Filosofia e nuovi sentieri

«Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L’un compito è proprio del genio che crea, l’altro della perspicacia che perfeziona» Denis Diderot

Lo specchio relativistico della materia e della forma dello spazio-tempo: cronomeccanica, buchi neri e onde gravitazionali

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>di Giovanni Mazzallo*

ABSTRACT

Nel presente saggio (scritto nel novembre 2019) espongo una mia riflessione sulla significatività fisica e filosofica della relatività speciale e generale einsteiniana, che comporta la ridefinizione dei concetti di materia e forma nel quadro generale della cronomeccanica (e anche cronogeometria nel caso della relatività generale) come conseguenza di un nuovo approccio epistemologico al problema della conoscenza e della descrizione della natura incentrato sulla visione pienamente matematizzata dell’esistente.

Il cambiamento che la teoria della relatività einsteiniana ha apportato nell’approfondimento e spiegazione del concetto di tempo non concerne solo la relativizzazione dei valori misurativi di spazio e tempo (da cui discende la relativizzazione del moto per ogni singolo sistema di riferimento inerziale a velocità non trascurabili rispetto a quella luminale per cui la fisica classica diviene classico-relativistica), ma implica anche la ridefinizione delle tre coordinate spaziali alla luce della scoperta della dimensionalità temporale (il tempo è infine svelato nella sua essenzialità fisica in virtù della quale lo spazio assume una connotazione gnoseo-ontologica differente dalla concezione tradizionale di derivazione galileiano-newtoniana). Nella relatività speciale (valida per i soli sistemi inerziali) lo spazio si riduce alla dimensione tempo (le tre coordinate della dimensione spazio vengono ricondotte alla sola coordinata temporale) a causa della costanza della velocità della luce, che, essendo la velocità massima attestata empiricamente, rappresenta il limite fisico sotto il quale i fenomeni possono avvenire e gli enti (la realtà fisica in sé) possono esistere giacché è il parametro che collega le cause agli effetti e che, quindi, permette il dispiegarsi del divenire, l’evoluzione dell’esistente e di comprendere come l’esistenza fisica sia concessa solo se questa è ammissibile nella concatenazione causale (espressa in modo necessariamente ed esclusivamente temporale, dato che causa ed effetto stanno rispettivamente secondo logica in rapporto reciproco di anteriorità e posteriorità) instaurata dall’unico segnale causale esistente, ossia la luce nella sua velocità ineguagliabile e insuperabile sancente ineluttabilmente il darsi dei processi fisici secondo l’ordine temporale stabilito nella natura fondamentalmente causale della realtà fisica poiché le velocità (perciò i tempi) dei fenomeni naturali non si approssimano minimamente alla soglia luminale da cui derivano l’esistenza e il divenire nel tempo del reale (Cfr. Henry Margenau, Einstein’s conception of reality in Albert Einstein: Philosopher-Scientist a cura di Paul Arthur Schilpp, MJF Books, 1970, p. 253).

