzione fisica. Nel caso psichico della sincronicità sembra[5] di stare davanti a una mente cosciente capace di elaborare astrattamente le ragioni in sé (causa delle sincronicità) e, in certi casi di “gravità”, trasmetterle inconsciamente per via non-locale, improvvisamente senza consecuzione fisica; il che giustificherebbe perché certi arcani casi di sincronicità capitino con frequenza agli esseri “razionali”.

Da quanto detto, mi pare che il termine “gravità” concorra al titolo di “misura”, sia per il simbolico aspetto psicologico della sincronicità, con la gravità dell’emozione che aumentando aumenta il proprio campo gravitazionale portando a far ruotare intorno a sé alcuni oggetti esterni, sia per il materiale aspetto naturale della sincronicità, con particelle che a salti scompaiono e appaiono senza consecuzione fisica come in una sorta di gravità granulare capace di squarciare la separazione spaziale.

 

7. Ripetibilità della sincronicità

Parlando di moventi naturali e psichici della sincronicità, è facile attribuirle il «principio di ripetibilità: tutto ciò che ha un movente, ricreandone le condizioni, può essere ripetuto». E ciò che può essere ripetuto entro certe variabili è riproducibile in esperimento. Chiaramente si parla di ripetibilità diverse fra natura e psiche, in relazione alla costituzione ontologica dei loro oggetti:

  • L’oggetto naturale si ripete in rigide leggi statiche, connessioni generali. È il dato di studio esterno delle scienze naturali e riguarda i rapporti del mondo;
  • Il soggetto psichico si ripete in gassose leggi personali, connessioni individuali. È il dato di studio interno delle scienze psichiche e riguarda i rapporti di sé;
  • L’intersoggettivo sociale si ripete in liquide leggi mutevoli, connessioni collettive. È il dato di studio comune delle scienze sociali e riguarda i rapporti con gli altri.

Abbiamo appena distinto tre tipi di scienze a seconda del loro oggetto di studio (dato empirico) e del luogo da cui lo colgono (fonte empirica): scienze naturali con oggetto la realtà esterna e leggi statiche, generali, universali; scienze psichiche con oggetto la realtà interna e leggi personali, individuali, particolari; scienze sociali con oggetto la realtà comune e leggi mutevoli, collettive, plurali.[6]

Noi qui trattiamo la ripetibilità della sincronicità dal punto di vista naturale e psichico, nel prossimo capitolo invece continuiamo la suddetta distinzione delle tre scienze. A livello naturale prendiamo ad esempio l’entanglement quantistico fra le particelle A e B, in cui, per esempio, cambiando lo spin (rotazione) di A si ha un effetto istantaneamente misurabile anche sullo spin di B, As⇒Bs. Psicologicamente prendiamo ad esempio gli studi di Jung, dove uno stesso stato emozionale interno può causare ora uno stato oggettuale esterno altre volte un altro, As⇒Bs∨Cs. Tale discrepanza natura-psiche è data dall’introduzione del soggetto individuale nei fatti psichici, per la quale autonoma individualità «la riproducibilità degli esperimenti psicologici emerge con una perfezione minore»[7].

Quindi per quanto la riproducibilità della sincronicità sia più semplice dal punto di vista delle particelle quantistiche in laboratorio, ciò lascia presumere o sembrerebbe che la sua ripetizione dal punto di vista della psiche potrebbe rientrare fra le possibilità e avere quindi una configurazione a tratti intenzionale. Avere una configurazione intenzionale della sincronicità, significa poterla indurre, significa avere un controllo sulle ragioni in sé dacché la sincronicità è l’effetto temporale di sovrasensibili ragioni in sé.  Tale controllo è attendibile se la sovrasensibile ragione in sé (causa della sincronicità) è logicamente intelligibile (studiabile nel suo ordine astratto) e fisicamente giustificabile (praticabile nelle sue conseguenze sensibili).

