Filosofia e nuovi sentieri

«Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L’un compito è proprio del genio che crea, l’altro della perspicacia che perfeziona» Denis Diderot

Giuseppe Brescia, Radici dell’Occidente, ed. Libertates

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> di Gianfranco Bosio

Salutiamo con entusiasmo l’ultimo lavoro di G. Brescia, una vera e propria summa di tutta la sua nutrita, ramificata e assidua produzione. Di essa ricordiamo, fra i molti titoli,solamente Il vivente originario (2013), al quale abbiamo premesso una prefazione, I conti con il male (2014), Tempo e Idee (2014). Agli altri lavori abbiamo dedicato recensioni e segnalazioni. L’A. nella presentazione, ricorda le fasi essenziali delle sue ricerche poliedriche, versatili ed eclettiche: un periodo “filologico”, dedicato in prevalenza al pensiero di B. Croce, un periodo centrato sui “modi categoriali”, il sentimento la memoria, il tempo; segue un periodo di studi e ricerche di scienza e filosofia della scienza in Ipotesi e problemi per una filosofia della natura (1987), ed Epistemologia ed ermeneutica nel pensiero di K. Popper (1986), poi il “periodo sistematico” con studi di espistemologia (Cosmplogia come sistema delle scienze di frontiera), successivamente il periodo degli studi su “Utopia e distopia” che comprende studi su Orwell, Jung e Croce. Infine il periodo dell’ “ermeneutica adulta”, con studi dedicati a Eliot, Joyce, Thomas Mann, Tolstoi e Dostojevski (pp. 5-6 della “Presentazione”.

Le “radici dell’Occidente” sono molto intrecciate e ramificate; questo l’insegnamento fondamentale dell’A. Le tematiche, così analiticamente distinte all’inizio, non sono in realtà distinte e scandite da un rigido ordine temporale, bensì sono variamente intrecciate Momenti delle ultime sono già presenti nelle prime. Le fasi diversificate sono qualcosa che risulta piuttosto da ulteriori approdondimenti. Segnaliamo ora l’intensità problematica delle pagine 20-28, sull’ “accadimento” e sulla sua problematicità, nelle quali Brescia ricava suggerimenti importantissimi dalla nuova fisica. La rimeditazione dei temi del “vitale” di crociana memoria, dell’incidenza della “dialettica delle passioni”, temi sempre cari all’A., sottendono costantemente tutto il lavoro (pp. 100 sgg.), e nel corso della sua esposizione e nello svolgimento della trattazione, B: fa emergere tante figure minori di studiosi e scrittori dai quali ha tratto i migliori suggerimenti. Il tutto si ispira ad uno dei temi più cari all’A., anch’esso di ispirazione e di ascendenza crociana: la “religione della libertà”, seguita attraverso dialoghi e testimonianze dirette dei suoi autori preferiti; e segnaliamo in conclusione le ultime pagine, che suonano come un appassionato invito a ripensare in profondità il rapporto scienza-fede, in una prospettiva che prende le distanze da una superficiale laicistica immanenza in vista di un recupero di un rapporto serio e consapevole con la trascendenza religiosa (pp. 180- 186). Dopo questa brevissima presentazione dell’ A., passiamo alla segnalazione dei motivi fondamentali dei saggi compresi nel libro. Molti gli argomenti trattati, dal primo, “Cinquant’anni di vita intellettuale e civile” (pp. 5 sgg..), al tredicesimo, che verte sul rapporto scienza-fede (un dialogo tra Eugenio Scalfari e Papa Francesco, pp. 190 sgg..), passando attraverso “La rivoluzione liberale di Croce nella crisi della filosofia europea” (pp. 122 sgg..), attraverso “La lezione di E. Cassirer ‘Homo Animal Symbolicum’, pp. 157 sgg., e l’importante “Dialogo sottovoce tra Emanuele Severino e Pietro Barcellona” (pp. 186 sgg.). In questa varietà di contenuti, alquanto eterogenea, che non ci consente di soffermarci analiticamente su tutti, noi cerchiamo di enucleare i motivi fondamentali permanentemente ricorrenti nel lavoro di G. Brescia. Uno dei più importanti da segnalare consiste per l’A. nella necessità di impostare in modo corretto e adeguato i rapporti tra economia ed etica (pp. 170 sgg., a proposito di Mario Calderoni). Brescia si richiama alle “radici cristiane del liberalismo” (pp. 175-196). Queste radici sono la fede nella libertà e dunque nel valore dell’individualità e della sua personale inizia=tiva nell’azione storica,che sono il fulcro del messaggio di B. Croce, riaffermando energicamente e vigorosamen=te siffatte istanze contro il nichilismo di Emanuele Severino, nel summenzionato dialogo con P. Barcellona (pp. 186-190); è fondamentale su questo punto ricordare il capitolo “La rivoluzione liberale di Croce nella crisi delle filosofie europee” (pp. 122-156). Infatti per Brescia, in piena sintonia con B. Croce “L’individuo del libera=lismo, non è il mero homo oeconomicus, ma è creativo”, in quanto animato da “quella nobile inquietudine originata da crisi storiche o da un travaglio della coscienza morale” (p. 150). E sono questi a nostro avviso i motivi fondamentali che ricorrono nelle ultime intense pagine, già in precedenza da noi ricordate, sul rapporto scienza-fede, in una prospettiva in cui ogni immanentismo deve e può aprirsi alla trascendenza.


Giuseppe Brescia, Radici dell’Occidente, ed. Libertates, 2019.

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