Come giustamente formulato da Minkowski nella sua disamina sulle conclusioni traibili in merito alla reinterpretazione dei concetti spazio e tempo all’interno del corpus teorico della relatività speciale, lo spazio è temporalizzato perché la normale distanza euclidea fra punti (fra coordinate di vettori in ambito meccanicistico) si trasforma (in seguito al disvelamento della costanza luminale) in un’equazione a quattro coordinate comprensiva dell’imprescindibile fattore temporale (rappresentato dal prodotto della variabile temporale per la velocità della luce sempre uguale a unità data la sua costanza rispetto ai vettori simboleggianti i fenomeni fisici) che, a differenza delle variabili spaziali, deve essere ineludibilmente di segno negativo. Questo perché il tempo a cui si attesta un fenomeno successivo a un dato fenomeno iniziale deve naturalmente essere a sua volta successivo (quindi essere maggiore rispetto al tempo del fenomeno precedente) e la differenza al quadrato dei due tempi è corredata quindi della decisiva e significativa segnazione negativa che caratterizza l’intero quadrivettore come vettore di tipo-tempo minore di zero. Se fosse uguale a zero, il vettore sarebbe di tipo-luminale (ciò si ha soltanto nel caso della velocità della luce), se fosse maggiore di zero (la coordinata temporale avrebbe quindi segnazione positiva) il vettore sarebbe di tipo-spazio (non rilevato in natura, in questo caso specifico sarebbe possibile in teoria viaggiare in tempi futuri poiché si potrebbe trascendere l’attestazione (coordinazione) spaziale dei processi fisici che devono ancora accadere superando pertanto il divenire temporale stesso da cui proviene il nesso causale che domina la realtà). Tutto ciò che esiste in natura è quindi dato all’interno del cono di luce (formato dall’intersezione sul piano cartesiano degli assi passanti per l’origine all’interno delle cui estremità si attestano enti e fenomeni tratteggiati necessariamente in vettori (linee-universo) di tipo-tempo con ordine temporale determinato di natura unicamente causale). La distanza euclidea, perfezionata con l’inclusione della coordinata (dimensione) temporale con le sue dinamiche che regolano la fenomenologia fisica della realtà (dell’esistente), diviene perciò un intervallo spazio-temporale la riconduzione della cui quantità numerico-spaziale (nelle sue tre coordinate) alla sola variabile temporale col suo connaturato segno negativo è indice non solo della separazione spazio-temporale intercorrente fra il prima (le cause, i fenomeni precedenti) e il dopo (gli effetti, i fenomeni susseguenti), ma anche del carattere sintetico del tempo coordinalizzato che riassume in sé le coordinate della dimensione spaziale (lo spazio, la sua formazione, la sua esistenza e la sua concepibilità (che permette di coordinare i fenomeni fisici localizzandoli) sono dati (come tutto ciò che esiste e può esistere, purché nei limiti della temporalità di essenza causale) nel tempo). La separazione e la localizzazione nello spazio sono conseguenza ed espressione della separazione (data dal divenire) e della localizzazione (coordinazione fondamentale) nel tempo (la distanza euclidea relativistica equivale alla coordinata (dimensione) del tempo che comprende in sé la dimensione dello spazio). L’intervallo spazio-temporale possiede lo statuto ontologico universale che contiene tutto ciò che attualmente esiste e che potenzialmente può essere suscettibile di manifestazione (concretizzazione fisica nel tempo), così che l’esistente (riconcepito relativisticamente) nel suo carattere di sostanza (fisica) viene drasticamente ridimensionato rispetto alla visione ordinaria della materialità perché (come mostrato e spiegato dalla relatività speciale) la geometria (nel cono di luce onnicomprensivo e nelle linee-universo che esistono e possono esistere unicamente all’interno di esso) si rivela essere la sola e unica sostanza, la sola è unica materia. La materialità è di natura profondamente temporale, è fatta di tempo (Cfr. Thomas Ryckman, The reign of relativity: philosophy in physics 1915-1925, Oxford University Press, 2005, p. 16).

La quantità aritmetica negativa ricavabile dall’intervallo di separazione spazio-temporale è il segno tangibile della presenza, alla base delle dinamiche dominanti della realtà fisica, di relazioni puramente matematiche da cui la realtà (nella sua costituzione ultima di divenire temporale) si espleta e in cui risiede anche il fondamento metafisico della fenomenologia fisica universale. Poiché la sostanza è il tempo e il tempo è in sé ineffabile e invisibile (non è né un oggetto carpibile sensorialmente né un concetto passibile di eventuale reificazione), allora non solo la matematica (nel suo elemento basilare che è il numero) è il costituente gnoseologico imprescindibile per la coordinazione spazio-temporale (la conoscenza) della realtà nei suoi fenomeni fisici, ma anche il numero (concetto altrettanto (meta)fisico come il tempo, dato che è necessario per effettuare misurazioni e quantificazioni (quindi per conoscere fisicamente la realtà), ma non è reificabile) è espressione ontologica dell’ineffabile spazio-tempo (conoscibile appieno nelle sue meccaniche interne attraverso il coordinamento equazionale) senza la quale la realtà non potrebbe essere compresa e la sua stessa esistenza (data dalla presenza di precisi rapporti quantitativi in termini di forze, interazioni fisiche fondamentali, grandezze fisiche, particelle e costanti di natura) si annullerebbe. La relatività speciale offre pertanto una visione panmatematicizzata dell’esistenza e della realtà fisica comprovata empiricamente; la struttura di fondo dell’universo fisico è rappresentata dallo spazio-tempo che, nella sua impostazione metrico-relazionale, è la natura quintessenziale della realtà fisica nota al soggetto conoscente attraverso il numero (la matematica) con cui diventa possibile localizzare (quantificare con la coordinazione) lo spazio-tempo utilizzando un concetto (meta)fisico (il numero) per comprendere il concetto (meta)fisico a fondamento del cosmo (lo spazio-tempo) (Cfr. D.P. Gribanov, Albert Einstein’s philosophical views and the theory of relativity, Progress Publishers, 1987, pp. 118-119).