 

8. Scienza psichica e naturale

Studiare la ripetibilità della sincronicità, nel suo versante psichico, paleserebbe una scienza psichica i cui interventi sarebbero in grado di indurre modificazioni riconducibili a un modello previsionale; anche con «certi carmi magici, [che sono le parole appropriate]» (Platone, Charm. 156d), così come avviene negli esperimenti di M. Emoto dove le forme dei Cristalli d’acqua cambiano a seconda del modo di parlare all’acqua (es. love, i will kill you, peace etc).

Ivi credo che il concetto di scienza psichica possa darsi, previa rivalutazione del concetto stesso di scienza. Tale rivalutazione scientifica intacca l’ideazione aristotelica per la quale dell’individuale non c’è sapere perché il sapere riguarda l’universale, o come dice Husserl (p. 353): «la soggettività non può essere conosciuta da nessuna scienza oggettiva». Detto in altri termini, l’enigma psicologico è questo: se la scienza aspira all’universale oggettivazione, allora l’individuale non ha scienza perché è personale non-universale, quindi non risponde al «canone scientifico dell’oggettivazione». Di conseguenza anche la psicologia, che tratta connessioni individuali, non ha scienza.

Per superare questo dramma psicologico, il dramma dell’individuo che non può avere scienza di sé eppur «conosci te stesso» (oracolo di Delfi), assumiamo anzitutto i sopradetti casi di ripetizione fra psiche e materia o fra psiche e psiche, dalla cui ripetizione abbiamo la possibilità di oggettivare alcuni processi psichici, ossia a volte la possibilità che a un dato stato psichico soggettivo corrisponda, per via determinata o probabile, un dato oggetto fisico; più in là la possibilità di modificare la materia con la mente e la mente con la materia. Giunge subitaneo il primo enigma scientifico: la psiche ha risvolti naturali e viceversa, a tratti, empiricamente verificabile la psiche e teoricamente conoscibile la natura.

Da tale ripetizione psichica e conseguente oggettivazione, segue la possibilità di esprimere leggi universali di tipo psicologico. Bowlby, ad esempio, descrive una legge universale di tipo psicologico per il lutto, divisa in 4 parti: disperazione; ricerca della persona; disorganizzazione; riorganizzazione della propria vita. La quale legge non dice nulla sul modo personale in cui il soggetto affronta il lutto, solo i limiti entro cui lo affronta. Similmente a come la legge di gravità non predice la velocità con cui gli oggetti cadono, solo la costante G = 6,67×10−11 N m2/kg2  entro cui lo fanno.  Abbiamo così che le leggi universali descrivono le condizioni entro cui si compiono i propri oggetti di studio, senza cancellarne la particolarità; tale per cui le leggi universali non dicono solo ciò che l’individuale fa ma, in quanto individuale, anche ciò che gli è possibile fare. Giunge subitaneo il secondo enigma scientifico: la scienza universale non cancella la particolarità dei suoi oggetti di studio, né in ambito naturale, né psichico né sociale.[8]

Un ulteriore passo per superare il dramma psicologico, è assumere la seguente forma logico-matematica e applicarla linguisticamente a questa situazione:

O(S)↔O={S}[9]
La proprietà interna individuale personale O del soggetto S, ossia O(S), può trasferirsi ↔ in un oggetto esterno pubblico generale O del soggetto S, ossia O={S}; e viceversa.

Da questa forma logico-matematica, seguono due scienze universali distinguibili dal proprio verso metodologico di studio:

  • La scienza naturale S migra l’oggetto esterno O nella propria coscienza interna O(S), con la possibilità di riportarlo al caso oggettivo ↔ O={S}. Cioè il soggetto interiorizza l’oggetto esterno nella propria immediata coscienza interna, pur conservandone l’universalità;
  • La scienza psicologia S migra il proprio individuale interno O in un oggetto esterno O={S}, con la possibilità di riportarlo al caso individuale ↔ O(S). Cioè il soggetto esteriorizza il proprio individuale nella mediata coscienza esterna, pur conservandone l’individualità.

