Filosofia e nuovi sentieri

«Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. L’un compito è proprio del genio che crea, l’altro della perspicacia che perfeziona» Denis Diderot

Empatie. Un libro Cortina di Laura Boella

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> di Alessandra Peluso *

Dalla modernità descritta in maniera encomiabile da Georg Simmel dove vige una società del conflitto e della tragedia, si giunge alla contemporaneità, all’interno della quale ancora alberga una conflittualità, un’alienazione aberrante dovuta ad un’assenza di ruoli, ad una sovrabbondante esposizione del sé che non sembra per l’individuo avere la capacità di recuperare la propria identità, la propria umanità in un laboratorio di esperienze a volte inconsapevoli e irresponsabili. E in tale contesto, si colloca come la lanterna di Diogene, o un lume della ragione, il saggio di Laura Boella dal titolo “Empatie. L’esperienza empatica nella società del conflitto”, pubblicato da Raffaello Cortina Editore.

Ciò che è opportuno stabilire qui, è la messa a fuoco dell’empatia nella società del conflitto alla quale apparteniamo, sembra paradossale, forse, ma non lo è se si leggono i capitoli stimolanti al pensiero quali quello riguardante “Le politiche dell’empatia”, “Dall’empatia all’empatie” sino agli “Scenari dell’empatia”. È un saggio che molti prenderanno in esame per svariati motivi, il primo è quello di prendere coscienza delle relazioni umane, e come successivo motivo, comprenderne la complessità o meglio, la complicazione dell’oggi.
Laura Boella non designa soluzioni, ma propone e dispone un esplicarsi chiaro e netto del fenomeno, invita a una sana e obiettiva riflessione. Offre una disamina cristallina su ciò che i più intendono un’empatia globale considerata buona che diventa la conclusione retoricamente efficace di molti discorsi e conversazioni. Boella per l’appunto, chiama in causa la nostra “buona” coscienza solidale, mobilitata dalle svariate manifestazioni di offesa della dignità umana, ma mette a nudo anche la nostra “cattiva” coscienza di fronte alle forme di violenza che si manifestano nell’imperversare del terrorismo e delle guerre (pp. 44-45). Sull’empatia come problematica in seno alla simpatia ne hanno scritto Hume, Smith, Freud, Scheler, Husserl e Stein, sui quali filosofi si sofferma la stessa Laura Boella.
Nello specifico, ad esempio Edith Stein insegna a scoprire l’altro (complicato farlo nel villaggio globale in cui si vive); la sua filosofia mostra nel modo più vivo l’intreccio tra il rigore dell’indagine filosofica, la capacità di guardare la profondità dell’animo umano e i dilemmi della storia e della politica. Ne “Il problema dell’empatia” (1917) insiste Stein sul riconoscimento degli altri come esseri dotati di capacità analoghe alle nostre, ma al contempo, diversi da noi perché portatori di una prospettiva autonoma. Tuttavia, questo sentire condiviso mette in gioco dimensioni fondamentali del rapporto dell’io con la realtà; problematica che diviene una questione dello spirito moderno: «per tutto ciò che in base al suo senso e va oltre la datità dei fenomeni vitali, è trovare un posto all’interno di essi invece di trasferirlo in una sfera parzialmente esterna. Non una sintesi di finito e infinito, ma la matura unità della vita. La vita rivela ciò che è più che vita». Così Simmel si esprimeva nel 1921, nel “Frammento sull’amore”. E di tali convinzioni è animata anche l’opera di Laura Boella, il suo pensiero diretto verso un vettore indispensabile all’essere umano: la morale, filosofia morale è l’ambito di ricerca dell’autrice. Ma, non solo. Si può senza dubbio affermare che nel saggio “Empatie” si intrecciano filosofia, psicologia, pedagogia, antropologia, sociologia. E dunque, una poliedricità spiccata, incontestabile.
E infine, visto che parlare dell’altro nella società odierna risulta difficile, giunge in soccorso Martha Nussbaum con le opere “Coltivare l’umanità” o “Non per profitto”. Il dialogo diventa più appassionante anche nelle ultime pagine dedicate all’empatia nella narrativa. Sino a concludersi, non in via definitiva, pare chiaro, con l’attività empatica del giudice e l’urgenza di comprendere come l’empatia sia un elemento essenziale del giudizio, poiché comporta ciò che stava a cuore a Jonas, il “principio responsabilità”. Noto senza dubbio, ma poco esperito.

* Alessandra Peluso (salentina). Filosofa. Dottore di ricerca in Scienze bioetico-giuridiche. Cultrice di “Filosofia politica” presso l’Università del Salento. Si occupa di comunicazione ed editoria. E’ stata correttrice di bozze per il progetto “Enciclopedia di Bioetica” presso suddetta Università. Critico letterario. Articoli o recensioni sono pubblicati su “AffariItaliani.it”, “Corrieresalentino.it” e sulla rivista di filosofia “Filosofia e nuovi sentieri/ISSN 2282-5711”. Ha pubblicato saggi filosofici su “Albert Camus, Georg Simmel ed Hannah Arendt”; e su diverse tematiche riguardanti la Bioetica. Inoltre, ha pubblicato il saggio “Happy different. Per una filosofia del benessere”, iQdB, 2015 e le pubblicazioni di poesia: “Canto d’Anima Amante”, Luca Pensa editore, 2011; “Ritorno Sorgente”, Lieto Colle, 2013. e “Sul boxer del nonno verso la Poesia”, Salento d’Esportazione/iQdB, 2016.


L. Boella, Empatie. L’esperienza empatica nella società del conflitto, ed. Cortina, 2018.

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