La (meta)fisicità denota tanto l’evidenza non afferrabile contingentemente (il carattere meta dello spazio-tempo e del numero con cui conoscerlo) quanto la sua simultanea impronta empirica di sostanzialità (il carattere fisicità) che si manifesta nelle forme di tutto ciò che esiste ed è possibile conoscere (è possibile conoscere (ed è effettivamente conosciuto) solo tutto ciò che è possibile misurare (ed è effettivamente misurato)). Lo spazio-tempo (e la sua natura gnoseo-ontologica di matematica con cui si palesa in prospettiva dell’atto del conoscere) è il vero motore della realtà, il numero (pur restando nella sua astrattezza) vive concretamente nelle manifestazioni fisiche (non è solo uno strumento conoscitivo, è il modo in cui lo spazio-tempo diviene maggiormente visibile nella sua struttura ultima al soggetto conoscente), come dimostrato dalla covarianza generale stante alla base della relatività speciale e generale. Mediante la covarianza (per cui, utilizzando le formule di trasformazione di Lorentz (da ampliare nella relatività generale), è possibile giungere all’universale determinazione conoscitiva dell’oggetto fisico prendendo in esame le diverse coordinazioni spazio-temporali di ogni sistema di riferimento) ogni situazione fisica è considerata approfonditamente e si spiana il sentiero verso la conoscenza dell’oggettività fisica che permette di comprendere come il variare del binomio tempo-velocità comporti effetti fisici (quelli relativistici di contrazione spaziale e dilatazione temporale esemplarmente associati all’oggetto relativistico che si approssima alla velocità luminale) emblematici in riferimento all’azione reale che i cambiamenti di stato nello spazio-tempo (quindi dello spazio-tempo, in cui si stagliano questi stessi cambiamenti) effettuano sulle misurazioni compiute su uno stesso oggetto da osservatori in stato di moto differente (Cfr. Roger B. Angel, Relativity: the theory and its philosophy, Pergamon Press, 1980, pp. 64-66).

L’unica vera metafisicità (suggerisce la rilettura relativistica del tempo e dello spazio come spazio-tempo (dimensioni e concetti che non possono più essere disgiunti)) è data dall’apparente invisibilità del cronotopo, dal suo non poter essere oggetto in sé di conoscenza sensibile (come, ad esempio, l’idea di infinito). Ma, se l’infinito in natura (almeno la natura che il soggetto conoscente esperisce) non è mai realizzato (si vedono soltanto manifestazioni finite (finitizzazioni) delle infinite possibilità (queste ultime davvero inconoscibili e imprevedibili) della natura, che il soggetto conoscente non potrà mai conoscere nell’infinità oltre lo spazio-tempo (se davvero è plausibile un’ipotesi del genere)), lo spazio-tempo invece differisce per il suo essere matrice di realizzazione di queste stesse finitizzazioni della natura, che si danno spazio-temporalmente (lo spazio-tempo, nella sua stretta causalità comprensiva di fattori determinanti per l’emergere di specifici fenomeni fisici, delimita il confine fra ciò che sarà (e potrà essere) e ciò che non potrà essere ed è destinato a rimanere nel castello inespugnabile delle infinite possibilità non realizzatesi). Lo spazio-tempo è l’unico a-priori fisico-gnoseologico non relativo (relativo solo nelle sue determinazioni onto-epistemologiche sul piano della materia ordinaria) (Cfr. A.P. Ushenko, The philosophy of relativity, George Allen & Unwin Ltd., 1937, p. 171).