Abbiamo appena distinto due tipi di scienze a seconda del loro metodo di studio: le scienze naturali interiorizzano l’oggetto esterno all’attenzione della propria conoscenza; le scienze psicologiche esteriorizzano il soggetto interno all’attenzione della conoscenza collettiva. Riassumendo possiamo dire che le scienze si differenziano per il loro metodo di studio e per il loro oggetto di studio (cfr. cap. 7). Giunge subitaneo il terzo enigma scientifico: la scienza universale si distingue in (1) scienza naturale, volta a spiegare (Erklären) l’oggetto esterno con leggi generali e processi di interiorizzazione dello stesso, (2) scienza psichica, volta a comprendere (Verstehen) il soggetto interno con leggi individuali e processi di esteriorizzazione dello stesso. (3) Frammezzo, scienza sociale volta all’intersoggettivo collettivo con leggi comuni e ricostruzioni storico-culturali.[10]

Oltretutto, a ben vedere, l’ivi formula risolve, con un interscambio reciproco, l’opposizione tra il punto di vista trascendentale, per cui lo sviluppo naturale O sottostà alle condizioni della psiche O(S), e il punto di vista immanente ed empirico, per cui lo sviluppo psichico S sottostà alle condizioni della natura O={S}.[11] 

Orbene, se queste sintesi fossero possibili, avremmo qui un passo aggiuntivo verso l’ideazione della scienza psichica, del «conosci te stesso» e della «cura di sé». Indi un primo passo verso una sincronicità naturale e psichica come particolare studio causale di cause temporali.

Di seguito il detto modello generale della scienza universale.

Scienza universale: naturale; psichica; sociale.

Scienze naturali
Oggetto di studio: realtà esterna, oggetto.
Fonte di studio: i rapporti del mondo esterno tramite connessioni naturali.
Metodo di studio: interiorizzazione dell’oggetto esterno nella propria coscienza interna, con possibilità di riportarlo al suo valore oggettivo.
Aspirazione: spiegare leggi generali, universali, statiche. 

Scienze psichiche
Oggetto di studio: realtà interna, soggetto.
Fonte di studio: i rapporti del mondo interno tramite connessioni individuali.
Metodo di studio: esteriorizzazione del soggetto interno nella coscienza collettiva, con possibilità di riportarlo al suo valore individuale.
Aspirazione: comprendere leggi individuali, particolari, personali. 

Scienze sociali
Oggetto di studio: realtà collettiva, intersoggettivo.
Fonte di studio: i rapporti con gli altri tramite connessioni sociali.
Metodo di studio: ricostruzioni storico-culturali delle comunità.
Aspirazione: leggi comuni, plurali, mutevoli.

 

9. Differenze con gli altri modelli non-locali

Concludo riassumendo le differenze precipue di questo modello non-locale in confronto ai precedenti modelli non-locali.

     Nome modello non-locale

Il nome “Sincronicità”, apparso per la prima volta durante la sessione del 4 dicembre 1929 nel seminario sull’Analisi dei sogni tenuto al Club psicologico di Zurigo (Jung 2006), è qui mutato in caso generale di tutti i casi particolari (naturali e psichici) di legami non-locali. Ho scelto di mantenere questo nome junghiano anche se etimologicamente errato, laddove, come fece notare Pauli a Jung in una lettera di fine giugno 1949:

La parola “sincrono” mi sembra quindi in una certa misura illogica, a meno che Lei non intenda riferirsi a un chronos che si differenzia in modo essenziale dal tempo abituale. Non è evidente, a priori, capire come mai avvenimenti che “esprimono la presenza di una stessa immagine e/o uno stesso significato” dovrebbero essere simultanei: il concetto di tempo mi è più difficoltoso che il concetto di senso. (Jung 1992).

In questa corrispondenza Pauli fa notare come il termine syncronizität porti con sé il greco chronos invece assente nei legami non-locali. Essi infatti, sia fisicamente che psichicamente, si muovono in un tempo improvviso, exaíphnes (Platone, Parm. 156D) suggerisce Luciana Guerrisi. Correggendo quindi i difetti originali del nome “sincronicità”, aggiustandolo con l’accezione di “improvviso”, ho mantenuto questo nome per questo modello generale dei legami non-locali.

