Filosofia e nuovi sentieri

«Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L’un compito è proprio del genio che crea, l’altro della perspicacia che perfeziona» Denis Diderot

GUIDA MISTICA AL NOUMENO – 8 brevi passi per accedere all’invisibile

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> di Vito J. Ceravolo*

[1] Assumiamo:

  • Un oggetto, una realtà in sé, un ordine sovrasensibile delle cose, un noumeno. Detto ragione in sé delle cose;

  • Un soggetto, una realtà apparente, un ordine sensibile delle cose, un fenomeno. Detto immagine apparente delle cose.

[2] La ragione in sé delle cose è il tertium comparationis, ciò che permette la conoscenza razionale delle stesse, l’uguale che conosce l’uguale, il medio fra inanimato e animato, fra res extensa e res cogitans, fra meccanica-biologia-cultura, fra body-mind, ed è ratio efficiens:

  • Ciò che appare necessita di ciò da cui apparire, il quale conseguentemente non può apparire, ma dal quale conseguentemente si dà quell’apparire;

  • L’apparire sensibile è conforme alla ragione sovrasensibile per cui si dà, cosicché ogni fenomeno sia una manifestazione della ragione in sé per cui appare;

  • L’esperienza fenomenica è di valori sensibili e ogni valore sensibile ha un ordine implicante la ragione per cui è tale. Anche ciò che rientra nell’ordine degli irrazionali è conforme alla ragione per cui è tale;

  • La ragione in sé, noumeno, ha la sua conseguenza esperienziale che le si conforma, condizione basilare per essere presa in considerazione in una teoria della conoscenza che prevede la verificabilità condivisa dell’oggetto in esame;1

  • Alla realtà in sé, alle ragioni sovrasensibili, si conformano casi di determinazione, probabilità, caos, causa, caso, libertà, contraddizioni, paradossi etc (cfr. Libertà).

[3] Cosa vuol dire “conforme”? Prendiamo ad esempio il fenomeno “parola” e diciamo che essa può essere conforme all’oggetto di cui parla, cioè ne può raccontare alcune verità oppure no:

  • Una cosa è conforme a un’altra quando si sovrappone alla sua esistenza (reale, immaginaria, paradossale etc), quando nel luogo di sovrapposizione (di conformità) concordano con “uguale angolo”, emettendo la stessa ragione in sé, la stessa verità di ragione;

  • Cose diverse ma conformi fra loro, nel luogo di conformità possono essere scambiate fra loro.

[4] Ogni fenomeno è conforme alle ragioni per cui si dà come la mappa è conforme al territorio che descrive:

  • L’oggetto in sé sovrasensibile è il territorio, mentre il fenomeno apparente sensibile (es. la parola) è la mappa che lo descrive;

  • Ogni fenomeno è una mappatura sensibile del territorio sovrasensibile che rappresenta;

  • Ogni differente mappa di uno stesso territorio non sarà mai la completa descrizione di quel territorio, ma ne può raccontare alcune verità sensibili oltre a portare in seno la medesima ragione (territorio), cioè la medesima verità di ragione, quella che accomuna tutte le mappe di quel territorio; (cfr. Linguaggio)

  • Ogni fenomeno mostra verità sensibili e porta in seno verità di ragione, indicando nel contempo due dimensioni, una sensibile e una intelligibile, dipendenti l’un l’altra in un’unica dimensione psicofisica.2

[5] La verità dell’invisibile ragione e del vedere sensibile:

  • Alla medesima ragione in sé (territorio) è irrilevante la mappa (es. parola) con cui la si esprime, giacché la si può intuire ugualmente qualunque sia la forma sensibile con cui la si emette;

  • Più il linguaggio è semplice ed evocativo, più rende immediato l’accesso intuitivo alla ragione in sé che comunica;

  • Più modi abbiamo di esprimere una medesima ragione in sé e più mondi fenomenici siamo in grado di manifestare: colori; suoni; ritmi; velocità; forze; energie; vibrazioni…