Tutto ciò che può darsi in natura è prodotto necessario di tutto ciò che si è potuto dare precedentemente in natura (così da regredire infinitamente lungo la catena causale che ha portato agli effetti avvertiti nel presente). A determinare ciò che può avvenire nella realtà fisica concorre il puntiforme tempo presente che, nella sua istantaneità (prima di diventare passato, dopo essere stato tempo futuro in relazione al tempo passato che era stato tempo presente prima del suo avvento) ereditaria del puntiforme tempo passato (suo effetto), determina il tempo futuro prossimo a divenire successivo tempo presente istantaneo (i vari punti temporali del presente istantaneo, uniti fra di loro, restituiscono il continuum spazio-temporale nel suo passato-presente in cui si ingloba il futuro che verrà). La presunta invisibilità (e immaterialità intangibile in sé) dello spazio-tempo è confutata alla luce del fatto che esso non solo è in tutti gli enti, oggetti ed avvenimenti fisici (concretizzazioni dello spazio-tempo), ma è esattamente l’insieme degli elementi componenti la realtà fisica (ogni suo singolo elemento) poiché questi non possono esistere senza tempo (la loro natura è il tempo, l’esistenza è definita dal tempo che è la sostanza dell’universo fisico). Gli elementi della realtà fisica rappresentano l’aspetto visibile dello spazio-tempo perché sono la materializzazione (in forme diverse) della materia (sostanza) primordiale rappresentata dallo spazio-tempo. Lo spazio-tempo è la materia originaria, gli elementi della realtà fisica sono la forma (materializzazione della materia originaria) dello spazio-tempo (forme che si sostanziano nei diversi enti ed oggetti del reale che si differenziano per le loro proprietà specifiche che li rendono singolari). Come manifestato dalla teoria della relatività, la metafisica (sullo spazio-tempo) si risolve in pura fisica del divenire. La vita di un uomo (l’esistenza di ogni singolo ente) è pienamente determinata dal passato che lo precede (condizioni che influiscono sul suo presente e sul suo futuro), ma ciò non deve far cadere nell’errore di pensare che tutto sia predeterminato (come la pellicola di un film di cui siano già stati impressi i fotogrammi); nella realtà fisica, il corso dell’esistenza si determina anche (e soprattutto) nei limiti di libertà (tenendo sempre in considerazione gli effetti delle condizioni passate) concessi all’interno del puntiforme tempo presente istantaneo che, pur provenendo da condizioni passate differenti, concede di apportare cambiamenti che (in tempi immediati o a lungo raggio temporale) determinano un drastico ridimensionamento di quello che (stanti altre condizioni passate) avrebbe potuto essere molto probabilmente il futuro (nel determinismo (non assolutistico) della relatività einsteiniana, l’imprevedibilità è data dal presente istantaneo (raccolta di attimi in cui è possibile effettuare cambiamenti rispetto al passato) e dalla mancanza di certezza assoluta per il futuro). Il “film” della vita può sempre cambiare, di momento in momento. Il determinismo assolutistico riguarda solo ciò che è già passato. La visibilità (non-metafisicità) dello spazio-tempo è esemplificata dal riflesso che lo specchio proietta quotidianamente al soggetto conoscente della persona che egli è diventato nel corso del tempo (dal bambino che era ad otto anni al ragazzo che era a sedici anni fino all’uomo che è a trent’anni) e dell’ambiente di sfondo che viene rispecchiato (in tempi diversi cambiano e possono cambiare scenari e correlati elementi della realtà in spazi diversi). Altri esempi chiari della pura fisicità dello spazio-tempo (in aggiunta all’esistenza e concepibilità della realtà fisica e all’immagine del riflesso speculare che proietta la transizione temporale) sono: le lacrime (molte volte condensato dei ricordi (positivi o negativi) del tempo passato incamerato nella memoria di un uomo, la sua memoria è il sesto senso con cui egli ha coscienza del divenire temporale); i sensi (il sapore, l’odore, la consistenza, la visione, l’ascolto di elementi del reale che in passato hanno avuto un chiaro significato (legato a particolari episodi del tempo che è stato) e una certa intensità e che, nel presente, possono non avere più la stessa intensità e riportano la memoria, in ogni caso, indietro ai relativi periodi di riferimento); le abitudini (pratiche che si acquisiscono col tempo e vengono quasi introiettate come modo usuale di comportarsi e agire nel quotidiano); infine l’invecchiamento (che comprende tutti gli altri esempi ed è il reale segno tangibile del decorrere del tempo nella sua visibilità e concretezza). Nello spazio-tempo (che domina l’universo fisico, essendone la struttura ultima e la causa suprema) ogni distinzione fra soggetto e oggetto decade, perché ogni cosa (enti ed oggetti) sono spazio-tempo e le distinzioni (ossia le differenze date dal possesso di proprietà specifiche e distintive da parte di ogni ente ed oggetto) hanno significato solo sul piano formale delle materializzazioni della materia originaria (lo spazio-tempo) (Cfr. Èmile Meyerson, The relativistic reduction. Epistemological implications of the theory of relativity, D. Reidel Publishing Company, 1985, pp. 73-74, 176-177).