     Modello naturale non-locale

A differenza degli ordinari modelli naturali, i quali separano i legami non-locali dagli atti causali, ho qui ampliato quest’ultimi indicando la sincronicità come atto causale sovrasensibile, così da avere una causa fisica sensibile locale consecutiva e una causa intelligibile sovrasensibile non-locale improvvisa, da cui una causa spazio-temporale descritta nei suoi aspetti di spazio locale e tempo non-locale. Il fatto di attribuire uno statuto di causalità sovrasensibile alla sincronicità, ne favorisce, dal lato della causa, la ripetibilità, dal lato dell’effetto, l’analisi e classificazione empirica delle sue conseguenze sensibili.

   Modello psichico non-locale

A differenza degli ordinari modelli psichici, definisco la sincronicità come una possibilità naturale che può essere stimolata anche in modo psichico. L’arcano primordio che la causa è la ragione in sé delle cose, il noumeno, non localizzabile sul piano fisico-sensibile ma intelligibile-sovrasensibile. Accedere a questa dimensione in sé è possibile quindi solo per via psichica, esattamente attraverso «lo strumento intuitivo proprio dell’inconscio, capace di entrare immediatamente in contatto con la realtà in sé (la ragione) senza la mediazione dei concetti e sensi dell’osservatore» (Ceravolo 2019).

 

Note

[1] Lo spazio è inteso qui in tutta la sua estensione, sia in merito allo spazio che separa quantitativamente un punto da un altro, sia in merito allo spazio di cui è composto qualitativamente uno e l’altro.

[2] I campi fisici hanno come concezione che i fenomeni sono manifestazioni “effimere” di entità “fondamentali” soggiacenti.

[3] Marzocca 2011: «La definizione di sincronicità, così come elaborata da Jung in accordo con i commenti e le posizioni di Pauli, è la seguente: “Due o più eventi apparentemente accidentali, tuttavia non necessariamente simultanei, sono detti sincronici se sono soddisfatte le seguenti condizioni: 1. qualunque presunzione di un nesso causale tra gli eventi è assurda o inconcepibile; 2. gli eventi sono in corrispondenza tra di loro attraverso un significato comune, spesso espresso simbolicamente; 3. ogni coppia di eventi sincronici contiene una componente prodotta internamente e percepita esternamente.”»

[4] È una prospettiva attualmente in considerazione la possibilità che gli insiemi misti possano essere un mezzo matematico per spiegare alcuni aspetti dell’entanglement.

[5] Non mi sto riferendo pienamente alla teoria dei campi morfici di Rupert Sheldrake, la quale si basa sull’idea che la specie abbia un inconscio collettivo di stampo archetipo junghiano e leggi universali modificabili. Tendo più a riferirmi alle tecniche di neuroimaging, che hanno dimostrato come i tracciati elettroencefalografici di due persone possono sintonizzare le proprie onde cerebrali sincronizzando gli emisferi reciproci, chiudendo gli occhi e tentando di comunicare stabilendo una connessione.

[6] Mi differenzio da Winbelband e Dilthey poiché loro distinguono due sole scienze, io tre, così “loro” confondono e mischiano alcuni caratteri della scienza sociale (es. storicismo) con quelli individuali o viceversa (es. idiografica). Certo, Dilthey afferma chiaramente l’impossibilità di dissociare l’individuo dalla cultura e dall’organizzazione sociale in cui esso vive, che equivale a non poter dissociare neanche la società dalla natura in cui vive; il che fa crollare l’obbiezione di Dilthey. Ma pur accettando l’inseparabilità dell’individuo dalla società e natura in cui vive, resta la possibilità di distinguerli teoricamente (natura, società, individuo) e, di conseguenza, distinguere la scienza secondo i diversi oggetti di cui si occupa (cfr. Ceravolo, Mondo 2016, cap. 3.21 e 3.23: “oggetti inseparabili ma distinguibili”).