[6] Il territorio della ragione in sé non ha un accesso sensibile, ma extrasensoriale solo intelligibile, pura astrazione. In esso si entra con la facoltà dell’intuito (senza parola) e lo si spiega con la facoltà del concetto (con parola):

  • Il territorio della ragione in sé (noumeno) è accessibile immediatamente per via intuitiva ed è spiegabile mediatamente per via concettuale/linguistica;

  • L’intuito e il concetto non sono facoltà di tutti gli esseri meccanici o biologici o di tutti gli spiriti. Ne rimane che sono a facoltà degli esseri razionali, i quali tutti hanno facoltà di intuito e concetto;3

  • Il razionale (cosciente) è un ambito dell’intelletto preposto alle ragioni in sé, cosicché è intellettualmente razionale chi si esercita sulle sovrasensibili ragioni della realtà;

  • L’intelletto razionale consta di due strumenti. (I) Il passivo intuito con modalità razionale spenta “0”, l’intelletto penetrante, il guardar dentro colla mente. (II) L’attivo concetto con modalità razionale accesa “1”, l’intelletto mostrante, il concepir fuori colla mente;4

  • Una razionalità spenta “0” è diversa da una mancanza di razionalità, come mancano di razionalità cosciente l’istinto biologico e il reagire meccanico, è invece come un aereo che vola in modalità “fuori dai radar”, così l’intuito opera fuori dagli schemi concettuali del soggetto, in modalità razional inconscia, in pilota automatico. Invece, una razionalità accesa “1” è come un aereo che vola in modalità visibile, così il concetto opera in modo da poter essere trasmesso/capito sensibilmente;

  • L’intuito (a razionalità “0”, razionale spento) è passivo/inconscio, senza schemi personali, benché ogni intuizione comporti una variazione nei rapporti col mondo fenomenico. Il concetto (a razionalità “1”, razionale acceso) è attivo/conscio, legato agli schemi del soggetto concettualizzante e al linguaggio con cui lo definisce;

  • L’intuizione (intuitio mentis) è un’esperienza intelligibile passiva, un processo inconscio senza parole, priva di discriminazioni concettuali oltreché sensoriali, un’esperienza diretta e immediata della realtà in sé (ragione). Cioè l’intuizione trascende le classificazioni concettuali, è un abbandonarsi intelligibile alle ragioni in sé della realtà, all’oggetto senza osservatore, al noumeno;

  • Il concetto (conceptus mentis) è un’esperienza intelligibile attiva, un processo conscio con parole, una sintesi linguistica di date ragioni, un’esperienza indiretta e mediata della realtà in sé (ragione). Cioè il concetto reifica tramite linguaggio sensibile le sovrasensibili ragioni in sé delle cose, ponendo la realtà dentro le proprie parole/simboli, una spiegazione dell’oggetto tramite osservatore, arrotondando l’infinito in atto in infinito potenziale;

  • Ci possono essere intuizioni che non vengono trasposte in concetti (magari accolte solo fisicamente) o concetti elaborati non da intuizioni (magari da altri concetti astratti o dal vedere sensibile). Per tale contrasto lintuizione ha contenuto «solo quando è conscia e perciò riempita da materiale dell’esperienza cosciente [del concetto]»5, mentre il concetto esprime forme originarie (facultas praeformandi) quando attinge dallintuito;

  • L’intuizione e il concetto si manifestano, il primo passivamente senza ricorrere al ragionamento e il secondo attivamente ricorrendo a schematizzazioni. Sembrerebbe che l’intuizione, priva di schematizzazioni, si manifesti allo spirito-psichico, mentre il concetto, chiarificante, si manifesti più precisamente alla coscienza;

  • L’intuito è intelligenza mistica, celeste, pura, dislocante, non locale, esso porta alla realtà in sé delle cose. Il concetto è intelligenza mondana, terrena, relazionata, localizzante, locale, esso decodifica ed emette la realtà in sé nel mondo sensibile;6