La relatività speciale mostra che non può esservi disputa di sorta fra tridimensionalisti (che tendono a non riconoscere la significatività fisica della dimensione temporale per non dare adito a conclusioni deterministico-assolutistiche) e tetradimensionalisti perché ogni forma di determinismo assoluto è già evitata nella ridefinizione del presente (come punto istantaneo facente parte del continuo quadridimensionale) effettuata nella nuova concezione rivoluzionaria del tempo (come spazio-tempo nell’ambito della meccanica relativistica) che mostra come gli elementi fisici siano composti di parti temporali in continua evoluzione dal passato al futuro attraverso il presente istantaneo che funge da ponte di comunicazione fra i due (l’unico viaggio nel tempo ammesso relativisticamente è quello unidirezionale ed irreversibile verso il futuro, ossia l’invecchiamento). L’”anima” di un uomo, da questo punto di vista, è il tempo che egli è stato e ha vissuto (Cfr. Vesselin Petkov, Relativity and the nature of spacetime, Springer, 2005, p. 153).

Sul piano prettamente fisico-energetico, la sintesi einsteiniana riguardante la struttura elettronico-corpuscolare della materia ordinaria (fondata sull’equivalenza di energia e massa in relazione alla costanza della velocità della luce), già anticipata da Lorentz sul finire del XIX secolo e studiata da Poincaré in riferimento agli effetti relativistici di contrazione e dilatazione, esibisce irrefutabilmente la dipendenza del comportamento della materia ordinaria dal binomio tempo-velocità (dallo spazio-tempo) e, in accordo col razionalismo matematico tipico di Einstein, asserisce che la sostanza (materia) è di natura segnatamente temporale e la materia ordinaria è la forma, la concrezione in cui si materializza lo spazio-tempo. Comprendendo le relazioni fisico-matematiche intrinseche alla geometria dello spazio-tempo (la fondano), si può procedere per il pensiero einsteiniano in direzione dell’ideale leibniziano dell’armonia prestabilita tra mente e materia, essere e fisica teorico-sperimentale, natura e pensiero in quanto espressioni dell’unica sostanza che è il tempo (o, per meglio dire, lo spazio-tempo). Nella relatività generale (valida per tutti i più generali sistemi di riferimento non-inerziali) la presenza dell’entità fisica “campo gravitazionale” è di per sé un’ulteriore prova del fatto che la fisica (e la realtà fisica) ha natura primitivamente geometrica (le curvature spazio-temporali non-euclidee che determinano i singoli domini (regioni) dello spazio-tempo cosmico con tempi propri (anche nella relatività generale valgono naturalmente gli effetti relativistici di contrazione spaziale e dilatazione temporale)), quindi spazio-temporale (Cfr. Louis Rougier, Philosophy and the new physics. An essay on the relativity theory and the theory of quanta, P. Blakiston’s Son & Co., 1921, p. 61).

