Filosofia e nuovi sentieri

«Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L’un compito è proprio del genio che crea, l’altro della perspicacia che perfeziona» Denis Diderot

Gli almanacchi di Paolo Mantegazza. un libro Unicopli sulla sessualità di Matteo Loconsole

1 Commento

> di Mario Lupoli

Parlare di educazione e costumi sessuali, soprattutto in un Paese come l’Italia e a maggior ragione tra la seconda metà dell’Ottocento e i primi anni del Novecento, è un’operazione culturale necessariamente polivoca. Richiama un orizzonte insieme pedagogico, filosofico e politico. Interpella una dimensione etico-morale e di costume. Rimanda a complesse questioni di genere, a percorsi di emancipazione, a un intreccio sempre instabile tra scienza, sanità, disciplinamento sociale. In quest’ordine così articolato di problemi si colloca l’accurata ricerca condotta da Matteo Loconsole, attorno agli almanacchi di Paolo Mantegazza, e di recente pubblicata per i tipi della Unicopli di Milano.

Editi tra il 1866 e il 1905, gli almanacchi riportati alla luce da Loconsole, con introduzioni che puntualmente ne restituiscono i temi essenziali e il contesto in cui uscirono, rappresentano una delle esperienze più significative ed esemplari di educazione popolare di quel periodo.
Educare il popolo, in una visione scientista e positivistica, e all’interno dei processi di assestamento e consolidamento dello Stato unitario, era un’espressione centrale del controllo dei subalterni. La sfera dell’igiene e della sessualità era di particolare importanza, giacché consentiva di accedere alla dimensionalità corporea e alle relazioni più intime dei soggetti con se stessi e con i propri familiari.
È evidente che si trattava di una delicata dialettica tra esigenze sanitarie e potere, tra civismo e dominio.
Il primo aspetto rilevante del lavoro di Loconsole è la possibilità stessa che offre di un rapporto diretto con le fonti. Solo in questo modo si può aggirare il rischio di cedere a frettolose etichettature di fenomeni ancora caldi dal punto di vista etico-politico, religioso, sanitario.
Leggere questo contributo in un momento storico come l’attuale, in cui la pandemia del COVID-19 segna ed esprime un prima e un dopo nell’esperienza della contemporaneità, fa sì che la portata dirompente di queste tematiche emerga con una forza probabilmente accresciuta. La stessa riflessione filosofica sull’epidemia, che è sembrata talvolta arrancare, o flettere alla difficoltà di un dialogo produttivo attorno ai nessi tra sanità e politica, salute pubblica e disciplina del dominio, tra norma ed eccezione, può trarre giovamento da una riconsiderazione critica della storia di queste intersezioni.
In questo senso la lettura e la meditazione di questo studio ci sembrano più che mai feconde.
La vicenda degli Almanacchi di Paolo Mantegazza è particolarmente istruttiva per la sua collocazione in seno all’affermarsi di quel «processo di medicalizzazione dell’umano e del corpo sociale, inteso quale luogo di espressione dell’esistenza individuale», che era parte essenziale della nuova «visione scientifica del mondo» (p. 7).
L’autore del libro rappresenta efficacemente come la norma scientifica si configuri, in questo snodo storico, con forti connotati valoriali. Essere pro o contro l’oggettività, stabilita e formalizzata in principi e precetti, inizia ad eccedere i confini epistemologici, per invadere i territori dell’esistenza individuale e sociale. Le implicazioni sono notevoli, e ancora oggi – la gestione dell’epidemia di COVID-19 lo dimostra – sono questioni aperte.
La naturalità diviene criterio normativo per stabilire il lecito e l’illecito, il giusto e l’ingiusto, il normale e il deviante. Se è la scienza a stabilire il criterio, esso diventa indiscutibile e fagocita diritto, morale, pedagogia, persino la narrativa. «La cura e l’educazione di uomini e donne avrebbero dovuto coinvolgere l’umano nella sua complessità psicofisica. Educare il corpo avrebbe significato educare la mente individuale e viceversa» (p. 10).
L’opera di Paolo Mantegazza è espressione «della sua costante militanza culturale, tanto in un contesto più specificamente scientifico quanto in un ambito più o meno divulgativo» (p. 13).
I suoi almanacchi dovevano costituire uno strumento, attraverso cui il popolo poteva trovare direttamente tutte le informazioni necessarie a una vita coerente con corretti principi di morigeratezza e igiene. Sono un modo per portare avanti i suoi ideali politici, democratici e anticlericali, e parte del complessivo «progetto di educazione totale» (p. 17) di quegli anni.
Un’educazione totale che include necessariamente la sessualità: «l’idea che il processo educativo coinvolga, per sua stessa natura, la totalità umana, implica una pedagogia legata a doppio filo tanto alla componente fisica quanto a quella psichica della persona. La stessa educazione sessuale, pertanto, non è avulsa dalla sfera delle emozioni e delle passioni umane, più o meno normali che siano, ma si configura essa stessa come educazione sentimentale» (p. 21).
La sessuofobia moralista, che fa da sfondo a questa politica, assume connotati particolarmente sinistri con la declinazione scientista, che finisce per trascinare il corpo in una totale reificazione, mentre la sfera emotiva, passionale e sentimentale viene astratta e non sfugge alla prigione del bigottismo.
In questo quadro, anche la propaganda di Mantegazza, che promuoveva «la tutela e l’esaltazione della donna quale membro garante della moralità, dell’educazione e della solidità nazionale, non invalidarono i contenuti, culturalmente sedimentati nell’immaginario collettivo, della morale patriarcale vigente» (p. 28).
Ancora una volta, il valore di questo testo va radicalmente al di là del pur importante aspetto ricostruttivo e storico, per offrire nuovi materiali per una riflessione critica, nella quale il presente non può essere escluso.