  • Il misticismo (orientale a razionalità “0”) è senza schemi personali, mentre il mondismo (occidentale a razionalità “1”) è schematizzante, un nulla schemi e un tutto schemi, antitesi razionali di una stessa unità intelligibile, modi correlati del conoscere;

  • L’intelligenza mistica, a livello cerebrale, spegne l’area solitamente adibita all’orientamento, così perde il confine del proprio sé e si immedesima nell’oggetto di meditazione senza l’influenza dei propri schemi intellettuali e fisici. L’area cerebrale dell’orientamento è adibita, da una parte, all’orientamento del sé, dall’altra all’orientamento nell’ambiente. Parimenti l’intelligenza mistica ha due modi per svolgersi, (I) il primo spegnendo oltre se stessi anche il mondo esterno, così sperimentando quel senso di infinito e di identificazione con il Tutto, es. meditazione buddhista, in cui la mente esiste senza “io”, (II) il secondo concentrandosi intensamente su un oggetto, così identificandolo come unica realtà e in essa identificarsi completamente, es. suore francescane nellatto di meditazione sulla croce, in cui la mente esiste in un altro “io”.7 Sembrerebbe esista unulteriore attività dellintelligenza mistica, ossia (III) la capacità di concentrarsi intensamente sul proprio sé spegnendo il mondo esterno e dissolvendo le proprie proiezioni mentali e fisiche, così identificandosi con la propria natura libera da catene sociali e dal mondo esterno, in cui la mente esiste solo nel proprio “io”;8

  • Lintelligenza mondana, a livello cerebrale, accende larea della consulenza così acquisendo il confine delloggetto da concettualizzare secondo i propri canoni intellettuali e sensibili;9

  • Sembra che l’intelletto comprenda una facoltà razionale preposta alle ragioni in sé (intelligenza mistica, a razionalità spenta, e mondana, a razionalità accesa) e una facoltà corporea preposta al controllo del corpo e sue interazioni (intelligenza x e y). Sembrerebbe che l’unione di queste, in vari modi e gradi, origini vari tipi di intelligenza ognuna preposta a un ambito di lavoro diverso (es. intelligenza interpersonale, cinestetica-motoria, musicale, logico-matematica, linguistica, naturalista etc10);

  • Qui ci siamo interessati all’intelletto nella sua facoltà razionale e non corporea, senza neanche escludere che si possa avere realtà anche oltre l’intuito e il concetto del razionale, magari attraverso l’istinto e le azioni biologiche, o il reagire e agire meccanico o altro. Sebbene sia solo quando la realtà entra in un concetto che si può dire «è nata una conoscenza conscia», sia questa una conoscenza vera o no.

[7] Questa penetrazione intuitiva sino alla realtà in sé delle cose, la chiamiamo “illuminazione”, mentre questa trasmissione concettuale la chiamiamo “concepimento”. Qui ricordiamo tre tipi di illuminazione e concepimento, che sono i fondamenti della filosofia, i tre accessi al fondamento, qui elencati in senso inverso:

  • Riconduzione alla realtà ultima, dove tutto è indifferenziato, uno solo. Questa illuminazione va dal molteplice all’unità;

  • Conduzione alla realtà multipla, dove tutto è differenziato, in tanti. Questa illuminazione va dal principio al molteplice;

  • Scioglimento del fondamento, dove gli opposti si sovrappongono in uno, senza contraddirsi formalmente, necessariamente. Questa illuminazione è il principio, la parola lucente, la mente che scioglie i nodi, il cuore che si espande.

[8] Qui non abbiamo parlato di come si scioglie il fondamento, e abbiamo solo accennato di come ricongiungerci alla natura ultima. Qui ci siamo invece dedicati all’arte di penetrare il sensibile con l’intuito, fra le verità delle differenze sensibili e del loro scorrere empirico, sino alle ragioni in sé per cui le cose accadono; per così poter concepire nel mondo un concetto sensibilmente trasmissibile della conoscenza sovrasensibile acquisita:

  • Il calibro di questa filosofia parla la lingua del fondamento (cfr. Infinito. Principi supremi), sciogliendo le forme opposte in uno, cogliendo le ragioni del differente molteplice (cfr. Mondo) e riportando tutto all’indifferenziata unità;

  • Ivi non giunge la vista, né la parola, né il concetto. Ivi è pura astrazione, illuminazione. Da ivi parliamo.