La geometrizzazione della fisica e della realtà fisica si dispiega sullo sfondo della geometria dello spazio-tempo curvo che comprende (come caso-limite) lo spazio-tempo piano della relatività speciale (dove non si avverte la presenza di campi gravitazionali, essendo la curvatura azzerata) e segna la transizione finale dalla meccanica classica galileiano-newtoniana alla cronomeccanica relativistica (nel caso della relatività generale, anche cronogeometria tetradimensionale del continuum spazio-tempo). Le onde gravitazionali (segnalate da avvenimenti cosmici i cui effetti si propagano alla velocità della luce per il tessuto cronotopico  e permettono di rivelarle (attraverso strumenti di rilevamento molto sensibili, come l’apparato interferometrico LIGO), quali cambiamenti nello stato di particolari sistemi astrofisici (sistemi stellari binari, pulsar, supernovae, buchi neri)) sono indicative non solo del fatto che effettivamente corpi celesti di una certa densità provocano una deformazione dello spazio-tempo (la materia curva lo spazio, lo si era già appurato con la prima deflessione luminale osservata nel 1919 da Eddington) che, se modificata anche lievemente, ha conseguenze anche per altre regioni spazio-temporali, ma anche del fatto che lo stesso campo gravitazionale può essere la manifestazione di un sub-strutturale campo spazio-temporale che, pur non potendo essere visto (la curvatura spaziale è rilevata a partire dagli effetti fisici sulle radiazioni e sulle particelle, non è visibile in sé), si fisicizza nel fenomeno fisico della gravità. Nella relatività speciale la cronomeccanica si esprime nel divenire temporale all’interno di campi gravitazionali non significativi e non dinamici in cui lo spazio è omogeneo e vale la canonica gravità newtoniana; nella relatività generale la cronomeccanica è anche cronogeometria che (oltre ad esprimersi seguendo sempre la fisica del divenire temporale che vale per la relatività speciale) si manifesta in campi gravitazionali significativi e dinamici in cui lo spazio è disomogeneo e la gravità newtoniana non trova più posto (in virtù del principio di equivalenza fra massa inerziale e massa gravitazionale). Nella cronomeccanica speciale e generale einsteiniana la fisica non si limita più al solo descrivere ciò che è dato dai sensi e può essere stabilito in leggi eternamente fissate in cui è sempre possibile comprendere e determinare i meccanismi della natura. La fisica delle misurazioni einsteiniana (fondata sulla costanza della velocità luminale) estende la scienza classica (ottenibile dai dati empirici già accertati) fino ai limiti massimi mai eguagliabili o superabili dalle costanti e variabili naturali con cui la realtà fisica è conosciuta per mezzo del linguaggio matematico che (fintantoché si adegua alla trattazione della realtà naturale) è il linguaggio oggettuale della fisica. La fisica, che si esprime necessariamente attraverso le formulazioni quantitative della matematica, si mostra con ancor maggiore evidenza inscindibile da essa nei casi estremi che (pur non potendo essere direttamente attestabili empiricamente, come nel caso di velocità prossime a quella della luce) sono cionondimeno predetti e quantificati con precisione dalla matematica che designa oggetti fisici (relativistici), quindi reali (come dimostrato dalla relatività generale, in cui il principio di equivalenza delle masse è empiricamente accertabile così come l’effetto relativistico di dilatazione temporale già asserito nella relatività speciale (il tempo proprio caratteristico di ogni dominio spazio-temporale), mentre nella relatività speciale il fondamentale punto di riferimento resta la velocità della luce) (Vd. Indrajit Chakrabarty, Gravitational Waves: An Introduction, https://arxiv.org/abs/physics/9908041v1, 1999).