Matteo Loconsole è dottorando in “Cultura, Educazione, Comunicazione” presso l’Università degli studi Roma Tre. Al centro delle sue ricerche sono la storia della sessualità e dell’educazione sessuale nel contesto dell’Italia positivista, con particolare riguardo al profilo di Paolo Mantegazza. Tra le sue pubblicazioni, si ricordano Umberto Notari e il confronto tra tradizione ed emancipazione (Intersezioni, 2/2018); Laws and sexual prejudices in the Italian positivist culture: murderous mothers and the education to infanticide (Studi sulla formazione 2/2019); Dalla donna normale alla criminale-nata. La natura femminile nel dialogo tra Paolo Mantegazza e Cesare Lombroso, in Liliosa Azara e Luca Tedesco, La donna delinquente e la prostituta. L’eredità di Lombroso nella cultura e nella società italiane, Roma, Viella, 2019, pp. 71-89.

* Mario Lupoli è nato nel 1979 a Napoli. Laureato in filosofia alla Federico II, teacher in Philosophy for Children & Community, si occupa di pratiche filosofiche, educazione non formale e mediazione culturale. Ha pubblicato lavori sulla storia della filosofia, sulla ricezione di Platone nel pensiero contemporaneo, sul pensiero agostiniano, sul materialismo storico e sulla teoria critica della società.


Matteo Loconsole, Educazione e sessualità. Gli almanacchi di Paolo Mantegazza (1866-1905), ed. Unicopli, 2019.

One thought on “Gli almanacchi di Paolo Mantegazza. un libro Unicopli sulla sessualità di Matteo Loconsole

  1. Questa recensione sugli Almanacchi di Paolo Mantegazza mi ha molto incuriosito e mi complimento col recensore per la chiarezza. Premetto che non conosco quasi per niente la poliedrica opera di Mantegazza. Qualche anno fa, in un mio saggio sulla libertà (Non fare troppe domande. Ledizioni, Milano) tra i vari testi ho utilizzato del materiale tratto da “L’anno 3000”, saggio di fantapolitica utopica del Mantegazza. Mi chiedo se in questa analisi fatta da Matteo Loconsole ci sono cenni o riferimenti ad altre opere “educative” del Mantegazza, quali, per esempio, “Ordine e Libertà: conversazioni di politica popolare”, o “Il Bene e il Male”.

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