Note:

1 Mi riferisco alla teoria della conoscenza kantiana per la quale un’affermazione ha valore laddove abbia testimonianze, dimostrazioni e riscontro esperienziale.

2 Mi riferisco a Nietzsche che a ben vedere criticò la metafisica del tempo, ma che troppo ingenuamente la cancellò invece di riformarla in questi termini: senza duplicazione di realtà, ma con un’unica realtà di un ordine al contempo sensibile e intelligibile; senza separazione fra corpo e anima, ma con un unico medio, ragione in sé, che si combina dalla meccanica sino alla biologia fin anche la cultura; con una realtà in sé che ben conta nelle definizioni della realtà apparente, ragione universale capace di giustificare sia il razionale che l’irrazionale, il prevedibile e le possibilità, il particolare e l’individualità.

3 Chi parla di intuito come “attività dell’anima” parla comunque di anime razionali, poiché dotate della capacità di operare sulle ragioni. Infatti qualunque intuizione si adopera sulle ragioni in sé della realtà. Per esempio l’intuizione mistica mira a liberare il soggetto dai propri schemi concettuali e sensibili per ricongiungerlo all’universale realtà in sé, cioè mira a depurare le ragioni in sé della realtà. Mentre, sempre per esempio, l’intuizione comune è un afferrare immediatamente e con chiarezza la realtà, cioè afferrare, senza passare attraverso ragionamento, la ragione in sé delle cose.

4 Pur conscio delle convenzioni orientali in merito (cfr. Capra, Il Tao della fisica), ho inserito l’intuito all’interno della categoria razionale in quanto anch’esso opera sulle ragioni (nei modi più avanti descritti). Il conferirgli però valore di razionalità “0”, come vediamo, mantiene saldo il presupposto conferitogli dalla cultura orientale: la capacità di entrare in contatto con la realtà in sé (ragioni in sé) senza il filtro dei propri schemi personali.

5 Ho qui utilizzato il linguaggio junghiano in merito agli archetipi.

6 Sto qui criticando la terminologia di Suzuki (pp. 14-15) che caratterizza le due culture orientale-occidentale con alcuni termini negativi per l’occidente («analitico, discriminante, differenziale, induttivo, individualistico, intellettivo, oggettivo, scientifico, generalizzante, concettuale, schematico, impersonale, legalistico, organizzatore, aggressivo, auto-affermativo, disposto ad imporre sugli altri la propria volontà») ma nessuno per l’oriente («sintetico, assolutizzante, integrativo, non discriminante, deduttivo, non sistematico, dogmatico, intuitivo “più propriamente, affettivo”, nondiscorsivo, soggettivo, spiritualmente individualistico e socialmente incline alla vita di gruppo»). Il che denota la sua parzialità mossa non da una corretta differenziazione degli strumenti di “intuito” e “concetto”.

7 Mi riferisco agli studi sui correlati neurali dell’esperienza mistica compiuti da Newberg, D’Aquili, Rause in Why God Won’t Go Away. Brain Science and the Biology of Belief. Dai cui studi si è successivamente messo in evidenza il collegamento tra differenti tecniche meditative e specifiche aree cerebrali, oltreché la capacità meditativa di modificare alcune funzioni cognitive.

8 A titolo personale, di queste tre tecniche sono buon praticante della seconda, quando debbo adoperarmi alla conoscenza intuitiva degli oggetti di studio filosofico. Il che non garantisce la verità delle mie trasposizioni concettuali, per quello scarto intuito-concetto nel quale può capitare una copiatura sbagliata, un inciampo, tanto più aumenta la complessità dell’oggetto.