Un’eccezione al panorama relativistico del continuum spazio-temporale potrebbe essere costituito dai buchi neri, prodotti dal collasso gravitazionale di corpi celesti di massa molto grande (molto più grande di quella del Sole) dovuto alla contrazione dei corpi (in cui le reazioni nucleari interne di combustione termica non sono più in grado di fornire adeguata pressione termica) entro il proprio raggio di Schwarzschild (distanza dal centro di distribuzione della propria massa). La contrazione crea una singolarità geometrico-gravitazionale a curvatura infinita da cui nulla (neanche la luce) può uscire più fuori (la velocità di fuga è superiore alla velocità della luce). I buchi neri sono stati teorizzati per la prima volta da Wheeler (in alcune soluzioni date alle equazioni di campo di Einstein) e da allora (soprattutto dopo la recente scoperta di un buco nero, avvenuta nell’aprile 2019) rappresentano un enigma che poco si concilia con la relatività generale einsteiniana; un buco nero crea un orizzonte degli eventi (linea di confine fra la regione spazio-temporale esterna al buco nero e la regione spazio-temporale interna al buco nero) oltre il quale nulla è dato sapere in merito alla costituzione fisica interna di un buco nero, dato che la luce attratta nel buco nero (così come qualsiasi segnale) non può uscire da esso. La materia concentrata all’interno del buco nero trascende le attuali possibilità di comprensione e investigazione e rappresenta, insieme all’orizzonte degli eventi (oltre i quali i vettori di tipo-tempo divengono vettori di tipo luminale per cui in teoria la fuga dal buco nero non è mai possibile), al contempo sia una conseguenza deducibile dall’impianto matematico approntato da Einstein per la formulazione della relatività generale sia una notevole discrepanza per cui le leggi della meccanica classico-relativistica devono essere sospese (in attesa di eventuali progressi scientifici) e, in ogni caso, molto probabilmente devono essere considerevolmente riviste perché i buchi neri comportano uno squarcio nel continuo tetradimensionale universale da cui è forse possibile ipotizzare che si possa approfondire la natura dello spazio-tempo (a partire dalla gravità) comprendendo ancor più a fondo le cronomeccaniche del cosmo (di questo (e di molto altro) si occupa la gravità quantistica) (Vd. Gerard ‘t Hooft, Introduction to the theory of black holes, http://www.staff.science.uu.nl/~hooft101/lectures/blackholes/BH_lecturenotes.pdf, 2009).

 

BIBLIOGRAFIA

Louis Rougier, Philosophy and the new physics. An essay on the relativity theory and the theory of quanta, P. Blakiston’s Son & Co., 1921

A.P. Ushenko, The philosophy of relativity, George Allen & Unwin Ltd., 1937

Albert Einstein: Philosopher-Scientist a cura di Paul Arthur Schilpp, MJF Books, 1970

Roger B. Angel, Relativity: the theory and its philosophy, Pergamon Press, 1980

Èmile Meyerson, The relativistic reduction. Epistemological implications of the theory of relativity, D. Reidel Publishing Company, 1985

D.P. Gribanov, Albert Einstein’s philosophical views and the theory of relativity, Progress Publishers, 1987

Indrajit Chakrabarty, Gravitational Waves: An Introduction, https://arxiv.org/abs/physics/9908041v1, 1999

Vesselin Petkov, Relativity and the nature of spacetime, Springer, 2005

Thomas Ryckman, The reign of relativity: philosophy in physics 1915-1925, Oxford University Press, 2005

Gerard ‘t Hooft, Introduction to the theory of black holes, http://www.staff.science.uu.nl/~hooft101/lectures/blackholes/BH_lecturenotes.pdf, 2009

*Giovanni Mazzallo, laureato magistrale all’Università di Catania in Filosofia della scienza e laureato magistrale alla Scuola Superiore di Catania (college d’eccellenza dell’Università di Catania) in Filosofia della fisica. Si occupa di filosofia della scienza, logica, filosofia della fisica e storia-critica-filosofia del cinema.

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