[7] In uno studio multilab per testare la riproducibilità dei risultati psicologici, hanno rilevato una riproducibilità degli stessi intorno a 10 su 13. Cfr. J. Bohannon, Second Look at Psychology Experiments Offers Reassurance, Scienze/ISNN 1095-9203, 27 novembre 2019.

[8] Sto rispondendo alla domanda: “universalizzando un personale, si parla ancora di quell’individuo o si parla di altro?” La risposta data è che si parla dell’individuo e in particolare di quell’individuo, poiché se ne descrivono i tratti individuali sebbene come oggetti in generale, poiché l’universale non cancella l’individuale.

[9] La formula si origina qui: “se Socrate predica il suo essere uomo, allora l’uomo è l’insieme di Socrate”. Presentata nel mio libro Mondo (2016) e poi applicata in diversi articoli e nel mio secondo libro Libertà (2018).

[10] Ho mantenuto la distinzione ritracciabile sia in Dilthey che in Winbelband fra scienze naturali “spiegazione-esterno” e scienze dello spirito “comprensione-interna”. Ho però spostato il fulcro dello storicismo di Dilthey (ricostruzione di strutture storico-culturali) nelle scienze sociali quindi ne ho stralciato la parte sull’individuo, mentre ho spostato il fulcro dell’idiografica di Winbelband (strutture individuali, personali) nelle scienze psichiche quindi ne ho stralciato la parte sulle ricostruzioni storiche. Al fine di cercare una più precisa teoria tanto dello spirito quanto della naturale e del sociale.

[11] Dilthey 2007, p. 37: «Il problema del rapporto delle scienze dello spirito con la conoscenza della natura può ritenersi risolto solo quando verrà risolta l’opposizione tra il punto di vista trascendentale per cui la natura sottostà alle condizioni della coscienza e il punto di vista oggettivamente empirico, per cui lo sviluppo dell’elemento spirituale sottostà alle condizioni della natura.»

 

Bibliografia di riferimento

Ceravolo V.J. 2016, Mondo. Strutture portanti. Dio, conoscenza ed essere, ed. Il Prato, collana I cento Talleri, Saonara (PD).

ID. 2019, Guida mistica al noumeno – 8 brevi passi per accedere all’invisibile, in «Filosofia e nuovi sentieri» dicembre.

Cicero V. 2010, Nel nome di Dexter, ed. Vita e pensiero, Milano.

Dilthey W. 2007, Introduzione alle scienze dello spirito, ed. Bompiani, Milano.

Guerrisi L. 2017, Jung e Pauli – Sincronicità a confronto, in «Illuminazione» luglio.

Husserl E. 1961, La crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale, ed. Il Saggiatore, Milano.

Jung C.G. 2019, La sincronicità, ed. Bollati Boringhieri, Torino.

ID. 2015, Fondamenti della psicologia analitica, conferenza del 1935, ed. Bollati Boringhieri, Torino.

ID. 2006, Analisi dei sogni. Seminario tenuto nel 1928-30, a cura di W. McGuire, tr.it. di L. Perez, ed. Bollati Boringhieri, Torino.

ID. 1992, Lettera a Pauli del 29 giugno 1949, in «Meier».

Suppes W. 1984, La logica del probabile. Un approccio bayesiano alla razionalità, ed. Clueb, Bologna.

Marzocca F. 2011, L’incontro tra lo psicoanalista Jung e il fisico Pauli, in «Átopon».

Platone, Carmide.

ID. Parmenide.

 

*Vito J. Ceravolo, classe 1978, è ricercatore indipendente nell’ambito dell’accessibilità intellegibile all’in sé e percettiva al fenomeno. Fra le sue pubblicazioni: Mondo. Strutture portanti. Dio, conoscenza ed essere, ed. Il Prato, collana I Cento Talleri, Saonara 2016 (secondo al Premio Nazionale di Filosofia 2017, Certaldo); Libertà, ed. If Press, collana TheoreticalPhilosophy, Roma 2018. Diversi anche gli articoli pubblicati presso riviste.

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