9 Sono ristretto nella descrizione dell’intelligenza mondana in confronto a quella mistica perché la nostra scienza è ancora lungi dall’avere dati neurali soddisfacenti per definire il processo cerebrale di elaborazione, filtraggio e predizione dei concetti (“area di consulenza” cerebrale).

10 Mi riferisco alle intelligenze multiple di H. Gardner.

Bibliografia

G. Brescia, Archetipo junghiano e senso comune vichiano, in «Filosofia e nuovi sentieri» 15 settembre 2019.

F. Capra, Il Tao della fisica, ed. Adelphi, Milano 1982.

V.J. Ceravolo, Mondo. Strutture portanti. Dio, conoscenza, essere, ed. Il Prato, collana I Cento Talleri, Saonara (PD) 2016.

ID. Libertà, ed. IfPress, collana Theoretical Philisophy, Roma 2018.

ID. Linguaggio e noumeno, in «Filosofia e nuovi sentieri» 27 ottobre 2019.

ID. Infinito. Principi supremi, senza editore, on-line su «il mio libro» 2018

L. Langone, Nietzche: filosofo della libertà, ed. ETS, collana Dialogica, Pisa 2019.

A. Newberg, E. D’Aquili, V. Rause, Dio nel cervello. La prova biologica della fede, ed. Mondadori, Milano 2002.

D.T. Suzuki, E. From, R. De Martino, Psicoanalisi e Buddhismo Zen, ed. Astrolabio, Roma 1968.

*Vito J. Ceravolo, classe 1978, è ricercatore indipendente nell’ambito dell’accessibilità intellegibile all’in sé e percettiva al fenomeno. Fra le sue pubblicazioni: Mondo. Strutture portanti. Dio, conoscenza ed essere, ed. Il Prato, collana I Cento Talleri, Saonara 2016 (secondo al Premio Nazionale di Filosofia 2017, Certaldo); Libertà, ed. If Press, collana TheoreticalPhilosophy, Roma 2018. Diversi anche gli articoli pubblicati presso riviste.

2 thoughts on “GUIDA MISTICA AL NOUMENO – 8 brevi passi per accedere all’invisibile

  1. Archetipi e apriori, di Giuseppe Brescia. Ringrazio Vito J. Ceravolo per avermi citato dal saggio “Archetipo junghiano e senso comune vichiano” in “Filosofia e nuovi sentieri” del 20 ottobre 2019, all’interno della sua proposta “Guida mistica al sovrasendibile”, in otto mosse. Effettivamente, pur muovendomi su un’altra linea ermeneutica ( il trascendentalismo kantiano degli apriori, o il mondo dei valori e delle forme spirituali, se si vuole adottare la terminologia dello storicismo crociano ), la sua ricerca appare interessante, specie per quanto attiene il recupero del “Tao della fisica” del Capra. Noto soltanto che il Capra stesso è studioso appassionato degli archetipi in Leonardo ( da me ripresi a proposito del vertice del “sorriso”, o della scienza botanica per la “spirale” ). E, d’altra parte, anche ne I Ching, introdotti da noi da Jung, non sono pochi i riferimenti a metodiche della “storia contemporanea” ( v. la differenza tra “storia cronaca e false storie” ). In compendio, mai lo spirito umano è stato difettivo dei suoi “momenti-forme”, anche se attuati di volta in volta in modo nuovo. Vedansi oggi i nuovi studi sulla “doppia spirale” nell’ Uomo vitruviano, tema dei miei percorsi.

    • Io ringrazio Lei, Giuseppe Brescia. Leggerla è ogni volta come entrare in un pozzo di sapienza; come si evince anche solo da questo suo, a me apprezzato, commento. Per curiosità, cerco di reperire qualcosa delle sue indicazione di lettura. Mi permetta solo di dire che il suo “sorriso di Leonardo” è tanto breve quanto folgorante l’animo.
      Grazie.

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